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Patience and Progress; Dramione

Chapter 15: Il progresso

Notes:

(See the end of the chapter for notes.)

Chapter Text

Cara Madre,

ti scrivo per dirti che sto bene. Hogwarts è calma, le lezioni avanzano e sto tenendo il passo con gli studi come promesso.

Ti ringrazio per la tua ultima lettera. Ammetto di essere rimasto sorpreso quando mi hai detto che il ramo del mio nome sull'arazzo ha cominciato a... crescere. Non pensavo che si sarebbe mai modificato. O forse non avevo mai creduto che qualcosa in me potesse cambiare abbastanza da farlo. 

Voglio essere diretto, perché so che preferisci la verità alla retorica, e perché non avrebbe senso girarci attorno: ho un interesse per una strega.

Si chiama Hermione Granger.

Sì, quella Granger.

Non è qualcosa che è nato per caso, né qualcosa che potrei definire passeggero. E no, non è frutto di una ribellione o di un'idea romantica sul superare le vecchie alleanze. 

Mi fa sentire più me stesso di quanto abbia mai fatto qualunque altra cosa.

Hermione è straordinaria. Non solo per la sua intelligenza — che supera quella di chiunque altro io abbia mai conosciuto — ma anche per la sua forza. Per la gentilezza che ha con me e non la meritavo. Per la sua lealtà alla causa, quasi più da Serpeverde che da Grifondoro. Sa vedere oltre le apparenze, e, incredibilmente, ha visto qualcosa in me che pensavo perduto. 

Ti scrivo anche per dirti che mi piacerebbe che la conoscessi. Durante le feste di Natale, se sarà possibile. Non ti sto chiedendo approvazione incondizionata, ma sarei grato della tua comprensione, e di una possibilità per lei. E per noi.

So cosa rappresenta il nome Malfoy, e so cosa rappresenta il suo. Ma so anche che non siamo più quelli che eravamo. 

Con affetto,
Il tuo unico figlio,
Draco

✹⁎ ⋆* ✧ ★ ━ ★ ✧ * ⋆⁎ ✹

 

La teiera fumava al centro del tavolino basso, circondata da tazze in porcellana scura e biscotti che Theo aveva recuperato dalle cucine con mezzi discutibili - come sempre. La sala comune dei Serpeverde era immersa nel consueto verde-argento delle luci incantate e, per una volta, il gruppo sedeva composto — o quasi.

Draco stava in piedi accanto al camino, una tazza in mano e un'espressione che metteva tutti in allerta.

«Merlino, sembri mia madre quando deve fare un annuncio riguardo il suo ventesimo marito morto in circostanze sospette.» disse Blaise, sorseggiando con calma. Poi lo vide odorare il tè e guardarlo in modo sospetto. «Hai deciso di ucciderci uno a uno con del veleno nel tè?»

«Non ancora.» rispose Draco, appoggiando la tazza sul tavolino, prima di stirarsi la giacca. «Vi ho chiesto di venire qui perché ho una cosa da dirvi. È importante.»

Pansy alzò lo sguardo, incrociando le braccia. Daphne si sedette meglio, curiosa. Theo si sistemò gli occhiali da lettura che non usava mai, chiudendo un libro riguardo "creature magiche e luoghi insoliti", sicuramente qualche consiglio di Luna.

«Io e Granger...» iniziò Draco, stringendo le sue mani. «...stiamo insieme.»

Silenzio.

Poi, Blaise tossì leggermente. «Cioè, insieme insieme?»

«Insieme. Una coppia.» disse Draco, con voce chiara e calma. «Ufficialmente.»

Daphne sollevò una mano. «E tu pensavi di tenercelo nascosto fino alle nozze, o...?»

«L'unica a non averlo capito eri tu, Daphne.» commentò Theo. «Ancora non capisco dove sparisci...»

«Non stiamo parlando di me.» disse lei, tornando a guardare Draco.

«Non vi sto chiedendo opinioni, né commenti inutili.» proseguì lui. «Ma so che li farete comunque.»

Theo sorrise, versandosi un altro po' di tè. «Non toglierci anche questo piacere.»

Daphne batté piano le mani una volta. «Beh, almeno è intelligente. Se avessi detto 'una tassorosso che fa pasticceria nei fine settimana', ti avrei tolto il saluto.»

Draco sospirò, poi riprese. «L'ho detto anche a mia madre.»

Questa volta ci fu un attimo di vera sorpresa. Pansy si raddrizzò. «Aspetta... Narcissa lo sa?»

«Gliel'ho scritto. E.. ha risposto bene. Ha detto che se sono felice, vuole conoscerla.»

«Stronzo fortunato...» commentò Theo. «Sei un Malfoy fortunato.» poi corresse.

Draco accennò un sorriso, poi abbassò lo sguardo sulla tazza. «Mi ha scritto che il ramo del mio nome sull'arazzo ha iniziato a crescere.»

