Chapter Text
Mi dirigo velocemente in camera, trattenendomi dall’urlare per la frustrazione. Il volume che mi ha appena consegnato il Professor
Rayland
finisce nel primo cassetto della scrivania, raggiungendo tutti gli altri libri di quest’anno, ancora praticamente intatti. Guardo la mia camera, uno spazio asettico dove tutto deve occupare un posto preciso. Di solito l’ordine fuori mi permette di essere più in ordine anche dentro ma questa volta non è sufficiente. Anzi, il contrasto con la rabbia che sento dentro mi spinge ad uscire di li.
Istintivamente penso al campo da Quidditch, al vento tra i capelli, a quanto mi sento libero quando sono a cavallo del mio manico di scopa, superiore a tutti i problemi per una volta. No, non posso. Il campo è frequentabile solo durante gli allenamenti e non posso certo far convocare il resto della squadra solo perché ho bisogno di sfogarmi. Indosso velocemente un doppiopetto nero e la sciarpa della casata, grigia e verde. Esco nel cortile di fronte all’aula di Incantesimi. Magari non posso volare ma anche camminare non suona male.
Giro l’angolo in direzione della Foresta Proibita e finalmente capisco cosa voglio fare: la torre della Guferia si staglia in lontananza, la cima svetta tra le chiome degli alberi. Li mi aspetta il mio gufo, Dobby. Da come me ne parla mio padre, Dobby è stato un elfo domestico coraggioso, pronto a sacrificarsi per una buona causa. Non ho mai sopportato i grandi ideali né le favolette. Dal mio punto di vista, ho dato al mio gufo il nome di un elfo domestico perché mi aspetto che sia docile e che consegni tutte le lettere come voglio io, senza fare storie. Prima di andare in Guferia ritorno in camera, prendo penna, carta e calamaio e comincio a scrivere:
“
Ciao papà,
qui tutto bene, l’anno scolastico è iniziato senza grandi novità. Ho iniziato il quarto anno e faccio più difficoltà a seguire le lezioni..
”
Cancello subito l’ultima frase. Di certo non ammetterò mai di fronte a lui che sono in difficoltà. Ci riprovo.
“..
senza grandi novità, pensa che Adrien Piton è il solito imbecille (magari quando ci vediamo ti spiegherò meglio perché), io sono il solito idiota che lo sta ancora a sentire e Hogwarts è la solita scuola dove si insegnano le solite cose idiote. In una settimana non ho ancora avuto modo di fare nuove conoscenze tra i compagni di quest’anno ma ho intravisto una ragazza che mi sembra interessante
.”
Interessante
deve essere l’eufemismo del secolo. Ripenso a quegli occhi marroni con qualche bagliore rossastro, ripenso al suo sguardo e al suo braccio, ripenso a quello che ho visto e a quello che non avrei mai voluto vedere. Molto più che interessante, ma ai genitori non si può dire granchè.
“
Spero che stiate tutti bene. Vi aggiornerò presto, intanto aspetto una vostra risposta.
Albus
”
La rileggo. È sconnessa, non ha senso e non dico niente di quello che mi passa per la testa. Insomma, le solite lettere che scrivo ai miei genitori. Almeno mi sono messo l’animo in pace, non è tutta colpa mia. Non ho deciso da un giorno all’altro di smettere di comunicare, è solo che ho capito che mio padre non può capirmi. Il sospetto è nato quando due anni fa gli ho detto che mi sentivo a disagio quando c’era parecchia gente che mi fermava per strada , tutti con la stessa faccia curiosa, pronti ad invadere il mio spazio con la solita domanda “Ma sei il figlio minore dei Potter? Di Harry Potter?”.
Il famoso Harry Potter mi ha abbracciato, dicendomi che sa perfettamente come mi sento perché era difficile anche per lui ricevere attenzioni indesiderate quando aveva la mia età e continui sguardi alla sua cicatrice come se fossero di fronte ad un fenomeno da baraccone. Ho ricambiato il suo abbraccio sentendo freddo dentro. Non è la stessa cosa, non può paragonare le due situazioni. Lui veniva e viene riconosciuto come il grande eroe che ha salvato il mondo da Voldemort. Stupendo, davvero, non me ne lamento ma io vengo riconosciuto solo perché solo “figlio di..”. Non esisto in modo autonomo. Non ho fatto niente per essere degno di essere riconosciuto al di fuori dei vincoli familiari. Albus Severus non ha valore di per sé, non ancora. Preso solo per quello che sono, non valgo niente.
