Chapter Text
“Intrattienimi.”
Ci fu una risatina accennata dall'altro capo del telefono. "Mi hai svegliato e ti aspetti che io ti intrattenga?" Chiese Steve Rogers. "Anche per te, Stark, è una distinta dimostrazione di mancanza di classe."
Tony Stark sogghignò. "Prima di tutto, Rogers, Sono totalmente sprovvisto di classe. Pura classe. La mia mancanza di classe è indubbia, perciò cerca di smetterla di cercare di rovinare il mio buon nome, non vi riuscirai e semplicemente ti renderai ridicolo tentando."
Steve emise un rumore che poteva essere una risata. Tony usò il suo vantaggio senza scrupoli.
"In secondo luogo, tirane fuori un altra, so benissimo che non dormi più di quattro ore per notte e al momento sei in sala pesi, e stai prendendo a pugni senza remore un altro sacco da allenamento. Vacci piano, campione, sono stufo di comperare quelle cose all'ingrosso, inizia a corrodere il budget di gestione della casa." Fece una pausa per sorseggiare il suo caffè; era, sfortunatamente, l'ultimo sorso del suo caffè. Ebbe un breve attimo di silenzio, cordoglio per un eccellente cappuccino, prima di lanciare la tazza di carta nel più vicino bidone della spazzatura. "E se fossi stato addormentato, avresti spento il telefono."
"Non lo spengo. E se sono richiesto al..." All'altro capo della linea, Steve fece una pausa, e sospirò. "Sono le due di notte, Tony, le due di notte."
"Non dove sono io!" Tony passeggiava per la strada, la sua mano libera infilata nella tasca di dietro dei suoi Jeans, un fresco blazer sopra ad una maglietta sdrucita degli Aerosmith ed un paio di scarpe che costavano di più delle comuni utilitarie. "Che dopotutto, è la sola cosa che conta."
"Lo terrò a mente," Disse Steve, e Tony lo sentì mettersi seduto. "Come va la conferenza?"
"Ho rubato il discorso di apertura, ieri sera. Ho dovuto pagar da bere all'intera sala conferenza dal bar per evitare di essere lapidato da flash drive e smart phone." Disse Tony sghignazzando senza rimorso. "I nativi cantilenavano equazioni infuriate e sacrificavano tecnici di laboratorio per placare dati furibondi."
"Lo ridico, Stark, hai classe."
"Oh, stai sorridendo come uno scemo adesso, posso sentirlo." Tony piegò la faccia verso l'alto, studiando il cielo mattutino attraverso gli occhiali da sole. Senza nuvole e fresco, il blu era quasi abbacinante, quasi come gli occhi di Steve, e wow, era davvero un patetico fan ragazzino. Si strinse mentalmente nelle spalle. Gli piaceva, Steve che prendeva le sue chiamate alle due di notte.
Era un segno di affetto, o di codipendenza. Non era interessato a cercare di analizzare troppo la cosa.
"Come stanno tutti?"
"Bene, c'è stato un piccolo problema a central park ieri," Disse Steve. "Hai ricevuto il rapporto?"
"Si." Tony bighellonò lungo la strada, chiedendosi se avesse il tempo per un altro caffè prima del discorso che si supponeva dovesse effettuare quella mattina. Non esisteva che affrontasse una sala con più di sessanta scienziati ostili con il solo caffè dell'hotel. Aveva diritto ad un ultimo pasto prima dell'esecuzione. "Portali di teletrasporto casuali? Che cosa sta combinando Richards stavolta?"
"Dovresti veramente smetterla di incolpare Reed di qualsiasi cosa inusuale." Disse Steve. "Non è cosa buona per le relazioni inter-team."
"Oh, quindi non era lui?" Disse Tony in tono zuccheroso.
"Beh, stavolta si, ma veramente, Tony."
"Veramente, Steve." Tony ghignò. "Quindi Reed ha aperto una serie di portali in mezzo a Central Park ed io non ero neppure li per spiegargli che si trattava di una brutta idea. Invece, ero qui, cercando di stare sveglio mentre un idiota premio Nobel stava sbudellando le basi del processo sperimentale. Questa cosa di essere-a-Vienna, sta peggiorando di momento in momento.
"Eppure, in qualche modo, ne siamo usciti senza di te." Disse Steve. "E' stato un piccolo problema, Reed li ha chiusi prima che troppe cose ne uscissero. Solo un paio di mostri di roccia di qualche genere, così Thor si è divertito. Bruce è tornato ad essere Bruce prima di quanto volessimo. Si è rotto due costole, ma nessun danno permanente. Le tue nuove frecce perfora armature hanno funzionato bene per Clint."
"Sono profondamente, profondamente amareggiato per la nota di SORPRESA che ascolto nella tua voce in questo momento, Steve. Tutto quello che costruisco funziona bene." Evviva, era la più grande, sfacciata bugia che mai avesse detto, ed aveva testimoniato davanti allo Stato Maggiore. Fortunatamente, Steve era troppo educato per rinfacciarglielo, quindi sarebbe andata liscia.
"Tony, devo ricordarti delle frecce d'acqua?"
In effetti quello era colpire sotto la cintura.
"Lo sai, mi piacevi molto di più quando eri ossessivamente educato e troppo impaurito dalla mia feroce genialità per rimbeccarmi, Cap."
