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Desert Songs

Summary:

Raccolta di OS sui MetaMoro, ne troverete di ogni tipo e genere. Spero vi piacciano!

Chapter 1: Loathe - I Parte

Chapter Text

 

 

Captain's Log. Stardate 7267.8

A quanto pare, questa sarà la data di inizio raccolta. Wao, non ci credo. 
Erano mesi che volevo fare una raccolta di OS, ma avevo così tante long da finire che non l'ho mai presa sul serio come idea. E adesso invece eccoci qui.

TitoloLoathe. 
In realtà doveva essere 'You're the one that I need, I'm the one that you loathe'. Ma era troppo lungo, e quindi, semplicemente Loathe. 
Parti: 1/3.
Parole capitolo: 4996
Parole complessive: 13.579
Trama: L'hogwarts!Au di cui nessuno eccetto me aveva bisogno. Ermal e Fabrizio si passano un anno, l'uno è tra i più popolari della scuola, nonché tra i Serpeverde. L'altro invece è un semplice Tassorosso. 
Si detestano fin dal primo anno, ma qualcosa potrebbe cambiare nel mentre. 
Note inizialiOltre a questo spazio, non ci vedremo mai se non a OS completamente concluse. Quindi qua anticiperò dediche, informazioni e premesse. 
Quindi, premessa: questa storia è un modo per ringraziare quelle pazze scatenate del mio gruppo WA preferito. Potrete riconoscervi in un modo nell'altro nella storia. Voi saprete. L'ho scritta perché ve lo meritate, perché vi voglio bene, semplicemente l'ho scritta perché sì. 
Considerato il contesto tutti i personaggi sono non poi tanto vagamente OOC ed è per questo se la questione MetaMoro è quasi uno sfondo. 
Inoltre, c'è ha un personaggio che ha il mio nickname: Logan Way. Chi mi conosce sa che odio inserire personaggi che mi rappresentano, infatti lui non mi rappresenta. Ha una sua vita, un suo passato, un suo carattere, che non è il mio. È nato otto anni fa e da allora non è mai cambiato, ma solo maturato. C'è ovviamente un legame tra me e lui ed è molto semplice: è la parte peggiore di me. Ha tutti i miei difetti maggiorati, anche se spesso vengono messi in evidenza come se fossero pregi.
Detto questo vi lascio alla storia. 
Aggiornerò ogni settimana. 
Enjoy!

 

 

 

Logan era steso a occhi chiusi sulla balaustra, i capelli sparpagliati sul marmo, tra le labbra stringeva una sigaretta accesa.

L’anno era ricominciato da a mala pena due giorni e lui già non ne poteva più. Veniva da un’antichissima famiglia di purosangue, aveva imparato tutto quello che doveva prima ancora di entrare in quella scuola, la maggior parte delle lezioni non erano che semplici ripassi, ma i suoi genitori ci tenevano che continuasse a frequentare e a portare a casa buoni risultati. Così, come ogni singolo anno, si trovava ad annoiarsi a morte.

“Way!” sentì una voce chiamarlo, ma non era di sua conoscenza, così decise di ignorarla senza preoccuparsi troppo.

Alzò al massimo il volume delle cuffie, cercando di isolarsi ancora di più.

Teoricamente il suo cellulare avrebbe dovuto smettere di funzionare del tutto, ma in una delle estati più noiose che aveva vissuto, si era messo di impegno ed era riuscito ad aggirare la barriera. Non che gli importasse tenere i contatti col mondo, gli serviva solo per poter ascoltare la musica, almeno in quei rari momenti in cui non era con l’unica ragione del suo soggiorno a Hogwarts.

“Way!”

Quella voce si era fatto ancora più vicina, al punto da superare la musica metal che pompava nelle sue orecchie, ma lui continuò a far finta di nulla.

“WAY!”

Quello era un urlo. Era decisamente un urlo e anche uno di quelli potenti, per superare gli In Flames.

Con pigrizia si levò una cuffia, alzando lievemente una palpebra.

Davanti a lui due studentesse Corvonero e una Grifondoro sostavano quasi arrabbiate. Eppure lui era sicuro di non averle mai viste prima, nonostante loro sapessero il suo nome - non che fosse cosa rara. Aveva dato modo di far parlare di sé, nella scuola.

“Mh?”

“Non si fuma a Hogwarts, Way.” disse tranquilla una delle tre e dedusse che non era lei ad aver reclamato la sua attenzione, prima. “E tu saresti?” chiese quindi, sbadigliando, un sopracciglio alzato.

