Actions

Work Header

Here, I Stand

Chapter 7: II: PoV Aguilar Rowan

Summary:

Aguilar pensò alle chiacchiere dei mercanti, sull'ultima Targaryen, sui draghi fatti nascere dalla pietra e dal fuoco, sulle sue conquiste militari ed Aguilar si domandò cosa avrebbe fatto con una simile potenza, se non ridurre i Sette Regni ad un cumulo di macerie.
'Fuoco e Sangue' ricordò Aguilar: 'Un drago a tre teste che promette fuoco e sangue. Per gli Dei vecchi e nuovi, sarà quello che avrà.'

Notes:

(See the end of the chapter for notes.)

Chapter Text

PoV Aguilar Rowan

La tenda a cui era stato assegnato ser Aguilar era di modeste dimensioni, ma questo non gli procurava alcun fastidio, sebbene il viaggio fosse stato ammanto dell'aura di tragitto piacevole, dettaglio che aveva imposto il trasporto di orpelli inutili: una vasca in rame, uno scrittoio in legno ed un letto con un soffice materasso, come se potesse illudersi di essere ancora a casa. Sapeva di essere lontano da Goldengrove, e sapeva che lo sarebbe stato ancora per parecchio tempo.
Aguilar sospirò, scrollò la testa, era stanco e non si spiacque di essere stato esonerato dal banchetto di ser Gunthor, che sarebbe durato sino a notte.
Lo scudiero, che gli era stato raccomandato dallo zio, Vyrenus Kidwell, era alto, pallido, dinoccolato con una zazzera bionda in perenne disordine e gli occhi blu della lady sua madre, che Aguilar aveva incontrato poco prima che spirasse di parto. Era stato suo dovere, avvisare il giovane Serle Kidwell della lacerante perdita; aveva cercato di essere comprensivo, aveva usato termini delicati per illustrare la morte della donna e del bimbo che portava in grembo. Aguilar si era aspettato di vedere Serle in lacrime, di placarlo mentre prendeva a pugni la parete o cercava di trovare fiato per urlare, ma il ragazzino si era stretto nelle spalle in un pianto silenzioso, inconsolabile, non aveva voluto bere il vino, aveva chiesto di ritirarsi nella sua stanza. Era stato straziante, Aguilar aveva cercato di distrarlo, nei giorni a venire, con lezioni e battute di caccia.
Serle aveva smesso di essere sorridente, qualcosa in lui era svanito ed era l'infanzia; riusciva a tenere la pena nascosta. Aguilar lo guardò avvicinarsi, salutarlo e porgerli delle cortesi domande.
«Sì, tutto è andato secondo i piani.» gli disse, sentì di aver mentito, senza comprenderne il motivo, cambiò argomento in fretta: «Toglierò l'armatura. Portami una bacinella di acqua per rinfrescarmi.» aggiunse, armeggiò con le cinghie interne mentre lo scudiero ordinava i guanti, che il cavaliere aveva gettato con indolenza: «Per cena, basterà del vino, un piatto di carne calda e del pane.» lo informò: «Mi coricherò presto.» la sua voce non era dura, attese che Serle annuisse per sorridergli.
Serle Kidwell procedette a liberarlo della lorica, poi degli stivali, gli vennero affidati la spada ed il pugnale, egli sistemò le armi non distante dal cavaliere, riordinò il resto ed uscì. Non impiegò molto tempo a rimediare l'acqua, gli porse un telo di lino, con cui Aguilar si asciugò, dopo l'essersi tolto la polvere del tragitto, indossò dei pantaloni di lana ed una camicia leggera, sotto alla giacca ed arrivò anche la cena, Serle apparecchiò la tavola con il cibo ancora fumante.
«Hai fatto un buon lavoro.» sentenziò Aguilar, allungò la mano per posarla sulla testa di Serle: «Ricongiunti con gli altri, avremo spazio e tempo per un paio di lezioni con l'arco.» decise, notò che l'umore dello scudiero pareva più sereno: «Ora, sei libero. Buonanotte, Serle.» lo congedò.
«Grazie, ser.» Serle aveva la voce spezzata, ancora sgraziata e nessuna traccia di barba sul viso: «Sia una notte lieta per te.» fece un inchinò e si dileguò dietro alla tenda.
Aguilar Rowan rilassò i muscoli, era stata una lunga giornata dall'esito positivo: il rilascio dell'ostaggio non aveva subito imprevisti, lady Mormont si era riunita alla Casata materna, sotto la cui tutela avrebbe viaggiato. Sarebbe giunta ad Approdo del Re, così che il Nord potesse piegarsi alla grandezza dei Lannister.
'Sylvia non merita questa umiliazione.' pensò, mentre portava il vino alle labbra: 'Ha visto i suoi famigliari massacrati. È stata trattenuta nelle segrete. Potrebbe giurare privatamente, ma dopo una guerra, i sopravvissuti devono espiare per i morti.'
Aguilar aveva studiato la storia di Westeros: il Continente era una torta, che da anni, era spartita secondo gli appetiti delle grandi famiglie. Il Nord era troppo impervio, racchiuso in uno scrigno gelido, minacciato da creature che si credevano leggende, sbiadite nella memoria eppure temute, governato da un'antica Casata.
Era stato il Giovane Lupo a far piegare il Nord, a lasciarlo spezzare da altri, solamente per la sua necessaria vendetta, per il suo prezioso onore.
Il cavaliere mangiò, udiva banchetti ben più allegri, ebbe l'impressione di sentire la voce di ser Gunthor invitare ad un brindisi, sperò che Sylvia non fosse costretta a procrastinare a lungo, il riposo.
Archibald passò davanti alla tenda, rise e non era solo, Aguilar sentì dei passi più leggeri, scosse il capo, ma l'amico non parlò per evitare di essere notato da altri soldati o dai nobili e compromettere la sua compagnia notturna; non era un uomo sleale o crudele, forse una moglie sarebbe riuscito a quietarlo, anche perché non era certo un giovinetto.
Aguilar finì la cena, lesse qualche pagina di un libro sulle imprese dei Signori dei Draghi, poi spente le candele, scivolò sotto il lenzuolo di lino, le coperte di lana e le pellicce, il freddo gli diede qualche crampo allo stomaco ma vi era abituato, si chiedeva come si potesse dormire a Grande Inverno o alla Barriera, visto il clima del Guado era considerato mite.
Le torce emanavano raggi rossastri, che sfioravano il tavolo, la cassapanca, i suoi occhi ne erano attratti, ma le palpebre erano pesanti e lentamente smise di lottare per alzarle

