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Through my eyes | Attraverso i miei occhi

Summary:

[This is a repost from another platform, of a fanfiction i wrote more than 15 years ago... I just wanted to share it here, too]

Il suo sguardo venne improvvisamente ridestato da una figura che passeggiava addentrandosi tra gli alberi, verso la campagna.
Una fanciulla, certamente.
Dai capelli scuri, raccolti.
Teneva qualcosa tra le mani… forse un libro.
Continuava ad abbassare gli occhi su di esso, alzando di tanto in tanto lo sguardo per assicurarsi forse di incamminarsi della giusta direzione.
Non riusciva a scorgere il suo viso, era troppo lontana.
Era avvolta dal sole.
Poi scomparve.
La carrozza passò oltre…e con essa il pensiero di quella strana apparizione.

Notes:

Questa storia risale almeno a 15 anni fa, precedentemente pubblicata su altri siti di fanfiction e che mi dispiaceva lasciare lì dimenticata per quanto forse l'oblio sarebbe stato il suo giusto destino.
Come dichiaro nei tag, l'idea che ebbi allora, dopo aver visto il film del 2005, fu quella di narrare la storia in terza persona ma adottando il punto di vista di Darcy, visto che i pensieri di Elizabeth sono tutti sempre già noti, cercando di esplicitarne emozioni, sguardi, scelte, parole per come io li avessi percepiti e interpretati.

Rileggendola mi tornano in mente i miei anni passati e il mio modo ingenuo di scrivere, per cui nel caso fortuito in cui qualcuno si imbatta in questa storia, vi chiedo clemenza e comunque vi ringrazio sin d'ora se vorrete dedicargli un po' del vostro tempo.

Chapter 1: Chapter 1

Chapter Text

 

 

Il viaggio in carrozza era stato più tranquillo di quanto non avesse sperato.
Solo un po' di pioggia, e qualche nuvola grigia che aveva dispettosamente coperto il sole per qualche ora, ma da quando si erano allontanati dalla città, il sole era magicamente riapparso, come se di sua volontà avesse deciso di risplendere proprio in quel luogo.
Assieme a lui, il suo più caro amico Charles Bingley osservava il paesaggio in movimento attraverso il finestrino.
Gli occhi gli brillavano, evidentemente rapito da ciò che vedeva; sua sorella Caroline, al contrario, ne era decisamente molto meno presa.
Di tanto in tanto si poteva scorgere qualche passante che cedeva il passo alla carrozza ma i più non osavano alzare lo sguardo, qualcun altro azzardava occhiate fugaci, evidentemente incuriosito dal passaggio di una carrozza tanto elegante.
La mente di lui, Fitzwilliam Darcy, era presa da pensieri che neanche egli riusciva a decifrare... come spettri dispettosi che scomparivano quando eri certo di averli scorti.
Poi si fece strada il pensiero di sua sorella Georgiana, sola a Pemberley nel palazzo che ricordava suo padre ovunque si posasse lo sguardo.
Quelle statue, quegli oggetti antichi e di gusto raffinato, le tende, i mobili, i lampadari di vetro di Murano: tutto lì parlava dei suoi genitori.

- Darcy, amico mio, sei pensieroso... -

Le parole di Charles lo riportarono all'istante lontano da quelle stanze, all'interno di una carrozza diretta nelle campagne del Hertfordshire.
Si voltò piano verso l'amico, accennando ad un fugace sorriso.

- Niente di importante, Bingley. - lasciò cadere lui il discorso.

L'amico lo conosceva abbastanza bene da sapere che non avrebbe detto molto altro.

- Questi luoghi sono incantevoli... non sei d'accordo Caroline? - chiese il fratello entusiasta.

- Certo...  sono senz’altro meritevoli di nota ma credo che tu sappia quanto io preferisca di gran lunga la città... - disse lei con sufficienza. - D'altronde, la vita in campagna è ben priva di intrattenimenti. - 

- Naturalmente... ma trovo che sia innegabilmente piacevole allontanarsi dalla città per qualche tempo. - concluse Charles.

Era ovviamente chiaro che i due divergevano insolubilmente su quel punto.
Darcy li ascoltava in silenzio, scrutando all'esterno.
In lontananza vide delle case in mattoni rossi, animali da cortile, talvolta dei braccianti intenti a legare il fieno.
Il suo sguardo vagò oltre…
Alberi… e ancora alberi… e sospirò appena.

… cosa ci faceva lì?

Forse non avrebbe dovuto accettare tanto in fretta l’invito del suo amico a passare l’inverno a Netherfield Hall.
Avrebbe potuto invece rimanere a Pemberley con Georgiana, se non che era stata proprio lei a persuaderlo ad accettare.
Voleva che non si sentisse in obbligo di stare assieme a lei, che non si preoccupasse troppo, perché ormai era cresciuta, così gli aveva detto.
Il pensiero lo fece sorridere per un istante.