Una delle due ragazze che le stava vicino scoppiò a ridere, mentre l’altra aveva inasprito lo sguardo. “Non provare a scherzare, Way.” aveva detto quest’ultima, ed eccola, la voce che aveva gridato il suo nome. Apparteneva all'unica ragazza di casata diversa, dai capelli tinti di rosa, niente a che vedere con i suoi, figli del suo sangue da metamorfomagus. Sbadigliò ancora, facendo aumentare le risate della più bassa.

“Direi che vi prende molto sul serio.” mormorò, ma lui la sentì comunque quindi le sorrise per darle ragione, prima di tornare a ignorarle. O almeno, quello era il suo intento, se soltanto non avesse visto dietro le spalle della più bassa una familiare chioma riccia.

L’unica ragione per cui non gli pesava poi tanto frequentare quella noiosissima scuola.

“Ermal!” si alzò di scatto, per nulla preoccupato di essere completamente steso sul vuoto fino a pochi secondi prima, e raggiunse il suo compagno di casata. Lo abbracciò stretto, quasi non lo vedesse da secoli, lasciandogli un bacio bagnato sul collo. Il moro sbuffò, senza però replicare. Ormai si era abituato all’atteggiamento dell'amico, anzi, se continuava a fare rimostranze era solo per non dargliela vinta.

“Way, dieci punti in meno a Serpeverde.” parlò la prima, di cui davvero, si ci stava sforzando, ma proprio non ricordava il nome. Sentì la multicolor borbottare qualcosa come “Impari a essere così irrispettoso e andare contro le regole”, ma glissò. Preferì invece guardare il suo migliore amico, ancora stretto tra le sue braccia, chiedendogli aiuto con lo sguardo, e lui sorrise.

“Sunshine Pitt la Grifondoro. Tymi Rocelin e Teale Sullivan, stesso anno, prefetti dei Corvonero.” gli suggerì con il labiale e lui annuì, lasciandogli l'ennesimo bacio come ringraziamento. Subito dopo si voltò verso le donne che ancora aspettavano in attesa di risposta, senza tuttavia districarsi da quell'abbraccio improvvisato

“Sarebbe bellissimo ma… Taele, Tymi, anche io sono prefetto. Sapete le regole.” scoccò la lingua sul palato “E cercate di mantenere il cane rabbioso la prossima volta. Potrebbe mordere.” poi, dopo aver fatto loro l’occhiolino, strinse la mano di Ermal.

“Abbiamo l'allenamento, vieni.”

L’albanese si lasciò trascinare a suo piacimento, anche quella era una cosa a cui era fin troppo abituato. Quando quel si metteva in testa qualcosa non c’era modo di cacciarglielo, si poteva solo sottostare. Camminarono per tutta la scuola con le dita intrecciate, consapevoli che tanto nessuno avrebbe mai degnato loro di alcuna occhiata.

Arrivarono nel campo da Quidditch in anticipo come loro solito. Lì, sulle scope, ancora la squadra di Tassorosso ad allenarsi, nonostante avessero dovuto lasciarlo già un’ora prima.

Logan sbuffò, ma prima ancora che potesse provare a parlare, la voce di Ermal lo aveva superato.

“Oh Mobrici!” attirò l’attenzione del capitano, nonché cercatore, con un fischio “Non dovresti essere già a sniffare nella tua stanza? Che ci fai ancora qui?”

Era bastata quella frase per far fermare tutto e cadere il silenzio nel campo. Sapevano tutti che era un colpo basso: erano anni che ormai giravano voci su una sua possibile dipendenza e lui erano anni che continuava a negare. Ormai nessuno si ricordava come fossero iniziate a circolare, chi ne fosse l’artefice, tuttavia, una cosa era certa, non erano mai scomparse. E anche se agli occhi altrui sembrava che quelle dicerie non lo ferissero era fin troppo noto che in realtà gli facevano veramente male. Ed era proprio per quel motivo, se lui le aveva tirate in ballo.

Sentì degli applausi alle sue spalle e si voltò, giusto in tempo per vedere Ileen, il loro portiere, avvicinarsi a loro.

“Non potevi usare freccia migliore, Ermal.” aveva detto la ragazza, affiancandoli e posando il braccio sulla spalla di Logan.

“Ciao Ili.” le aveva sorriso quest’ultimo, prima di tornare a godersi lo spettacolo.

Eppure, come al solito, Fabrizio Mobrici non gli aveva dato modo di esultare. Era atterrato con la sua solita leggerezza e li aveva guardati dispiaciuto.

“Non volevamo eccedere, perdonateci. Non ci siamo resi conto del tempo.” si era scusato, poi con un solo gesto della mano aveva fatto segno di lasciare il cortile.

