Chapter Text
Il matrimonio delle tenebre
Skull era intento a pestare chicchi di caffè dentro una ciotolina con un pestello di marmo.
“Non trovo una buona idea che tutti i mocciosi si trasferiscano in quel posto…” stava dicendo.
Reborn sbadigliò. “Sbrigati a farmi il caffè, ho sonno” borbottò. "Potrei riaddormentarmi qui e ora".
Skull sbuffò. “Ascoltami! Il castello è un luogo pericoloso!” si lamentò. "Non riesco a comprendere perché ci vogliono andare!". Intravide un coniglio bianco nel riflesso dello specchio e corrugò la fronte.
< Cosa diamine… >. Scosse il capo e si strofinò gli occhi.
“Datti una mossa” sentì Reborn incitarlo. "Voglio il caffèèè!".
Skull avvertì una fitta alle tempie. Indietreggiò, mentre la ciotola e il pestello gli cadevano in terra, scheggiandosi.
“Ehi, stai attento!” gridò Reborn, alzandosi dalla sedia, guardando il caffè sparso sul pavimento. "Il mio caffèèè!".
Skull si premette le mani sulla testa. “N-non di… non di nuovo…” gemette.
“Che ti succede?” domandò Reborn. "Devo chiamare un dottore?".
Skull serrò gli occhi, iniziando ad ondeggiare sul posto. “Le porte dell’inferno si aprono di nuovo, tutto rischia di avere inizio ancora una volta” gemette con voce ultraterrena. Gli orologi della casa iniziarono a rintoccare.
< Le porte dell'inferno? Come quella volta che è apparso il fantasma di Romeo a Tsuna? >.
“Vado a chiamare un dottore. Resisti” ordinò l’altro Arcobaleno, correndo fuori dalla stanza. < Anche se forse servirebbe un esorcista > pensò.
***
Tsunayoshi era profondamente addormentato nel grande letto matrimoniale, dal baldacchino in oro. Le colonne erano a spirale e i drappi di tessuto rosso erano decorati dallo stemma dei Vongola. Anche le tende erano di pesante raso e oscuravano completamente le finestre.
Un forte odore di lavanda veniva da boccette di vetro blu posate sopra il camino, al cui interno scoppiettava un fuoco vermiglio.
Sulla parete c’era il dipinto di un tramonto rosso sangue. Dal terreno dipinto nel quadro si ersero delle piccoli croci, una goccia di sangue vero scivolò lungo la parete da sotto la cornice come se l'opera avesse iniziato a sanguinare.
Tsunayoshi sbadigliò rumorosamente, svegliato dal suono delle campane delle due chiese del paese. Si alzò sul letto, passandosi la mano tra i capelli castani scompigliati, che si dipanavano a raggera sulla sua testa.
Udì il latrato di un cane in lontananza, mentre il rumore delle campane diminuiva.
Si alzò seduto sul letto, anche del pendole del castello stavano rintoccando.
< Devo andare in bagno > pensò, sbadigliando, facendo un verso simile a un miagolio. Mise i piedi per terra, avvertendo il pavimento tiepido e rabbrividì.
Accese la luce del comodino, la lampada era in ferro battuto e vetri colorati, individuò le proprie ciabatte felpate azzurre, decorate da nuvolette, e le indossò.
Si alzò in piedi e raggiunse la porta, uscì dalla stanza lasciandola aperta.
Il verso di un gufo risuonò oltre una delle finestre del corridoio, qui le tende erano tirate e l’ambiente era illuminato dalla luce argentea della luna.
Una voce lirica, femminile, risuonò dal piano di sotto, cantando: “Siamo tutti schiavi, figli delle tenebre”.
< Qualcuno è sveglio a quest’ora? > si domandò Tsuna sbadigliando ancora, l'aria assonnata. Scese le immense scalinate e si diresse in quella direzione, il suo naso si arrossò, mentre iniziava a sentire freddo. L’aria pungente lo fece rabbrividire, si passò le mani sulle braccia, mentre il gelo gli faceva condensare il fiato davanti al volto.
“… Condannati al mondo delle favole. Tutti schiavi uniti dalle tenebre, condannati a vivere le favole”, la voce intenta a cantare era triste, e si faceva sempre più forte.
Tsunayoshi si ritrovò in un corridoio, con innumerevoli porte ai lati. “Mi sono perso?” si domandò. "Dov'è il bagno?".
Tentò di aprire un paio di porte, ma erano sigillate. Continuò a camminare, accelerando il passo. < Sembra che il corridoio si allunghi all’infinito, come in un horror > pensò. Avvertì una sensazione d’oppressione all’altezza del petto. < Iiiih, sembra l’inferno! Non voglio rimanere rinchiuso qui! > pensò. Iniziò a correre, inciampò e cadde, afferrò la maniglia dell’ultima porta, quella di fronte a lui e, precipitando, l’aprì.
Cadde a terra con un mugolio, sgattaiolò fuori a carponi, la porta si richiuse con uno scricchiolio e un tonfo alle sue spalle.
Sawada si rimise in piedi e si passò le mani sul pigiama, ripulendolo.
“Non sarei dovuto uscire dal letto. Iiiih! Questa notte sembra che niente abbia senso” borbottò. "Lo sapevo che questo castello era orribile!". Avanzò ancora e si ritrovò in un salone con ampi specchi che rimandavano la sua figura sparuta.
< Dovevamo venirci per forza. Sembra che solo qui possiamo rompere le nostre maledizioni >.
