Chapter Text
Il parco dietro casa mia era una delle poche aree verdi di Miyagi.
Ma non si trattava di un luogo dove praticare attività sportive come il jogging o la bicicletta: lo spazio era così ristretto che, al massimo, ci si poteva accontentare di semplici passeggiate.
L'erba ricopriva uno spiazzo circondato da viali alberati e, subito dietro, da tipici danchi.
Da qualche parte lì dietro si trovava una scuola; quindi, al pomeriggio, era frequentato da marmocchi di otto anni che si prendevano a pallonate in faccia.
Attorno alle sei di sera, però, i bambini venivano riportati a casa dai propri genitori e il parco restava completamente deserto, per mia fortuna.
Raggiunsi una delle due altalene centrali e mi sedetti.
Ero così alto che i miei piedi toccavano terra senza fatica.
Il sole era tramontato ma, a differenza della volta in cui Oikawa si era presentato davanti all'ingresso della mia abitazione, il cielo aveva preso un colore più scuro.
Niente sfumature rosate, per le nuvole: solo un celeste spento, quasi grigio, il tipico colore che preannuncia l'arrivo dell'inverno.
"Iwa-chan"
Mi voltai a rallentatore, osservando l'allucinazione di Oikawa che si stagliava sopra l'altra altalena.
Era così dannatamente reale.
"Shittykawa." Risposi. "È proprio vero che mi perseguiti."
Torou ridacchió e si dondoló in avanti. "Cielo azzurro. Non trovi che sia poetico, Iwa-chan?"
Alzai un sopracciglio.
"Che cazzo ci trovi di poetico in un cielo azzurro?"
"Perché non è una tonalità qualsiasi." Oikawa impuntó i piedi sul terreno, fermandosi.
"Illuinami."
"Si chiama blu distante."
"Ne sai di cose, per essere un idiota."
Torou si sporse abbastanza perché avessi potuto sentire il suo profumo, se solo fosse stato in carne ed ossa.
"Ti ricordi la prima volta che siamo venuti qui?" Gli chiesi, puntando lo sguardo verso l'alto.
"Vagamente."
"Avevamo sette anni." Gli rinfrescai la memoria "E tu ti sei sbucciato il ginocchio tentando di rincorrermi."
"Perché ti stavo rincorrendo?"
Alzai le spalle, con nonchalance.
"Ti avevo rubato il pallone."
"Ah."
"Poi sei inciampato" Raccontai "E ti sei messo a frignare come un bambino dell'asilo."
"Avevo sette anni, Iwa-chan."
"E a sette anni sei rimasto tuttora."
"Non me lo ricordavo" Ammise lui "Che è successo, poi?"
"Ti ho tirato il pallone in testa per farmi perdonare."
"Scuse sentite, aggiungerei."
"E poi ci siamo messi a giocare insieme" Continuai "A pallavolo. Più o meno."
"A sette anni eri sempre arrabbiato e non facevi altro che picchiarmi." Disse Oikawa "E a sette anni sei rimasto tuttora."
Mi dondolai avanti e indietro, ricordando quell'episodio con una certa nostalgia.
"Devi ammettere che i tuoi comportamenti sono più infantili dei miei."
"Ma, al contrario tuo, io sono favoloso." Si difese Torou.
Gli sorrisi debolmente. "Trashikawa?"
"Mh?"
"Voglio dirti la verità."
Oikawa alzó un sopracciglio, come per intimarmi a proseguire.
Oppure era il mio subconscio che mi spingeva a farlo?
In ogni caso, non avevo bisogno di pensarci troppo.
Farsi problemi di questo tipo si era rivelata una sofferenza solo per me stesso.
Se c'era una cosa che avevo capito era questa: la vera persona con cui dovevo essere onesto non era Oikawa.
Ero io.
"Sto ancora aspettando, Iwa-chan."
"L'altro giorno mi hai chiesto perché non volevo che ti trasferissi. Questo te lo ricordi?"
Oikawa annuì, più distante del normale. "Ero uscito di casa alle dieci di sera solo per avere una risposta."
Mandai giù il gusto amaro che avevo in bocca e proseguii: "Ci ho messo un po' a capirlo."
"Ci stai girando attorno."
"Perché non è stato facile." Mi ritrovai in preda ad una risata isterica "Mettere assieme i pensieri, comprendere i miei sentimenti. Non è stato affatto semplice."
"Beh?" Incalzó Torou. "Vuol dire che finalmente l'hai capito?"
'L'ho sempre saputo. Ho solo imparato ad accettarlo.'
"Non voglio che tu te ne vada perché mi mancheresti." Dissi, sentendo le lacrime bagnate che iniziavano a rigarmi le guance. "E mi mancheresti perché ti amo, Baka-kawa."