I raggi di un sole pallido, illuminavano il corridoio inferiore del palazzo di Goldengrove; Aguilar seguiva i passi affrettati di sua sorella, Edeline, che stava andando nei sotterranei, avvolta in uno scialle bianco, che apparteneva alla loro madre.
Edeline era una fanciulla graziosa, aveva lunghi capelli fulvi, che sfioravano i fianchi, gli occhi azzurri e se il suo onore non fosse stato macchiato, avrebbe concluso un vantaggioso contratto matrimoniale. Non pensava a quello, suo sorella, mentre avanzava scarmigliata e con la pelle più diafana del consueto.
C'era silenzio nel castello, ma non all'esterno, anche se Aguilar non riusciva a distinguere i rumori, pareva uno sferragliare di armi, oppure il rombo di un tuono.
L'inverno arrivava sempre, come ricordavano gli Stark, ma i Rowan non erano costretti a cercare riparo, perché il calo delle temperature era sopportabile, i temporali passeggeri, i danni contenuti.
Nell'androne principale, però, c'erano tutte le donne, i vecchi ed i bambini del palazzo, alcuni piangevano, altri pregavano; le dame erano attorno a lady Rowan che sorrideva incoraggiante alla figlia.
«Siedi con noi.» allungava la mano, la sua voce affettuosa, un mormorio delicato, faceva accostare i figli, anche se Aguilar pareva invisibile; Edeline tremava, il viso portava i segni delle lacrime, annuiva per apparire degna del proprio ruolo, ma il terrore la scuoteva sin nelle viscere. «Hai paura, molti ne hanno, senza che ve ne sia motivo, figliola.» proseguiva sua madre, il piglio sicuro ed autorevole di una donna allevata per governare una casa.
L'angoscia vibrava attorno ad Aguilar, perché seppure non vi fossero finestre, qualcosa si avvicinava; Edeline stringeva il proprio cagnolino, un meticcio color grano, invocava la protezione della Madre, come tutti gli altri.
Il candelabro sul soffitto oscillava, l'oscurità pareva calata con la forza violenta dell'aria, che aveva spalancato, forse persino frantumato, le finestre ai piani superiori.
«Gli accordi sanciti sono chiari: non ci verrà fatto del male.» diceva lady Rowan, accarezzava il braccio della figlia, un'ombra di dubbio offuscava il suo sguardo.
Aguilar sentiva suoni cavernosi, simili a grida e lo sferzare di una tempesta senza acqua, senza tuoni, senza fulmini.
«Madre.» sussurrava Edeline: «I draghi non sottoscrivono accordi.»
Non vi era il caos, a ridosso di Goldengrove e nessuno poteva trattenerlo.