Un altro silenzio.

«Che significa...?» chiese Daphne piano.

«Che sono innamorato.» rispose lui, alzando lo sguardo con calma. «Ed è vero. Lo sono.»

Pansy deglutì piano, poi annuì. «Be', potevi iniziare da lì. Avremmo preparato un tè più forte.»

«E magari portato un fazzoletto.» aggiunse Blaise, asciugandosi una finta lacrima.

Theo sorrise, stendendosi meglio sulla poltrona. «Draco Malfoy, innamorato di Hermione Granger. Il mondo magico non è pronto.»

«Meglio che lo diventi.» concluse Draco, sedendosi finalmente con loro. «Perché lei verrà con me a Natale.»

«...Possiamo sopportarlo, penso.» disse Pansy, con una smorfia teatrale. «A patto che Granger condivida i suoi appunti con me.»

«E che ogni tanto ci faccia vergognare per come viviamo.» aggiunse Theo. «È giusto così.»

 

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Harry era seduto su un muretto basso, intento a leggere un libro riguardo l'allenamento da Auror. La neve cadeva lontana, mentre una bolla di calore lo proteggeva dal freddo.

«Potter.» Draco si fermò a qualche passo di distanza, cauto.

Harry si voltò, fingendo di non averlo visto attraversare tutto il ponte con le mani strette nella giacca ed il volto particolarmente bianco. Si alzò gli occhiali sul naso. «Malfoy.» lo salutò come suo solito ed inclinò la testa. «Non pensavo di vederti qui. Che ti porta nei luoghi frequentati dai comuni mortali?»

«Non fare il brillante.» replicò Draco. «E non fare finta di essere stupido.»

Harry abbassò lo sguardo sul suo libro, che chiuse. «Già. È per Hermione, vero?»

Draco non rispose subito. «Quindi lo sai.»

«Non sono cieco. E neanche sordo.» rispose Harry, alzando lo sguardo su di lui. «Lo avevo capito.»

Draco fece un respiro, poi si avvicinò, appoggiandosi allo stesso muretto, a distanza prudente. «Non sapevo come farlo, quindi vi ho evitato per rispetto. E poi ho pensato: che c'è da spiegare? La amo. Almeno questo non ho intenzione di nasconderlo.» Harry serrò la mascella e rimase zitto per almeno un minuto abbondante, poi Draco si voltò confuso. «Mi aspettavo peggio, sai?» disse Draco, con un mezzo sorriso. «Un pugno in faccia. Una sfida a duello. Qualcosa dal Prescelto, sicuramente.»

Harry lo guardò, finalmente. «Perché dovrei giudicarvi? Hermione è la persona migliore che conosca. Se ti ha scelto, ci sarà un motivo.»

Draco aggrottò la fronte, sorpreso.

«Non sto dicendo che ti approvo.» aggiunse Harry. «Ma se le fai del male, Malfoy...»

«...Lo so.» lo interruppe Draco. «Non ho intenzione di farlo. Non potrei nemmeno se volessi.»

Harry lo studiò. «Ci tieni davvero a lei.»

«Sì.»

«E lei a te.»

«Lo spero.»

Un silenzio lungo, spezzato solo dal vento tra i rami spogli.

Poi Harry rise. «Hermione Granger e Draco Malfoy. Pensavo che niente mi avrebbe più sorpreso dopo aver sconfitto Voldemort.»

Draco si voltò lentamente verso di lui. «Pensavi male.»

Harry tornò a guardare il panorama, poi incrociò le braccia al petto. «Perché lo stai dicendo?»

«Perché non sono più un codardo.» e fece per voltarsi.

Harry lo richiamò. «Se vuoi un pugno, dillo a Ron.»

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Ron usciva dalla biblioteca con l'aria stanca e il passo svelto. Aveva una pila di pergamene sottobraccio e stava borbottando qualcosa riguardo "Trasfigurazione Avanzata" e "McGonagall sadica". Poi, alzò lo sguardo.

E lo vide.

Draco Malfoy, fermo in fondo al corridoio, mani in tasca, sguardo diritto su di lui.

Ron si bloccò confuso, non lo vedeva da inizio anno, dall'ultima volta che ne avevo parlato al tavolo con Hermione. Riordinò i suoi pensieri, e lo cercò tra la folla dei suoi ricordi. Draco Malfoy non c'era mai, anzi aveva creduto che avesse abbandonato la scuola.

«Weasley.»

«Malfoy.» Ron serrò la mascella. «Ti sei perso?»

«No.» Draco avanzò qualche passo. «Sto cercando proprio te.»

Ron abbassò le pergamene lentamente, pronto a tutto. «Se è per un duello, dimmelo ora. Ho cinque minuti e poca pazienza.»