La visione di Oikawa tremoló per un istante.
Il ragazzo si fece ancora più vicino, senza mai perdere il suo tipico sorrisetto beffardo.
"Io non... non sono mai riuscito a dirtelo. Non sono mai riuscito ad essere onesto con me stesso." Sputai, iniziando a tremare.
Balzai in piedi e mi posizionai di fronte all'altra altalena, osservando il capitano del Seijoh dall'alto in basso.
"Ora lo sei stato."
"No!" Esclamai, con una strana rabbia che non mi rappresentava. "Non voglio dirlo a te!"
Oikawa alzó un sopracciglio, confuso.
"Io avrei dovuto... Avrei dovuto dirlo a lui! Non a te!" In quel preciso istante, fui avvolto da una terribile consapevolezza.
"Lui...lui non lo saprà mai..."
Lo sguardo di Oikawa si addolcì.
"Lui non saprà mai cosa provavo...Oikawa è morto e non...non ho avuto la possibilità di dirglielo. Non tornerà. Avrei dovuto parlarne a lui...Ti amo Oikawa...Dio, ti amo così tanto..."
"É un po' tardi, non ti sembra?"
Quell'affermazione mi provocó un vero e proprio dolore fisco.
Fu come se decine di coltelli mi avessero perforato la schiena.
Non c'era niente che potessi fare per riportarlo indietro.
O per rimediare al mio errore.
E poi, proprio come quella fatidica notte, il mio corpo venne sopraffatto dallo shock della perdita.
Urlai.
Dalla mia bocca non fuoriuscì alcuna parola.
Solo un lungo lamento straziato.
'Oikawa Torou se n'è andato per sempre.'
"Shittykawa io...i-io vorrei baciarti in questo preciso istante..."
Le lacrime mi avevano offuscato la vista, ma continuai imperterrito: "Vorrei che fossi qui! Tu, quella tua stupida presunzione e il tuo atteggiamento che mi fa...che mi fa saltare i nervi ogni volta..."
Le ginocchia cedettero sotto il mio peso e mi ritrovai per terra, a sussultare tra singhiozzo e l'altro: "Io vorrei...vorrei perdermi in quei tuoi occhi stupendi per il resto della mia vita..."
Mi coprii la faccia con le mani, in preda ad un pianto disperato.
Avevo perso la cognizione del tempo o la capacità di tornare calmo.
"V-vorrei abbracciarti un'ultima volta, giocare con te a pallavolo, arrivare in nazionale... Vorrei soltanto..."
La frustrazione e la tristezza che avevo represso per giorni vennero a galla tutte d'un fiato.
Stavo annaspando e piangendo contemporaneamente, soffocando le urla con le mani.
La sensazione era pari a quella di annegare.
"I-io vorrei... v-vorrei soltanto..."
Alzai il mento, notando che Oikawa si trovava a pochi centimetri da me, piegato in avanti.
"Vorresti soltanto?" Mi esortó.
Respirai a fondo e cercai di riprendere il controllo di me stesso, mentre le lacrime mi inzuppavano la maglia.
"Vorrei soltanto riuscire a lasciarti andare..."
La distanza che ci separava era quasi millimetrica.
"Allora lasciami andare."
"Ma non posso..." Singhiozzai. "È questo il problema, lo capisci?! Non ci riesco perché io...io non voglio che tu te ne vada per sempre..."
Oikawa allungó una mano verso il mio viso e avvertii quasi la sensazione delle sue dita che mi sfioravano la guancia.
"Se solo non fossi stato un codardo...sarei riuscito a dirti la verità già da tempo." Mi strinsi nelle spalle tremanti.
"Tutte quelle volte in cui sono stato geloso delle ragazze che ti facevano il filo. Tutte quelle volte che ho desiderato così fortemente dirti cosa sentivo anche a costo di stare male per giorni."
Ormai non ero più capace di tenere a freno la lingua.
"Tutte quelle volte in cui ho pensato a quanto fosse bello il tuo sorriso, a quanto mi sarebbe piaciuto appoggiare la testa sulla tua spalla mentre guardavamo un film. Tutte quelle volte in cui ho sognato di baciarti."
Tirai su con il naso. "Mi sono sempre detto 'non avere fretta. C'è ancora tempo.' Ma ora che il tempo non c'è più, cosa dovrei fare?"
"Ti ricordi della ruota panoramica?" Mi domandó Oikawa, con estrema dolcezza.
Annuii.
"Ho detto che mi bastava immagazzinare la tua immagine nella mia testa, per non dimenticarmi di te."
"Io non potrei mai...non potrei mai..."
"Lasciami finire. Ti basterà ricordarmi perché sia sempre con te, no?"