"Non ero impaurito, pensavo che qualcuno stesse giocandomi un elaborato scherzo," Disse Steve, e stava ridendo, Tony sapeva che stava ridendo, ma la sua voce era calma e professionale come sempre. "Tutti continuavano a dirmi, 'questo è Tony Stark, è geniale,' e io continuavo a chiedermi, 'ma è una storia come i Vestiti nuovi dell'Imperatore? Sono il solo che vede che questo tizio parla da solo e ha fatto esplodere un pezzo del tavolo riunioni e una volta ha mancato la porta e si è invece schiantato sul muro?" Steve canticchiò sottovoce. "E lui il tizio di cui parli?"
Tony stava ridendo troppo per rispondere. "Primo." Cercò di darsi un tono, "Prima di tutto, Capitan sfacciato, stavo parlando con Jarvis, che era più interessante del resto dei presenti nelle vicinanze al tempo, e non era colpa mia se non avevi un ricevitore per ascoltare le risposte."
"Stavi parlando a te stesso come un barbone ubriaco."
"Ma con un guardaroba migliore." Ribatté Tony. "E secondo, ho fatto esplodere il tavolo riunioni perché Fury insisteva che non sarei riuscito a uscire da una borsa di carta bagnata senza Jarvis, e non potevo fargliela passare liscia, non era assolutamente accettabile."
"Forse, se il risultato è stato fare esplodere il tavolo riunioni, era meglio se continuavi a farti aiutare da Jarvis."
"Terzo, ho mancato quella dannata porta una volta. UNA volta, ero perso nella mia genialità, e per quanto so, stavo progettando il dannatissimo Quinjet mentalmente, perché sono un grande, quindi ero scentrato di sei pollici ed ho strusciato contro lo stipite della porta."
"Sei andato faccia bocconi contro il muro e ti sei rotto gli occhiali da sole."
"Perché sei così cattivo? Hai parlato con Pepper? L'ho avvisata che devo tagliarle quella lingua velenosa, era parte dell'accordo per il trasferimento ufficiale dei poteri, che non doveva infettare tutti gli altri con la sua tendenza a mancare di rispetto alla mia assoluta perfezione."
"Ascolti le cose che escono dalla tua bocca?" Chiese Steve.
"No, in verità no, ho persone come te che lo fanno." Tony sogghignò quando la risata di Steve, calda e ricca lo raggiunse. Continuò a camminare, aspettando che Steve riprendesse il controllo abbastanza da riprendere la conversazione. Magari era puerile, ma gli piaceva far ridere Steve. Troppo spesso aveva colto il buon Capitano a fingere un sorriso, o stare troppo ritto, troppo impettito, con gli occhi vuoti e tristi, rivolti al nulla.
Cosa che Tony usava come la scusa per prenderlo per la maglietta e fargli fare qualcosa di stupido e divertente o da turista. Questo spiegava perché Tony fosse stato alla statua della Libertà nove volte negli ultimi tre mesi, ed essa era stata animata e/o occupata da pesci spaziali mutanti quattro di quelle volte. Il più delle volte, c'era Tony, che indossava una corona verde di gommapiuma dicendo a tutti i turisti stranieri bugie vergognose mentre Steve balbettava scuse e rispondeva a chiamate da parte di Pepper, Coulson, Fury e chiunque fosse abbastanza sfortunato da essere l'addetto stampa dello SHIELD o delle Industrie Stark quella settimana.
Ma quando il pomeriggio era andato e loro due mangiavano cibo spazzatura da qualche disgustoso baracchino dando nomi buffi ai piccioni che li guardavano con occhi tristi, Steve non sembrava più la morte riscaldata e quello era ciò che contava.
"Seriamente, Tony," Disse Steve.
"Seriamente, Steve, come stanno i miei robot?"
"Dummy è stato messo in castigo oggi."
"Mamma cattiva." Tony stava ridacchiando. "Cos'ha combinato?"
"Clint lo ha fatto lanciare bersagli di terracotta per fare allenamento."
"Oh, andiamo, può riuscirci. Gli ho installato una nuova serie di servomeccanismi in modo che possa farlo con forza sufficiente a sfidare Hawkeye."
"Il problema è che lo stavano facendo sul tetto."
"Beh, non dovrebbero farlo," disse Tony trasalendo mentre pensava alla distanza fra la cima della Stark Tower e i civili innocenti sulla strada sottostante. "Ma sembra più un errore di Clint che di Dummy."
"Ho lasciato che Coulson pensasse a Clint. Dummy è stato in castigo per cinque minuti. Penso che Clint sia ancora in una sala interrogatori in questo momento."
"Scelta eccellente da parte tua." Tony girò un angolo e fece un cenno di saluto ad un negoziante che apriva il negozio, con in mano una scopa ed un grembiule legato attorno alla sua ampia vita. "Parlando di cose che Coulson probabilmente non apprezza, mi spieghi perché c'era un articolo di tre pagine sul New York Times che riguardava il mio tostapane?"
"Lo hai visto, vero?"
