Chapter Text
Erano
passati sette anni dalla battaglia contro i Varia per i Vongola ring e
niente poteva essere più diverso da quei giorni. Sawada
Tsunayoshi era diventato il Decimo Boss dei Vongola, i guardiani erano
stati riuniti per l’occasione e tutti avevano accettato i
loro
ruoli e le loro responsabilità, anche quello su cui si aveva
più dubbi e quello su cui si poteva fare meno affidamento,
ovvero rispettivamente Hibari Kyoya e Mukuro Rokudo.
Ma se Mukuro
non sempre era
presente, Hibari si era rivelato per Sawada e per i Vongola un grande
alleato. Ormai era assodato, era uno dei Guardiani più
potenti e
forti, ed il rispetto reciproco che si era venuto a creare tra lui e il
Decimo Boss andava ad agevolare sia la Famiglia Vongola che la nuova
Organizzazione Disciplinare, la squadra speciale di Hibari.
Sette anni
erano passati dalla
conquista degli anelli e niente faceva presagire ciò che
sarebbe
accaduto di lì a pochi anni, ma solo di una cosa Sawada era
sicuro, il metodo di combattimento stava cambiando. L’oggetto
di
studio di Hibari Kyoya e della sua Organizzazione non erano altri che
le Box, piccoli scrigni capaci di racchiudere un potere immenso e armi
di notevole portata che si potevano usare con la determinazione
scaturita dall’anello che portavano al dito. Hibari a lungo
lo
aveva tenuto informato delle scoperte e dei loro progressi, come dei
passi indietro.
Erano stati
mesi difficili per
Tsuna, ma dopo innumerevoli confronti si era lasciato convincere di una
cosa, i Vongola Ring erano fondamentali per l’uso alla
massima
potenza di queste armi. Probabilmente erano di un grado così
alto che la loro potenza sarebbe stata capace di distruggere
chissà quante vite e questo Sawada Tsunayoshi, neo Boss dei
Vongola, non poteva permetterlo. Una fiamma più o meno
potente
poteva aprire un’arma, causando chissà quale danno
incalcolabile. Al contrario, anelli di una portata ridotta non
avrebbero permesso un tale controllo, e questo era stato Hibari ad
assicurarglielo. Insieme avevano optato per la strategia più
ovvia, ed era stata quella di confrontarsi per lunghi mesi, quasi un
anno, dalla scoperta di queste piccole scatole. Hibari continuava a
informarlo e Tsuna pian piano aveva cominciato a farsi
un’idea
ben precisa e non troppo positiva. La sua più grande
preoccupazione non erano tanto i suoi guardiani, di cui sapeva potersi
fidare - nessuno di loro avrebbe usato il suo anello in modo improprio
- ma il fatto che questi piccoli scrigni avessero cominciato a fare il
giro del mondo. Tutti ormai nel mondo della Mafia sapevano cosa fossero
le Box, tutti sapevano come si usassero anche se non ne avevano
personalmente una…. tutti stavano cominciando a studiarle e
a
piccoli passi si avviavano lungo la strada che Hibari e Sawada avevano
intrapreso per primi. Ben presto qualcun altro avrebbe capito che
anelli come quelli dei Vongola erano in grado di scaturire un potere
immenso, tanto da tenere sotto scacco il mondo. E oltre al danno, anche
la beffa. I tre inventori avevano venduto prototipi di base, poco
più che primi esperimenti per finanziarsi e probabilmente,
come
Sawada sospettava, dal mucchio dei primi progetti ne erano stati rubati
alcuni. Da questi erano nati dei prototipi che avevano causato danni
non solo a persone comuni, ma spesso anche a chi brandiva
l’arma
stessa. I rischi erano tanti, Hibari era stato chiaro fin da subito.
Quello di
quel giorno era un
incontro decisivo e Sawada lo sapeva. Seduto dal suo scranno guardava
Hibari con particolare attenzione.
“Mi
piacerebbe dirti che ci sono ulteriori novità, ma siamo
ancora a
questo punto. Più vado avanti e più le mie
conclusioni
prendono forma. Non c’è tempo, Sawada. Raduna i
tuoi
guardiani. In un futuro non troppo lontano sfrutteremo questo tipo di
armi e saremo capaci di farlo anche con anelli di classe minore. Da qui
al prossimo anno le Box saranno già cosa fatta e se ci
vogliono
grandi menti per inventare certi oggetti, non ci vogliono menti
così geniali per arrivare all’ovvio. Ci sono
poteri legati
a questi anelli di cui non siamo totalmente a
conoscenza.”