Il metamorfomagus arricciò improvvisamente i capelli, cosa che per i suoi amici poteva significare una sola cosa: ne stava per combinare una delle sue, così si misero in attesa. Appena Fabrizio gli si avvicinò abbastanza, trasformò il suo piede in una radice d’albero, facendolo inciampare.

“Pardon.” disse subito dopo con un sorriso falsissimo “ancora non riesco a controllarmi bene.” mentì, e gli altri scoppiarono a ridere.

Il Tassorosso fece finta di nulla, intimando a tutti gli altri con lo sguardo di fare lo stesso. Del resto, Logan non sarebbe stato più un problema: poteva essere stronzo quanto voleva, ma non quando doveva assumere la posizione da capitano e la sua squadra stava arrivando proprio in quel momento.

Non degnò più nessuno di un semplice sguardo, se non i suoi compagni di casa. Lasciò che i suoi capelli tornassero come al solito, così come la radice, e prese la scopa.

Avevano fin troppo da fare per poter davvero perdere tempo con degli stupidi Tassi.


“Io lo ammazzo!”

“Mea.”

Tymi mise una mano sul braccio della sua amica, ma lei lo aveva scostato malamente.

“Io l’ammazzo.” ripeté lei, noncurante del monito dell'altra.

“Mea, devi calmarti.” intervenne Fabrizio, mettendo una mano sulla testa della sua compagna di casata. Lei gonfiò le guance, facendo scoppiare tutto il tavolo a ridere.

Fulminò a una a una tutte le sue amiche, prima di voltarsi imbronciata verso il ragazzo.

“Non ci riesco! È uno stronzo, mi innervosisce.”

Sbuffò, facendo aumentare ancora di più le risate di tutti.

“Con chi ce l’ha?”

Teale, appena arrivata, prese posto al fianco di Claudio, uno dei battitore di Tassorosso.

Quest'ultimo la guardò con un sopracciglio alzato, come se non fosse abbastanza ovvio verso chi ce l’avevano.

“La serpe ha colpito ancora.” dedusse quindi e Sunshine annuì.

“È divertente che lo stronzo sia stato Meta, ma ve la prendete tutti con Way.” notò Fabrizio.

Subito tutti lo guardarono storto e l’unica ragazza Tassorosso si voltò ancora più infuriata.

“Stai provando a difenderlo?! Non è il primo torto che ti fa Fabrì.” sibilò. “Io giuro che lo meno.”

Prima ancora che l’uomo potesse rispondere, Sunshine la guardò con un sopracciglio alzato.

“Me lo chiedo da anni, non è un po’ troppo aggressiva per essere Tassorosso?”

“Potrebbe valere anche per te.” le rispose Teale ridendo, perfettamente consapevole che quella risposta non le sarebbe piaciuta. Così, prima ancora che potesse crearsi un’altra storia, Tymi le zittì entrambe, permettendo al più grande di parlare.

“No che non lo difendo Mea. Dico solo che ‘no sgambetto non m’ha mai dato fastidio nella vita.” cercò di spiegarsi, ma bastò solo a infastidirla di più.

“Meta è istigato dalla serpe, è sempre colpa sua.”

Mobrici scoppiò a ridere, seguito a ruota da Claudio.

“Cosa vi ridete?!” sbottò lei.

“Niente, è che è Ermal Meta. Sarebbe stronzo pure senza Way a dargli manforte.” rispose il battitore.

Eppure, prima ancora che qualcuno di loro potesse protestare, il silenzio calò ai tavoli.

Non ci fu bisogno di girarsi a guardare per capire il motivo.

Il trio più chiacchierato di Hogwarts dai tempi di Potter aveva appena fatto il suo trionfale ingresso. In quei cinque anni il cessare di qualsiasi attività durante la loro entrata era ormai diventato tradizione. La maggior parte degli studenti era terrorizzata dall'idea di poter attirare, con un semplice rumore, la loro ira su di sé. Tutti gli altri, evitavano per quieto vivere. Nessuno aveva voglia di mettersi contro quei tre demoni, perché sapevano benissimo come rendere la vita impossibile.

Persino loro ogni tanto si meravigliano del feeling che si era creato. E pensare che neanche si conoscevano: era stato amore a prima vista sull’Espresso. Era bastato guardare il modo con cui si relazionavano con il resto del mondo per creare quel legame tanto temuto, ma che in realtà molti segretamente invidiavano. In fondo, era impossibile non vedere il loro affetto. In qualsiasi momento erano pronti a mandare all'aria tutto per gli altri due. Non a caso Logan aveva litigato non poco con la sua famiglia, Ermal era un semplice mezzo-sangue, non avrebbe dovuto frequentarlo per l'onore dei Way. E lui invece aveva mandato a puttane tutte le tradizioni perché “Ermal è mio amico.”