"Si, Steve, l'ho visto, perché era il fottuto New York Times, davvero, sono abbonato. Non perché mi interessi, ma è obbligatorio, si prendono i miei soldi che io voglia o no il giornale, sono un po' come una gang di stampatori di giornali, ma va bene, l'archivio online è utilissimo. Non ho scelta, che lo voglia o no, perché se vivi in città ed hai una azienda e sei un jet setter internazionale e playboy filantropo..."
"Hai dimenticato genio."
"Sono lusingato che tu lo abbia ricordato, Steven, grazie, solo amore da parte tua oggi, salvo per le frecce d'acqua, non posso credere che tu abbia tradito la nostra amicizia in quel modo, è stato brutto e doloroso." Tony stava quasi saltellando mentre arrivava a un paio di isolati dal piccolo caffè segreto che aveva scoperto il mattino del suo primo giorno in città. Trovato in quella perfetta viuzza, seguendo il profumo di perfetto caffè tostato attraverso le umide strade mattutine. "Ma sono magnanimo e ti perdonerò, perché sono focalizzato sul New York Times ed il fatto che qualcuno abbia messo un minuscolo cappello sul mio favoloso piccolo tostapane e lo abbia lasciato fotografare."
"Ho pensato fosse una bella foto."
"Era la foto di un tostapane. Con un cappello. Una cuffia rosa, arancione e nera fatta a maglia. Con un pompon sulla cima." Fece una pausa e continuò. "Una cuffia da sci su un tostapane. Che non ha di certo problemi a stare caldo, perché è un dannato tostapane, e non scia, perciò non ho capito cosa stia succedendo laggiù. Mentre sto stringendo mani ad un simposio scientifico internazionale, non ho bisogno di dover affrontare domande sul senso estetico del mio tostapane."
Si, aveva pensato realmente di essere ubriaco quando aveva dovuto cercare di dare un senso alla domanda rivoltagli dal capo di una delle maggiori università del vecchio mondo. Chiedendosi se fosse ubriaco o drogato.
"Era carino, ottime pubbliche relazioni."
"Steve, sembriamo degli idioti. Seriamente, buona parte del mondo pensa già che viviamo in una confraternita di supereroi, non sarebbe opportuno evitare di incoraggiarli mostrando al mondo immagini di elettrodomestici con cappelli in miniatura pubblicate da uno dei più rispettati giornali del mondo?"
"Apparentemente, no, Tony, visto che è successo."
"Me ne sono accorto." Disse Tony alzando gli occhi al cielo e poi guardando da ambo i lati prima di attraversare la strada. "Steve? Dove avete preso un cappello da mettere sopra al tostapane?"
"Bruce stava cercando di insegnare a Thor come lavorare a maglia e..."
"Fermati. Non ci sono parole per descrivere quanto quella frase sia sbagliata. No. Non posso." Tony si premette una mano sul muscolo che vibrava al lato di un occhio. "No."
Steve lo ignorò. "Bruce stava cercando di insegnare a Thor come lavorare a maglia ed hanno deciso di fare un copri teiera che voleva dare a sua mamma."
"Ti prego piantala. Ti prego, Steve."
"E non è venuto molto bene, era un po' sbilenco e indegno di essere regalato alla mamma, così Bruce ha tentato di confortarlo e ha trovato qualcos'altro per cui potevano usare quel lavoro, così hanno fatto un cappello perché aveva la forma giusta, ma era troppo piccolo per chiunque di noi, anche se Thor ha provato ad indossarlo." Fece una pausa. "Dovresti essere grato che non abbiamo pubblicato QUELLA foto sul New York Times."
"Oh. Mio. Signore. Iddio." Disse Tony a denti stretti.
"Perciò visto che Thor ama Calcifer il tostapane come un cucciolo, ha messo un pompon sul cappello e lo ha regalato al tostapane."
"Ma com'è possibile che questa sia diventata la mia vita?" Tony domandò pensando ad alta voce. "Ho superato i limiti della scienza e della tecnologia. C'è un corso all' MIT dedicato al mio lavoro sulla robotica. Persone hanno scritto tesi di laurea su di me. Sono un fottuto supereroe. Ho salvato il mondo almeno due volte, sei volte se contiamo le azioni di squadra, e l'unico momento in cui tutti stavano sonnecchiando sul lavoro, ho salvato New York da solo. Ho rivoluzionato le capacità di volo, i sistemi di armamento, le pratiche amministrative e la struttura del codice dei prototipi delle moderne IA. Io sono Tony Stark, e lo sai cosa sarà scritto sulla mia pietra tombale, Steve? Ci sarà scritto: 'Qui giace Anthony Stark: una volta costruì un fantastico Tostapane!'"
"Non essere ridicolo, Tony," Disse Steve divertito. "Ci sarà scritto: 'Qui giace Anthony Stark: Una volta costruì un fantastico tostapane e svegliò i suoi amici alle due del mattino per lamentarsene.'"
"Ti odio moltissimo."
"Tony, non usiamo parole come odio in questa casa. Il linguaggio sgarbato danneggia il morale della squadra, non ricordi il tuo corso sulla sensibilità?" Steve stava ridendo di nuovo, lo sapeva, riusciva a sentire il calore e il divertimento nella voce dell'altro uomo, ed era valsa la pena di tutta la faccenda del tostapane per ottenerla. Rendeva utile anche il dannato corso sulla sensibilità dello SHIELD e quello era stato un incubo.