Aguilar Rowan aprì gli occhi, era notte e non c'erano rumori, oltre al crepitare dei fuochi, i soldati di guardia erano taciturni. L'incubo allontanò il sonno, pensò alle chiacchiere dei mercanti, sull'ultima Targaryen, sui draghi fatti nascere dalla pietra e dal fuoco, sulle sue conquiste militari ed Aguilar si domandò cosa avrebbe fatto con una simile potenza, se non ridurre i Sette Regni ad un cumulo di macerie.
'Fuoco e Sangue' ricordò Aguilar: 'Un drago a tre teste che promette fuoco e sangue. Per gli Dei vecchi e nuovi, sarà quello che avrà.'
Il Nord avrebbe resistito, in mano ad un lord più capace di Roose Bolton, perché il ghiaccio può spegnere qualsiasi fuoco, anche quello di un drago, ma non sarebbe accaduto e non era successo in passato.
La devastazione portata dai Targaryen era stata tale da richiedere una soluzione meno cruenta, gli Stark erano re, pur di non ridurre la popolazione allo stremo, avevano ceduto. Era stato un nobile gesto, forse anche giusto, ma il Nord aveva un'arma contro i draghi e non l'aveva usata, lo sapevano bene i Targaryen.
Aguilar cercò a tentoni il boccale d'acqua, che Serle gli provvedeva ogni notte, inoltre, si rese conto di aver bisogno del pitale, sospirò.
In quella quiete, che favoriva speculazioni lugubri, sentì distintamente Archibald ridere mentre una voce femminile voleva zittirlo, dovevano essere nella tenda di lui, Aguilar non se ne meravigliò.
«Non fare baccano.» sussurrò lei.
Rowan la riconobbe subito: era Ilya Flowers, la cameriera scelta per lady Mormont; non si sapeva molto della ragazza, si favoleggiava avesse il sangue della casata Grimm e di una cameriera di lady Tyrell; questo avrebbe giustificato l'interesse della Regina di Spine nei confronti della bimba, educata per divenire una septa. Ilya decise di cedere ad un cavaliere ma non con discrezione, bensì con lettere d'amore, regali, una breve fuga, fu impossibile mettere a tacere la storia, così il cavaliere venne portato all'altare ed Ilya scacciata in malo modo, salvo fare la sua ricomparsa, come domestica degli Hightower.
L'uomo arguì che la ragazza fosse riuscita ad uscire, perché la padrona era addormentata; trasse sollievo da quel pensiero: lady Mormont non era perfettamente guarita, aveva bisogno di molto sonno. Cercò di spostare la mente su altro, però udì altri suoni, fin troppo plateali per apparire equivoci; il cavaliere trasse un lungo respiro e bevuta l'acqua, decise che i suoi oscuri incubi erano preferibili al rumoroso sollazzo altrui.