Il moro
fissava Sawada negli
occhi, serio, mentre continuava a parlare. Con una mano sfiorava i
documenti sul tavolo, li girava con le dita, come a guardarne i
complicati disegni. La struttura delle Box era così
particolare
e lui era uno dei pochi che sapeva leggere quegli schemi.
L’occhio cadde sul suo anello per un attimo, una flebile
scintilla di colore viola attirò la sua attenzione.
“Il
potere che questi anelli emanano è grande. Non credo che
tutti i
tuoi sottoposti siano capaci di usarne il pieno potenziale, ma questo
non significa che nelle mani di qualcun’altro valga la stessa
cosa. Anche quando non li usiamo i nostri flussi scorrono in essi, se
non li useremo noi ci sarà sicuramente qualcuno che
punterà ad averli. E’ un rischio che non mi
sentirei di
correre al tuo posto.”
Ci fu una
piccola pausa. Hibari
sapeva che Tsuna stava vagliando ogni possibilità, ogni
singolo
volere di ogni singolo Guardiano. Non tutti sarebbero stati
d’accordo, era ovvio, ma secondo Hibari non tutti avevano
diritto
di decisione lì dentro. Kyoya non amava attendere, lui la
sua
decisione l’aveva già presa.
“Che
tu decida o meno di eliminare gli anelli, quello della Nuvola
verrà distrutto. Hai una spada che dondola sulla testa e
colpirà solo te se verranno uccise delle persone, dei
civili, in
tutto il mondo.”
“Non
abbiamo la certezza
che sarà così, o sbaglio? Sappiamo che i Vongola
Ring
sono una grande fonte di potere, ma-”
“Ti
preoccupi di
cosa penserà Hayato Gokudera? O Mukuro Rokudo? Loro sono i
primi
sciocchi ad usare l’anello in modo improprio per diversi
motivi.
Il primo è uno sprovveduto e il secondo è un
megalomane,
credi davvero che le loro opinioni abbiano valore? Capisco il tuo
affetto nei confronti delle persone, ma è la fiducia che
riponi
in esse che mi disturba. Non tutti sono degni, non tutti hanno ragione
di essere ascoltati. I Vongola Ring sono un
rischio.”
Tsuna
fulminò
Hibari per un secondo, non amava quando tirava frecciate al suo braccio
destro. Gokudera e Hibari avevano un modo tutto loro di interagire e,
nonostante Hayato fosse estremamente maturato, il Guardiano della
Nuvola era l’unico che ancora gli faceva saltare i
nervi.
“Tu
e Hayato non andate d’accordo, non significa che sia uno
sprovveduto, Hibari. Vorrei dire lo stesso per Mukuro- comunque, le
vostre diatribe non mi riguardano. Sono d’accordo. I Vongola
Ring
sono un rischio.”
“No,
non uno sprovveduto, forse sciocco è la parola
più
adatta. Comunque non ha importanza, quello che pensa il tuo Guardiano
della tempesta non mi riguarda. Se deciderai di prendere la decisione
giusta non si opporrà.”
Hibari
fece un piccolo
sospiro, più teatrale che veramente sentito. Tra tutti i
guardiani era quello che era cresciuto e cambiato più di
tutti,
il suo carattere cominciava pian piano a migliorare sotto alcuni
aspetti ma certi spigoli che erano presenti durante la sua adolescenza
si erano invece affilati. Il suo sarcasmo e il suo modo di fare
malizioso non presagivano mai niente di buono. Aveva semplicemente
imparato a tollerare le persone attorno a lui.
“Voglio solo assicurarmi
che Namimori rimanga in piedi e così tutto il
mondo.”
“Per
motivazioni diverse dalle mie.”
“Non
ti ho mai mentito, Sawada Tsunayoshi. Le mie intenzioni sono sempre
state chiare. Raramente i miei obiettivi sono stati simili ai tuoi per
intenzioni. Abbiamo due modi diversi di vedere il mondo ma io
sopravviverò, comunque vada. Il resto dipende da
te.”
Ci
fu una lunga pausa.
