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Sta finendo l’ultimo weekend prima che ricominci la scuola. Martino e Niccolò hanno deciso di trascorrerlo insieme, ma lontani dalla compagnia degli amici. Sono stati tre giorni al mare, a godersi gli ultimi bagni della stagione, un po’ di sole (ma non troppo, altrimenti Martino si ustiona nonostante la protezione totale…) e, soprattutto, cullandosi nella compagnia l’uno dell’altro.
Da lunedì non saranno più liberi di ignorare l’orologio, di chiacchierare fino all’alba e di dormire fino alla noia.
Marti ha davanti a sé l’ultimo anno di liceo e l’esame di maturità (chissà se rimarrà uguale a quello che ha sostenuto Niccolò o se nei prossimi mesi ci saranno ennesimi contrordini…); Nico ha circa un mese per prepararsi all’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti.
I suoi genitori, anche se non sono entusiasti della sua scelta – avrebbero preferito che s’iscrivesse a una facoltà più tradizionale, per esempio architettura – hanno accettato che prenda lezioni da uno studente dell’ultimo anno, in modo che possa affrontare l’esame più tranquillamente. Nella decisione ha pesato anche il parere della nuova terapista di Niccolò, che ha appoggiato la sua scelta. Per ora solo a lei Niccolò ha confessato che in futuro gli piacerebbe “usare” la sua arte per aiutare persone in difficoltà; ha visto che all’Accademia ci si può specializzare in Arte-Terapia. È consapevole di quanto il disegno, così come la musica, siano importanti per il suo equilibrio.
Solo negli ultimi mesi ha iniziato, almeno in alcuni momenti, a percepire il suo disturbo di personalità non solo come un peso, a volte molto doloroso, ma anche come un’opportunità per guardare il mondo in modo speciale, con una sensibilità più acuta rispetto agli altri. Certo l’amore incondizionato che riceve ogni giorno da Martino lo sta aiutando tantissimo ad accettarsi. Martino non si stanca mai di ripetergli che non lo vorrebbe mai diverso da com’è; e questo, naturalmente, include anche il suo disturbo.
Ora Nico ha appena accompagnato Marti a casa; si sono fermati lungo la strada a prendersi una pizza che stanno mangiando accoccolati sul divano.
“Ah Marti, ho delle novità e un piccolo favore da chiederti.”
Martino si gira incuriosito verso Niccolò e, per un attimo, si perde a osservare il profilo del suo bellissimo fidanzato. Non che non si sia soffermato a contemplarlo milioni di volte e da qualunque angolazione da quando ha il privilegio di poterlo guardare così da vicino, ma… gli capita ancora di imbambolarsi mentre lo fissa in adorazione.
Niccolò, stupito dal non ricevere risposta, si gira a sua volta e sorride intenerito e un po’ imbarazzato di fronte all’espressione sdolcinata di Martino. Niccolò lo fissa con aria interrogativa e Martino non cerca nemmeno di darsi un contegno. “Scusa, Nì, mi ero un po’ perso, però ti sto ascoltando. Dimmi!”
Niccolò non resiste e gli accarezza appena la guancia con il dorso della mano, perché non è da lui risparmiarsi un gesto di tenerezza.
“Comunque, ti stavo dicendo… Qualche giorno fa sono tornati a Roma dopo tanti anni mio zio Riccardo, che è fratello di mio padre, con sua moglie e mio cugino Davide.”
“Non mi sembra che tu me ne abbia mai parlato.”
“Da piccoli io e Davide eravamo molto legati, anche perché siamo entrambi figli unici e lui ha solo un anno meno di me. I miei zii avevano un appartamento nel nostro stesso palazzo e noi passavamo i pomeriggi a giocare insieme. Mi ricordo le estati in Umbria nella casa dei nonni; capitava che i nostri genitori ci lasciassero lì per settimane, mentre loro rimanevano a Roma a lavorare. Noi eravamo liberi di scorrazzare per la campagna e il paesino vicino a casa. Inventavamo un sacco di avventure, non so chi dei due era più spericolato.”
Martino, come sempre, osserva incantato Niccolò mentre gli sta raccontando della sua infanzia. Ha un’espressione serena, si vede che sta rivivendo ricordi spensierati, ma a Martino non sfugge un’ombra di malinconia che ogni tanto attraversa lo sguardo del suo ragazzo.
A un tratto Niccolò si ferma, come incerto nel proseguire il suo racconto. Il suo sguardo s’incupisce e Martino sente d’istinto che Niccolò ha bisogno di incoraggiamento per continuare. Non vuole mettergli pressione, però; ormai ha imparato che può bastare un piccolo gesto per fare sentire Niccolò a suo agio e, quasi senza rendersene conto, sposta leggermente il suo peso contro il suo fianco. È una pressione minima, quasi impercettibile, ma tanto basta a Niccolò per ritrovare il filo dei suoi pensieri e riprendere il racconto.
“Quando avevo otto anni, zio Riccardo, che è un diplomatico, fu trasferito all’ambasciata italiana a Santiago, in Cile. E, naturalmente, anche mia zia Chiara e Davide partirono con lui. Per me e Davide fu molto doloroso doverci separare. Per i primi tempi, visto che entrambi soffrivamo molto per la lontananza, i nostri genitori hanno cercato di farci rimanere in contatto. Ci telefonavamo spesso, ci scrivevamo e quando avevo dieci anni siamo andati a trovarli durante le vacanze di Natale. Però eravamo ancora troppo piccoli per riuscire a mantenere un legame nonostante la distanza. E così, pian piano, abbiamo continuato con le nostre vite.”