Lord Hightower era in attesa, sfiorava di tanto in tanto, il pesante bordo di pelliccia del mantello, come se lo indispettisse, alle sue spalle, lo scudiero stava sistemando il cavallo.
«Dimmi, dunque.» salutò in tono serio, il cavaliere di Goldengrove: «Com'è il paesaggio offerto dal Guado?» chiese, il viso duro non si distese nel sorriso, ma era raro che lo facesse.
«Singolare, milord.» rispose Aguilar, che si attendeva una reprimenda assai peggiore, per il ritardo della sera precedente: «Io non ho viaggiato molto, però il Guado è umido, ma non molesto, il freddo pungente però tollerabile, vi è del verde, molta acqua e poche zone abitate. Non ispirano fiducia quei sentieri senza mai un cavallo o un carretto, fanno pensare che possano esservi dei ladri.» spiegò con la massima onestà, perché Gunthor Hightower non faceva richieste di cui non ascoltasse la replica.
L'uomo annuì, la mano sinistra era posata sull'elsa della spada: «Ladri, tagliagole, disertori.» acconsentì: «La tua è stata una scelta saggia, purtroppo, non avevi pensato che lady Mormont abbisognasse di parecchie soste, perciò stavi incappando nel buio.» era una sorta di elogio, a cui ser Rowan chinò la testa.
Sylvia Mormont, accompagnata da Ilya Flowers e da Deary, uscì dalla proprio tenda, quasi nel medesimo istante; Aguilar notò la fasciatura alla spalla, il braccio piegato verso il busto, però la cameriera aveva sistemato i capelli castani in una complicata acconciatura, in cui brillavano piccoli pettini bianchi, inoltre, aveva un abito differente in stoffa blu; i motivi ornamentali dorati sulla gonna, per quanto potesse vedere, sembrano petali di rosa ed altri in argento erano simili a rami flessuosi, che risalivano sino al busto, con perle, quali spine.
'Potrebbero ricamare su ogni indumento: proprietà della Casata Tyrell.' pensò irritato Aguilar Rowan, non comprese, esattamente cosa lo infastidisse, l'intero guardaroba, della promessa sposa di ser Willas Tyrell, era stato commissionato dai signori di Alto Giardino, supervisionato Margaery Tyrell, affinché la futura cognata possedesse uno stile elegante, raffinato, ma adatto alla sua età, quindi, colorato e piacevole; non si era badato a spese ed in ciò, avevano contribuito gli Hightower.
Era logico sfoggiasse gli emblemi dei suoi benefattori, della Casata a cui sarebbe appartenuta, Aguilar sentiva che c'era qualcosa di sbagliato, ma non sapeva dove.
Sylvia aveva un passo celere, il viso era ancora segnato dalla prigionia, ma gli occhi avevano uno sguardo brillante, che andò a posare su Aguilar per una manciata di secondi, in cui respirò a malapena, lei distese le labbra carnose in un sorriso gentile ed era bella, forse, non l'aveva ammesso con se stesso, non aveva osato, pero la ragazza del Nord era bella, come il sole in inverno.
«Lieta giornata, miei signori.» esordì in tono garbato, chinò la testa in direzione di lord Hightower; Aguilar notò che aveva già messo un caldo mantello, dello stesso colore del vestito, aveva anche infilato i guanti, calzato gli stivaletti alla caviglia, ma un dettaglio catalizzò la sua attenzione, gli ricordò la fanciulla fiera, che aveva ignorato Walder Frey, che era uscita a testa alta in sella al suo cavallo: era la spilla con la testa dell'orso dallo sguardo feroce; era stata applicata sopra al cuore, ben visibile a chiunque.
Lui ne fu felice, insospettabilmente, perché quelle vesti, quegli agi non avevano celato la fermezza della ragazza, tutto sembrò avere un senso.
Lord Kidwell si aggiunse per salutarla, mentre attorno a loro, i vessilli erano sollevati, le tende smontate; i carri erano pronti, ma non si poteva dire altrettanto del seguito.
Sylvia non pareva farvi caso, sollevò il cappuccio posato sulle spalle, si sporse verso Ilya, che indossava un mantello verde acqua, sul quale quasi brillava la treccia di capelli rossi, cosa si dissero, Aguilar non lo intese, né gli parve il caso di origliare.
