Chapter Text
La professoressa McGonagall aveva finito di dare i compiti e osservava gli studenti che uscivano dall’aula, chi lamentandosi dell’eccessivo carico di lavoro, chi ridendo, chi parlando di tutt’altro.
Sirius notò Piton fermarsi davanti alla cattedra, e si bloccò poco dietro alla porta.
“Andate se volete.” Disse agli amici. “Voglio sapere se le deve dire qualcosa riguardo alle ripetizioni.”
James si appoggiò a lui sbirciando nell’aula. “Da Piton ci si può aspettare qualche colpo basso.” Esclamò.
Sirius lo guardò un attimo. “Già, vero.” Mormorò improvvisamente serio. Non aveva pensato a quell’eventualità.
Peter si accovacciò appoggiandosi anche lui alla parete per sbirciare come gli amici. Lupin li guardò allibito per poi appoggiarsi a poca distanza, mettersi a braccia conserte e guardare dall’altro lato del corridoio.
“Aumentare i tuoi voti in trasfigurazione?” Diceva la McGonagall con aria interessata.
“Sarei interessato a continuare il corso anche dopo i G.U.F.O., professoressa. Sto cercando di tenermi aperte più possibilità per il futuro…”
“Beh possiamo parlarne approfonditamente nel mio ufficio, domani alle 14.30?”
“La ringrazio, professoressa. Intanto… ha qualche testo da consigliarmi magari?”
“Naturalmente, ne parleremo domani senza fretta.” Osservò l’espressione del ragazzo, sorridendo premurosa. “Ma sicuramente troverai questi due titoli in biblioteca nel frattempo.” Scrisse qualcosa su un foglietto porgendoglielo. I malandrini notarono un leggero sorriso stamparsi sul volto del compagno in quel momento. Videro la professoressa alzarsi e Piton riprendere la sua borsa mettendosela su una spalla.
Si staccarono dalla parete allontanandosi di corsa per non farsi beccare.
Sirius entrò nella classe per le ripetizioni trovando Piton intendo a leggere, sicuramente uno dei libri suggeriti, pensò.
“Sai oggi è il primo giorno della nostra ultima settimana di prigionia!” esclamò Black appoggiando la borsa sul banco.
“Lo so, ma sento che gioirne ora sarebbe prematuro.” Rispose. “Purtroppo non è ancora l’ultimo giorno!” sorrise facendo ridacchiare Sirius.
“Ieri ad Hogsmeade… tu non c’eri?”
“Avevo dei compiti da fare.”
“Beh ieri ho pensato: ehi! È il primo giorno dell’ultima settimana! Prima di iniziare a ucciderci a vicenda, dovremmo festeggiare di essere sopravvissuti a tutti i tentativi che abbiamo fatto finora!”
“Festeggiare. Io e te? Insieme?” chiese Piton fissandolo.
Sirius annuì aprendo la sua borsa e tirando fuori due bottiglie. “Firewhiskey!” esclamò con entusiasmo. Piton lo guardò improvvisamente sconvolto.
“Sei impazzito, Black!? Dove hai preso del firewhiskey? Chi te lo ha venduto??”
“Beh questo di certo non te lo dico. Ma è buono, fidati di me! Davvero non lo hai mai bevuto? Abbiamo 16 anni! Li hai compiuti a gennaio, giusto?”
“Come sai- ma appunto! Abbiamo 16 anni! Siamo minorenni, Black. Quello è alcool.”
“Un po’ di alcool non ha mai ammazzato nessuno, Scemerus! Anche se sta roba è così buona che non ho dubbi che un giorno potrei esserne dipendente!” rise. “Ci crederesti?”
“Si chiama alcolismo. Non è divertente. E non te lo augurerei.”
Sirius lo guardò sorpreso, poi stappò una bottiglia trasfigurando due bicchieri e porgendogliene uno. “Eddai Piton, un goccio non ha mai fatto male a nessuno, fammi compagnia.”
“Ho detto di no, Black.”
Sirius gli avvicinò insistente un bicchiere scarsamente riempito. “Solo un brindisi!” Piton lo fulminò con lo sguardo, allontanando il bicchiere con la mano. “Ma come fanno a sopportarti alle feste nel tuo dormitorio? Tutti i Serpeverde sono così noiosi?”
“No, hanno solo la accortezza di non cercare di costringere nessuno a fare ciò che non vuole!”