“Ma vi rendete conto che Way è prefetto? Lui, che ha infranto le regole così tante volte.” parlò sottovoce Mea, ma qualsiasi spunto a continuare le morì in gola grazie all’occhiata gelida che le aveva mandato Ileen.

Così tutti aspettarono che il trio Serpeverde si fosse seduto, per riprendere anche solo a respirare.

“L’amica di Mobrici si stava lamentando del tuo essere prefetto.” mormorò la donna, aggiustandosi i capelli per poter mangiare senza che questi gli creassero problemi. Lui scrollò le spalle.

“Lasciala parlare, sarà incazzata per come abbiamo trattato il suo adorato capitano oggi. A Proposito, Yll, sei stato fantastico prima.” disse a Ermal, carezzandogli i capelli. Lui fece un sorriso sghembo, prima di voltarsi verso Ileen.

“Sei stata brava oggi.” disse. Lei lo ringraziò con un cenno del capo. Lui si sentì in diritto di continuare “Però devi aumentare i riflessi.” le fece notare. Lei annuì.

“Vero. Oggi sono stata distratta. Ma anche tu devi essere più veloce per prendere il boccino.” rispose subito dopo.

Lui fece per ribattere, ma Logan sbadigliò sonoramente solo per interromperlo. Era il capitano della squadra e amava quando si mettevano d'impegno per migliorare, ma si stava annoiando.

“Volete smetterla?” chiese. I due interpellati scoppiarono a ridere prima di acconsentire.

Virarono su discorsi più frivoli, che lui ascoltava volentieri sdraiato su Ermal. E poi, dal nulla, sorrise.

Voltò il viso in modo tale che il mento appoggiasse sulla spalla dell’albanese e aveva sbattuto un paio di volte le palpebre, mentre questo si girava, per quanto gli era concesso, a guardarlo.

“Cosa vuoi, peste?” chiese e il metamorfomagus sorrise, facendo diventare i capelli rosati sulle punte, cosa che faceva quando voleva arruffianare qualcuno.

“Mi suoni qualcosa, dopo?” chiese con quanta più dolcezza possibile ed allora lo vide. Prima ancora che il suo migliore amico potesse ricordargli che non c’era bisogno di tutte quelle mosse per farlo suonare, lui parlò di nuovo, gli occhi fissi sul tavolo dei Corvonero. Con un ghigno gli morse la guancia, poi si avvicinò al suo orecchio.

“Mobrici ti sta fissando.” 

 

 

Era passato un mese, da quel giorno. Un mese in cui doveva ammetterlo, si erano divertiti. Diventare prefetto era stato una gran sorpresa, considerato l’odioso comportamento che aveva avuto in quegli anni, e stavano sfruttando ogni singolo privilegio che derivava da quella posizione. A volte, nei momenti in cui era più vulnerabile - ovvero quando guardava Ermal riaddormentarsi subito dopo un incubo, preoccupato che quei ricordi potessero tornare a disturbarlo - si chiedeva come mai avessero dato proprio a lui quel ruolo. Nessun professore aveva mai fatto mistero di essere a conoscenza della sua condotta.

Per questo non comprendeva. Poi però quei pochi momenti di debolezza sparivano e così anche quelle poche remore che aveva nei confronti di tutti gli altri.

Così avevano passato un mese tra l’ignorare il mondo e il dar fastidio a chi si trovasse nelle vicinanze quando qualcosa non andava bene. Per qualche assurdo motivo, quel qualcuno era quasi sempre Mobrici, lo stesso Mobrici contro cui si accingevano a giocare.

Che poi il motivo non fosse così assurdo - del resto, Logan lo aveva beccato più volte a guardare Ermal -, be’, quella era un’altra storia.

“Log, tanto andrà bene.”

Ileen gli si avvicinò, posando un dito sulla fronte corrucciata, nella speranza di fargliela distendere.

“Non so, leoncino. Ho un brutto presentimento.” rese partecipe il suo portiere che sbuffò.

“Non fare il melodrammatico, L. Hai sempre brutti presentimenti, e non è mai andata male.” gli ricordò la ragazza. Lui scrollò le spalle, affatto convinto delle parole della sua migliore amica. Nonostante però, l’abbracciò per ringraziarla del supporto. Poi, quando si allontanarono legò i suoi capelli in una coda bassa.

“È ora!” avvertì la sua squadra.

Ermal gli si avvicinò per i soliti riti,congiunsero le loro fronti insieme e fecero lo stesso con Ileen, solo dopo presero le scope.

“Mi raccomando, cercatore.”

“Non rompere, capitano.” gli mostrò il dito medio, poi si alzarono in volo tutti quanti.