Lui e Barton sarebbero stati ancora costretti a ripetere la classe se l'istruttore non si fosse rifiutato categoricamente di avere ancora a che fare con loro. Barton, essendo Barton, aveva alzato il pugno al cielo e dichiarato vittoria per 'essere fottutamente insensibile'. Tony aveva dichiarato che, come consulente, non avrebbe perso tempo in ulteriori stronzate aziendali per il resto della vita.
Steve e Coulson se ne erano dispiaciuti. Ma non erano rimasti sorpresi.
"Ho represso quel corso," Disse Tony. "L'odio mi da forza."
"Puoi odiare l' HYDRA. Siamo autorizzati a odiarli."
"Sicuro, possiamo odiare la tua arci nemesi. Ciò è molto bello."
"Ho avuto arci nemesi più a lungo di te, Tony."
Tony non riuscì a trattenere un sorriso. "Va bene Cap, Va bene. Gioca la carta dell'età, non ti preoccupare, vecchietto, comprendiamo, è difficile districarsi in questo pazzo mondo moderno."
"Vero. Ad ogni modo devi riprogrammare il DVR. Thor ha chiesto troppi reality sulle spose e Coulson ha chiesto troppi reality e basta e adesso ci sta dispensando 'Spose furiose' e 'Di di si all'abito' e Clint ha detto che gli darà fuoco perché la sola eccezione che fa è 'Armi al Top' e sai che quegli spettacoli lo fanno impazzire."
"Può farlo Jarvis."
Steve fece un mugugno di considerazione. "Potrebbe, ma preferisco quando lo fai tu."
Tony alzò gli occhi al cielo. "Andiamo, Cap, puoi farlo anche tu, so che puoi farlo."
"Mi spiace, il super soldato fuori dal tempo è così confuso, devo fare il mio lavoro adesso, Stark."
Tony scoppiò a ridere. "Fottuto truffatore, lo fai anche tutte le volte che non vuoi occuparti di aggiornare la rubrica telefonica."
"Se mi devi prendere in giro, devo almeno meritarmelo." Rispose sbadigliando.
"Vai a nanna, Cap," Disse mentre arrivava al caffè. "Devo fare un discorso stamattina, quindi vado a rifornirmi di caffeina."
"Hai dormito Tony?"
"Dormire è per i deboli. Così come mangiare. Devo rovesciare l'establishment scientifico." Spinse la porta e istantaneamente si accorse che c'era qualcosa che non andava.
La solita cameriera era dietro al bancone, i bei capelli neri in trecce, occhiali violetti, una camicetta bianca stirata e un grembiule nero. Il posto era piccolo, poco più che un buco nel muro, con tre tavoli all'interno e due sul marciapiedi esterno. Musica jazz in sottofondo, leggera ed ariosa, arrivava dal sistema sonoro e l'aria era densa del profumo di caffè tostato, spezie di chai e pasticceria fragrante. Sulla superficie, tutto sembrava a posto, il bar era vuoto e la strada era deserta.
Ma la ragazza stava stringendo il suo tovagliolo da the in entrambe le mani, le dita strette sul tessuto fino ad avere le nocche bianche. Sorrise a Tony, ma non alzò gli occhi.
Tony sorrise a sua volta. Disse al telefono. "Okay, Pepper. Ho capito. Lo so, lo so, e sarò a casa domani. Ti amo, tesoro."
All'altro lato della linea, Steve disse, "Tony cosa c'è che non va?" perché non gli serviva che gli ripetessero le cose, non falliva mai di cogliere una traccia, non mancava mai di capire, se Tony, con molte o poche parole gli diceva che qualcosa era andato storto. Che Tony era in pericolo. Tony sorrise leggermente.
E poi Tony chiuse la chiamata e spense il telefono con un tocco del suo pollice prima che Steve potesse chiamarlo. Infilandolo in tasca, camminò fino al bancone. "Good morning!" gracchiò, e continuò in tedesco. "Il solito prego, grande e nero come la mia anima."
La ragazza annuì ma non disse una parola, le sue labbra sottili e strette tra il suo rossetto brillante. Invece, si piegò sul registratore di cassa digitando l'ordine.
"Ultimo giorno a Vienna." Disse Tony, allungando le braccia conserte sul bancone e facendole un ampio sorriso. "Le mancherò?"
Lei gli lanciò uno sguardo, aveva gli occhi umidi. Le sue labbra si mossero ma non disse nulla. "Su, non pianga," Disse ridendo. Si sporse sul bancone, prese un bicchiere di carta e lo lanciò in aria, lo prese e lo girò fra le mani e sotto il suo gomito girandolo attorno al braccio in un gioco da prestigiatore. Lo spedì dietro all'orlo del bancone, con la mano libera sopra ad esso, e si chinò a prendere il pennarello che lei usava. Tolse il cappuccio con il pollice, si piegò sul bicchiere firmandolo con uno svolazzo. "Ecco, qualcosa per ricordarsi di me."
"Lo mise davanti a lei, la mano a coprirlo da sopra, c'era scritto in tedesco "STAI GIU'" I suoi occhi incrociarono quelli di Tony, lui le tese il bicchiere, annuendo leggermente, appena muovendo il mento. Lei chiuse gli occhi, lacrime sulle guance e si piegò giù, rannicchiandosi dietro il bancone.
