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Era mattina, il Sole non era ancora sorto. La casa di Rohan era silenziosa, calda, ed estremamente confortevole. Josuke guardava distrattamente delle foglioline ingiallite muoversi nel cielo come leggeri aeroplanini di carta, le cui rotte fantasiose erano tracciate da un violento vento invernale, preludio di una tempesta. Era raro per il ragazzo svegliarsi così presto; eppure quel giorno era successo, se fosse stato per l'improvvisa mancanza della coperta o per il leggero sussultare della persona accanto a lui, non lo sapeva. Comunque si girò su un fianco, recuperò la coperta sottrattagli e cinse con un braccio la vita del suo compagno. Questo, appena si sentì stringere, si spinse quasi automaticamente contro il suo petto, incurvandosi nel suo abbraccio e affondando nel calore delle sue braccia.
Un piccolo sospiro sereno lasciò le labbra di Rohan e Josuke sorrise. Con una mano iniziò ad accarezzare dolcemente i capelli dell'altro, tirandoli piano quando incontrava dei nodi e facendo movimenti circolari con i polpastrelli. Rohan emise un piccolo suono contento e nascose il viso nell'incavo del collo di Josuke. La sua espressione era così distesa, così calma, così diversa da quella accigliata o infastidita che riservava alle altre persone. E il fatto che il grande Rohan Kishibe avesse scelto di mostrare il suo lato tenero solo e unicamente a lui, faceva sentire Josuke un po' speciale.
Certo, non era stato facile. Il mangaka ci aveva messo così tanto tempo per accettarlo nella sua vita e anche a quel punto era stato completamente riluttante ad accettare i suoi stessi sentimenti... Ma alla fine era andata bene, alla fine avevano deciso di provarci, di provare a dare un futuro alla loro inaspettata storia d'amore. E, Dio, Josuke non avrebbe mai pensato che la vita di coppia potesse essere così fantastica! Potevano stare sempre insieme, parlare, ridere (anche se era più lui a farlo), mangiare insieme il fantastico cibo straniero che Rohan sembrava apprezzare così tanto, potevano uscire insieme tenendosi per mano, coccolarsi e baciarsi quando volevano. Josuke aveva anche imparato a toccare l'altro, aveva memorizzato i punti dove gli piaceva essere accarezzato o baciato e quelli da non toccare se non voleva ritrovarsi cinque dita rosse sul lato della faccia. C'erano ancora tante cose da aggiustare nel loro rapporto, tante regole da stabilire e altre da infrangere. Ma avevano tutto il tempo del mondo per pensare a limare i loro spigoli per adattarsi alle complicate dinamiche dell'amore.
Mentre i pensieri si rincorrevano pigramente nella sua mente, Josuke sentì l'altro muoversi tra le sue braccia e si rese conto di aver interrotto le carezze sulla sua testa. Gli occhi di Rohan si aprirono lentamente e si richiusero subito dopo. Josuke lo guardò mentre si svegliava lentamente e sorrise quando le sue iridi verde smeraldo si posarono su di lui.
<'Giorno> disse il ragazzo con un grande sorriso.
Rohan mugolò qualcosa di incomprensibile e allungò le braccia per stringerle attorno alla massiccia schiena dell'altro.
<È ancora presto> continuò il moro <Sarebbe meglio se dormissi un altro po'. Non credere che non sappia che hai fatto le ore piccole stanotte. Hai lavorato fino a tardi su un nuovo capitolo, vero?>
<Nnh...non dirmi cosa devo fare, Higashikata>
<Attivo di prima mattina, vedo> scherzò, sapendo che in quelle condizioni il massimo che Rohan poteva fare era pizzicargli la guancia. Ricevette un'occhiataccia, ma alla fine l'altro non si mosse, anzi, si fece più vicino, cercando il suo calore. Rimasero abbracciati a lungo, crogiolandosi nel calore dei loro corpi uniti, nascondendosi sotto la spessa trapunta. Ad un certo punto Rohan si mosse un pochino e si spostò il minimo indispensabile per guardare l'altro negli occhi.
<Josuke>
<Hm?>
Il mangaka esitò e si costrinse a non arrossire (anche se con scarsi risultati).
