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Simon, in ginocchio sul terreno, si perse negli occhi di Kieren: spalancati, fissi davanti a sé, le pupille bianche con qualche accenno di marrone e grandi; enormi al punto che lui si era lasciato conquistare da quello sguardo fin troppe volte, da quando l'aveva conosciuto.
Un tempo che pareva infinito, per quanto Kieren gli era entrato dentro, mentre in realtà si trattavano solo di poche settimane.
Kieren era così bello e speciale che Simon si sentiva uno stupido per non aver compreso prima che solo lui e nessun altro avrebbe potuto essere il primo risorto.
Il coltello macchiato di nero e rosso gli scivolò di mano, mentre i secondi scorrevano uno dietro l'altro e il cimitero rimaneva silenzioso. Se il suo cuore avrebbe potuto ancora battere, lo avrebbe sentito stringersi, mentre sentiva il panico farsi strada in lui.
Simon prese la mano di Kieren e depositò un bacio sul dorso. La nube nella sua mente, che l'aveva avvolta mentre portava a termine il suo compito - “così dev'essere”, aveva detto il Profeta -, si diradò e una tragica consapevolezza lo colpì.
«Guardami, Kieren, guardami!» sussurrò a bassa voce, il suono soffocato dalla mano di Kieren che ancora teneva premuta contro le proprie labbra.
Spostò lo sguardo sui suoi occhi e non trovò ciò che avrebbe voluto. Erano aperti, bianchi e un po' marroni, ma vitrei, privi del calore e della passione che li caratterizzavano.
A Simon non importava davvero della seconda resurrezione, era qualcosa d'importante per il Profeta, che gli aveva dato uno scopo e un posto dove stare. Kieren gli aveva ridato la vita, invece, si rese conto.
Si voltò e quello che vide lo fece sentire ancora peggio. Il padre di Kieren era sostenuto da alcune persone di Roarton, mentre piangeva e gemeva disperato. Puntò lo sguardo su Jem e vide solo grosse lacrime scenderle lungo le guance e una canna di metallo puntata verso di lui.
Sentì uno scoppio e poi più nulla.