Il suo sguardo venne improvvisamente ridestato da una figura che passeggiava addentrandosi tra gli alberi, verso la campagna.
Una fanciulla, di questo era certo.
Capelli scuri, raccolti.
Teneva qualcosa tra le mani, forse un libro. 
Continuava ad abbassare gli occhi su di esso, alzandoli di tanto in tanto per assicurarsi forse di incamminarsi della giusta direzione.
Non riusciva a scorgere il suo viso, era troppo lontana.
Era avvolta dal sole.
Poi scomparve.
La carrozza passò oltre, e con essa il pensiero di quella strana apparizione.

 

 

Erano arrivati solo da qualche giorno nell'Hertfordshire.
Il luogo era esattamente come se l’era figurato: prati immensi, foreste dove poter cavalcare, ma oltre quello solo interminabili ore da riempire con la lettura e ben poco altro.
Come Bingley gli disse, quella sera avrebbero presenziato ad un ballo pubblico nella cittadina di Meryton, gentilmente invitati da Mr. William Lucas.

Bingley era troppo cordiale e in fondo sinceramente entusiasta per declinare quell’invito che Caroline avrebbe volentieri evitato, e se ne poteva facilmente intuire il motivo.
Darcy aveva abbastanza presente in cosa consistessero i balli pubblici.
Persone di ogni estrazione che danzava tutta la notte.
Gli svaghi in campagna erano ben pochi e per la gente del posto era una eccellente occasione per divertirsi, sfinirsi con musica, la danza e il vino.
Avrebbe volentieri evitato di partecipare, ma non voleva mettere in imbarazzo il buon Bingley dinanzi a quelle persone, e così accettò di buon grado.

Al loro arrivo le danze erano già aperte eppure la musica si fermò al loro ingresso.
La sala era gremita ma l’atmosfera gaia e spensierata sembrò gelarsi di colpo.
Darcy non poté non notare come tutti all'improvviso si fossero fermati e istantaneamente fatti da parte per lasciarli incedere fino al fondo della piccola sala.
Li fissavano con curiosità, riverenza, eccitazione, come se finalmente fossero giunti ospiti tanto attesi.
Probabilmente era così, anche se quel genere di curiosità era sempre sfuggito alla sua intima comprensione, per quanto fosse abbastanza comune tra le persone…
Seguiva Mr. Lucas, che faceva loro strada in quel corridoio di sguardi insistenti.
Sguardi sconosciuti che sentiva addosso, e tutto ciò lo infastidiva a dire poco.
Invidiava la disinvoltura che il suo amico mostrava in quei frangenti, il sorriso onesto e cordiale che sfoggiava e che lui non era mai stato in grado di fingere.
Lo sguardo di Darcy vagò su tutti quei volti, quelle figure accalcate che al suo passaggio s’inchinavano.
Stava per volgere lo sguardo dinanzi a sé, deciso a non indugiare oltre su di loro quando d'un tratto...

Capelli scuri, raccolti…

Si voltò di scatto, quasi senza rendersene conto.
Era una fanciulla, esile, con un vestito semplice, verde scuro, col capo chino verso di loro.
Una figura familiare si affacciò alla sua mente all’improvviso, quella della ragazza che aveva visto mentre giungeva a Netherfield Hall, che si incamminava sola, a passo svelto e sicuro e che un istante dopo era scomparsa dalla sua vista.
Indugiò in quei pensieri per un istante di troppo.
La ragazza aveva alzato gli occhi verso di lui.
Un contatto che durò un istante.
Darcy si voltò repentinamente, anche se invano, dato che era di sicuro stato colto in fallo, per quanto in fretta avesse distolto la sua attenzione da lei…
Si fermarono dinanzi al camino acceso, e solo allora la musica riprese, e tutti ricominciarono a danzare.

Darcy non sapeva spiegarsi cosa fosse accaduto.
Cosa gli fosse accaduto.
Non era da lui far indugiare lo sguardo a quel modo, in maniera tanto sfacciata da essere poi notato.
Strana, la sensazione che aveva provato. In un certo senso, era come se avesse visto un essere che credeva esistere solo nella sua mente, materializzarsi dinanzi a lui e, scioccamente, lo aveva fissato incredulo dubitando dei suoi sensi.
Ma quello era un pensiero assurdo, perché la ragazza che aveva visto quel giorno era vera quanto lo era quella che aveva fissato così maleducatamente pochi attimi prima.
Quello di cui ancora non riusciva a trovare una spiegazione era perché continuasse ancora a pensarci.
Deglutì nervosamente e alzò lo sguardo in direzione della ragazza.
Accanto a lei c'era una fanciulla bionda che le sorrideva.
Solo qualche istante dopo, le due erano dinanzi a lui, assieme ai loro genitori e alla figlia del generoso Mr. Lucas, per essere ufficialmente presentati.