Sirius si bloccò allontanandosi di qualche passo, Piton aprì di nuovo il suo libro con aria irritata. Il Grifondoro si sedette pensieroso, girando il liquido nel suo bicchiere.
“Lo dicevo che era troppo presto per festeggiare.” Mormorò Piton spostandosi un lungo ciuffo di capelli dietro l’orecchio.
“Scusa.”
“Cos-… sei già ubriaco, Black?” chiese, girandosi di scatto verso di lui.
Sirius sospirò passandosi una mano tra i capelli, poi ridacchiò. “Dico sul serio, Severus.”
Piton lo guardò ancora più sospettoso, attraversato da un brivido a sentire il suo nome proprio pronunciato da Sirius.
“Non pensavo ti mettesse a disagio, cioè credevo… che solo perché siamo io e te ti rifiutassi.”
Piton lo osservò serio, chiuse il libro sospirando, poi accennò ad un leggero sorriso. “Non sono astemio, Black, semplicemente non mi piace. Non ho un buon rapporto con l’alcol o gli alcolisti. Ma puoi bere e brindare quanto vuoi, non sarò certo io a impedirtelo.”
“Troppo gentile, sua altezza!”
Piton lo guardò sorpreso poi nascose una risata dietro la mano mentre Sirius, bevendo si metteva a ridere con lui. Si sedette sul banco sporgendosi verso il compagno.
“Ehi, io sono bravo in trasfigurazioni, posso aiutarti a studiare! Sono il pupillo della McGonagall!”
Severus ridacchiò appoggiando il viso alla mano, lo fissò con sguardo sarcastico. “Ti vuole così bene che ti ha costretto a due settimane di punizione con il più simpatico della scuola.”
“Ehi, era una battuta questa?? hai un futuro da comico!”
“Oh no, non potrei rovinarti una carriera avviata!”
Sirius ormai era già attaccato alla bottiglia, e sgambettava divertito ancora seduto sul banco. “In realtà non lo fai perché hai sentito le mie battute sui gatti e non hai nessuna possibilità!”
Risero ancora un po’, Black gli sorrise ancora, appoggiando la bottiglia. “Dicevo sul serio per trasfigurazioni!”
“No Black, non ho bisogno di ripetizioni.”
“Ok, ok! Io ho proposto!”
Piton sorrise leggermente cercando di nasconderlo facendosi cadere i capelli davanti al viso, si abbassò a prendere un libro per passare alle ripetizioni di quella giornata. L’aula era ancora piena delle risate divertite, ma non di scherno, di Black, che si stava finendo una delle bottiglie senza difficoltà. Piton lo guardò di striscio, osservò il suo sorriso e gli occhi grigi che brillavano.
“Sai… è la prima volta che mi trovo a passare del tempo piacevole con uno che beve. Di solito se mi va bene, mio padre non si rende nemmeno conto che sono nella stessa stanza.”
Sirius si bloccò, sorpreso. Si girò e vide che Piton non lo stava guardando. Si chiese se aveva davvero sentito una confidenza, ma il compagno aveva già aperto un libro tirando fuori un tema da fare.
“È una cosa comune!” Disse all’improvviso Black prendendo delle pergamene. “Mio padre non è originale quanto crede, non solo quando beve, mi ignorava anche quando era sobrio!”
Piton ridacchiò e Sirius gli sorrise.
“Dov’è Sirius?” chiese James entrando nel dormitorio e guardando subito il letto vuoto di Felpato.
“Lo sai, ha ripetizioni con Piton.” Rispose Remus serenamente, senza alzare lo sguardo dal libro.
“Non è assurdo?” disse all’improvviso, con aria indispettita, mettendosi le mani sui fianchi.
Lupin e Minus alzarono la testa incuriositi. “Cosa?” chiese Peter mentre sgranocchiava delle patatine. “È una settimana ormai che fa ripetizioni con Piton.”
“E ha provato a evitarlo solo una volta. Gli ha chiesto il permesso per gli allenamenti di Quidditch… è stato con lui di sabato! Ma non sei geloso?” si rivolse a Lupin con sguardo allucinato.
“Sembri tu quello geloso, James. Mi vuoi dire perché?” rispose Remus chiudendo il libro e guardandolo attento. “Temi che diventi improvvisamente il migliore amico di Severus?”
