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La libreria di Ladbroke Gardens è sempre stato il suo luogo preferito sin da bambino, e ancor di più una volta rimesso piede in Inghilterra. Quando la situazione a casa si faceva ingestibile e la paura gli bloccava il respiro, i libri erano il suo unico conforto: essi, in fin dei conti, non parlano; i libri custodiscono gelosamente ogni segreto senza giudicarli, accolgono lacrime e sorrisi senza criticarli, ascoltano le tue paranoie senza farti avvertire il peso della tua esistenza. Molti non comprendono la bellezza del lavorare fra gli scaffali di una biblioteca, fra tomi antichi e riviste dell’ultima settimana che se ne stanno in silenzio fino a quando qualcuno li raccoglie per leggerli. Le persone, d’altronde, tendono sempre a notare il lato negativo delle cose, perché è più facile trovarne i difetti ― un po’ come quando in una lezione di psicologia ti chiedono di trovare i punti di forza e di debolezza di un esperimento condotto chissà quanto tempo fa, e mentre la colonna delle debolezze pullula di errori, quella dei punti di forza è completamente vuota. Trovare il bello anche nelle cose più piccole è un’arte che non tutti sanno coltivare.
Osservare chi entra nella biblioteca è uno dei tanti modi per far passare il tempo più velocemente. Raramente si avvicina a qualcuno, non per timidezza o chissà cosa: quando leggi, ma ancor di più quando cerchi il libro che fa per te, devi sentire qualcosa, come una strana sensazione all’altezza del petto che ti fa pensare: “è quello giusto”. Se qualcuno irrompe nel mondo immaginario che, dalle pagine del libro, si è creato attorno a te, è difficile avvertire di nuovo quella magica sensazione. Meglio non rischiare.
Quando lavori in un luogo pubblico, ma in particolar modo in una piccola biblioteca, osservare i volti di chi ti si presenta davanti diventa un passatempo, perché ogni persona ti lascia sempre qualcosa, anche se non te ne rendi conto: un giorno puoi ritrovarti un’anziana alla ricerca di un classico della letteratura che le ha fatto conoscere per la prima volta l’amore da ragazzina, un altro giorno un bambino con i suoi genitori che vogliono prendere in prestito un libro di favole, un altro ancora uno studente universitario carico di libri per la sua laurea. Gli piace osservare le persone da lontano, ma a Yoongi piace ancor di più osservare i titoli delle loro letture: si può scoprire tanto di una persona dai libri che legge.
Un flebile raggio di sole sfugge dal grigiore del cielo londinese, e Yoongi non riusce a fare a meno di lasciarsi sfuggire un sorriso nel notare come la luce attraveri lo stretto corridoio che separa il bancone della libreria dalla prima fila di scaffali; si ritrova ad alzare lo sguardo dal libro di Kerouac poggiato sulle sue gambe, notando ben presto come le piccole particelle di polvere si librava nell’aria, mosse da un soffio di vento che entra dalla porta d’ingresso.
Uno sconosciuto una volta gli aveva detto che gli esseri umani non sono altro che minuscoli granelli di polvere in balìa di un vento che non possono controllare ― sa per certo che intendesse paragonare il destino al vento, ma, crescendo, ha imparato a prendere tutto ciò che gli raccontava per poi farlo suo, in una rivisitazione che spesso e volentieri non ha nulla a che fare con l’originale. I granelli di polvere si incontrano continuamente, si separano per poi incontrare altri granelli in un gioco che non avrà mai fine e che porterà una singola particella di polvere ad incontrarne miliardi e miliardi, sino a quando non si aggregherà ad un mucchio di polvere ancor più grande. Gli piace pensare di essere un granello di polvere che deve ancora trovare un “mucchio” a cui appartenere.
Le particelle di polvere a cui ha rivolto la sua completa attenzione iniziano a muoversi nell’aria con più velocità, sempre più frenetiche a causa del vento che adesso entra dalla porta spalancata: un nuovo cliente ha fatto il proprio ingresso nella libreria.