E Tony ebbe appena il tempo di irrigidirsi.
Il colpo arrivò da dietro, duro e veloce, ma Tony Stark era stato in più risse da bar di quante si degnasse di ricordare. Happy gli aveva insegnato a boxare, e Natasha a lottare e a cadere e Clint gli aveva insegnato a rotolare rilassato e privo di ossa. Ed aveva fatto da sparring partner notte, dopo notte a Steve che era più grosso e più forte di qualsiasi altro uomo sul pianeta.
Ovviamente, c'erano sei uomini, tutti grossi, tutti in passamontagna nero, perciò Tony era in svantaggio numerico.
Era anche un po' incazzato. "Sapete una cosa?" chiese mentre prendeva una mano e girava il suo peso in avanti lanciando l'idiota sopra ad una spalla contro il muro con un colpo che gli scosse le ossa. Senza pausa scivolò in un blocco ed una rotazione, gli occhi che guardavano velocemente il piccolo negozio, marcando punti e vie di attacco e rompendo un dispenser di zucchero di vetro su una faccia senza neppure batter ciglio mentre faceva una capriola indietro usando una sedia per sgambettare un uomo spedendolo a gambe all'aria. "Sono seriamente arrabbiato in questo momento."
Tony bloccò un pugno e fece ondeggiare il suo corpo all'indietro usandone la forza e contrattaccò con un brutale uncino di gomito. Il colpo arrivò al naso dell'uomo e Tony lo sentì rompersi. Sorridendo con aria omicida, ruotò su un piede, una gamba sporta ad agganciare un ginocchio lanciando l'uomo indietro addosso ad uno dei suoi compari. "Non dovevate traumatizzare la dannata barista. Alcune cose sono sacre, e fra di esse le ragazze carine che possono fare un vero..." Si spinse fuori con un destro aggressivo e un gancio esplosivo con il sinistro, spazzò con il piede e seguì un violento uppercut. "Dannato..." Un piede colpì e girò, i suoi pugni stretti si schiantarono sul viso dell'uomo. "...ottimo caffè..."
Si girò di nuovo, cercando una via di fuga, perché non poteva vincere, non era abbastanza forte o abbastanza veloce ed erano in troppi, non importava quanti ne avesse buttati giù, non sarebbe riuscito a mandarli tutti knock out. Lui era solo e loro erano in sei e i numeri si mossero nella sua testa, rapidi, precisi e inevitabili, probabilità, angoli, possibilità e forza, e tutti rendevano chiaro che non avrebbe vinto quella lotta.
Tony si accucciò evitando un colpo cercando di muoversi attorno, evitare un calcio e spingersi di lato oltre due degli uomini, ma ce n'era un terzo che lo bloccò spingendolo verso il bancone, il solo posto dove non voleva essere, gli serviva spazio e una via aperta. Ogni colpo che arrivò o che schivò, portava via un po' della sua capacità di tagliar via ed uscire.
Le probabilità stavano diminuendo rapidamente.
Un colpo gli arrivò sulla spalla, il dolore acuto e rapido, Tony rotolò con il colpo, cadde contro il muro. Raccolse il tavolinetto e lo alzò, colpendo la testa di un uomo quando il legno toccò il suo mento. Lo sventolò attorno e lo afferrò sotto il braccio spingendo in avanti, la mano dietro al piano del tavolo. Usandolo come lo scudo di Steve, spinse in avanti, colpendo gli attaccanti, caddero con fracasso e Tony rotolò attraverso il mucchio. Il colpo alla schiena lo fece inciampare e cadde sul pavimento. Un corpo pesante lo tenne fermo e lui si divincolò, desiderando per la prima volta di aver dormito nelle ultime 48 ore, perché non rispondeva veloce come avrebbe dovuto, sapeva che la stanchezza, assieme allo sfinimento e il mero numero degli avversari lo stavano tirando giù. Lottò l'intera caduta, pugni, piedi e qualsiasi cosa potesse trovare, ma sentì l'ago nel collo.
E seppe che aveva i secondi contati. "Oh, sono dannatamente STUFO, di questo." Gridò e quando qualcuno si chinò su di lui prendendolo per le braccia e trattenendolo a terra. Alzò un ginocchio e colpì forte le palle di uno dei poveri bastardi.
Stava ridacchiando anche se il pugno lo colpì forte sul viso, spedendolo con uno schianto nel buio. Il suo ultimo pensiero fu, se non ne fosse uscito, almeno aveva detto a Steve che lo amava.
*
Steve cercò di chiamare Tony due volte. Entrambe le volte partì direttamente la segreteria.
A quel punto scatenò l'allarme generale Avengers, lasciando la palestra di corsa. "Jarvis, dammi il canale di comunicazione generale," Gridò, i suoi piedi nudi risuonavano sul pavimento mentre correva lungo il corridoio. "Avengers! Radunatevi," Disse mentre girava un angolo. "Tony è stato appena attaccato a Vienna. Quinjet, ora!"
Era inutile inserire un 'io penso' o un 'potrebbe' nella frase, era quello che era successo. Tony lo aveva chiamato Pepper, gli aveva detto 'io ti amo,' disconnesso senza rispondere alle domande di Steve, ed aveva spento il suo telefono. E tutto ciò significava che Tony era nei guai.