Abbassai il mento e lo puntai verso il terreno.
"Iwa-chan. Ti prego guardami." Mi chiese, come qualche giorno prima.
Eppure, compresi solo in quel momento cosa intendesse dire.
"Guardami. Guardami bene, Iwa-chan."
Feci come richiesto: i suoi ciuffi perennemente pettinati, la maglia della squadra per cui aveva faticato tanto con il numero 1 sul retro.
Il sorriso che non sarei mai riuscito a dimenticare.
"Io sono qui." Disse con gentilezza.
E solo allora capii.
Respirai a fondo e lo guardai un'ultima volta.
"Ce ne hai messo di tempo." Disse il ragazzo, leggendomi nel pensiero.
"Per quanto desideri averti sempre al mio fianco, non è... non è giusto."
"Eppure non ti sei liberato di me."
"Io ti amo, Oikawa" Sussurrai, con un filo di voce. "Ma tu non sei qui. Tu non sei reale."
Torou socchiuse la bocca, reprimendo una risata.
I lineamenti si fecero sempre più sfocati.
"Crudele come sempre, Iwa-chan."
Chiusi gli occhi e, quando li riaprii, il parco era vuoto.
L'altalena era immobile e la luce debole.
Il sole stava tramontando dietro gli alberi ma, del ragazzo, nemmeno l'ombra.
Mi asciugai le lacrime con la manica e diedi le spalle all'altalena.
Camminai lentamente verso l'uscita del parco, senza mai voltarmi.
×××××
Mi rigirai tra le coperte e sbuffai.
Ormai avevo rinunciato all'idea di riuscire a prendere sonno.
Mi sedetti sul materasso e mi passai una mano tra i ciuffi castani, nel vago tentativo di riordinarli sulla fronte.
Non era facile essere sempre perfetti.
Controllai l'orologio: le 22:04.
Ero andato veramente a letto alle dieci di sera.
Mi tornarono in mente le parole di Iwazumi di quello stesso pomeriggio.
'La verità è che...mi...mi dispiace, Oikawa. Ci vediamo.'
Avevo avuto l'impressione che mi stesse nascondendo qualcosa.
Anzi, non era stata solo una mia impressione.
Hajime si era trattenuto.
"Trattenuto dal dire cosa, Iwa-chan?" Domandai a voce alta.
Avrei dovuto telefonargli?
No, non sarebbe stato lo stesso.
Probabilmente mi avrebbe riattaccato in faccia o avrebbe lasciato che il cellulare squillasse per ore.
Messaggi? Iwaizumi ignorava spesso tutti quelli che gli inviavo.
Mi costrinsi ad appoggiare nuovamente la schiena contro il materasso e a chiudere gli occhi.
Avrei aspettato l'indomani per presentarmi a casa sua.
Sì, era la cosa giusta da fare.
Senza dubbio.
Dovevo smetterla di pensarci per non sembrare ridicolo.
Però...
Sgusciai velocemente fuori da quel bozzolo di coperte e mi affacciai alla finestra: la luna era già alta nel cielo e le strade deserte.
Avrei dovuto...
Dirgli la verità?
Mi ero ripromesso di aspettare il giorno prima della mia partenza.
Se avessi dovuto soffrire, avrei preferito farlo sapendo che, il giorno seguente, non sarei stato costretto a rivedere Iwaizumi agli allenamenti.
Mi appoggiai sul bordo della finestra e sospirai.
Il lampione accanto a casa mia illuminó la strada sottostante, dove una coppia passeggiava tranquillamente.
A giudicare dalle chiome degli alberi, doveva trattarsi di una serata ventosa.
Probabilmente la temperatura si era già abbassata a quella invernale.
Rabbrividii al solo pensiero e spalancai l'armadio, alla ricerca di un maglione.
Una volta indossata anche la giacca, realizzai cosa avevo appena fatto.
"Evviva la coerenza." Mi dissi, senza trattenere un piccolo sorriso malizioso.
Quel maledetto di un Iwaizumi mi spingeva perennemente ad andare contro ogni mio buon proposito.
Mi dimenticai di indossare gli occhiali ma, una volta sulle scale, pensai che non sarebbero stati necessari.
Si trattava di una decina di minuti di strada, massimo.
Trovai mia madre in cucina attenta a compilare un cruciverba.
Aveva uno sguardo triste.
Mi ero impegnato così tanto, nell'ultimo periodo, a non darle motivi per peggiorare la sua salute mentale.
E sapevo che lei mi era riconoscente, anche se non lo dava a vedere.
"Mamma?" La chiamai, obbligandola ad alzare lo sguardo dal giornalino.
Aveva delle profonde occhiaie che le segnavano gli occhi.
