Work Text:
Erwin Smith non ha genitori, famiglia, amici. Non ha bisogno di scrivere lettere per lasciare le sue volontà, non si è nemmeno premurato di scrivere un testamento - ma questo lo sanno solo in pochi, che il Comandante non ha niente che valga la pena di lasciare in eredità tranne la sua carica. Un'eredità che non vuole nessuno.
Erwin Smith non ha figli, ma è sempre stato lui a prendersi le colpe e le responsabilità, a pagare per tutti. Questo distingue gli adulti dai bambini: convivere con i tagli che abbiamo addosso, e con quelli che abbiamo lasciato sulla carne degli altri. Alcuni sono più profondi, altri sono dolci da infliggere. Sapere che la vita è ferire ed essere feriti, ma offrire comunque il proprio cuore sulla punta di una lama.
Erwin Smith non ha mai scritto lettere di congedo, e quando Levi se ne ritrova una tra le mani la apre con noncuranza: deve essere la sua parte di eredità. Spera di trovare in quegli ordini il suo conforto, un'ultima direzione. Un ultimo briciolo di incoscienza. Ci trova dentro due parole che gli straziano il cuore.
Levi non può piangere - le sbiadirebbe, quelle due parole, e un giorno sbiadirà anche la voce di Erwin che non le ha mai pronunciate, nemmeno quando il buio confondeva i contorni dei loro corpi. Svanirà il suo profumo su quella carta di lettere, forse anche quel dolore pulsante che sente trafiggergli il petto, ma non oggi. Non ancora.
«Sei un idiota, Erwin Smith.»
E in quell'ultimo affronto la sua bocca, dolce come il sangue, si apre in un sorriso.