Aspettarono il fischio di inizio, poi iniziarono a giocare.

Una sola parola poteva descrivere l’ambiente in quel momento: confuso. I Tassorosso avevano cominciato le loro azioni agguerritissimi, cosa che non capitava spesso. Vero, nonostante non avessero la fama di essere chissà quali grandi giocatori nei secoli, da quando era arrivato Mobrici la squadra era diventata fortissima. Non a caso per sei anni di seguito erano state proprio le loro due squadre a contendersi la Coppa delle Case, anche se erano sempre stati i Serpeverde a spuntarla, alla fine - tranne l’anno in cui Ermal aveva deciso di infortunarsi proprio prima della finale, ovviamente.

Tuttavia, mai erano stati così agguerriti.

Non che a loro dispiacesse: la maggior parte delle partite la sua squadra le aveva giocate quasi per inerzia, senza un reale impegno. Finalmente invece una sfida seria, che avrebbero accettato volentieri.

I ritmi serrati che quella partita aveva assunto sin da subito impediva loro di rendersi conto del passare del tempo, così, dopo un’ora, nessuno aveva effettivamente notato della stranissima assenza del boccino d’oro. O meglio, nessuno eccetto i cercatori, che continuavano a guardarsi intorno spaesati.

Poi, all’improvviso, una luce.

Ermal si chinò sulla scopa per poter andare più veloce e si alzò verso l’alto, nella direzione presa da quella sorta di moscerino fastidioso.

Fu una frazione di secondo, Logan deviò il corso di un bolide senza accorgersi del cambiamento avvenuto attorno a lui, rendendosi conto troppo tardi che quella mossa non l’avrebbe dovuta fare. Il bolide era andato a distruggere il precario equilibrio in cui si era messo l’albanese per riuscire a prendere il boccino. Il tempo di acchiappare quel dannato oggetto, senza che potesse neanche provare a dire il suo nome, che si sentì precipitare verso il basso. Vide il suo compagno di squadra volare verso di lui, la bacchetta già fuori, ma era troppo lontano, come la sua scopa del resto, così chiuse gli occhi, in attesa. Eppure, l’impatto con il terreno non arrivò mai. Bastò un solo secondo per capire che Mobrici gli aveva fatto praticamente da ammortizzatore.

“Merda.”

Il suo migliore amico aveva smesso di degnare attenzione al gioco, scendendo in picchiata a terra, verso di loro, seguito da Ili.

“Merda!” ripetè di nuovo, atterrando al loro fianco. La donna si precipitò dall’albanese, lui si concentrò sul romano steso a terra. Guardò in cagnesco tutti quelli che si provarono ad avvicinare, estraendo nel mentre la bacchetta. Fece subito un incantesimo per fargli diminuire il dolore, perchè considerata la botta presa, quello scemo doveva soffrire tanto.

Ringraziò in venti lingue diverse gli anni passati ad aiutare Madama Chips in infermeria e solo quando vide il volto del ragazzo distendersi si permise di alzare gli occhi sul suo cercatore.

“Yll, come stai?”

“Bene. Mobrici ha attutito la caduta.”

Il metamorfomagus annuì, prima di sollevare l’altro capitano con l’ausilio della magia.

“Way!” Madama Bumb lo richiamò, preoccupata “Cosa sta cercando di fare?!” si affrettò a correre verso di lui, mentre tutti gli insegnanti la raggiungevano.

“Quello che va fatto.” rispose strafottente, prima di guardare un’ultima volta Ermal e Ili “Fate annullare la partita.” gli intimò, poi trasportò il romano in infermeria.

“Logan!” Madama Chips lo accolse prima di subito, mostrandogli su quale letto posarlo “Che diamine è successo?”

“Per evitare che Meta si facesse male si è letteralmente lanciato dalla scopa.” gli spiegò. La donna fece un verso di assenso, prima di passare alle altre domande.

“Cosa hai già fatto?”

“Ho cercato di diminuire il dolore, anche se ha perso conoscenza in seguito alla caduta.” spiegò. La donna prese la bacchetta per poter scansionare il suo corpo e a giudicare dalla sua espressione il ragazzo non era messo bene.

“Ha parecchie fratture scomposte. Quasi tutte gravi.” lo mise al corrente la donna “oltre alle ferite superficiali.” continuò. “Ci vorrebbe il Brachium Emendo, ma…” guardò i lettini, pieni di studenti colpiti da un’epidemia “Ho troppo per la testa, deve aspettare, altrimenti i danni causati sarebbero enormi.”

Il ragazzo sospirò.

“Posso farlo io.”

“Logan, non lo faccio per evitare di fargli sparire delle ossa, non posso permettere che lo faccia tu.”

