Chapter Text
I believe I can fly
Lilian entrò in punta di piedi nella stanza semibuia dove riposava Jabura. Quella mattina, poche ore dopo essere… rocambolescamente saltati giù dalla scogliera mentre erano inseguiti da un'onda rovente, Shanks il Rosso li aveva messi su una nave mercantile di sua fiducia e aveva dato loro la sua parola che li avrebbe portati ad Alexandra Bay nel giro di una settimana.
Shanks il Rosso si era assicurato, viste le circostanze, che il mercantile avesse un bravo medico a bordo; il dottore così aveva preso in consegna il ferito e gli aveva assegnato un letto nell'infermeria, in quel momento vuota, dove passare la convalescenza.
Lili non aveva voluto disturbare l'uomo per tutto il pomeriggio, ancora stordito dagli anestetici, ma verso sera si era fatta coraggio ed era andata nell'infermeria buia. Aspettò che gli occhi si abituassero all'oscurità e tese l'orecchio, ma sembrava che Jabura dormisse; così fece per richiudere la porta, ma una voce roca dal letto la fermò:
«Che c’è? Paura del lupo?»
«Sei sveglio…? non volevo disturbare…» sospirò Lilian avvicinandosi, discreta.
Richiuse la porta alle sue spalle, barcollando lentamente al rollio della nave che incrociava la scia di altre barche lungo la rotta.
«È una noia mortale e gli infermieri sono tutti uomini. Puoi stare quanto tempo ti pare!»
«Come stai?» chiese Lili, preoccupata, appollaiandosi sulla sedia accanto al letto.
«Ho visto di peggio, non mi ammazzi con così poco.» poi ridacchiò eccitato: «Ehi! Ma sei stata pazzesca! E ti sei messa a litigare con uno dei peggiori pirati del mondo!! E hai… cazzo! Fukuro mi ha raccontato tutto…! hai fatto correre una nave in mezzo a un deserto! La nave del Rosso!»
Lilian si passò una mano nei capelli, schiva. «Ah, beh… è il mio lavoro. Te l'avevo detto che sono un meccanico…»
«Quel cecchino ti ha rotto ancora il cazzo?» si preoccupò Jabura. «Dimmelo, che vado a…»
«Nah» lo interruppe Lilian noncurante, guardandosi teatralmente le unghie. «Tutto fumo. Spandam è peggio.»
Risero insieme.
Lilian raccontò dell'esplosione dell' horizon geyser , e della famosa supposta esplosiva.
«Posso dire di aver distrutto metà della Red Force. Nessun Governativo ci era mai riuscito, credo.» considerò la ragazza.
«La cosa bella è che hai convinto il Rosso a farlo» scherzò Jabura. Poi gli sovvenne: «Senti, non è che hai una spazzola? I capelli mi stanno facendo impazzire.» disse Jabura, dubbioso.
Lilian si sorprese, poi considerò che l'ultima volta che Jabura aveva fatto la doccia era stato sulla Saint Merrì. Shanks ovviamente non aveva permesso ai "Draghi Celesti" di lavarsi, e poi le ondate roventi, e infine quel coglione del cecchino…
I suoi capelli lunghissimi erano sporchi di sudore, sangue, sabbia, ed erano diventati un nido ingestibile.
E ovviamente con la fasciatura che aveva non poteva certo farsi una doccia, né sforzare gli addominali per lavarsi i capelli a testa in giù.
«Se vuoi te li posso lavare io. Basta prendere un secchio e una brocca.» propose la ragazza.
Jabura non avrebbe voluto che Lili gli toccasse i capelli, in quelle condizioni terribili, ma la ragazza lo rassicurò, dicendo che ci avrebbe pensato lei ad aiutarlo con lo shampoo.
I capelli di Jabura erano lunghissimi e spessi. Ed erano tanti. Ecco perché li teneva sempre raccolti in trecce di varia foggia. Lilian immerse le lunghezze nel secchio di acqua calda e poi con una spugna li bagnò fino alle radici. L'acqua li inzuppò, rendendoli in poco tempo una lucida strada nera che finiva nel secchio di legno.
«Sei sicura che non è un problema fare la parrucchiera?» domandò Jabura, perplesso, sdraiato in diagonale per avere la testa verso il bordo, e con le mani intrecciate sul petto. Sotto la testa aveva una tela cerata per non bagnare il materasso.
«No, mi è già capitato con uno dei miei zii… ti ricordi quando ti ho detto di mio zio Rotula, che gli avevano sparato e per andare a trovarlo ho rubato l'aereo? ecco, gli lavavo i capelli così.» poi aggiunse, quasi parlando a se stessa: «E poi mi sono veramente spaventata.» terminò affranta, versandosi nel palmo lo shampoo. «Sei sicuro di stare bene, vero?»
«Spaventata per cosa? » si voltò appena Jabura, guardandola in volto.