“Ma che stronzate?!” sbottò con una risatina isterica. “Sirius Black. Stiamo parlando di Sirius Black. Conosciamo lo stesso Sirius, no?”
“Sì, o almeno credo. Il Sirius che conosco io può essere un cazzone, perché spesso lo è, ma non è un traditore.” Esclamò severamente Remus. “La professoressa McGonagall lo ha beccato quando ha provato ad evitare la sua punizione. Sirius ha perso molti punti per Grifondoro. Il fatto che ora si comporti decentemente non lo rende improvvisamente il migliore amico di Piton… né tanto meno lo rende infatuato di lui!” aggiunse irritato prendendo il libro e alzandosi con una tale energia che sembrava poter bucare il pavimento camminando. “Vedrai che tra una settimana tornerete a fare gli spacconi insieme come sempre, anche se dal lato bullismo non mi entusiasma l’idea, e dovresti convincertene anche tu, James.”
Uscì dal dormitorio senza aggiungere altro, James guardò verso la porta a bocca aperta, poi si girò verso Peter.
“Gli tira il culo?” Peter ridacchiò alzando le spalle. James scosse la testa mettendosi a braccia conserte. “Alzati Codaliscia, abbiamo da fare. E né Remus né Sirius dovranno sapere niente, riesci a mantenere il segreto?”
Minus lo guardò spaesato, deglutì leggermente pallido, poi annuì.
Sirius era seduto sulla cattedra che chiacchierava abbastanza animatamente, Piton seduto ad un banco di fronte sorrideva leggermente.
“Ed è chiaramente per quello scherzo che Lumacorno non ha notato quanto sono bravo in trasfigurazioni e non mi ha ammesso al suo club!” Osservò il viso del compagno, che continuava a limitarsi a sorridere.
Certo quell’accenno di vivacità sul volto di Piton lo rendeva sicuramente diverso. Non bello, si disse Sirius, ma certamente più umano. La cosa che lo colpiva maggiormente era che quando sorrideva, lo faceva con tutto il volto, per quanto leggera potesse essere la curva della bocca. Gli si illuminavano gli occhi, sembrava prendere un po’ di colore e i capelli sembravano desiderosi di mostrare a tutti quel viso allegro, e non osavano cadergli davanti in quei momenti. Lo aveva notato quelle volte che lo aveva osservato durante i pasti e ancora di più quando era con Lily. Provava un senso di soddisfazione però a sapere che era lui a farlo sorridere. Non sogghignare, quello non era una novità, Piton era spesso abbastanza presuntuoso da concederselo, ma sorridere? Gli faceva pensare a lui in modo diverso.
“Oh via, solo un sorriso? Era una storia divertente!”
“Senza dubbio.” Rispose Piton. “Non ti perdi niente a non essere nel Lumaclub.”
“Oh dimmi che siamo al momento della grande rivelazione! Perché hai mollato il Lumaclub?”
Piton ridacchiò sarcastico tornando a scrivere sulla sua pergamena. “Ci pensi ancora, Black? Non te lo dirò mai.”
“Ma dai! Siamo… compagni di ripetizioni! Mi hai detto di tuo padre!”
“Cosa ti ho detto di così rilevante?” chiese serenamente, facendo chiedere a Sirius se la confidenza di un paio di giorni prima fosse vera.
Si sedette al banco appoggiando il viso alla mano pensieroso. “Beh ho chiesto in giro.” Sogghignò a vedere Piton girarsi di scatto verso di lui. “E pare che si dica che tu non fai più parte del Lumaclub perché non partecipi mai alle serate organizzate da Lumacorno. Però nessuno è sicuro perché a volte alle feste ti si vede eccome. Ma ci vai perché sei nel club, o come accompagnatore della Evans o di Regulus?”
Piton lo guardò serio, poi sorrise scuotendo la testa. “Molto bravo, Black. Ma non hai concluso niente.”
“La mia conclusione, ed è una supposizione… è che ti vanti talmente poco di essere tra i pupilli di Lumacorno, che probabilmente nemmeno lui si ricorda che lo sei. Quindi vai alle feste a tuo piacimento e per il resto ne approfitti per evitare eventi sociali che non ti interessano.”
Piton lo guardò per un attimo sorpreso, poi prese il suo libro di pozioni dalla borsa. “È una tua supposizione.”
