Work Text:
What you cannot do, and should never do, is try to be someone other than yourself – Piper McLean
Lester Popodopulous, Le Sfide di Apollo, "Il Labirinto di Fuoco", ch. 28
Piper era seduta sulla scogliera della sua casa. L'inverno non era mai troppo freddo in California e lei aveva sempre sentito caldo, fin troppo caldo a volte. Non aveva pranzato quel giorno. Era dicembre e le lezioni erano finite da qualche giorno. Le rimaneva solamente da rilassarsi e godersi qualche giorno di libertà, prima di dover cominciare a studiare.
Era strano pensare che solo sei mesi prima, a quell'ora, stavano attraversando l'oceano, per raggiungere la terra degli antichi dei e fermare l'apocalisse. E sei mesi prima era anche convinta di amare Jason Grace con tutto il suo cuore.
Erano cambiate tante cose in quei pochi mesi. Solo un centinaio di giorni senza la convinzione e la paura che ogni secondo potesse essere l'ultimo delle loro vite e tutti i suoi piani erano completamente cambiati. Sarà stato che aveva finalmente scoperto la verità sulle sue origini, sulla vita di ogni essere umano. Sarà stato che ora sapeva che ci fosse un fato, un destino e una vita prescritta per ogni essere vivente, un qualcosa da cui non si poteva fuggire. E Piper non aveva mai amato seguire le regole di qualcun altro, aveva sempre cercato di farsi notare e di non ricadere nelle aspettative che tutti avevano su di lei.
Non aveva alcuna intenzione di fare ciò che gli altri si aspettavano da lei. Non aveva intenzione, soprattutto, di realizzare i desideri di due dee immortali e immortalmente insopportabili, come Era e sua madre. Per quanto fosse bello aver finalmente scoperto la verità sulla sua parentela, si chiedeva spesso quale fosse il prezzo di tutto ciò.
La sua vita era stata prestabilita, come se non ci fosse nient'altro, come se non avesse voce in capitolo, come se lei fosse solo una pedina da muovere a piacimento di qualcun altro e non la protagonista. Non c'era neanche spazio per scoprire se stessa. Non c'era spazio per esprimersi al di fuori di quegli schemi dettati da Era e Afrodite: lei doveva amare Jason.
E quindi perché, ogni volta che ci pensava, stava male? Ogni volta che vedeva Jason, vedeva la mancanza di possibilità, sentiva un peso nel cuore? Perché ogni tanto si fermava a guardare le ragazze della sua scuola e, soprattutto, le ragazze che camminavano mano nella mano e si baciavano nei corridoi, che si dicevano ti amo e non avevano paura di essere loro stesse e di dimostrare il loro amore davanti a tutti?
Se fosse stata al Campo Mezzosangue – se solo avesse potuto comunicare con qualunque di loro – avrebbe parlato con Will e Annabeth. Sapeva di poter dire loro qualunque cosa, sapeva che non l'avrebbero mai giudicata. Will, anzi, l'aveva presa da parte più volte, quell'estate, e avevano avuto lunghe conversazioni sui loro sentimenti, sulle loro difficoltà.
Tempo prima avrebbe pensato che Will volesse solo parlare con qualcuno della progenie di Afrodite. Solo ora, più consapevole dei suoi sentimenti e della sua verità, aveva capito perché Will le parlava tanto di come avesse capito di essere attratto anche dai ragazzi, come non ci fosse niente di sbagliato nel provare attrazione per lo stesso sesso e come a volte era difficile capirlo, come a volte una persona cercava tutte le spiegazioni più assurde e comiche per non ammettere una semplice realtà. Le aveva parlato per lungo tempo, spiegandole per quali motivi qualcuno abbia paura di ammettere a se stesso o se stessa di essere bisessuale. A volte è difficile andare contro corrente, a volte è semplicemente l'odio della società che si riflette su se stessi. Solo ora capiva davvero.
Quando aveva dodici anni, Piper guardava con ammirazione le ragazze più grandi, pensando che sarebbe voluta essere proprio come loro, quando sarebbe cresciuta – o almeno così si diceva, quando si perdeva a fissare le curve dei loro fianchi e i lunghi capelli. A quattordici anni aveva semplicemente pensato che guardasse due ragazze baciarsi con tanto interesse, ma anche disgusto, perché era così che doveva essere – e non aveva ancora capito che quel disgusto non era altro che gelosia e paura e ammirazione e terrore, tutti mischiati insieme, tutti dovuti a quello che provava lei. Ora, a quasi sedici anni, Piper aveva semplicemente troppa paura di ammettere di essere attratta dalle ragazze, perché mai una volta, nel suo destino, qualcuno aveva fatto accenno a questo fatto. Era sempre stato "Jason Grace è il tuo futuro" e mai "Guarda che puoi scegliere il tuo percorso".
Aveva un mondo intero davanti a sé. Aveva la possibilità di essere onesta con se stessa, di comprendere da dove venissero tutti quei sentimenti repressi che spesso e ingiustamente aveva espresso nei confronti di altre ragazze, altrettanto forti e incredibili come lei. Non voleva rimanere bloccata in una vita che non aveva nemmeno scelto per davvero lei. Non voleva dare potere agli altri di decidere per lei, di definire tutta la sua vita, di farle vivere tutti i suoi sentimenti come sbagliati o impuri. Voleva poter amare chiunque volesse, senza dover a nessuno alcuna spiegazione, soprattutto a se stessa.
Non c'era niente di male nell'amare le ragazze tanto quanto e allo stesso modo dei ragazzi. Non c'era niente di male nel volere per se stessa la possibilità di avere una scelta vera.
Voleva scegliere Jason perché l'aveva scelto lei per davvero, senza un'imposizione divina.
E se non fosse finita con Jason, avrebbe voluto amare qualcuno che aveva preso il suo cuore, qualcuno di vero dal primo momento. Quando aveva lasciato Jason, l'aveva fatto perché aveva bisogno di riflettere sulla loro storia, su come fosse nata, su come fosse stata architettata. Non voleva dire che non l'avesse amato. Jason era e sarebbe sempre stato il suo primo amore e il suo migliore amico, ma non era abbastanza. Non era vero.
Lei voleva essere sicura di amare da sola, senza nessun intervento esterno.
E, soprattutto, voleva darsi la possibilità di amare senza pregiudizi, senza odio per se stessa e senza paura. Era tempo di essere onesta con se stessa e con gli altri, di chiedere scusa per i pensieri che aveva avuto per molto tempo, nei confronti delle altre ragazze e di se stessa.
Era tempo di fare un passo avanti e ammettere a se stessa di essere bisessuale.
Guardò in alto, verso l'orizzonte, mentre il sole tramontava e, ad alta voce, senza nessuna paura e senza più restrizioni, disse: "Sono bisessuale."