Il ragazzo gli rivolge un saluto di cortesia accompagnato da un sorriso appena accennato prima di scomparire fra gli scaffali. Cerca di cogliere qualche altro dettaglio del suo viso, la curiosità che come un serpente stava scivolando ad invadergli il petto. Non può proprio farne a meno. In fin dei conti è divertente interpretare il ruolo del bibliotecario misterioso, quello che non sai mai se c’è o meno, quello che s’aggira fra gli scaffali della propria libreria con gli occhi fissi sul proprio libro preferito, letto e riletto chissà quante volte; quello che se ne sta seduto dietro al proprio bancone e non ti rivolge nemmeno una parola, se non un enigmatico sorriso. Yoongi ama essere al centro delle attenzioni altrui, anche senza esporsi eccessivamente.
Si alza dalla solita postazione, e non impiega molto a trovare lo sconosciuto. Se ne sta in piedi davanti uno scaffale della sezione “poesia”, le sottili dita strette attorno alla copertina di “Una stagione all’Inferno” di Arthur Rimbaud: tra i suoi preferiti.
«Ottima scelta.» dichiara, strappando un sorriso compiaciuto allo sconosciuto, e notando immediatamente come egli non si sia spaventato per la sua apparizione improvvisa. Ora che è più vicino, è in grado di notare il taglio degli occhi, più allungato alle estremità, i capelli scuri scompigliati che gli coprivano la fronte e il piccolo naso che si arriccia appena in un riflesso involontario.
«Ti consiglio vivamente di guardare meglio al suo interno. C’è una sorpresa - un regalo del bibliotecario.» continua Yoongi, e il ragazzo alza finalmente lo sguardo per incrociare il suo.
«Dev’essere proprio il mio giorno fortunato, allora!» esclama lui, la voce piegata da una nota divertita che lascia trasparire la curiosità che le sue parole hanno probabilmente suscitato in lui. A confermare questa sua supposizione, Yoongi lo vede incominciare a sfogliare con più attenzione le pagine del libro. «Fortunato? Non direi. Semplicemente mi piace lasciare il segno sui miei libri preferiti.»
Come può fargli capire che l’oggetto della sua ricerca non è nient’altro che un foglietto di carta, con un’altrettanto semplice frase scritta su un lato? Lascia quei pezzi di carta in ogni libro della libreria che lo ha particolarmente segnato, e “Una stagione all’Inferno” è sicuramente uno di quelli. Anime affini leggono gli stessi libri, gli piace pensare. E se qualcuno si dovesse ritrovare a comprare quella determinata copia con quel biglietto al suo interno, allora la dedica là scritta sarebbe diventata la loro frase. Non gli importa di non rivedere più il futuro proprietario del libro ― in un modo o nell’altro sarebbe rimasto nel suo cuore, così come il libro che aveva portato via dalla sua “casa”.
«Appassionato di Rimbaud, o l’hai trovato per caso? A volte la copertina sembra parlare direttamente al cuore del lettore, come se dicesse: “eccomi, sono qui, sono quello giusto per te”.»
«Mi piace Rimbaud, ma non ho mai avuto l’occasione di leggere questo libro.» mormora lui, sovrappensiero, lo sguardo che si illumina non appena riesce a trovare il suddetto foglietto. Non gli dà il tempo di aggiungere altro, poiché incomincia subito a leggere, col suo accento inglese un po’ forzato. «I dettagli, sono i dettagli a fregarci. L’amore è un dettaglio. Non è una questione di pienezza, di totalità, è invece una questione di gesti, di sguardi. Se mancano, manca l’amore. Se mancano è meglio lasciar perdere.» fa una pausa, prende un respiro, alza lo sguardo verso Yoongi, si lascia sfuggire una risatina: forse nervosa, forse semplicemente divertita.
«Un po’ troppo romantica persino per i miei standard, forse.» ammette Yoongi, poggiandosi con la spalla allo scaffale più vicino per continuare ad osservarlo, le braccia conserte al petto.
«No, è molto bella in realtà. E non è affatto scontata.»
«Tu dici?» sa perfettamente che non è scontata. Rimbaud non lo è mai.