“Però è corretta!” rise Black divertito. Piton gli diede un colpetto dietro la testa con il libro, facendolo ridere ancora di più.
James afferrò Codaliscia nella sua forma di topo rimettendolo sotto al mantello. Peter riprese le sue sembianze umane nascosto dall’invisibilità e guardò attentamente James, cercando di capire cosa volesse sentirsi dire.
“Li hai visti, no?”
“Sì… sembravano… tranquilli?”
“Troppo. E troppo amichevoli. Conosciamo Piton, Peter, ti sembra naturale che Sirius scherzi e rida con lui?”
“No…” mormorò Peter tornando a guardare verso la porta dell’aula, dalla quale era entrato tramite un buchetto nella parete.
“Piton è un patito di arti oscure…” mormorò James.
Peter si mise le mani sulla bocca negando con la testa. “Credi che… una… una maledizione senza perdono? Lui?”
“No, non la farebbe a scuola, no?” rifletté James. “Ma c’è qualcosa di altrettanto terribile ma non illegale per cui non rischierebbe nulla più di una punizione… gli faremo passare la voglia, Pete.”
Piton camminava per i corridoi dopo le ripetizioni, guardava attentamente un tema che aveva scritto e curvò l’angolo decidendo che era abbastanza soddisfacente da poterlo mettere via.
“Petrificus totalus.” Sentì dire alle sue spalle, pur essendo certo che fino ad un istante prima non ci fosse nessuno.
Il suo corpo si paralizzò, incapace di qualsiasi movimento, e crollò a terra. Cercò con lo sguardo il suo assalitore e vide diventare visibile vicino al suo viso l’orlo di un mantello. James gli mise un piede sul viso sogghignando.
“Parliamo un po’, eh, Scemerus?”
La sua faccia riemerse da dentro al gabinetto, tossì gravemente, cercando di respirare anche con il naso, mentre altra acqua continuava ad essere tirata sotto di lui. Sentì un impulso a vomitare che ricacciò indietro a fatica.
James lo ricacciò nel water con un colpo di bacchetta, ascoltando il suono delle bolle dovute ai tentativi di ribellarsi di Piton. Gliela sollevò di nuovo con un altro colpo di bacchetta.
“Sai Piton, in verità mi fai pena.” Disse finalmente, dopo che erano trascorsi parecchi minuti da quando aveva iniziato a mettergli la faccia nel water. “Sì insomma… guardati… è naturale che cerchi altre vie per avere qualcuno.”
“Cosa… stai…” provò a parlare, tossendo altra acqua e sentendosi montare la rabbia dentro. James lo ributtò nel water, ancora più serio, mentre Peter, pallido e tremante, deglutiva stringendo la bacchetta tra le mani e sperando fortemente che non entrasse nessuno.
“Che cos’è? Amortentia? O qualche esperimento di magia nera?”
Diede un altro colpo di bacchetta, Piton lo guardò pallido tossendo ancora. James lo afferrò ai capelli chinandosi alla sua altezza.
“Come hai incantato Sirius?”
Si fissarono negli occhi, Piton sogghignò all’improvviso, ridacchiando sarcastico. “Oh Potter… questa è la scusa più patetica con cui tu mi abbia attaccato finora. Dovresti smettere di provare a darti una spiegazione, ammetti solo che ti diverte affrontarmi come un codardo!”
James sorrise amaramente, ricacciandolo nella tazza ma tenendolo giù con la sua stessa mano questa volta.
“Chi si è mai accorto di te, Severus?” gli chiese dolcemente, sollevandogli appena la testa per farlo respirare. “Lumacorno si ricorda a malapena che fai parte del club, i tuoi compagni Serpeverde vivrebbero ugualmente, se non meglio, senza di te… perfino tuo padre preferisce ignorare la tua esistenza.”
“… Di solito se mi va bene, mio padre non si rende nemmeno conto che sono nella stessa stanza.”
Piton sgranò gli occhi, si trattenne dal tremare di rabbia a ripensare a quella isolata, sbagliatissima confidenza che aveva fatto a Sirius. Piuttosto subdolo da parte sua, non presentarsi con i suoi amichetti ma dare loro le armi con cui attaccarlo.
“Se avessi incantato Black, Potter… ti assicuro che non ti seguirebbe come un fedele cagnolino ogni volta che gli è possibile. Paura, Potter? Temi di perdere il tuo fidanzatino?”