Hibari si era appoggiato con le mani alla scrivania, quasi si
sporgeva verso Tsuna. Un piccolo sorriso misterioso si era dipinto sul
suo viso, lasciava intendere che sapesse di più, ma nei suoi
occhi Tsuna non leggeva altro. Sebbene Hibari avesse motivazioni
diverse dalle sue, era vero, si erano sempre aiutati con totale
trasparenza. Ed era questo il motivo per il quale andavano
d’accordo e si rispettavano. Entrambi avevano una grande
considerazione l’uno dell’altro. Anche se a
malincuore,
Tsuna doveva ammettere che Hibari aveva ragione. Sferzare
l’orgoglio del braccio destro, dimostrandosi
d’accordo con
il Guardiano della Nuvola, sarebbe stato solo un piccolo scotto da
pagare rispetto al vero e proprio rischio che si presentava davanti a
loro.
“Va
bene. Organizzerò una riunione straordinaria per il fine
settimana. Farò rientrare Yamamoto dall’Italia,
attualmente è dai Varia per allenarsi. Fortunatamente Ryohei
è rientrato oggi. Voglio che ci siano tutti, tu compreso.
Vorrei
che spiegassi la situazione, dato che hai perso così tanto
tempo
per studiare le box.”
Il moro
allargò il sorriso mentre si raddrizzava, sistemandosi la
cravatta. Era soddisfatto.
Gli anelli
dei Vongola non erano
certo necessari per poter continuare a combattere, per poter continuare
a migliorarsi. Gli anelli erano sempre e solo stati un contorno per
lui, la loro pericolosità era l’unica cosa che gli
premeva. Non poteva permettere che il mondo che conosceva venisse
stravolto, esattamente come sette anni prima.
“Ottimo.
Per il fine settimana. Provvedi a farli rientrare, con
urgenza.”
Hibari stava per
andarsene, fece per
voltarsi, ma il Decimo non aveva finito. Aveva un’altra
questione
legata a questa che gli stava davvero a cuore, ed era il problema
attuale. Se la questione dei Vongola Ring prevedeva un problema futuro
e a lungo termine, adesso i problemi erano ben altri. I prototipi di
Box vendute a poco erano molto più che invenzioni dei tre
inventori uscite male. Per quanto fossero particolari né
Verde,
né Innocenti, né Konig avrebbero venduto box con
qualche
problema che avrebbe minato la loro credibilità e scienza.
Si
parlava di box esplose, o che si erano addirittura ribellate al loro
possessore. La poca conoscenza in mano agli ignoranti era forse ben
peggiore di ogni altra cosa.
“Aspetta, Hibari. Vorrei
parlare con te anche di un’altra cosa.”
“Ovvero?”
“Prototipi
che come ben sai sono esplosi in posti abitati oppure mentre erano
ancora nelle tasche del loro portatore. Credo che la prima vendita
degli inventori Verde, Innocenti e Konig abbia dato il via a molto
più che ricerche e, come sai, a ben altre mire.”
Il
Presidente
dell’Organizzazione Disciplinare sembrò pensarci
per
qualche secondo, ma aveva una risposta anche per quello. Rimase in
silenzio, aspettando che Tsuna proseguisse.
“Credo
che oltre alle prime Box siano stati venduti dei progetti. Progetti
trattati non esattamente allo stesso modo di come Konig, Innocenti o
Verde avrebbero fatto. Probabilmente chi li ha comprati stan tentando
di fabbricare delle armi da rivendere in nero ma qualunque sia la
situazione non sono armi normali, queste sono molto di più.
Sono
pericolose e lo sono adesso. Non voglio avere box difettose in giro per
il mondo, non voglio che i miei sottoposti siano costretti ad usarne
una. I prezzi abbordabili potrebbero far gola a
molti.”
C’era
qualcosa nel tono di
voce di Tsuna, qualcosa che a Hibari non quadrava granché.
Sembrava che stesse cercando di convincerlo a partecipare attivamente a
quella che sembrava una gran perdita di tempo. Sembrava determinato nel
convincerlo del fatto che sì, era importante, e che dovevano
intervenire subito. La conversazione era solamente
all’inizio. Il
Presidente del Comitato disciplinare però era più
che
fermo nelle sue intenzioni, tanto quanto il Decimo.
“Non credo che sia affar
mio.”
“Io
invece credo che sia affar nostro.”
La
tensione salì in
un secondo, raggiunse un picco assurdo. I due si guardarono negli occhi
per quelli che sembrarono interminabili istanti. Nessuno dei due era
abituato a cedere, Hibari soprattutto. Non amava farsi dare ordini, lui
faceva quello che gli pareva, quando gli pareva, per i motivi che
interessavano a lui.