Lei si chiamava Elizabeth.
Elizabeth Bennet.
La ragazza bionda era sua sorella Jane.
Non ci mise molto a notare che il caro Bingley fosse stato catturato dalle grazie di quest’ultima…
E come dargli torto? Era certamente una fanciulla molto bella, forse la più bella che fosse lì presente.
Ma Elizabeth…
Da vicino notò meglio ciò che aveva intravisto nel fugace sguardo che aveva scambiato con lei al suo ingresso.
Elizabeth aveva… due grandi, straordinari occhi neri…
Quando Mr. Lucas lo presentò ai Bennet, lui rimase perfettamente immobile, guardandoli semplicemente…
Il perché non avesse ricambiato l’inchino, egli stesso non se lo spiegava.
Ma in fondo, tacere, restare immobile… era sempre stato più semplice.

Il gruppo alla si allontanò.
Bingley chiese a Jane di danzare mentre sua sorella rimase lì, in piedi accanto a lui.
Il suo sguardo non poteva fare a meno di scrutare la sala cercando in sé una sorta di distacco superiore, ignorando il proprio turbamento; questo finché una voce solare e allegra non lo invitò a danzare, quella della fanciulla accanto a lui.
Lui declinò quell'invito tanto in fretta e tanto bruscamente da lasciarla ammutolita e spiazzata.
Non si sorprese nel vederla allontanarsi.
Finalmente, osò pensare. Non sapeva bene neanche lui perché fosse tanto sollevato dal vederla attraversare la sala e raggiungere Charlotte Lucas.
Non era mai riuscito ad essere affabile con persone che a malapena conosceva ma c’era di più.
Quella fanciulla non era certamente la donna più affascinante su cui avesse posato lo sguardo…
Però…
Quegli occhi…
L’avevano inquietato…
Non capiva perché.
E lui non amava perdere il controllo che era abituato ad avere su se stesso.

Quando Bingley aveva tessuto le lodi alla bellezza di Jane e gli aveva detto che anche Elizabeth era certamente graziosa, aveva spudoratamente mentito dicendo di trovarla passabile e comunque non attraente abbastanza da tentarlo…
Aveva mentito a Bingley, forse… ma sapeva bene che mentire a sé stesso era ben altra impresa.
E questo lo faceva adirare enormemente.
Il suo tono brusco di certo non passò inosservato all'amico, ma in fondo lui era abituato agli umori di Darcy e non gli diede peso, attribuendolo forse al fatto che, conoscendolo, forse si stava annoiando.

Quando iniziò la danza successiva, più sostenuta, lui rimase lì dov’era…
Caroline non aveva abbandonato la sua posizione, certamente non avrebbe mai partecipato a quel genere di danza.
Conoscendo la sorella del suo amico, poteva figurarsi il suo sguardo altero e sprezzante anche senza vederla in viso.
Lui seguiva Bingley con lo sguardo…Bingley che stava ballando con Charlotte Lucas. Entrambi sembravano divertirsi molto, come del resto tutti gli altri.
Scorse anche Elizabeth.
Rideva in maniera radiosa.
Non riuscì a distogliere lo sguardo da lei.
Si ritrovò a farsi strada tra la folla… dietro di lui, Caroline, che cercava di raggiungere suo fratello.

Finito il ballo, raggiunse Bingley e le due ragazze, alle quali si era unita la loro madre.
La sua mente razionale la soppesò in un battito di ciglia: una donna irritante, e anche piuttosto imbarazzante.
Vide Jane arrossire appena quando lei fece cenno ad un misterioso pretendente passato che era arrivato a dedicarle un sonetto.
Elizabeth intervenne per zittirla, dicendo qualcosa che lo colpì, su come quel sonetto avesse spento la passione che l’uomo provava per Jane.
Si arrischiò inaspettatamente a parlare, e rispondere a quella che per lui era una bizzarra affermazione.

La poesia nutre l’amore. Questo era ciò che aveva sempre pensato, che sua madre gli aveva spesso ripetuto.

Ma la ragazza aveva le idee chiare: perché se l’amore non era forte abbastanza, un semplice sonetto avrebbe solo spento del tutto quel presunto ardore.
Ammetteva che quella considerazione lo lasciò sorpreso, ma gli diede di che riflettere…
Ma la sorpresa più grande la ebbe solo dopo.

- Cosa raccomandate dunque…per incoraggiare i sentimenti? – le chiese.

- La danza. – rispose lei con uno strano sorriso. – persino se il cavaliere è appena passabile. –

Quella frase lo paralizzò.
Possibile che lei lo avesse sentito mentre parlava a Bingley?
Si sentì fortemente mortificato, e rimase immobile nel vederla allontanarsi dalla sala.