James digrignò i denti con rabbia. “Expelliarmus!” lo fece balzare contro la parete del bagno e puntò la bacchetta verso Peter che sussultò. “Accio bacchetta di Piton.”.
Piton sussultò mettendosi in piedi il più velocemente possibile, mentre James lanciava la bacchetta nel gabinetto, tirando ancora una volta l’acqua. Il Serpeverde si lanciò verso il water buttandoci la mano dentro, mentre James e Peter uscivano dal bagno.
“Questa volta sono stato gentile, Piton, ma non lo sarò di nuovo.”
Piton sollevò la bacchetta bagnata dal water, si girò livido di rabbia verso la porta che i due malandrini avevano appena varcato. Avrebbe potuto inseguirli, riprenderli, fare loro del male. Voleva farlo. Una goccia scivolò dai suoi capelli lungo il viso già bagnato, mentre il respiro diventava più regolare.
“Oh ve ne farò pentire…” mormorò alzandosi in piedi di scatto. Barcollò per un passo poi con mano tremante asciugò la bacchetta con il mantello.
Pochi istanti dopo entrò rabbiosamente nel suo dormitorio, estrasse da sotto al suo letto un bauletto mormorando un incantesimo per aprirlo. Iniziò a scavarci dentro con le mani.
“Amortentia, eh? Non hai la minima idea di quanto sia pericolosa.” Pensava stringendo i denti con tale forza da sentire dolore. “Vuoi vederne gli effetti Potter?” tirò fuori una boccetta con un liquido color rosa. “Ci tieni così tanto a saperne di me Black? Ne saprai al punto da non staccarti mai da me.” Pensò ridacchiando isterico mentre trasmutava una bottiglietta in una bottiglia di firewhiskey opaca. “Vi faccio capire io come funziona l’amor-.” Si bloccò, la pozione aperta nella mano destra. Lo colpì il fresco e vivace profumo che associava a Lily Evans, a lui ormai ben noto, ma c’era altro. La sua mano tremava mentre elaborava l’odore raffinato, ma alternato ad un odore energico di muschio ed erba bagnata. I lunghi capelli gli ricaddero, ancora bagnati, davanti al volto mentre Piton inclinava il capo, la pozione gli cadeva di mano, e le sue spalle venivano scosse da un singhiozzo…
Sirius era seduto nell’aula della McGonagall, i piedi sul banco, la piuma tra le labbra. Mosse la bacchetta e il quadrante di un orologio gli apparve davanti. Sbuffò, era la prima volta che Piton era in ritardo. La porta si aprì colpendo il muro e facendo sobbalzare il ragazzo, Piton estrasse subito la bacchetta e Sirius si sentì la lingua incollarsi al palato, incapace di parlare si alzò di scatto mugugnando a fatica.
“Sarò molto breve e molto chiaro, Black.” Esclamò con estrema serietà il Serpeverde. “Tu mi fai schifo.”
Sirius sgranò gli occhi sorpreso, cercando di liberare la lingua, si avvicinò di un paio di passi, ma la forza con cui Piton aggiustò la mira della bacchetta lo fece bloccare.
“Ti concedo che questa volta l’errore è stato mio. Non avrei mai dovuto abbassare la guardia, non potevo aspettarmi che Potter mi avrebbe lasciato in pace, giusto? Dovevate divertirvi in qualche modo. Vigliacco.” Esclamò sempre più arrabbiato. La confusione nello sguardo di Sirius lo faceva inviperire ancora di più. “Mancano solo tre giorni, non me ne frega un cazzo se ci beccano a non fare niente, non me ne frega un cazzo dei punti, non me ne frega un cazzo della tua istruzione! Peggio vai meglio mi sento! Non osare parlarmi, non osare avvicinarti, non provare a puntarmi la bacchetta contro! L’accordo è saltato.” Guardò la porta stringendo la mano intorno alla tracolla della sua borsa. “Inventati quel che vuoi per oggi, non voglio nemmeno starci qui dentro.” Uscì dalla stanza. Sirius si avvicinò al suo banco e con la sua bacchetta si sciolse la lingua tossendo. Si mise una mano sul viso tirandosi indietro i capelli. Alzò lo sguardo verso la porta aperta e ora vuota.
Quando tornò nel dormitorio, James e Peter gli chiesero subito come aveva trovato Piton quel giorno e risposero alla sua confusione dicendogli di averlo ‘colpito nel personale’ come meritava. Sirius sorrise loro senza divertimento e corse in camera dove trovò Remus.