“Madama Chips, la prego. Ha salvato Ermal, non ho alcun vantaggio dal fare peggio.”

L’infermiera si lasciò convincere dai suoi occhi dolci e alla fine annuì.

“Prova a combinare danni Logan e giuro che-”

“Non succederà nulla.” la rassicurò.

Si avvicinò ancora di più a Fabrizio, per essere sicuro che fosse ancora incosciente. Non voleva assolutamente che potesse sentire altro dolore, perchè lo sapeva, sarebbe stato decisamente traumatico.

Puntò la bacchetta sul suo corpo, così da poter trovare le varie fratture.

Una volta individuati tutti i punti critici svuotò la mente, concentrandosi solo su quell’incantesimo.

“Brachium Emenda.”

Vide il volto del Tassorosso contrarsi in una smorfia di dolore, per poi tornare rilassato. Controllò la presenza dell’ossatura e, quando si rese conto di esserci riuscito, passò a tutte le altre. Dieci minuti dopo aveva finito di aggiustare i danni della caduta, così decise che era tempo di farlo riprendere.

“Reinnerva!” pronunciò. Subito dopo, Fabrizio aprì gli occhi, guardandosi intorno.

“Che è successo?” chiese, appena si rese conto di essere nell’infermeria, ma soprattutto rendendosi conto di chi si stava effettivamente prendendo cura di lui.

“Hai deciso di fare il suicida.” spiegò Logan, incolore, mentre passava a curare le ferite superficiali con Epismendo.

“Quello lo ricordo, Way. Intendo dopo.” sbuffò, gemendo di dolore quando sentì la sua pelle chiudersi sulle escoriazioni. Il Serpeverde sospirò, sistemandosi una delle ciocche che stava sfuggendo al suo controllo.

“Quando vi ho visto cadere ho lanciato un Arresto Momentum, ma eravate troppo veloci e troppo in basso per riuscire a fermarvi completamente - a proposito, prego. Probabilmente senza saresti morto, suicida.” sbuffò, senza riuscire a trattenere la sua acidità. Eppure, subito dopo fece un mezzo sorriso, ma non di scherno. Era sincero. “Grazie per esserti fatto male al posto di Ermal.” continuò. L’altro fece spallucce, senza aggiungere altro.

Non che che ci sarebbe riuscito: subito dopo avevano sentito la porta spalancarsi e fin troppi passi avvicinarsi a loro.

“Quella dannata serpe! Io la faccio fuori prima o poi.”

Fabrizio riconobbe subito la voce di Mea, prima ancora di vederla comparire. Fece finta di tossire, ma come ogni volta che era importante la donna ignorò i suoi suggerimenti, a differenza di tutte le altre che avevano finito di chiacchierare tra loro.

“Maledetto Way! Mi ha anche impedito di avvicinarmi-”

“Mea…”

Il Tassorosso aveva quasi piagnucolato, così lei si era interrotta per poterlo guardare, solo per trovarsi davanti gli occhi neri di Logan a fissarla.

“Cosa cazzo stai facendo?! Allontanati!” ringhiò la donna, senza dargli neanche modo di parlare. Il ragazzo sbattè le palpebre, mentre i suoi capelli viravano sul blu, e mise su un finissimo broncio.

“Sto rendendo le sue ferite permanenti. Epismendo.” con un sussurrò curò l’ultima delle escoriazioni rimaste sulla pelle del ragazzo allettato, poi tornò a guardare lei. “Lo stavo curando, genio.”

“C’era Madama Chips per questo.” ribattè la multicolor, acida.

“Vero, ma con tutto il lavoro che ha rischiava solo di fargli sparire l'ossatura.” scosse il capo, notando subito la smorfia di dolore che era comparsa sul volto dell’altro capitano.

“Taci, tasso.” disse rude, quando la vide provare a dire qualcosa. “È ancora debole, non lo stressate.” continuò , prima di abbassare la voce e addolcirla. “Mobrici, sei come nuovo, ma dovrai rimanere qualche altro giorno qui, puoi chiedere conferma a Madama Chips. Devi rimanere sotto controllo, anche perché probabilmente sentirai ancora dolore.”

A quel punto fu una delle Corvonero a prendere parola, con un mezzo sorriso.

“Possiamo avvicinarci?”

Logan annuì, allontanandosi dal letto.

“Basta che non pesate sul suo corpo.”

Quella che identificò essere Tymi lo ringraziò e si avvicinò cauta, seguita da tutte le altre.

“Sei uno stronzo.” ci tenne a fargli sapere la Tassorosso e lui rise.

“Non sei la prima a dirlo.”

Poi chiamò la Corvonero più bassa, che fin da quel giorno di un mese prima pensava gli potesse stare simpatica almeno un minimo. “Sai se Ermal è riuscito ad annullare la partita?”