«Non sono qui per litigare.»

«Peccato.»

Un altro passo. Ora erano a pochi metri. 

Draco inspirò. «Io e Granger stiamo insieme.»

Ron non disse nulla. Gli occhi si spalancarono appena, poi si strinsero.

«Ti giuro che se è uno scherzo—»

«Non lo è.» lo interruppe Draco. «La amo. E lo so che questo per te non cambia nulla. Ma voglio dirtelo io, perché non ho intenzione di nasconderlo.»

Ron lo fissava, il viso in fiamme, le orecchie rosse. «Hermione lo sa, che sei qui?»

«No.»

«Vuoi che ti dica cosa penso?»

«Solo se riesci a dirlo senza colpirmi. Altrimenti fai pure.» disse Draco, togliendosi il guanto destro e lasciando il viso esposto.

Ron lo guardò a lungo. Poi fece un passo avanti.

Draco non si mosse.

Ron alzò un pugno — e lo fermò a pochi centimetri dalla sua faccia. Rimase così, sospeso. Poi abbassò lentamente la mano.

«Non mi fido di te.» sibilò. «Ma mi fido di lei.»

Draco abbassò lo sguardo un momento. «È abbastanza.»

Ron si voltò, pronto ad andarsene. Ma prima di farlo, lanciò un'ultima occhiata sopra la spalla.

«Se le spezzi il cuore, Malfoy, non ci sarà un pugno. Ci sarà la guerra.»

Draco annuì piano. «Lo so.»

E Ron sparì nell'ombra del corridoio, lasciandolo solo con il battito accelerato e il cuore ancora intero.

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Draco camminava lungo il bordo del campo, le mani in tasca, il mantello che si sollevava appena con la brezza. Il silenzio del campo all'ora del tramonto lo rilassava. O quasi.

«Hai finito di fare il giro d'onore o sei solo in cerca di qualcuno che ti applauda?» La voce arrivò dal bordo delle tribune.

Ginny Weasley scendeva i gradini con la stessa sicurezza con cui lanciava un Bolide in faccia alla gente. I capelli rossi tirati indietro, l'espressione di chi non aveva paura di niente. La bambina che aveva parlato con Voldemort.

Draco si fermò, sollevando un sopracciglio. «Weasley.»

«Malfoy.» fece un piccolo inchino teatrale. «Che onore, incontrarti nel mio territorio.»

«Non sapevo che il campo fosse tuo.»

«È casa mia più di quanto la biblioteca lo sia per Hermione. A proposito...» incrociò le braccia. «Finalmente hai deciso di avvisarmi?»

Draco alzò il mento. «Pensavo ci fosse già abbastanza vociferare in giro.»

«Ci parlavo tutti i giorni, Malfoy. Sai quante volte mi ha detto "non dirlo a nessuno" mentre era praticamente con il tuo nome scritto in fronte a fuoco?» Ginny scosse la testa. «Hai idea di quanto sia stato difficile per me non darlo a vedere e creare un onda di gossip incontrollato?»

«Hai una concezione molto preoccupante della discrezione.»

«Ho una concezione molto chiara dell'amicizia.» replicò lei, avvicinandosi. «E Hermione è mia amica. La migliore. E se solo le spezzi un'unghia per sbaglio, Malfoy, giuro su tutto il Quidditch britannico che ti rovino.»

Draco non si mosse. Non batté ciglio. La guardò con calma rilassata. «Sei sempre così teatrale o solo quando minacci di uccidere qualcuno?»

«Solo quando ho di fronte qualcuno che sa incassare.» disse Ginny, socchiudendo gli occhi. «Mi piace testare i limiti.»

«Se ti consola, sei molto più inquietante di tuo fratello maggiore. Appena.» lo disse con un minuscolo - leggero - sorriso.

Ginny sorrise appena. «Harry ha detto che sei stato onesto. E Ron non ti ha ucciso. Questo già mi mette in uno stato d'animo ragionevole.»

«Sono qui per restare, Weasley.»

Lei lo studiò per un momento. «Lo so.»

Silenzio.

Poi Ginny fece un mezzo sorriso, voltandosi verso il campo. «Dato che siamo una famiglia, ormai, puoi pagare la mia sponsorizzazione per farmi entrare in qualche grande squadra?»

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Hermione stava seduta su una panchina, avvolta in una sciarpa troppo lunga e con un libro dimenticato aperto sulle ginocchia. Quando sentì i passi, sollevò lo sguardo, già con il sopracciglio alzato.

«Pensavo ti fossi eclissato per l'ennesimo motivo misterioso.»

Draco si fermò a qualche passo da lei, le mani nelle tasche del mantello. I capelli leggermente umidi e più corti, la giacca impeccabilmente liscia e pulita. «Sono stato in giro.»