“Lo sai cosa hanno fatto James e Peter?”
“Quando?” chiese perplesso Remus. “Che è successo?”
“Non lo so di preciso, hanno parlato di aver colpito nel personale Piton, e lui era furioso, mi ha incollato la lingua al palato!”
“Cosa… in che senso?”
“Remus… sei sicuro di non sapere di cosa sto parlando?” gli chiese serio, una strana luce gli brillava negli occhi.
Lupin lo guardò confuso, poi spalancò la bocca. “Ti ho detto che non ne sapevo niente!” esclamò. “Io, Sirius? Io dovrei istigare qualcuno a far del male a Piton? Davvero? Ma se vi ho sgridato anche l’ultima volta!”
Sirius abbassò il capo sentendosi improvvisamente uno stupido. Sospirò appoggiando la testa sulla spalla del fidanzato, che lo abbracciò piano.
“Scusa… Non volevo sospettare di te, tu non c’entri… si vede che Jamie… Si annoiava, o simili. Ma mi ha reso impossibile finire la settimana con Piton ora…”
Lupin sospirò e gli sorrise teneramente, dandogli un leggero bacio sulle labbra e accarezzandolo al viso, osservando i grandi tristi occhi da cucciolo di Sirius.
“Ma no… Quante volte siete stati degli idioti con lui? Oggi magari era arrabbiato, ma domani ci passerà sopra…”
Sirius ridacchiò negando con la testa. “Stai scherzando?” chiese divertito. “Quello sa serbare rancore peggio di mia madre!”
Lupin rise ma Sirius si rabbuiò all’improvviso, allontanandosi da lui e fulminandolo con lo sguardo. “Colpito nel personale… Remus, lo avevo detto solo a te! Era una confidenza che mi aveva fatto!” disse sommessamente, quasi un ringhio.
“Cosa? Sirius ti ho detto che non so niente di cosa è successo!”
“Hai parlato a James di ciò che Piton mi ha detto di suo padre?!”
“Cos… no! No! Sirius non lo farei mai! so mantenere un segreto, cazzo!” sbottò all’improvviso. “Proprio io non dovrei saperne mantenere uno?!”
Si guardarono, entrambi nervosi e increduli, per un istante come se fossero due sconosciuti. Sirius si girò di scatto verso la porta della loro camera afferrando la maniglia.
“Sirius sei impazzito? Non ti fidi di me?”
“È l’unica cosa personale che mi viene in mente su Piton, e tu sei l’unico a cui l’ho detto!”
“Magari ci hanno sentito, siamo nella stessa stanza ogni notte!” rispose irritato. “Se non ti fidi di me per queste piccole cose, come farai a fidarti di me per quelle importanti?!” quasi gli urlò. Sirius si girò di scatto verso di lui. Il fidanzato tremava dalla testa ai piedi, aveva gli occhi lucidi ma lo sguardo offeso e altero.
“I-io… Moony… Moony no, io… sono… scusa me la sto prendendo con te ma… ma… ci sono rimasto male.” Mormorò a bassa voce guardando in un angolo nella stanza. “Io… non so…”
“Non ti perdonerò per sempre Sirius…” sussurrò Lupin iniziando a calmarsi. “Ma mi era chiaro che ti stava iniziando a piacere stare con Piton.”
“No! Era… solo diverso vederlo dare ripetizioni…”
“Quello che vuoi… Dillo come ti pare, ma è chiaro che essere stato aggredito da Piton per qualcosa che non hai fatto ti ha fatto arrabbiare.”
Sirius rimase in silenzio, distolse gli occhi non potendo sopportare lo sguardo comprensivo di Lupin. Negò con la testa.
“Non me ne frega un cazzo di Scemerus… è che questi ultimi tre giorni saranno un inferno e non ne ho voglia.”
Uscì dalla camera, Lupin sospirò stringendosi il braccio con la mano.
Lumacorno consegnò a Sirius un foglio con una ‘O’ sopra. Il ragazzo distolse lo sguardo da Piton osservando sorpreso il professore.