“Vorrei
solo sapere di chi mi posso fidare, non voglio vedere i miei sottoposti
saltare in aria, non voglio vedere persone che hanno degli obiettivi o
delle mire arrivare a comprare armi del genere solo per avere- avere un
vantaggio rispetto agli altri. E soprattutto non voglio che questo
mercato arrivi ad allargarsi troppo. Se ci sono dei progetti che sono
stati venduti, vorrei solamente sapere a chi. E dove posso recuperarli
per restituirli ai legittimi inventori prima che qualcun'altro possa
impossessarsene.”
Sawada si
sbrigò a
continuare dopo qualche istante, sapeva di aver portato la pazienza di
Hibari ad un preciso limite. Tentò di portare il guardiano
sulla
sua stessa lunghezza d’onda, voleva che partecipasse a quella
missione e che lo facesse il prima possibile. La situazione era strana
e avrebbe fatto di tutto per convincere Hibari a indagare,
perché sapeva che era anche nel suo interesse. Suo malgrado
si
erano conosciuti bene, sapevano che punti toccare per entrare in
sintonia. Il loro rapporto era fatto anche di piccole provocazioni e
piccoli compromessi. Hibari sorrise, questa volta un sorriso tirato.
Dover ammettere che Tsuna aveva ragione non era nelle sue corde, quindi
non lo avrebbe fatto. Certo, poteva essere pericoloso per i motivi
elencati dal Vongola, ma poteva benissimo essere anche una
stupidaggine. Gli incidenti erano un numero ancora irrisorio, le
vittime poche, niente di preoccupante. Eppure negli occhi del Decimo
Hibari leggeva una preoccupazione reale. Avrebbe dato le informazioni
che Tsunayoshi cercava.
“Non
avrei niente in contrario a far saltare in aria qualche tuo sottoposto
disposto a comprare Box sul mercato nero, in fondo bisogna essere
proprio stupidi per arrivare a tali livelli, tu di elementi
così
ne hai davvero molti nella tua famiglia. Questa si chiama selezione
naturale. Ma ripensando a quello che hai detto, che qualcuno potrebbe
volere questi oggetti per avere un vantaggio, chi all’interno
di
questa famiglia andrebbe a comprare una Box del genere solo per poter
arrivare a battere il Decimo Boss dei Vongola? Fammi pensare, forse ne
conosco uno in particolare, Mukuro Rokudo? La tua preoccupazione, se
è questo ciò a cui ti riferivi, è
infondata.
Mukuro Rokudo ha altro da fare. Comunque non vorrei rischiare, ammetto
che non è esattamente il modo in cui pensavo di muovermi con
lui
nell’immediato futuro, non sarebbe soddisfacente.
Quindi...”
La stoccata
al Guardiano della
Nebbia fece drizzare appena Tsuna. Se essere ripreso era un qualcosa
che dava fastidio a Hibari, avere dei conflitti interni era
ciò
che infastidiva il Boss dei Vongola, ed era chiaramente quello a cui
puntavano Kyoya e Mukuro. Tsuna non era cambiato, voleva bene e si
fidava di tutti i suoi guardiani, anche se era ovvio che alcuni di loro
avessero intenzioni e obiettivi spesso diversi dai suoi, erano cose che
metteva sempre in conto. Aveva però imparato a prevenire
ogni
azione futura eliminando le possibilità che avrebbero avuto
per
tradirlo. E come era ovvio, Hibari da quel punto di vista
c’aveva
azzeccato, in pieno. Mukuro era una delle principali preoccupazioni e
sapeva che quella di Kyoya era solo una minaccia velata, una piccola
ripicca che sapeva avrebbe portato a termine al momento giusto una
volta portato a compimento i loro piani comuni. Il fatto che Hibari
fosse così sicuro di sé quando parlava del
guardiano
della nebbia era il principale indicatore del fatto che sì,
entrambi si controllavano a vicenda. Nessuno meglio del guardiano della
nuvola conosceva l’illusionista.
“...
so solo che sì, ci sono dei progetti che attualmente sono
persi
nel mucchio. E quando ti dico ciò, significa che ci sono
così tanti progetti da non vederne la fine. Ma è
improbabile che Verde, o Konig, o Innocenti li abbiano venduti. Sono
persone particolarmente piene di loro, vendere le Box è
già abbastanza proficuo. Non venderebbero mai dei progetti
con
il rischio di vedere il lavoro di anni distrutto, la loro
eredità contaminata e una pessima, pessima nota di demerito
nel
loro curriculum. Con molta probabilità sono stati derubati e
non
lo hanno fatto presente, non vogliono allarmare nessuno. Preferiscono
far pensare che qualcuno stia cercando di imitarli. Patetico,
no?”