Stava correndo a perdifiato, alla massima velocità che le sue gambe potessero raggiungere, e quasi si scontrò con Thor che arrivava dalla direzione opposta, con Mjolnir in mano portando sotto braccio la sua armatura ed il resto degli abiti, con addosso solo mutande e stivali, guardò Steve accigliato, con gli occhi brillanti. "Chi potrebbe OSARE?" Ruggì.
"Non lo so. Ancora." Steve gli fece cenno, e i due raggiunsero le porte dell'hangar del Quinjet assieme a Clint, Coulson lo seguiva immediatamente e stava già abbaiando ordini nel suo Telefono SHIELD, Clint portava il suo arco lungo in una mano, stretta fino ad avere le nocche bianche, la balestra agganciata sulla schiena e due faretre di frecce appese all'avambraccio. Aveva addosso un paio di pantaloni di pigiama di flanella ed una maglietta bianca.
Coulson portava pantaloni e scarpe, la camicia sbottonata sulle spalle e aveva la giacca dell'abito al braccio.
"Ma che cazzo succede?" Sbottò Clint, e Natasha arrivò dietro a lui, poi di fronte a lui, la tuta già addosso, il solo segno che mostrava l'urgenza con cui si era mossa era che i suoi capelli erano scompigliati e ricci e stava tirando su la cerniera della tuta con gli stivali in mano.
"Che cosa sta succedendo, Cap?" Chiese Coulson, con il telefono in mano.
"Preparatevi," Disse Steve, mentre Bruce arrivava correndo attraverso la porta, la sua pelle era verdognola e stava controllando con forza il suo respiro. "Decollo in cinque minuti." Iniziò a snocciolare le informazioni che aveva a Coulson, e si diresse all'armadio dove era la sua uniforme. Non gli importava di andare a combattere con tuta e maglietta, ma gli serviva avere il suo scudo in mano subito.
Subito.
Con la coda dell'occhio, vide Natasha correre a bordo del Quinjet, iniziando la procedura di decollo, visto che era già pronta. Gli altri afferravano tute e armi e si muovevano più velocemente possibile, senza curarsi dell'apparenza. Clint si spogliò in mezzo all'hangar, lanciando maledizioni e ringhi, mentre indossava l'armatura e Thor che aveva indossato la propria armatura stava passando il martello da una mano all'altra attendendo.
"Lo SHIELD europeo è in movimento," Disse Coulson, abbottonandosi la camicia con una mano. "Stiamo aspettando lo ETA (Estimated time of arrival, tempo stimato di arrivo), lo SHIELD sta calcolando la posizione dell'ultima trasmissione del telefono di Tony, triangolando il segnale della cella, c'è un segnalatore sul suo telefono, ma lo troveranno velocemente, probabilmente eliminandolo per evitare qualsiasi tentativo di localizzarlo da parte nostra con quel mezzo."
Clint corse dentro, vestito, salvo per gli stivali, offrendo a Coulson una fondina con una Glock e una cravatta azzurra. Phil prese entrambe con un cenno. "Fino a che non abbiamo un contatto o siamo in grado di avere un punto di partenza stiamo volando alla cieca Cap."
"Era a Vienna. A distanza di camminata dall'hotel. Non più di un miglio o due, stava andando a bere un caffè prima del suo discorso di stamattina." Steve guardò il display del suo cellulare. "Il suo discorso era fra meno di mezz'ora, e non se ne era dimenticato, lo ha menzionato, stava per tornare li. Partite dall'hotel e cercate il caffè. Nel frattempo, decolliamo. Ora."
Il telefono di Steve suonò ed era il suono di Tony. Scosso, quasi lo fece cadere, poi annaspando come un idiota cercò di rispondere alla chiamata. Attorno a lui, tutti si azzittirono. "Steve Rogers," Disse e all'altro capo, sentì qualcuno piangere, il suono sommesso e leggermente femminile.
"Salve? Signorina? Dove ha preso questo telefono?"
"Mi dispiace," Disse lei e stava parlando tedesco. Singhiozzando più forte, parlò. "Mi dispiace, loro... loro lo hanno preso."
Senza pensare, Steve passò al tedesco ed i suoi occhi si girarono per incontrare quelli di Coulson. "Era li, e qualcuno è venuto e lo ha preso? Signorina, lei è al sicuro? Sono ancora li? Dove ha preso questo telefono?" Ripeté.
"Lui, lui lo ha messo in una tazza del caffè e me lo ha dato, lo ha nascosto, mi ha detto di stare giù e mi ha dato il suo telefono in una tazza," lei disse, prendendo fiato. "Mi dispiace, loro sono arrivati prima dell'apertura, nel bar dove lavoro, mi hanno detto di comportarmi normalmente, e se lo avessi avvisato, mi avrebbero ucciso. Mi dispiace, mi dispiace, loro lo hanno preso."
"Sono andati?" Steve aveva voglia di strapparsi i capelli. "Quinjet, ora," Gridò alla squadra e si mossero con Coulson che sedette accanto a Steve, parlando concisamente e velocemente nel suo telefono SHIELD, con voce secca e tagliente.