«Sì, perchè… sai,» inizia, chiudendo il libro e portandoselo al petto, tenendo il foglietto stretto delicatamente fra le dita di una mano. «I libri parlano spesso di amori travolgenti dove tutto è grande, tutto è amplificato al massimo, e mai di quei piccoli amori basati sui dettagli. Immagina se la tua ragazza o il tuo ragazzo dovesse star male, ma vuole nascondertelo perché ha paura della tua reazione: puoi accorgerti di certe cose solamente osservando i dettagli, non credi? E’ impossibile nascondere ogni singola cosa agli occhi altrui. E, sai, penso sia inutile romanzare troppo un amore, se poi è nient’altro che fumo.»
Yoongi rimane in silenzio: difficile far tacere lui, che di parole in corpo ne ha fin troppe. Con le labbra sottili appena incurvate, pensa, in cuor di suo, di esser stato fortunato almeno per quel giorno, per quel breve incontro che sicuramente non avrebbe dimenticato.
«Rimbaud sarebbe immensamente fiero di te, se fosse ancora vivo. Sei all’altezza di questo libro, direi» commenta, scuotendo appena il capo.
«Beh, vedremo! Peccato che i miei soldi non andranno al povero Rimbaud.» quell’affermazione lo fa ridere.
«Però andranno al mio capo, e forse, se tutto va bene, a me.» stavolta è lo sconosciuto a ridere.
Lo segue fino al bancone, su cui fa scivolare il libro per permettergli di scannerizzarlo per procedere con l’acquisto. Solita burocrazia noiosa: un codice, un titolo, un autore, piccoli numeri preceduti dal simbolo della sterlina inglese. Non capisce perché debbano ancora pagare, per i libri.
«Spero di ritrovarti qui, la prossima volta; magari posso farti sapere come mi è sembrato, anche se le premesse sono più che ottime! Sembri il tipo a cui piace discutere di questi argomenti… sbaglio?» Yoongi riporta la sua attenzione su di lui, mentre lo sconosciuto gli allunga il denaro per pagare il libro. Sorride. «Non sbagli. Questa libreria è casa mia. Passo ogni singolo giorno qui, fra i libri, ed è impossibile che non ci sia. Ogni giorno, tutto il giorno. E mi piace conoscere le opinioni altrui su qualcosa che amo. Potresti, che so?, allargare i miei orizzonti.»
Un’idea gli balena nella mente. Una di quelle semplici, ma altrettanto folli, una di quelle che potrebbero cambiarti la vita in un secondo. Gli fa segno di passargli il foglietto, e quando il suo sguardo confuso si posa su di lui si rende conto che, forse, potrebbe davvero sorprenderlo. Prende una penna dal bancone, gira il foglietto ed incomincia a scrivere: una serie di numeri, dieci cifre, ed un nome. Yoongi.
Lo sconosciuto non capisce subito, per questo si permette di parlare nuovamente. «Se la lettura dovesse essere più sconvolgente del previsto, possiamo anche anticipare. Chi ha detto che i commenti debbano arrivare per forza alla fine?»
Rimette il foglietto nel libro, lo chiude e lo lascia scivolare sul bancone, fino ad incontrare le mani dell’ormai legittimo proprietario. Lui lo riapre, legge il nome sul pezzo di carta e sorride prima di richiuderlo.
«Allora ti scriverò non appena arriveranno i primi commenti. Nel frattempo: non dimenticarti di me, Yoongi.»
Lo segue con lo sguardo fino al momento in cui varca la soglia dell’uscita, gli occhi fissi sulle spalle dello sconosciuto perfettamente fasciate dalla giacca di pelle nera. Solo allora, solo in quel momento, si rende conto che, nell’immaginaria confusione del momento, non ha chiesto il suo nome. Mentre Jimin si allontana dalla libreria, Yoongi si accascia sulla sedia dietro al bancone, un sospiro ad abbandonargli le labbra. Si alza solamente per voltare il cartello posto sulla porta di vetro, la scritta “chiuso” rivolta all’esterno: non si è accorto che il sole è morto oltre l’orizzonte, tingendo il cielo di sfumature bluastre e viola, lasciandolo nuovamente solo con i propri libri, senza un pubblico a cui dare tutto se stesso, senza una persona a cui rivolgere la propria attenzione. Sul retro della libreria, accendendosi una sigaretta, Yoongi pensa che la sera, oggi, sia giunta prima del previsto.