«Come, "per cosa"? ti ho quasi visto morto, e l’onda assassina di veleno tossico, e i pirati che chissà se mantenevano il patto, e quel rincoglionito di Fukuro che cucinava crostate e se ne andava in giro con la scritta “GOVERNO MONDIALE” pure sul culo…!!» Jabura rise a quell'uscita, ma poi si fece male con i punti della ferita.
«Smettila di ridere, mi hai fatto stare cagata sotto sei ore!!» sbottò la ragazza.
«Ehi, pupa…» disse abbassando la voce Jabura. «Ti sei preoccupata per me?»
Lili smise di sciorinare i capelli e sussurrò: «Ma sei scemo? Te lo sto dicendo da mezz'ora!»
~
«Yaeger.» disse Benn richiudendo l'oblò della cabina del capitano della Red Force. Solo quella mattina aveva pensato che non avrebbe mai più rivisto quell'oblò. «Come Hamil Harper Yaeger.»
«Dici che sono ancora vivi lui e gli altri?» si domandò Shanks, richiudendo il diario di bordo dopo una lunga e complicata relazione su quanto successo quel giorno.
«La ragazza ne parlava al presente.» gli ricordò Benn. «Quindi forse sì.»
«Lei però quando siamo stati a Frattesen, lei non c'era...» richiamò alla memoria Shanks.
«Forse non era neppure nata...» e così dicendo, Beckmann si alzò e andò nel fondo della cabina di Shanks, dove c'erano, ben protetti in un baule cerato protetto dall'umidità e dalla salsedine, tutti i vecchi diari di bordo della Red Force.
Tutti, dal primo all'ultimo, da quando Shanks e Benn avevano, per primi, messo piede su quella nave, ventitre anni prima.
In realtà, quel baule cinque anni prima non c'era: al suo posto, c'era una libreria in pieno stato di abbandono, con diari fuori posto, altri senza pagine, altri con le pagine di altri diari, fogli volanti, insetti morti e altre delizie simili. Yasopp e Curtis li avevano riparati improvvisandosi rilegatori, e Benn aveva costruito un ottimo baule che poi era stato reso a prova di naufragio dai carpentieri di bordo.
E poi, ultimato il baule, vi aveva riposto tutti i diari amorevolmente restaurati e in ordine cronologico.
Quindi, una volta alzato il coperchio, a Benn bastò una sola occhiata per individuare il diario relativo al loro secondo anno di navigazione, quando Shanks era un ragazzino di vent'anni e ancora gli chiedeva "ma non puoi compilarlo tu il diario, ogni tanto?"
Benn portò il diario sulla scrivania incasinata del capitano e lo aprì con precauzione. A dispetto del nome "diario", che ricordava un quaderno a fiori da adolescente, un diario di bordo era un bestione abbastanza pesante, più grande di un normale quaderno, e tale che persino un uomo come Beckman lo maneggiasse a due mani.
«Ecco qui.» disse Benn, trovando una certa data. «Abbiamo conosciuto suo zio, ventuno anni fa.»
Shanks si avvicinò e lesse il luogo scritto in cima alla pagina.
«L'isola più grande del mondo.» si ricordò il capitano.
Anno 1782, 23 gennaio, isola di Frattesen.
L'isola più grande del mondo. Non è soggetta a nessun pirata e a nessun governo. Non esiste una città principale, ma tanti villaggi sparsi tra costa ed entroterra, molto distanti e a volte in guerra tra loro. Armi da fuoco molto diffuse, fatto rifornimento [elenco dettagliato foglio 5]. Siamo attraccati al molo del villaggio di Campo Largo.
Anno 1782, 24 gennaio, isola di Frattesen.
Villaggio di Campo Largo. L'isola è un covo di tagliagole, piena di ragazzini violenti e senza controllo, la gente è disperata.
Incontrato Quaglia, uomo di circa quarant'anni, ha fatto amicizia con Snake. Sta disperatamente cercando di produrre della birra, Snake ha cercato di dargli una mano ma è senza speranza, eppure dice di voler aprire un pub. Ci ha invitati a casa sua per pranzo. Vive con un amico di nome Rotula, che si occupa di sistemi meccanici per il trasporto. A casa c'era anche un altro amico, di nome Hamil. Ci hanno mostrato la loro invenzione, la chiamano "motore".
Praticamente è una scatola di ingranaggi alimentata da petrolio da lampade, collegata alle ruote di un carro in miniatura, che lo fa muovere.
Hamil dice che raggiunge addirittura i 10km/h per ora, ma lo migliorerà.
Volevano sapere se volevamo comprare i primi dieci esemplari per finanziare il progetto.
Shanks ha riso: dei sistemi di trasporto via terra in un mondo di acqua?
Non li compreremo, ma il prototipo è interessante.
