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Delfino
Tanaka socchiuse gli occhi e affondò in acqua, le braccia aperte ed i capelli azzurri che gli ondeggiavano intorno al viso pallido. "... Ho perso tutto in un attimo e ora una delle mie figlie rischia di non camminare mai più".
Le sue gambe si fusero, divenendo una coda da tritone, dalle fattezze di quella di un delfino, le scarpe gli scomparvero, mentre i suoi capelli si arricciavano. Sospirò pesantemente, sott’acqua il suo respiro si trasformò in una sequela di bollicine.
La superficie del mare era trafitta dai raggi del sole, che diventavano pallidi e si diffondevano a raggera. "Sono sempre stato fedele al Nono, pensavo mi sarebbe bastato questo per non rischiare mai niente".
Una bollicina esplose riflettendo un piccolo arcobaleno.
Mare chiuse gli occhi e piegò di lato il capo.
"Ho innumerevoli eredi, ma l’unico capace di gestire la famiglia ora è in coma.
Non posso chiedere aiuto a nessuno. Ho fatto un errore dopo l’altro da quando ho permesso che Leviathan mi venisse strappato via.
Non gli ho mai detto cosa provavo per lui, come facesse battere il mio cuore. Dopo che Paolo Cavallone e Timoteo lo hanno distrutto, ho permesso che la ferocia ottenebrasse il mio cuore.
Mi sono alleato a Byakuran, nell’attesa del futuro che spazzerà via tutta questa corruzione".
Le onde gli facevano ondeggiare la barba, solleticandogli le gote. Mosse indolente la coda, le mani gli pizzicavano.
Spalancò gli occhi di colpo, respirando con le branchie che erano apparse sul suo collo.
"Ho lasciato che il mio Anthony finisse in coma, sono stato il peggiore dei padri.
Se solo potessi ancora chiedere aiuto a ‘fratellone’ Tsuyoshi, ma ho tradito anche lui".
«Bravo, Tanaka.
Hai combinato un disastro così grande da farlo sembrare un capolavoro» si rimproverò con voce greve.