“Che peccato!”, dice Martino quasi sovrappensiero. “Ti capisco. Anch’io da avrei voluto avere qualcuno della famiglia della mia stessa età. Probabilmente è per questo motivo che l’amicizia con Gio ed Elia è stata dall’inizio così importante per me.”
“Beh, almeno hai loro da tanto tempo. Secondo me siete più legati che tanti fratelli, perché vi siete scelti e siete cresciuti insieme…”.
“Ma, tornando a tuo cugino, perché mi hai detto che ti serve un favore?”, chiede Martino incuriosito.
“Ah, già! Mi stavo dimenticando la cosa più importante. Davide deve fare l’ultimo anno di liceo e... indovina? L’hanno iscritto nel nostro liceo, anzi ormai dovrei dire nel tuo, visto che grazie al cielo io ne sono fuori!”
“Vedo che non perdi occasione per ricordarmi che tra qualche settimana comincerai a frequentare l’Accademia, mentre da domani io sarò di nuovo bloccato a scuola. Non è molto carino da parte tua.”
“No, Marti, in realtà è tutto il contrario. So che mi mancherà un sacco vederti tutti i giorni a scuola e comunque sapere che sei a pochi metri da me. Ho voglia di iniziare l’Accademia, sempre che riesca a superare l’esame…; ma l’idea che tu continui a vedere gli altri tutti i giorni, mentre io devo cominciare tutto da capo…”. Niccolò sospira e Martino gli prende la mano con delicatezza.
“Nì, lo so che quest’anno sarà diverso. È tutta l’estate che ne parliamo… Ma non sarà per forza una cosa negativa. Che cosa credi? Anche a me mancherai da morire! E io sarò rinchiuso sempre nelle solite quattro mura, con le solite facce da sopportare. Almeno tu avrai un mondo nuovo da scoprire e farai quello che ti piace. Vedrai che non farai fatica ad ambientarti.”
Martino continua a stringergli la mano e lo guarda negli occhi per cercare di infondergli una sicurezza che non sa nemmeno lui dove trovare. Poi, però, la sua espressione cambia e gli spunta uno strano sorrisetto. “Anzi, adesso che mi ci fai pensare, spero proprio che tu non ti ambienti troppo in fretta all’Accademia.”
“E perché, scusa?” chiede Niccolò stupito.
“Davvero non ci arrivi?”
“No, scusa Marti, ma non ti seguo…”
“Secondo me hai capito benissimo” sogghigna Martino facendogli un leggero solletico sul fianco. “Non dirmi che non sai di avere un “effetto calamita” sulle persone. Sono certo che già dai primi giorni sarai circondato da ragazze e ragazzi che faranno a gara per conoscerti. E la cosa peggiore è che, appena ti conosceranno meglio, avranno voglia di passare sempre più tempo con te. Non potrebbe essere altrimenti; d’altra parte sono io il primo a capirli.”
“Quindi, secondo la tua teoria...” cerca di ribattere Niccolò con aria divertita, ma Martino lo interrompe subito. “La mia non è una teoria, è il risultato di un’accurata ricerca scientifica che ho condotto durante l’intera estate. Dimmi: c'è un solo posto in cui siamo stati in cui non hai attirato l’attenzione?”
“Ma, Marti, io non… Cioè non è che… Insomma non farmi sentire in colpa, non mi sembra di averti trascurato” dice Niccolò abbastanza amareggiato.
“No, amore mio, non l’ho pensato neanche per un secondo” cerca di rimediare Martino, temendo però di fare peggio.
“Stavo solo dicendo che in mille occasioni ho potuto osservare la reazione delle persone alla tua presenza. E, di solito, questo mi rende super orgoglioso, perché tu hai scelto me e a volte ancora non ci credo…” dice Martino abbassando lo sguardo e arrossendo.
“Sono io che non capisco come tu possa dire ancora una cosa del genere dopo tutto quello che abbiamo superato insieme. Sono io quello che ogni mattina si sveglia e pensa che sia un miracolo che tu mi sia rimasto accanto.”
Martino non trova più parole per ribattere e fa la cosa che gli sembra più sensata in quel momento. Prende il viso di Niccolò tra le mani e lo bacia teneramente, senza chiudere gli occhi, perché non vuole interrompere il contatto con il meraviglioso sguardo del suo fidanzato. Niccolò si rilassa al contatto con le labbra di Martino e ricambia il bacio accarezzandogli i capelli con una mano, mentre con l'altra gli stringe una spalla, come per volersi ancorare.
Martino è il primo a staccarsi e sussurra sulle labbra di Niccolò: “Cercherò di non essere troppo geloso, ci proverò almeno. Vedrò di non essere soffocante, però tu promettimi di non escludermi dalla tua nuova vita.”
“Marti, la mia nuova vita è iniziata su un certo terrazzo circa nove mesi fa e tu ne sei il centro, lo sai”.
“Va bene, però ora basta che altrimenti domani non riesco neanche ad affrontare il primo giorno di scuola. Ma, a proposito, sai in che sezione sarà Davide? Magari me lo ritrovo in classe…”.
“Non lo sa ancora. Domattina deve passare in segreteria. Io lo accompagnerò davanti a scuola. Poi, volevo chiederti se puoi stargli un po’ dietro almeno i primi giorni. Sai, per non farlo sentire troppo solo.”
“Ma certo! Domattina ci troviamo un po' prima fuori scuola. Gli presentiamo anche gli altri e vedrai che non avrà il tempo di intristirsi, soffocato dalle domande di Luchino…”.