“Cosa?!”

Mobrici si era alzato di scatto, gemendo subito dopo. Teale corse da lui, facendolo stendere di nuovo, quasi fosse la sua infermiera.

“Che hai detto Way?”

“Ho detto a Ermal di far annullare la partita.”

“NON-”

“Devi starti calmo, Mobrici.” lo interruppe Logan. L’uomo sbuffò, ma riprese in maniera più pacata. “Non puoi. Meta ha preso comunque il boccino.”

“Non è stato equo, ti sei preoccupato prima di lui e poi del boccino. Farò tutto il possibile per annullarla, mettiti l'anima in pace.” con quell’ultima frase si congedò, salutando Madama Chips. Non aveva altro da fare li, ma soprattutto le amiche di Mobrici volevano un attimo con lui e aveva tutta l'intenzione di concederglielo. Anche perché aveva cose più importante da fare, da lui sarebbe passato poi in serata.

Andò verso il lago, dove era sicuro di trovare il suo migliore amico. Arrivato lì, ebbe la conferma di non aver sbagliato. Ermal era seduto sua riva,  con la sua chitarra e la sua migliore amica appoggiata alla sua spalla. Prese posto nel lato opposto, in silenzio, per non disturbarlo. Stava suonando una canzone in albanese, una che ormai sapeva a memoria, pur senza saperne il significato. Era arrivato alla conclusione che la suonasse per ammazzare la nostalgia di casa, per cercare di mitigare la mancanza di sua madre e dei suoi fratelli ed effettivamente una sera gliel’aveva confermato: cantare quel brano glieli faceva sentire più vicini oltre che calmarlo. A metà della canzone, Ileen si alzò, facendo l’occhiolino e mimando una frase che gli era parsa molto simile a un “Vi faccio parlare in pace.”. Così quando concluse, il suo migliore amico sospirò, mettendo da parte la sua bellissima Elizabeth e lui si affrettò a prendere il suo posto.

Appoggiò la testa sulle sue gambe ed Ermal, invece che scacciarlo come avrebbe fatto in qualsiasi altro momento iniziò ad accarezzare i suoi capelli.

Il metamorfomagus lo guardava attentamente: aveva la fronte aggrottata, l'espressione persa, tipica di quando rifletteva troppo.

Sospirò, decidendo che era il momento di farlo distrarre.

“Sei riuscito a convincere Madama Bumb?” chiese. L’altro scosse la testa, arricciando le labbra.

“Dice che non si può annullare una partita per un capriccio, soprattutto se sono i vincitori a chiederlo.”

Logan sbuffò.

“Ho capito, devo andare a parlarci io.” commentò, rimanendo però fermo in quella comodissima posizione.

“Non vuole sentire ragioni.” gli fece notare l’amico, e lui ghignò.

“Mi ascolterà.”

Ermal gli tirò lievemente una ciocca di capelli, ridendo.

“Sbruffone.”

“Ehi, mollali” lo riprese l’altro “E poi dico solo la verità.” gonfiò le guance, fingendosi offeso.

“Scemo.” disse l’albanese, premendo un dito su di esse “Ma che poi perché ci tieni così tanto?” chiese alla fine.

“Perché è giusto che sia così.” tornò serio Logan, rilassandosi. Il ragazzo che gli stava facendo da cuscino annuì, perdendosi di nuovo nei suoi pensieri.

Rimasero in silenzio per parecchi minuti, poi il battitore lo guardò con dolcezza.

“Puoi chiedermelo, non ti mangio.”

Ermal sospirò, stendendosi a sua volta.

“Come sta?”

“Acciaccato, ma niente che qualche giorno di riposo non possa sistemare.”

“Meno male.”

“Ti ha risparmiato una bella botta eh.”

Lui sospirò imbarazzato, perdendosi nelle nuvole.

“Ehi, Yll.” lo chiamò allora l’altro, per farsi guardare negli occhi “Puoi andarlo a trovare, se vuoi. Può riceverle le visite.”

“Io-” fece per protestare - del resto era sempre stato ostile con lui, ma la sua rottura personale lo interruppe prima.

“Gli farà piacere, fidati.” poi si alzò, pulendosi i pantaloni da eventuale terra. “Vado da Ileen e poi parlo con Madama Bumb. Tu vai tranquillo, tanto le parole al vetriolo le ragazze le conservano solo per me.” rise e con un bacio sulla fronte lo lasciò solo, a riflettere.

Non aveva idea di cosa fare. Non aveva mai avuto equilibri con Mobrici e le uniche volte che gli aveva rivolto la parola era stata per insultarlo o, peggio ancora, ferirlo. Presentarsi lì sarebbe stato semplicemente inappropriato.