Tsuna
sospirò, chiudendo
gli occhi. Come immaginava. E probabilmente anche Hibari si era fatto
una sua idea tramite le sue indagini, ma semplicemente non reputava
quelle informazioni importanti. O meglio, se lo erano, non erano adatte
allo scopo. Ma Sawada aveva una visione diversa da quella del suo
miglior guardiano, per lui le informazioni che avevano erano abbastanza
per poter dire che la situazione era grave.
“Sappiamo quali famiglie
potrebbero aver rubato questi progetti?”
“Ce
ne sono un paio in
Italia, più che papabili. Tutte tue alleate, tra
l’altro.
A proposito di vantaggi, che coincidenza. Prima dei pericoli interni
dovresti guardarti da quelli esterni.”
“A
volte bisogna dare il beneficio del dubbio, Hibari.”
“A
volte bisogna saper
dire di no, Sawada. Ma non sono il primo a dirtelo e credo che non
sarò l’ultimo. Tornando a noi, sono alleate sia
dei
Vongola che dei Cavallone. I progetti spariti dalle risme di Verde,
Innocenti e Konig sono tutte Box arma particolari. Non credo che
seguano per filo e per segno il progetto, sono così
esclusive
che probabilmente ce ne accorgeremmo. Parliamo di varie box della
nuvola, della tempesta e di qualche altra box della pioggia. Sulla base
di quelle tentano di creare una ricetta che vada bene per tutte ma
ovviamente non funziona così.”
“Cosa
possiamo fare a riguardo?”
“Il
mio consiglio è di fare quello che ti riesce meglio,
l’amico. Manda qualcuno in avanscoperta e tenta di capire
quali
sono i loro piani, dove potrebbero avere i laboratori, quali sono i
loro obiettivi finali. Da lì potrai muoverti come meglio
credi
per recuperare quei progetti. La famiglia Castelli e la famiglia Villa.
Per le informazioni riguardanti loro, io non posso aiutarti. Potresti
sicuramente chiedere a Cavallone, però. Stupido come
è
potrebbe esserci andato a cena qualche sera fa. Per quanto riguarda
Mukuro Rokudo, l’unica tua preoccupazione deve essere
recuperare
il Vongola ring della nebbia. E comunque, a quello, ci
penserò
io.”
Hibari
questa volta era
pronto ad andarsene, per davvero. Tsuna non lo avrebbe trattenuto
ancora, la corda si stava decisamente per spezzare.
“Grazie,
Hibari-san.”
“Cerca
di non farti prendere impreparato.”
Furono
le ultime parole
che i due si scambiarono, anche troppe per un tipo come Hibari. Aveva
la gola secca da quanto aveva parlato e discusso con il Decimo Vongola,
aveva bisogno di passare del tempo nella sua pagoda, davanti ad un bel
tè caldo. Chiuse la porta dell’ufficio dietro di
sé
prima di attraversare il corridoio, diretto al primo passaggio diretto
alla sua pagoda, ormai collegata da anni a quella che era la villa dei
Vongola.
Camminava
spedito, niente e
nessuno lo avrebbe fermato, o così credeva.
Superò il
primo incrocio dei corridoi prima che effettivamente qualcosa attirasse
la sua attenzione.
“Ho sentito che hai
fatto il mio nome.”
Hibari si
bloccò al
centro del corridoio. Dopo un primo secondo di pura e totale sorpresa
si voltò, in cerca della direzione dalla quale proveniva la
voce
dolce e calda che ormai conosceva bene.
“Non è
carino parlare male di me quando non ci sono,
Kyoya…”
Dal corridoio
perpendicolare a
quello di Hibari uscì dall’ombra un uomo biondo,
alto e
piazzato rispetto a lui. Quel lieve sorriso a idiota che non si era mai
stancato di propinargli era inconfondibile.
“Non
è carino neanche tornare dall’Italia senza
avvertirmi,
Cavallone. Come non è carino origliare.”
“Volevo
farti una sorpresa e non stavo origliando. Questo posto ha una bella
acustica, non trovi?”
Dino
Cavallone era tornato
dall’Italia. Si avvicinò a Hibari a passi lenti,
come se
fosse intento a calcolare ogni sua reazione. Più quelle del
suo
corpo che della sua lingua che sì, era tagliente, ma non
quanto
i suoi tonfa. Nonostante tutto non riusciva a togliersi il sorriso
dalla faccia, che non fece che allargarsi quando il moro rispose a sua
volta, sorridendo. Un sorriso diverso dal suo, sempre misterioso, ma
Dino sapeva che Hibari era felice di vederlo.