«Lord Hightower, permettimi di ringraziarti.» disse lady Mormont, mentre cavalieri e scudieri sembravano intenti a ripetere i medesimi gesti, nonché a sbuffare: «Ho goduto di un ottimo riposo, la colazione è stata deliziosa.» lasciò il braccio sano a sorreggere l'orlo della gonna, senza fare un passo.
«Esigo il meglio per i miei famigliari.» puntualizzò Gunthor Hightower, era chiaro che apprezzasse le parole, ma che avrebbe gradito maggior calore, purtroppo si conoscevano da meno di un giorno e lord Hightower non era paziente: «Il viaggio non è confortevole per una dama, quindi, le tue parole mi danno sollievo.» decise di aggiungere.
Sylvia spostò il capo: «Ser Rowan.» gli parve fosse vicina, se avesse teso il braccio, sarebbe riuscito a sfiorarla, ma suo zio gli avrebbe reciso la mano, cercò distrazione nell'ovale perfetto di Ilya, nei suoi occhi verdi come il mare, nel suo fisico slanciato avvolto in abiti semplici, nella grazia che pareva farla danzare, anziché muoversi. Erano pochi gli uomini disposti a negare il fascino di Ilya Flowers ed Aguilar Rowan non era tra essi, eppure c'era qualcosa di più attraente in Sylvia Mormont, che lo spingeva a cercarla: «Ti ringrazio, perché sono stata un bagaglio di notevole peso, che hai trattato con impeccabile cura.» fece un cenno: «Non scorderò la tua gentilezza.» concluse.
Aguilar pensò che Sylvia possedesse qualcosa che andava oltre la sua stessa anima, trascendeva la sua natura, che non riguardava il suo rango, era dell'altro, indescrivibile e reale; era ciò a renderla così bella, a donarle una bellezza che non conosceva il Tempo, una bellezza che si sprigionava attraverso di lei. Possedeva qualcosa di raro, di prezioso, che riusciva ad intravedere a sprazzi, restando abbagliato, senza cognizione dell'errore che compiva nei riguardi dei Tyrell.
«Né io potrò scordare il tempo trascorso in tua compagnia.» si accorse di aver risposto, nel momento il suono si estese nell'aria: «Mia signora.» vide che la replica era parsa unicamente educata, consona al dialogo, trasse un sospiro sollevato.
Lord Hightower spiegò come si sarebbe svolto il tragitto: la nipote avrebbe usufruito di una carrozza, i suoi bagagli erano stati caricati e si sarebbe unita ai cavalieri per il pasto serale; nulla le vietava di cavalcare su Brina o sul destriero dello zio, qualora si fosse sentita in forze e Sylvia annuì con diligenza, prima ringraziare di nuovo.
Ser Archibald Chester si palesò nel preciso istante in cui Gunthor Hightower era pronto ad andare nella sua tenda per afferrarlo con le proprie mani e gettarlo in mezzo all'accampamento; non sarebbe stata la prima volta, sebbene non mai arrivato ad un simile trattamento con ser Chester, in pochi sfuggivano all'ira di Hightower.
Il cavaliere aveva un aspetto rilassato, portava una cappa verde scuro, chiusa da una mano di rubino; aveva capelli e barba curati, diede indicazioni per i suoi averi, poi notato il piccolo assembramento in attesa, rivelò un sorriso che invitava all'indulgenza, come alla severità.
'Vediamo, come se la cava.' Aguilar incrociò le braccia al petto, ansioso di assistere al prodigio.
Archibald si posizionò ove fosse ben visibile da tutti, lanciò una sola occhiata ad Ilya e si produsse in un inchino formale, degno di una presentazione reale; elencò i presenti ad uno ad uno, iniziando giustamente da lady Mormont, finendo con Serle Kidwell, arrivato per porgere la borraccia scordata da Aguilar, le sue scuse furono semplici, essenziali, impregnate della sua notoria galanteria, perché chiunque si sarebbe privato del sonno, pur di rimirare lo splendore di Sylvia Mormont, perché il poter servire Gunthor Hightower era un alto onore ed accompagnarsi a tali esempi di cavalleria poteva definirsi un dono dei Sette. Non usò soltanto le parole, informò Kidwell di piccoli dettagli circa il trasporto di alcune cassapanche, che potevano essere spostate in un carro più robusto; ribadì le proprie scuse in forma ufficiale. Ser Archibald Chester tra sguardi ammonitori ed indulgenti, fu perdonato.
«Canaglia!» esclamò Aguilar, dandogli una pacca sulla pacca.
Archibald rise piano: «Non sono neppure andato a giocare.» finse di giustificarsi.