Tuttavia, non farlo sarebbe stato peggio. Avrebbe dato l'impressione che quel gesto gli era dovuto, che non aveva apprezzato e non era vero.

Così, alla fine, dopo mezz’ora di inutili elucubrazioni aveva deciso di seguire il consiglio di Logan - perché tanto quel dannato si trovava comunque ad avere sempre ragione.

Con un colpo di reni si alzò dall’erba e iniziò a camminare verso l'infermeria.

Quando arrivò nelle vicinanze vide la squadra dei Tassorosso e per la prima volta si era ritrovato a chinare il capo davanti a qualcuno. Eppure, loro non glielo fecero pesare. 
Andarono avanti, come se Ermal non fosse mai passato al loro fianco.

L’albanese sospirò, entrando nella porta laterale. La prima cosa che vide fu Madama Chips a distanza di pochi passi da lui. La salutò cortesemente mentre lei lo guardava dispiaciuta.

“Ermal, caro, Logan è già andato via.” mormorò. Lui non si sorprese: non era insolito che andasse a cercare lì il suo migliore amico.

“In realtà sono qui per Mobrici.” le spiegò quindi abbastanza imbarazzato.

Lei sgranò un po’ gli occhi, poi si aprì in un sorriso.

“In fondo a tutto.” disse “Ci sono già delle sue amiche.”

“Va bene così.” la ringraziò, poi riprese a camminare. Le voci delle donne erano così alte da raggiungerlo subito e si sentì in colpa, perché era colpa sua se erano così preoccupate.

“Bizio sei sicuro di stare bene?” chiese una di loro, facendo sospirare l’interpellato.

“Sì, Teale. Te l’ho già detto.”

“Sarà, ma non mi fido di quello.” aveva aggiunto un’altra.

“Non ti ci mettere anche tu, Sun. Basta la complottista di Mea.” borbottò Fabrizio.

“Fabrizio, ma Sun ha centrato il punto: non ci si può fidare di lui. E se avesse fatto qualche incantesimo nascosto?” si difese quella che identificò come la fantomatica Mea.

“Non lo farebbe mai.” intervenne quindi, palesando la sua presenza “Logan non farebbe mai del male a chi protegge i suoi amici.” disse, nascondendo l’imbarazzo.

“Meta che ci -” l’ultima ragazza che aveva parlato alzò la voce, solo per essere fermata da un’altra.

“Mea calmati.”

“Tymi, lasciami.”

Mea quasi ringhiò, ma Fabrizio fermò tutte le storie.

“Ragazze. Per favore. Potete lasciarci soli?” chiese pacato.

“Non con questo qui!” aveva ringhiato la Grifondoro tinta.

Tymi invece annuì, ignorando le loro proteste, e le portò via.

“Scusale, sono un po’ iperprotettive, ma sono calme. Abbaiano ma non mordono.”

Ermal abbozzò un sorriso nascondendosi dietro i suoi ricci.

“Tranquillo. Anche Logan e Ileen lo farebbero per me. Anzi, loro sono pure peggio. Mordono direttamente e senza motivo.” sospirò. Il più grande annuì, lasciandosi scappare una risata.

“Non che tu sia diverso.”

“È vero.” incassò quel colpo così dolce da non risultare neanche un'accusa e abbassò gli occhi.

Non sapeva da dove iniziare: scusarsi, ringraziarlo, chiedere come sdebitarsi… Cosa doveva fare per primo? Dio, era così agitato che non sapeva più neanche parlare.

“Ehi Meta.”

Fabrizio lo salvò dall’imbarazzo di parlare per primo, infatti lo richiamò con voce seria non appena si rese conto della sua evidente difficoltà. Aspettò di avere i suoi occhi addosso, poi continuò.

“Se sei venuto per obbligo, non c'è bisogno. Non l’ho fatto per quello.” chiarì.

“Allora perché lo hai fatto?”

Quella domanda riecheggiava nella sua mente fin da quando era successo l’incidente, per questo non riuscì a rimangiarsela in tempo.

“Bontà, credo. Non lo so, lo avrei fatto per tutti.” disse il Tassorosso, causandogli una smorfia.

“Nessuno fa qualcosa solo per bontà.” obiettò, ma Fabrizio lo guardò quasi con compassione.

“Io sì. Adesso puoi andare, Meta. Mi ha fatto piacere questa visita, ma credo sia il caso adesso.”

Il Serpeverde annuì, allontanandosi. Poi però ci ripensò. Tornò indietro quel tanto per potersi affacciare.

“Comunque ero venuto per dire solo grazie. Grazie, Mobrici.”