“Una sorpresa? Se mi
avessi voluto fare una sorpresa saresti rimasto in
Italia.”
“Dici
così solo perché volevi essere avvertito per
accogliermi, non è vero?”
I
due ormai erano faccia a
faccia, vicinissimi. Dino si sporse così tanto che chiunque
li
avesse visti avrebbe pensato che fosse solo in cerca di un modo facile
e veloce per morire. Chi non faceva parte della Famiglia Vongola non
sapeva quanto fossero legati e cosa effettivamente li legasse,
c’era molto più che un rapporto lavorativo. Negli
anni
Hibari aveva imparato quasi ad apprezzarlo.
Il sorriso
del moro si allargò appena, segno che stava per mormorare
una cattiveria.
“No.
E’ che mi distrai e non posso finire il mio lavoro se ci sei
tu
attorno. Ti sento già piagnucolare che ti
annoi.”
La faccia del
decimo Cavallone
fu tutta un programma. Il sorriso si trasformò in
un’espressione offesa, colpito e affondato.
“Non è vero,
Kyoya! Io non ti distraggo, voglio solo che ti rilassi di tanto in
tanto!”
“Mh-mh.
Rilassarmi. E’ un concetto che da sette anni a questa parte
mi è sconosciuto.”
“Ah, ma
ti prego, è da sette anni a questa parte che la tua vita ha
cominciato a diventare interessante.”
Il
biondo aveva sempre una
risposta pronta e, ormai, aveva quasi azzerato le distanze tra lui e il
suo adorato allievo. Puntò una mano al muro, appoggiandosi,
mentre continuava a guardare Hibari negli occhi, un pozzo di
indifferenza per molti. Per lui erano un cielo sconfinato in cui
perdersi.
“Sei
incredibile. Dopo avermi mentito sul tuo ritorno dall’Italia
stai
pure cercando di farmi credere che sia una sorpresa per me. Dimmi,
quando ti ha chiamato Sawada?”
Dino
mandò gli occhi al
cielo, quasi esasperato. Usò un tono poco più
serio, per
far sì che il moro si convincesse, anche se sapeva sarebbe
stato
inutile. Lo avrebbe tormentato con le sue convinzioni per giorni, fin
quando non avrebbe trovato un altro argomento con cui punzecchiarlo.
“Non
ti ho mentito e non devo parlare con Sawada. Volevo solo vederti, non
potevo aspettare un’altra settimana.”
Fu Hibari ad
avvicinarsi ancora,
questa volta, con il sorriso malizioso che solo Cavallone conosceva. A
dividerli c’erano pochi centimetri.
“Allora potresti avere
il tempo di ricordarmi cosa c’è di interessante
nella mia vita.”
Era un
sussurro flebile, il tono
sapientemente malizioso, era tutto ben calcolato da Kyoya. Dino
sentì il cuore sussultare e, sinceramente, non solo quello.
Sì, era felice di vederlo. E quello era il modo del suo
piccolo
Kyoya per dirgli che sì, gli era mancato.
“Potrei
farlo.”
Fu
l’unica cosa che
riuscì a dire prima che le loro labbra si scontrassero in un
piccolo bacio, breve ma intenso. Fu Kyoya a interromperlo e solo dopo
una ventina di secondi passata a guardarlo negli occhi capì
perché, doveva aver sentito qualcuno avvicinarsi. Era
Ryohei,
che con i suoi passi da elefante attraversava i corridoi. Dino non lo
aveva sentito tanto concentrato era su Kyoya, ma il moro era sempre
attento, soprattutto in quei momenti. Non si rilassava mai per
davvero.
Sfortunatamente
per Dino Ryohei
si era auto-invitato a prendere il té e, Hibari, glielo
aveva
lasciato fare solo per torturare un po’ Cavallone. Gli
sguardi
che gli lanciava mentre tutti e tre sorseggiavano il té
preparato da Kusakabe glielo facevano capire. Fu solo dopo un paio di
ore passate in ESTREMA frustrazione che ebbe la possibilità
di
abbracciare l’amato come Hibari meritava e come avrebbe
voluto
fare fin dall’inizio. Dopo quasi un mese di assenza, i due
potevano di nuovo sfiorarsi. Nessuno dei due sospettava cosa, di
lì a pochi giorni, sarebbe accaduto.