Sylvia Mormont ed Ilya Flowers, così come Deary passarono la mattina nella carrozza, dietro le cortine rosse con il bordo bianco degli Hightower.
Kidwell e Hightower guidavano il Seguito, che terminava con i soldati di scorta ai cavalieri ed alle vettovaglie, c'erano soltanto sei carri, ma il distaccamento era stato organizzato per muoversi agilmente sino al Guado.
Ser Rowan e ser Chester erano in seconda linea, il primo era ancora incatenato al proprio incubo, ai draghi dell'ultima Targaryen in volo su Alto Giardino, un'immagine antica e spaventosa di cui non voleva fare parola, meno che mai intendeva indugiare sulle riflessioni circa lady Mormont; il secondo sbadigliava a cadenze regolari, a tratti, sonnecchiava palesemente.
'Devi trovare un passatempo.' Aguilar non era abituato a ragionare in simili termini, ma Sylvia sarebbe stata la signora di Alto Giardino, la moglie di Willas Tyrell, uno degli uomini migliori che conoscesse: 'Archibald ha un occhio allenato, Ilya è già sua e lo resterà per un po' e non credo di aver notato nessun'altra, fra le cameriere.' sentenziò torvo.
Archibald si curvò in avanti, anche troppo e l'amico, allarmato, si sporse per agguantargli il braccio e questi si svegliò di soprassalto, ricambiando l'occhiata con aria confusa.
«Ben ti sta.» commentò ser Rowan, quando lo vide stringere le briglie.
«Potevo non avere più le gambe, considerato quanto vi ho fatti aspettare. L'età addolcisce l'animo.» ribatté con una sorta di sbuffo o sbadiglio, rise piano: «Da quando osservi con scrupolo la castità?» lo punzecchiò sarcastico: «Da una luna, circa. Perdonami, dunque, ho scandalizzato la rinata innocenza.»
Aguilar storse la bocca: «Una luna di tempo?» finse indignazione: «Hai dimenticato come si contano i giorni.» ridacchiò a suo volta: «Non essere sciocco, piuttosto. Io ho il senso della misura.» consigliò in tono più serio.
Archibald sbatté le palpebre, infastidito dalla luce del Sole: «Il senso della misura, ser Rowan?» domandò scherzoso: «Spero non sapere mai a cosa tu alluda.»
«Lo sai bene.»
L'uomo fece un profondo respiro: «Io non agisco da stupido.» parlò in un sussurro: «Evito qualsiasi scandalo, molti li ho sfiorati. Non vi sono caduto. Non darti pena.» concluse.
'Non ti preme della reputazione di Ilya?' Aguilar non lo chiese, conosceva la risposta, mai esplicitata eppure chiara, come il cielo del mattino, distolse il viso da ser Chester, senza più menzionare la faccenda.