"Si." Disse lei. "Non riuscivo a riaccendere il telefono, mi dispiace." La sua voce collassò in un altro singhiozzo. "Mi dispiace tanto, mi dispiace!"
"Andrà tutto bene, lui starà bene," Disse Steve, perché doveva crederci o sarebbe diventato matto e Coulson stava annuendo verso di lui, alzando cinque dita. Quasi soffocò una risata, ovviamente Coulson parlava tedesco, ovviamente sentiva ogni parola che Steve stava dicendo. "Signorina, c'è un segnalatore in quel telefono. Ci sono persone che stanno arrivando da lei, saranno li fra cinque minuti. Molti di loro vestiti di nero e con armi. Voglio che lei si muova davanti al bancone e tenga le mani dove loro le possono vedere, mi ha capito? Stia solo calma, stanno arrivando per aiutarla e per raccogliere più informazioni possibili. Lei è al sicuro ora?"
"Si," Disse lei, sembrando un po' più calma. "Lui mi ha detto di stare giù, lui mi ha detto di nascondermi. Io mi sono nascosta, e lui mi ha salvato, e non credo che qualcuno si ricordasse che ero li. Lui mi ha detto di..." La sua voce si spezzò. "Gli hanno iniettato qualcosa, era così immobile quando lo hanno portato fuori, ma lui sapeva che c'era qualcosa di sbagliato. Quando è entrato, lo sapeva, e mi ha detto di stare giù."
E quello era proprio di Tony.
Per un istante, un infinitesimo istante, Steve poggiò la mano sul muro, lasciando cadere la testa in avanti e piegando la schiena sotto alla pressione. Un istante di silenzioso, urlante panico, di incubi che non voleva rivedere, di terrore puro che si allargava come cristalli di ghiaccio nel suo petto, rendendolo insensibile mentre lo tagliava in due. Poi ingoiò tutto, l'amara viva e guizzante angoscia nella gola tesa, la ingoiò ed ignorò il suo stomaco che si contorceva cercando di ribellarsi.
Un istante ed era in piedi, muovendosi e maledicendosi per il secondo perso.
"Va bene, signorina," Disse con voce ferma e calma. "Tenga duro ancora qualche attimo e gli agenti dello SHIELD saranno li per parlare con lei. Non lasceranno che le accada nulla, lei è al sicuro."
Lei stava ancora piangendo, ma era abbastanza controllata in quel momento. "Vi prego, vi prego, salvatelo." Sussurrò. "Lui sapeva quello che stava per accadere, lo sapeva e mi ha salvato ugualmente. Vi prego, salvatelo."
"Lo farò," Promise Steve, e guardò verso la sua squadra che era salita sul Quinjet, armata e caricata e determinata, furiosa e determinata. "Lo faremo."
"Lei ha chiamato la polizia locale," Disse Coulson sottovoce. "Li abbiamo intercettati, dobbiamo tenere la cosa sotto silenzio, controllata, se una parola trapelasse ci sarebbe una tempesta di pubblicità. Fino a che non sappiamo perché lo hanno catturato, lo SHIELD è la sola autorità in merito.
Steve annuì. "Stia certa che farò in modo che sappia quando lo troveremo, signorina." Disse con voce gentile. "Grazie per essere stata coraggiosa ed averci chiamato."
"Ho premuto richiama." Sussurrò. "Era la sola cosa che riuscivo a pensare di fare."
"Grazie," disse. "Lo riporteremo indietro." In sottofondo udì il rumore dell'arrivo di un paio di dozzine di agenti armati e con l'aria determinata, con addosso occhiali scuri che invadevano il piccolo caffè. "Sono arrivati."
"Si." Disse lei, e sembrava più calma. "Trovatelo."
"Lo faro. Lo prometto."
*
Coulson riuscì a bloccare Fury fino a che non furono decollati e a metà dell'oceano Atlantico. Come aveva fatto, Steve non ne era del tutto certo, ma era disperatamente grato della cosa. Coulson aveva scavalcato almeno una dozzina di altri agenti nonché Maria Hill fino a che la situazione aveva richiesto l'intervento diretto di Fury e anche Coulson non poteva riappendergli il telefono. Ora il direttore stava ruggendo attraverso il sistema di comunicazione dell'aereo, la sua voce echeggiante nel piccolo spazio del Quinjet.
"Voglio che riportiate i vostri culi alla base immediatamente," Sbottò per la sesta volta in una conversazione di dieci minuti. "Fino a che non abbiamo più informazioni, questo è controproducente. Non avete idea di chi lo ha fatto, dove sono o dove lo stanno portando e non voglio avere la mia squadra che si fionda attraverso l'Europa come un gruppo di dilettanti. Riportate i vostri culi indietro.
Le mani di Steve erano pugni sulle sue ginocchia. Attraverso il corridoio, Clint continuava a montare e smontare il suo arco, le sue dita callose che tracciavano le linee e le connessioni, come fosse stata una corona del rosario, che passava fra le sue mani. Alzò gli occhi verso Steve, la sua espressione mostrava quel che pensava al riguardo.