“Un lavoro notevole, signor Black. Davvero notevole. Si vede che la punizione della professoressa McGonagall è stata efficace. 10 punti a Grifondoro per l’impegno reale che ci hai messo.” Esclamò orgoglioso l’uomo. Si allontanò andando a consegnare le valutazioni in altri banchi. “E non sarei corretto se non ne dessi anche 10 a Serpeverde, per premiare questo successo nell’insegnamento, non è vero, Severus?”
Il ragazzo fece una leggera smorfia e borbottò un flebile ringraziamento a Lumacorno, che gli strinse allegramente una spalla continuando con le sue consegne.
Quando la lezione finì, Sirius camminava con i suoi amici e il compito ancora in mano. James rideva con loro dicendo qualcosa che non stava ascoltando.
“Che poi non è certo merito di Piton.” Disse all’improvviso. “Insomma, prendi spesso delle O, e se ci fosse stata… boh tipo la Evans, sarebbe stata una 'E' quella.”
Sirius lo osservò, sogghignò annuendo, ma si girò leggermente verso l’aula che stavano lasciando. Vide Piton uscire di fianco a Lily, le stava sorridendo leggermente, ma con grande tenerezza. Sirius non avrebbe rivisto quel sorriso dopo le lezioni, non dovuto a lui. Si sentì torcere le budella e girandosi non indagò troppo su quella sensazione. Lupin gli prese la mano e Sirius sospirò sollevato incontrando il suo sguardo premuroso.
Piton venne fermato sulla porta dell’aula di trasfigurazione dalla professoressa McGonagall.
“Black mi ha chiesto una cosa molto singolare, signor Piton.” Esclamò osservando l’espressione confusa del ragazzo. “Si è fatto accompagnare dalla signorina Evans e insieme hanno cercato di convincermi sul perché non fosse necessario terminare la punizione che gli avevo dato… e sul perché non dovrei ridurre i punti a Serpeverde.”
“Come? Professoressa McGonagall io non ho chiesto niente del genere, né a Black né a Lily. Mancano tre giorni, l’ho sopportato per quasi due settimane, non mi farò certo spaventare da poche ore…”
“Mi rendo conto di non aver rispettato i tuoi impegni con questa punizione e penso che Black abbia capito perché gli era stata data.” Piton la guardò sorpreso, si sentì sollevato ma anche più arrabbiato di prima. “Quindi ho concesso che la sua punizione finisse prima, e ti ringrazio per l’aiuto che mi hai dato. Tuttavia, signor Piton, mi chiedevo… se va tutto bene. Se stai bene.”
Piton annuì. “Non è successo nulla, si vede che si era stancato di prendere ripetizioni. Con tutto il rispetto professoressa, io la ringrazio ma non mi sembra giusto che…”
“È ora di lezione, in aula, presto.”
Piton seduto al banco ogni tanto lanciava un’occhiataccia a Black, che rilassato e sereno sembrava farsi i fatti suoi più che ascoltare la lezione. Il Serpeverde muoveva distrattamente la penna, riflettendo sul comportamento di Black e trovandolo insofferente e presuntuoso.
Vide un bigliettino planargli sul banco. Lo toccò con la piuma, lo osservò qualche istante, si guardò intorno nervosamente poi lo aprì di nascosto.
- Grazie per le ripetizioni, una O in pozioni non è affatto male. S.B. –
Fissò il foglio con sguardo vuoto. Rifletté sul profumo nell’amortentia, e lo odiò profondamente. Si chinò sul suo foglio iniziando a scriverci sopra.
Sirius sussultò quando gli arrivò addosso un pipistrellino di carta, lo mise subito sotto al banco dispiegandolo.
- Complimenti, hai avuto quello che volevi, senza alcun impegno, e sei riuscito perfino a farti ridurre la punizione. Che gran cuore, Mr. Black, troppo spaventato forse per affrontare gli ultimi tre giorni con me? La tua presunzione è sorprendente, l’avrai ereditata da tuo padre?
Ps: una 'O' per quella pozione? A malapena un 'Accettabile', sappiamo entrambi che fai schifo ad imparare pure la minima cosa. -
Si fece serio guardando di traverso Piton, che lo osservava con uno sguardo altrettanto arrabbiato.
“Ingrato… io sono gentile e lui…” pensò strappando il foglio e pestandolo silenziosamente sotto al banco, donando di nascosto un gestaccio al compagno.
“Per oggi ho deciso di essere magnanimo, Scemerus, ma da domani tutto come prima, se non peggio!” gli mormorò con un ghigno divertito.