<Dammi un bacio>
Il ragazzo sorrise, si chinò sull'altro, che aveva prontamente distolto lo sguardo, e gli circondò le guance con le mani, facendo toccare dolcemente le loro labbra. Non c'era malizia in quel bacio, solo amore e tenerezza. Si staccarono per poi baciarsi ancora e ancora; tocchi leggeri sulle labbra, sulla mascella, sul naso, sulle guance, sulla fronte. Si fermarono solo quando i movimenti sotto le coperte divennero eccessivi e l'aria fredda cominciò a insinuarsi tra le loro gambe. Josuke si girò sulla schiena senza mai togliere il braccio dalla vita del mangaka che invece si limitò a poggiare la testa sul suo petto, godendosi la vista della sua bella faccia di profilo. Ovviamente, che lo trovava bellissimo, Rohan non l'avrebbe mai detto all'altro, almeno per il momento. Allungò una mano e iniziò a tracciare piccoli cerchi invisibili sul petto del ragazzo, sentendolo rabbrividire sotto il suo tocco.
<Te l'ho mai detto che sei una stufa perfetta?> chiese, concentrandosi sul tessuto che si piegava sotto le sue dita.
Josuke rise e scosse la testa.
<No, non direi. Questa è nuova>
<Bene> fece l'altro <Adesso che lo sai vedi di non alzarti mai prima di me la mattina. Non mi importa se devi andare al commissariato o uscire con quel tuo nipote americano>
<Beh, Jotaro non è propriamente america->
<Non m'importa. Ti ho appena promosso ufficialmente a mia stufetta personale, vedi di sentirti onorato e di svolgere il tuo lavoro in silenzio>
Con questo Rohan si sporse oltre la spalla dell'altro, gli baciò la guancia e tornò al suo posto, tra il fianco e il braccio di Josuke.
<Aaaw~~~ Rohan, sei così carino quando prendi l'iniziativa~>
Questa volta fu colpito davvero da un gomito appuntito appena sotto le costole.
<Sta zitto, Higashikata. E non sfidare la tua fortuna perché la prossima volta non esiterò a colpirti>
<Cos? Ma se mi hai appena colpito?!>
<Ma prima ci ho pensato>
<...>
Josuke rimase in silenzio e Rohan ne sembrò compiaciuto. Con un piccolo ghigno e un sorriso vittorioso, il mangaka tornò a giocare con la stoffa della maglietta del ragazzo senza prestare più troppa attenzione al suo viso. Poco dopo il moro sospirò sconfitto, si girò su un fianco e strinse le mani del compagno nelle sue. Se le portò alle labbra e le baciò delicatamente sotto lo sguardo attento dell'altro.
<Bene, signor Kishibe, prometto che svolgerò il mio compito con attenzione e, solo perché si tratta di lei, gratuitamente!>
Si guardarono negli occhi sfidandosi silenziosamente.
<Ti conviene impegnarti, Higashikata, perché stavo giusto pensando di andare a pranzo da Tonio oggi, ma sai, si cambia idea così facilmente... Beh, tutto dipenderà dalla tua prestazione>
Scacco matto, pensò. E infatti alla menzione della deliziosa cucina di Tonio gli occhi di Josuke si illuminarono e le sue dita si strinsero maggiormente attorno a quelle del mangaka.
<Roohaaann~ Così non valeee!>
Con la faccia contenta, gli occhi felici e la bavetta, Rohan pensò che Josuke sembrava davvero un grosso cucciolo di cane.
<Davvero andremo da Tonio?!>
Rohan gli si avvicinò semplicemente e chiuse gli occhi, rannicchiandosi contro il suo fianco.
<Riscaldami e poi vedremo>
Subito fu circondato dalle forti braccia del ragazzo e lo sentì strofinarsi contro i suoi capelli.
Aah, che bel caldo...
Rimasero immobili, in silenzio, mentre fuori la pioggia cominciava a bagnare le strade. Poi Rohan parlò piano.
<Josuke>
<Sì?>
<Ti amo>
<Ti amo anch'io, Rohan!>
Seguirono una risatina e un dolce bacio sulla fronte. Il Sole era ormai alto dietro le nuvole quando Josuke fu costretto a fuggire dal letto per correre a fare pipì, perdendo così di fatto il pranzo tanto desiderato.
(Ma in realtà no perché Rohan abbe pietà di lui e lo portò comunque fuori dopo essersi fatto promettere di posare di nuovo per alcuni suoi schizzi).
FINE