Sulle pareti, tra una grande cornice e l’altra, c’erano dei quadri che rappresentavano donne con in mano delle mele rosso fuoco.
La luce della luna si rifletteva sui grandi lampadari di cristallo, dando vita a una cascata argentea.
Una pesante pendola risuonava i rintocchi della mezzanotte.
“Tutti schiavi uniti dalle tenebre, condannati a vivere le favole” proseguiva a cantare la donna.
Tsuna si voltò verso la direzione da cui proveniva e scorse una figura.
< So che dovrei scappare, ma la curiosità è troppa. Assomiglia alla regina delle nevi. Questa canzone la canta sempre anche il mio Hayato > pensò.
La donna indossava una lunga camicia da notte di pizzo bianca. Le lunghe maniche, così come la gonna e il colletto, erano decorate da merletto ricamato.
La figura femminile raggiunse un tavolinetto da the, accomodandosi con grazia.
< Così pallida, eterea e inquietante… Che sia… > pensò Tsunayoshi, iniziando a tremare.
“Un fantasma?” gemette. Si voltò, ma la porta alle sue spalle era sparita, delle sbarre apparvero alle finestre e scomparvero tutte le porte.
Tsuna deglutì rumorosamente, mentre il pavimento di ceramica si copriva d’erba. Avanzò, tra gli steli umidi di rugiada, tremando. < No, sicuramente è semplicemente un sogno > pensò.
La pendola risuonò nuovamente i rintocchi della mezzanotte.
“Signora, mi vede?” domandò il ragazzino. La raggiunse, la donna aveva una fede d’oro al dito, che risaltava sulle sue mani candide e affusolate, decorato col simbolo di una luna. Gli occhi della donna erano vacui.
“Signora!” chiamò Tsunayoshi più forte.
Lei lo guardò, con aria trasognata. “Tsunayoshi, accomodati pure. Sei venuto per il the?” domandò con voce affabile.
Tsuna prese posto nell’altra sedia, dal sedile foderato, dall’altra parte del tavolinetto. “Mi conosce?” chiese.
La donna prese una teiera d’argento e fece il gesto di versare qualcosa in una tazzina.
< Non sta facendo nulla in realtà, è vuota! > pensò.
La sconosciuta accavallò le gambe, aveva i piedi nudi. Posò la teiera, prese la tazza con entrambe le mani, vi soffiò e gliela porse.
“Fa attenzione quando la prendi, è bollente” sussurrò.
“Si-signora… quella tazza è vuota…” fece sapere Sawada.
La nobildonna piegò di lato il capo, facendo ondeggiare i boccoli color oro. Continuò ad offrirgli la tazza, sorridendo gentile.
“Quando la luna scivola su di noi, sopra la città, con il suo manto libera luce che ci catturerà… e senti il cuore battere sulle note della musica. Un’emozione unica e la notte magica che va” ricominciò a cantare.
Tsuna deglutì e prese la tazzina, la ceramica era decorata con fiorellini azzurri.
Gridò, vedendo che la tazza si era riempita di sangue che sgorgava, riversandosi oltre il bordo, perse la presa. La tazza cadde sul tavolo e si spezzò a metà, il sangue era scomparso.
“Ti avevo detto che era bollente” disse la signora, conciliante. "Non ti sei scottato vero?".
Il viso di Sawada divenne bluastro, mentre una falena grande un pugno si posava sul dorso della mano della donna. La peluria e le ali erano nere e arancioni.
“Condannati al mondo delle favole” cantò ancora la donna, mentre l'insetto assumeva un brillio inquietante.
“L-lei… vive qui? Era amica del Nono?” biascicò Tsuna, avvertendo il battito cardiaco accelerato. "Non è morta in questo castello, vero?".
“Presto verrà per il nostro matrimonio. Io devo aspettarlo” sussurrò la figura eterea. "Dobbiamo sposarci".
“Chi verrà, il Nono? Chi sta aspett…”, la voce di Tsuna fu coperta dai rintocchi della pendola. < Il tempo sembra essersi fermato > pensò. < Quante volte è mezzanotte? >.
Le finestre si spalancarono, un forte vento investi Sawada. La sedia si ribaltò e il ragazzino cadde pesantemente a terra, e sbatté il capo, perdendo i sensi.
***
“Tsuna! Tsuna svegliati! Insomma, BakaTsuna, riprenditi!”.
Sawada avvertì qualcosa colpirgli le spalle e si destò, mugolando sofferente.
Reborn gli colpì di nuovo le spalle con un calcio di punta. “Svegliati!” ordinò, il viso in penombra sotto il cappello.
“La signora e la falena fosforescente?” biascicò il ragazzino, battendo le palpebre. Si guardò intorno, era sul pavimento ai piedi della scala, di fronte all’ingresso di villa Vongola.
“Svegliati! Mi serve il tuo aiuto, Skull è scomparso” ordinò Reborn.
Tsunayoshi si alzò in piedi di scatto. “Skull?” domandò.
< Quello che è successo in questa notte dell’orrore era vero o era frutto della mia fantasia come la notte di Halloween? Se non fosse vero, il fatto che sono fuori dal letto significa che sono sonnambulo? > s’interrogò. < Però anche quella volta era sembrata una visione molto reale, solo su un altro piano astrale >. Batté pigramente le ali.
“Dobbiamo avvertire Xanxus e cercarlo” disse con tono pratico.
< Così gli racconto della signora che deve sposarsi! >.