Piton lo fissò, sogghignò ricambiando anche il gestaccio. “Vedremo per chi.”
Piton camminava nel corridoio, sospirò leggermente. “Perché è così assurdo?” pensò rielaborando i comportamenti di Black. “Potter mi ha aggredito, sicuramente a causa sua. Ma Black ha chiesto alla McGonagall… pensava che non potessi sostenerlo, sicuramente, il figlio di puttana bastardo. Mi chiedo con quale coraggio Regulus abbia potuto dire che gli manca suo fratello in casa.” Sospirò sollevato di non aver rivelato quel segreto piuttosto che quell’informazione su suo padre. Non avrebbe mai voluto tradire Regulus dicendo una cosa del genere a Sirius.
“Buonasera Piton.” Salutò cordiale Silente, in piedi fuori dal suo ufficio davanti al quale Piton stava passando.
“Ma ancora il suo comportamento è inspiegabile.” Pensava lui, distratto, superando il preside. “Che scopo aveva ringraziarmi?”
“Perbacco! Devo farmi vedere più spesso a scuola, non vengo più salutato!”
Piton si girò confuso, fissò per qualche istante Silente, che gli sorrideva gentile. Si guardò attorno notando di essere l’unico con cui poteva aver parlato.
“Buonasera professor Silente… non l’avevo vista.”
“Non fa niente, ragazzo mio, davanti a certi pensieri, quello che ci circonda è spesso irrilevante.” Si avvicinò a lui con tutta l’aria di qualcuno che voleva fare un pezzo di strada insieme. “Posso chiederti cosa ti preoccupa?”
Piton parve rifletterci, si girò verso Silente, fermandosi in mezzo al corridoio.
“L’amortentia è un filtro d’amore piuttosto potente, e come ben sa per ogni persona ha un profumo diverso. Questo profumo è sempre presente, e può essere qualcosa che si ama, qualcuno che si ama, corretto?”
“Senz’altro è corretto, signor Piton.” Rispose Silente accarezzandosi la barba.
“Tuttavia non è sempre amore, a volte è pura e semplice attrazione fisica. È corretto?”
“Sembri essere piuttosto sicuro di ciò che dici, eppure mi stai chiedendo delle conferme.”
“Perché forse saprà rispondermi ad una domanda per la quale temo di essere insicuro. È possibile sentire due profumi di due persone differenti nell’amortentia?”
“Immagino di sì. Non mi è mai capitato. Ma l’amore è un sentimento potente, e non è detto che debba essere solo per una-.”
“Ma professor Silente, potrebbe essere solo attrazione fisica abbiamo detto. Ed è più probabile no? Soprattutto se questa persona è una di quelle che non vorresti vedere nemmeno da lontano. Ma rimane così probabile quando… la persona che annusa l’amortentia è insicuro su quanto affine si senta alla pura e semplice fisicità?”
Silente lo osservò con aria curiosa, Piton distolse lo sguardo riprendendo a camminare, accompagnato dal preside che era rimasto in silenzio.
“L’amore è un sentimento a volte inspiegabile, signor Piton. Molto spesso a lui non importa cosa ne pensa la razionalità. Tuttavia ritengo che se l’amortentia dovesse far sentire una semplice attrazione fisica, quel profumo non sarebbe duraturo, o forte.”
“Come ci si libera del profumo dell’amortentia? Di… quelli che non vuoi sentire, intendo.”
Silente sorrise bonariamente, si fermò alle scale, dove le loro strade si sarebbero divise.
“Non ci si può liberare dell’amore se si è capaci di provarlo, signor Piton. Ed è una cosa molto positiva. L’amore è la magia più potente a questo mondo.”
“Come può ritenerla tale, professore, se essenzialmente ha detto che è spesso incomprensibile? Se è volubile? Se può essere dolorosa?”
“L’amore è potente quanto misterioso, signor Piton. Ne avrai sicuramente a che fare. Magari un giorno avremo modo di riparlarne. E magari quel giorno ci troveremo d’accordo su quale forza può esercitare su una persona un amore vero.”
Piton lo guardò scendere le scale e allontanarsi. Si sentiva forse più frustrato, confuso e amareggiato di prima. Su una cosa decise di essere certo, il profumo di Sirius Black sarebbe sparito, o forse lo aveva già fatto, rapido e veloce come una pura e semplice attrazione fisica.