La giornata ebbe un clima mite, tanto che pasteggiarono su teli posati sull'erba fresca, lasciando ai camerieri, l'arduo compito di non rovesciare i boccali di vino.
Lady Mormont fu aiutata da lord Hightower a scendere dalla carrozza, mentre Serle Kidwell si precipitò ad aiutare Ilya Flowers.
'Madre, preservalo almeno da questa delusione.' pensò Aguilar Rowan, scrollando il capo.
Era stato Gunthor Hightower a spiegare, con una buona dose di tatto, quanto fosse semplice essere ammaliati da una fanciulla, nutrire tenere emozioni nei suoi confronti, ma la ragione ed un temperamento fortificato dall'educazione, erano in grado di discernere fra ciò che è consono da quel che non lo è affatto. Aguilar Rowan capì che avrebbe dovuto affrontare una simile, incidentata lezione.
Le visite nelle Case di Piacere erano uno svago, aveva aggiunto il lord, da non scambiarsi per una malsana abitudine o peggio, nel posto in cui incontrare donne a cui regalare tenerezze e sostanze, esse erano già ricompensate, il loro unico scopo era il divertimento, non certo il calore che una moglie può offrire.
'Questa parte, può aspettare.' si convinse egli: 'Gli vieterò di seguire Archibald, anche sotto invito.'
«Ser Willas Tyrell ama la cultura, non è stato in condizione di viaggiare, ma ha ricevuto diversi Maestri della Cittadella.» la voce di Hightower distrasse Aguilar: «Ho avuto l'onore di insegnargli la lingua di Lys.» non sorrise, né lo fece Sylvia, il silenzio calò fra loro.
'Ha imparato la vulgata dell'isola in cui lady Mormont ha trovato fortuna. Sarà stato il destino.'
Sylvia riprese a sbocconcellare pane dolce, beveva ancora acqua e soltanto un calice di vino su insistenza di lord Kidwell, certo che l'aiutasse a sopportare la fatica.
«Ho veduto alcune illustrazioni di Vecchia Città.» interloquì lady Mormont: «Ricordo che mi affascinava quel maestoso faro, candido come neve, che portava sino in cielo, una fiamma dorata, quasi fosse stato un braccio teso. Sono certa che esista qualcosa di altrettanto magnifico o anche di più, ma io ho avuto solo disegni.» era una domanda implicita allo zio, un modo per cercare di apprendere qualcosa in più su di lui, sulla famiglia e su di sé.
Gunthor ne parve lieto, sorrise per più di un fugace istante, per poi rispondere: «Dovresti visitare il Tempio Stellato, so che sei stata introdotta al culto degli Dei del Nord, ma il Tempio ha mura di marmo nero, in cui puoi vedere il tuo viso e le finestre sono ad arco, quando la luce lo inonda, sembra che gli Dei posino le dita sulle teste dei pellegrini.» fu un racconto gradevole, che piacque alla fanciulla: «Esiste la Cittadella, puoi scorgerne le cupole già dalle sponde del fiume, Vino di Miele ed è una visione misteriosa, quasi oscura, molti ne hanno timore.» si portò il boccale alle labbra, bevve in fretta per continuare: «Arrivata ai cancelli, potrai ammirare due creature di pietra vegliare sulla sicurezza del Sapere dei Sette Regni: hanno il corpo di leone, fiero e muscoloso, agili ali d'aquila, pericolose code da serpente ma arrivando al capo, scorgerai il volto di un uomo a destra e di una donna a sinistra, impassibili e vigili.» accennò un sorriso, nel finire la frase.
Sylvia era raggiante, annuì diverse volte, come cercasse di vedere quanto le era narrato, alla fine chinò il viso: «Una meraviglia.» commentò.
«Lo è.» acconsentì lord Hightower: «Potrai visitarla, a tempo debito e col permesso del tuo sposo. C'è tanto da vedere a Vecchia Città.»
Non menzionarono i parenti, perché Gunthor pareva il solo ad avere ricordo della sorella, della sua progenie, l'interesse mostrato era parso sincero, l'affetto era germogliato, sarebbe cresciuto, lord Hightower avrebbe impiegato ore, mentre lady Mormont sarebbe stata più cauta.
Aguilar sentì un colpo al costato, volgendosi, trovò Archibald con il vino nella mano sinistra.
«Non agire da sciocco.» gli ripeté sottovoce.
Il cavaliere volle sorridere, ma non vi riuscì, restò fermo per qualche istante, poi riprese a mangiare, spostando l'attenzione e la conversazione sui cavalieri.

Notes:

Prosegue il PoV di ser Rowan, uno sguardo diverso e più attento alla vita di Alto Giardino. Il viaggio è la parte iniziale del racconto, sebbene non l'unica. Ho pensato alla storia in tre differenti scenari, in cui i personaggi completassero il loro arco evolutivo.

Notes:

R&R?