Eppure io li avevo visti, quegli occhi, brillare di gioia. Ma era successo troppo tempo fa perché potessi ricordarmeli.
"Pensavo stessi dormendo, Torou." Mi fece presente lei, alludendo ai miei vestiti.
"Devo fare un salto da Iwa-ch-emh, Iwazumi.- Mi corressi, infilandomi le scarpe che stavano nel corridoio.
"Non ci metterò molto."
Lei annuì, concentrandosi di nuovo sul cruciverba. "Fai attenzione."
"Ho diciassettenne anni, mamma!" Le dissi scherzosamente, agguantando una sciarpa e spalancando la porta.
Come previsto, fuori si congelava.
Strofinai le mani tra di loro per riscaldarmi e aumentai il passo.
Conoscevo Iwaizumi da una vita e non ero ancora in grado di capire cosa gli passasse per la testa.
Volevo scoprirlo a tutti i costi.
'E se...fossi onesto con lui?'
Non era mai stato un problema, per me, ammettere ciò che provavo.
Però, per qualche ragione, con Hajime non ci riuscivo.
Non che non avessi le idee chiare: da tempo sospettavo che non si trattasse più di semplice amicizia.
Ad essere sincero, non mi importava veramente di cosa stessi parlando.
Non credo esista neanche una parola adatta per descriverlo.
Perché non riguardava un'emozione in particolare: il nostro era un legame.
Amicizia? Ammirazione? Amore?
Aveva davvero importanza?
Non mi ero mai posto la questione da questo punto di vista.
Era un qualcosa che andava oltre ogni tentativo di elaborazione.
Non è che non volessi ammetterlo a me stesso: semplicemente stavo bene così.
Perché stavo bene con lui.
Camminai ancora più velocemente, infreddolito.
La luce del lampione tremoló per un istante.
"Quando lo dirò ad Iwa-chan, mi sbatterá la porta in faccia." Riflettei, ridacchiando.
Chissà come avrebbe reagito.
Mi si strinse il cuore al solo pensiero.
"Oh, beh." Mi dissi, immerso nei miei pensieri. "Immagino che la fregatura della vita sia il dolore."
Mi stavo avvicinando all'incrocio che divideva il suo quartiere dal mio.
Intascai le mani nella giacca e tirai fuori il cellulare: erano passati appena cinque minuti.
Sbloccai lo schermo e scrollai la rubrica alla ricerca del numero di Hajime.
Pensai sarebbe stato più carino avvisarlo del mio arrivo, invece che presentarmi nel suo giardino alle dieci di notte.
Il telefono squilló a vuoto prima che partisse in automatico la segreteria telefonica: Iwaizumi aveva spento il cellulare.
"Quell'idiota. Metti caso che fosse importante!" Sbuffai, allontando l'oggetto dall'orecchio per interrompere la chiamata.
Feci appena in tempo a notare i fari dell'auto, prima che la mia vista venisse completamente annebbiata.
La prima sensazione che provai fu il freddo tremendo dell'asfalto.
Poi tante macchioline rosse iniziarono a balnearmi davanti agli occhi e i puntini si ingrandirono.
Forse avevo sbattuto la testa.
Il vuoto si era impadronito del mio petto.
Continuavo a sentire quel maledetto freddo invernale.
Persino l'aria si era più fatta irrespirabile.
Le voci dei passanti ovattate.
Le luci deboli.
Il mondo avrebbe potuto crollarmi addosso in quel preciso istante e io non me ne sarei accorto.
Il mondo.
Che parola difficile.
Cos'era, per me, il mondo?
Mia madre. La pallavolo. I miei amici. Iwazumi.
Non ne avevo idea.
Ma era un mondo davvero strano.
Insomma, ti prepari tutta la vita a morire.
Eppure la morte trova sempre un modo per sorprenderti.
Chiusi gli occhi e sorrisi.
'Alla fine non sono riuscito a dirtelo, Iwa-chan.'
×××××
Ripensai al litigio di quel fatidico giorno.
Ripensai alle partite che avevamo giocato assieme.
Ripensai ad ogni momento trascorso con lui.
E, solo in prossimitá dell'entrata mi bloccai, indugiando sul passo successivo.
"Quando vorresti dimenticare una persona ma non puoi proprio vivere senza di lei, la cosa peggiore che tu possa fare è continuare ad amarla."
Guardai il punto dove, una volta, si trovava l'allucinazione di Torou.
"È proprio vero, Oikawa." Mormorai, abbozzando un sorriso.
Alzai la testa.
Le prime stelle stavano comparendo su quel cielo blu distante.
Sperai con tutto il cuore che Oikawa fosse riuscito ad ascoltarmi.
"Ti amo. Non è la cosa peggiore che tu abbia mai sentito?"
[FINE]