«Lo avevo intuito.» rispose lei, con un mezzo sorriso. «Ti ho visto parlare con Harry. Poi Ron è tornato in Sala Comune con l'espressione di chi ha visto il proprio peggior incubo tendergli la mano. E Ginny... beh, Ginny è molto felice, dice che diventerà... ricca?»

Draco si sedette accanto a lei, creando una bolla di calore per entrambi. «Ho parlato con tutti.»

Hermione lo guardò confusa. «Tutti chi?»

«Mia madre. I miei amici. I tuoi amici.» Si voltò lentamente verso di lei. «Potter, Weasley... Ginevra.

Hermione lo fissò per un attimo, poi rise piano. «Harry ti ha lanciato nulla?» lui scosse il capo. «Ron?»

«Solo una minaccia passivo-aggressiva. Quasi deludente.» Draco si fece più serio. «Ma dovevo farlo. Dovevo dirlo.»

Lei piegò appena la testa. «Cosa?»

Draco la guardò dritto negli occhi. «Che non abbiamo nessun motivo per nasconderci.» scandì chiaramente ogni lettera della sua frase. «Non ho vergogna, Hermione. Nessun dubbio. E nessun desiderio di tenerti in una parte della mia vita. O ci sei tutta, o niente.» Lei restò immobile, colpita. La neve fuori cadeva lenta, silenziosa. «E poi...» aggiunse lui, abbassando lo sguardo un attimo. «La gente cominciava a chiacchierare. Non sono l'unico purosangue che deve sistemarsi, so come funziona il mondo lì fuori. Prima i sorrisi nei corridoi della scuola, poi una lettera per un contratto prematrimoniale.»

«Lettere?» chiese Hermione confusa.

«La tua fama ti precede, Granger. Intelligenza, bellezza, gloria postbellica, leadership accademica.» Fece una pausa. «Era solo questione di tempo prima che si formasse una fila di idioti convinti di avere una chance.»

Hermione rise incredula. «Stai dicendo che...»

«Sto dicendo che ora nessuno ha più dubbi.» La guardò. «Sei mia, fine della questione. Dovranno trovarsi un'altra strega.» Silenzio. Poi Hermione lo baciò. Senza rispondere. Senza parole. Quando si staccarono, lui sorrise piano. «Lo prendo come un sì.»

Lei appoggiò la fronte alla sua. «È un sì. E anche un finalmente.» lo baciò di nuovo, poi si allontanò di scatto. «Non sono tua, sono la tua fidanzata.»

«È la stessa cosa.»

«No, perché-» stava ovviamente iniziando un suo lungo discorso, quello dei suoi soliti, ma lui la fermò baciandola. Avrebbero avuto una vita intera.

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Caro Draco,

vedo che hai deciso di giocarti la carta dell’”unico figlio". Mi hai fatto sorridere, lo ammetto — non succede così spesso, ultimamente. Sei sempre stato bravo con le parole, soprattutto nell'usarle per raggirarmi.

Ho riletto il tuo nome sull'arazzo. Lo osservo da anni, ti mentirei dicendo che non ho avuto paura a volte nella possibilità di non vederlo mai cambiare.

E invece è successo, ti sei innamorato.

Di Hermione Granger...

Hermione Granger.

Non farò finta di non essere rimasta sorpresa. Sarebbe ridicolo. I pregiudizi che ho avuto — che abbiamo avuto — nei suoi confronti erano reali, radicati, scolpiti nella pietra. Ma se c'è una cosa che ho imparato in questi ultimi anni è che pietra non significa eterno. Significa solo che bisogna lavorare più duramente per trasformarla.

Tu, Draco, stai provando a farlo. 

Se questa ragazza riesce a farti sentire più te stesso, se ti guarda e vede qualcosa di buono, qualcosa che vale la pena amare — allora è chiaro che ha già capito molto.

Mi chiedi comprensione, e io te la do. 

Non ci vedremo al Manor, ovviamente. Sarebbe... inopportuno. Ho già informato gli elfi che ci sposteremo alla villa in Francia anche per le vacanze. Sarà un luogo più sereno, e più adatto a un incontro che — lo ammetto — mi incuriosisce più di quanto voglia ammettere apertamente.

Con affetto sincero,
La tua unica madre,
Narcissa

p.s. dopo un breve pensiero ho riflettuto riguardo lo stupore. Forse non sono del tutto sorpresa, dopotutto era il tuo argomento preferito ad ogni incontro. "Granger di qua" "Granger di là", le tue lettere erano molto ripetitive dalla tenera età degli undici anni. 

Finite Incantatem

 

 

Notes:

E così finisce questa breve avventura!

Notes:

Benvenuti e bentrovati in questa mia nuova follia.
Sono nuova nel campo, non so come si usa bene questo sito. Spero la storia vi piaccia e niente, mi trovate su ig come itsalestories e su wattpad come givemepvrpose