Thor grugnì a braccia conserte. Era solo per amore di Bruce che aveva accettato di tenere fermo Mjolnir per la durata del volo, ma i suoi muscoli si flettevano con forza a stento controllata. Su richiesta del gruppo, Bruce si era messo delle cuffie antirumore, aveva gli occhi chiusi ed era ad occhi chiusi, i palmi in alto sulle gambe incrociate. Aveva troppi ricordi brutti associati con ufficiali militari urlanti; avevano bisogno che rimanesse Bruce fino a che non atterravano. Al solito, Fury non aiutava con i suoi livelli di stress.
"Con tutto il rispetto, signore, no." Disse Steve. "Saremo a terra e pronti a partire appena l'intelligence inizierà ad arrivare. Ritornare a New York a questo punto renderebbe i nostri tempi di risposta inaccettabili, specialmente considerato che siamo quasi in procinto di atterrare."
"E se è una trappola?" Fury ringhiò.
"Se lo è, è davvero stupida," Disse Steve con voce calma. "Ho conferma dai Fantastici quattro e dagli X-Men che sono a New York per il futuro prossimo ed ho aggiornato entrambi i gruppi indicando che noi potremmo non essere in grado di assisterli per i prossimi giorni. Reed ha rischedulato un esperimento potenzialmente problematico fino a che noi non saremo disponibili come backup, ed il professor Xavier ha richiamato una squadra che stava controllando un problema nel midwest."
Poteva sentirsi inutile in quel momento, ma Steve conosceva la logistica. Conosceva la forza bruta di un plotone in movimento, sapeva come dare fuoco di copertura e come spostare truppe e avere linee di rifornimento. Almeno in questo era bravo.
"Questo è un ordine diretto, Capitano Rogers, state volando alla cieca, non avete idea di quello che state facendo e voglio che torniate indietro adesso."
La corda dell'arco di Clint risuonò. "Signore? Con tutto il rispetto? Andiamo a controllare. Andiamo a controllare l'edificio in fiamme. Quello che sta cadendo nell'oceano. Quello a cui mancano tre muri, il pavimento e parte del bagno di supporto principale. Quello che è circondato da cittadini arrabbiati che portano forconi, torce e pezzi di robot esplosi.
"Stiamo andando a verificare il magazzino dove i cattivi sono schiacciati dalle loro stesse macchine e il covo malvagio che si sta sciogliendo in una piscina di gelatina tossica. Stiamo andando a cercare la base sommersa piena di frullatori arrabbiati con problemi di autostima ed assetati di carne umana. L'isola tropicale con zampe meccaniche giganti che la stanno portando dritta in galera.
"Seguiremo le grida e il profumo di napalm fatto in casa e i rapporti di acquisti enormi di caffè e ognuno e ciascuno di essi ci porterà dritti a Tony Stark, perché lui è un pazzo scatenato figlio di puttana che in questo momento sta gridando come un pazzo e gli stupidi cazzoni che sono abbastanza scemi da averlo rapito stanno urlando e rimpiangendo di aver mai acquistato una macchina da caffè Kurig."
Thor stava ridendo a crepapelle. "Aye!" Urlò. "Tributerò pietà ai suoi catturatori, se non meritano l'intera furia che lui spargerà su di loro."
"Barton..." Fury grugnì.
"No, seriamente, signore, preferirei stare chiuso in un sacco bagnato con il Dottor Destino e una mezza dozzina di rubagalline infuriati che aver a che fare con Stark in piena crisi di astinenza da caffeina," Disse Clint.
"E' una vivida immagine mentale che non mi serve, Agente." Sbottò Fury.
"Sono un fottuto artista, signore. Anche questo è vero." Sorrise a Steve. "Troveremo Tony. Con o senza il suo aiuto. Non le piacerebbe stare dal lato vincente per una volta?"
"Un giorno di questi ti sparo Barton."
"Lo so, signore, ecco perché mi sono comperato l'affetto dei cuori ghiacciati dei suoi migliori agenti." Sorrise. "E' puramente per proteggermi."
Ci fu una pausa. "Va bene" digrignò Fury. "Andate a vedere quello che trovate. Ma voglio sapere ogni e qualsiasi cosa e assolutamente tutto quello che trovate, sono stato chiaro?"
"Si signore," Disse Steve rilassando le spalle per il sollievo. "Grazie Signore." Non che avesse intenzione di obbedire, ma non essere abbattuti dall'Helicarrier sarebbe stata buona cosa.
Fury emise un grugnito. "Coulson, io e te faremo una chiacchierata riguardo la tua lealtà quando rientri."
"Temo non finirà così bene per lei, signore. Mi spiace." Disse Coulson.
Thor si alzò. "Il Figlio di Coul," disse con voce bassa e fredda, "è un uomo d'onore e lealtà. E la sua lealtà agli Avengers lo rende tale che io, così lontano da casa, sia a mio agio in questi luoghi, la prego di non usare questo contro di lui, oppure sarò molto irato."
Ci fu una pausa mentre Fury considerò quanto detto e tutti gli altri guardarono Thor. "Capito." Disse Fury. "Fury, passo e chiudo."
Con un grugnito, Thor sedette di nuovo, a braccia conserte. Coulson lo stava guardando le sopracciglia sollevate. "E questo," Disse Clint con un sorriso, "E' il motivo per cui Thor è il nostro preferito."
"Assolutamente." Disse Natasha dalla sedia del pilota con un evidente sorriso nella sua voce.