È la risposta di tre meccanici alle esigenze di un'isola grandissima e con le città così lontane.
Poi Benn andò avanti di circa un anno, e si fermò al mese di marzo.
Anno 1783, 22 marzo, isola di Frattesen.
Le condizioni di Shanks non migliorano. Non ha ancora ripreso conoscenza. Ci siamo rifugiati a Campo Largo, dove eravamo stati l'anno scorso.
Quaglia ed Hamil ci hanno portati a casa loro. Hanno fatto venire il medico della loro contrada, ha parlato con LimeJuice, e insieme forse hanno trovato una soluzione, ma bisogna aspettare che faccia effetto prima di cantare vittoria.
Forse valeva la pena investire sul "motore": appena sbarcati, Hamil ci ha caricati sul suo carro a motore e ci ha portati nell'entroterra, alla velocità di ben 35 km/h stavolta. Forse è l'unico posto al mondo dove quel bastardo non può arrivare, dove dovrebbe camminare per giorni prima di vedere il mare. E invece noi ci siamo arrivati in poche ore.
Metà dell'equipaggio [segue elenco foglio 45] è qui con Shanks, l'altra metà è sulla Red Force al porto [segue elenco foglio 45b], siamo in contatto lumacofonico.
LimeJuice dice che rischia di perdere l'occhio.
Comunque vada, gli rimarranno tre cicatrici.
~
Il giorno in cui Jabura, Fukuro e Lilian arrivano ad Alexandra Bay è domenica.
E, pensa Lilian, è meglio così: il laboratorio è deserto.
Solo una custode, Marsala, viene ad aprire alla ex pilota per permetterle di portare via il Canadair, come le ha dato disposizione Caro Vegapunk in persona.
Lilian non la conosce, dev'essere stata assunta dopo che lei è stata licenziata, e le va benissimo così: non vuole incrociare nessuno di quel "vecchio mondo" che non le appartiene più.
Nessuno salvo l'aereo.
Marsala è poco più grande di Lilian, ha una trentina d'anni, le mani morbide e la voce rassicurante. Sembra una persona paziente e accomodante. Lilian sa bene che, senza quelle doti, non si sopravvive in quel posto.
E infatti lei non è sopravvissuta.
Marsala li conduce attraverso un cortile grande e luminoso fino a un edificio basso, di cemento grigio, lineare e pulito: uffici.
Li fa entrare in questo casermone e indica loro di accomodarsi a un tavolo nell'ingresso, mentre lei va a prendere qualcosa da qualche parte. Forse le chiavi dell'hangar, sperò Lilian che voleva andarsene più in fretta possibile da quel posto che le rievocava solo brutti ricordi.
Marsala torna con una pila di documenti: alcuni li firma lei, altri sono per Lilian, altri per Jabura e Fukuro, altri ancora vanno tenuti nel Canadair. Sono tutte misure di sicurezza, spiega Marsala, per mettere in chiaro a chi appartiene l'aereo, di chi è la responsabilità di eventuali danni, e tante altre cose.
È allegra e li mette a loro agio.
Lilian sa che Rob Lucci ha già letto tutti quei documenti, ma li vuole leggere anche lei per sicurezza: teme tiri mancini da parte di Caro Vegapunk e non vuole che il suo nuovo capo abbia brutte sorprese.
Legge tutto con calma, sempre con l'apprensione di veder spuntare qualcuno all'improvviso, con la sola voglia di salire sull'aereo e volare per sempre via da lì.
Quando hanno finito, e anche Jabura e Fukuro firmano alcuni fogli, Marsala li conduce attraverso un cortile fino all'hangar principale.
Il sole a picco della domenica fa riverberare le pietre del cortile.
Raggiungono il portellone dell'hangar e Marsala inserisce un codice nella pulsantiera al lato della saracinesca.
Lilian non può fare a meno di notare che la pulsantiera è posizionata all'altezza perfetta per Caro Vegapunk, che è altissima, e che la povera Marsala invece deve salire su una sedia per arrivare ai tasti.
Una telecamera le fotografa gli occhi: misure di sicurezza.
Infine, la saracinesca comincia ad alzarsi.
E Lili trema.
Ha paura che non ci sia l'aereo.
Ha paura che ci siano i suoi ex colleghi.
Ha paura che compaia Caro Vegapunk.
Senza volerlo, le scivola fuori dalle labbra un sospiro spezzato dalla paura e fa un passo indietro.
E sbatte contro Jabura.
«Ehi, hai affrontato un Imperatore, ricordi?» le dice mettendole le mani sulle spalle.
Lili sente il calore di quelle mani così grandi, chiude gli occhi, li riapre.
La saracinesca sale ancora, cigolando.
E dal buio, lentamente, emerge un muso.
Giallo e rotondo.
Jabura la spinge lievemente.
È ora di tornare a volare.
Libera e felice.
