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Presagio di morte

Summary:

“Voglio solo assicurarmi che Namimori rimanga in piedi e così tutto il mondo.”
“Per motivazioni diverse dalle mie.”
“Non ti ho mai mentito, Sawada Tsunayoshi. Le mie intenzioni sono sempre state chiare. Raramente i miei obiettivi sono stati simili ai tuoi per intenzioni. Abbiamo due modi diversi di vedere il mondo ma io sopravviverò, comunque vada. Il resto dipende da te.”
Ci fu una lunga pausa. Hibari si era appoggiato con le mani alla scrivania, quasi si sporgeva verso Tsuna. Un piccolo sorriso misterioso si era dipinto sul suo viso, lasciava intendere che sapesse di più, ma nei suoi occhi Tsuna non leggeva altro. Sebbene Hibari avesse motivazioni diverse dalle sue, era vero, si erano sempre aiutati con totale trasparenza.

Chapter 1: Sette anni dopo i Varia

Chapter Text

Erano passati sette anni dalla battaglia contro i Varia per i Vongola ring e niente poteva essere più diverso da quei giorni. Sawada Tsunayoshi era diventato il Decimo Boss dei Vongola, i guardiani erano stati riuniti per l’occasione e tutti avevano accettato i loro ruoli e le loro responsabilità, anche quello su cui si aveva più dubbi e quello su cui si poteva fare meno affidamento, ovvero rispettivamente Hibari Kyoya e Mukuro Rokudo.
Ma se Mukuro non sempre era presente, Hibari si era rivelato per Sawada e per i Vongola un grande alleato. Ormai era assodato, era uno dei Guardiani più potenti e forti, ed il rispetto reciproco che si era venuto a creare tra lui e il Decimo Boss andava ad agevolare sia la Famiglia Vongola che la nuova Organizzazione Disciplinare, la squadra speciale di Hibari. 
Sette anni erano passati dalla conquista degli anelli e niente faceva presagire ciò che sarebbe accaduto di lì a pochi anni, ma solo di una cosa Sawada era sicuro, il metodo di combattimento stava cambiando. L’oggetto di studio di Hibari Kyoya e della sua Organizzazione non erano altri che le Box, piccoli scrigni capaci di racchiudere un potere immenso e armi di notevole portata che si potevano usare con la determinazione scaturita dall’anello che portavano al dito. Hibari a lungo lo aveva tenuto informato delle scoperte e dei loro progressi, come dei passi indietro.
Erano stati mesi difficili per Tsuna, ma dopo innumerevoli confronti si era lasciato convincere di una cosa, i Vongola Ring erano fondamentali per l’uso alla massima potenza di queste armi. Probabilmente erano di un grado così alto che la loro potenza sarebbe stata capace di distruggere chissà quante vite e questo Sawada Tsunayoshi, neo Boss dei Vongola, non poteva permetterlo. Una fiamma più o meno potente poteva aprire un’arma, causando chissà quale danno incalcolabile. Al contrario, anelli di una portata ridotta non avrebbero permesso un tale controllo, e questo era stato Hibari ad assicurarglielo. Insieme avevano optato per la strategia più ovvia, ed era stata quella di confrontarsi per lunghi mesi, quasi un anno, dalla scoperta di queste piccole scatole. Hibari continuava a informarlo e Tsuna pian piano aveva cominciato a farsi un’idea ben precisa e non troppo positiva. La sua più grande preoccupazione non erano tanto i suoi guardiani, di cui sapeva potersi fidare - nessuno di loro avrebbe usato il suo anello in modo improprio - ma il fatto che questi piccoli scrigni avessero cominciato a fare il giro del mondo. Tutti ormai nel mondo della Mafia sapevano cosa fossero le Box, tutti sapevano come si usassero anche se non ne avevano personalmente una…. tutti stavano cominciando a studiarle e a piccoli passi si avviavano lungo la strada che Hibari e Sawada avevano intrapreso per primi. Ben presto qualcun altro avrebbe capito che anelli come quelli dei Vongola erano in grado di scaturire un potere immenso, tanto da tenere sotto scacco il mondo. E oltre al danno, anche la beffa. I tre inventori avevano venduto prototipi di base, poco più che primi esperimenti per finanziarsi e probabilmente, come Sawada sospettava, dal mucchio dei primi progetti ne erano stati rubati alcuni. Da questi erano nati dei prototipi che avevano causato danni non solo a persone comuni, ma spesso anche a chi brandiva l’arma stessa. I rischi erano tanti, Hibari era stato chiaro fin da subito.
Quello di quel giorno era un incontro decisivo e Sawada lo sapeva. Seduto dal suo scranno guardava Hibari con particolare attenzione.

“Mi piacerebbe dirti che ci sono ulteriori novità, ma siamo ancora a questo punto. Più vado avanti e più le mie conclusioni prendono forma. Non c’è tempo, Sawada. Raduna i tuoi guardiani. In un futuro non troppo lontano sfrutteremo questo tipo di armi e saremo capaci di farlo anche con anelli di classe minore. Da qui al prossimo anno le Box saranno già cosa fatta e se ci vogliono grandi menti per inventare certi oggetti, non ci vogliono menti così geniali per arrivare all’ovvio. Ci sono poteri legati a questi anelli di cui non siamo totalmente a conoscenza.” 

Il moro fissava Sawada negli occhi, serio, mentre continuava a parlare. Con una mano sfiorava i documenti sul tavolo, li girava con le dita, come a guardarne i complicati disegni. La struttura delle Box era così particolare e lui era uno dei pochi che sapeva leggere quegli schemi. L’occhio cadde sul suo anello per un attimo, una flebile scintilla di colore viola attirò la sua attenzione. 

“Il potere che questi anelli emanano è grande. Non credo che tutti i tuoi sottoposti siano capaci di usarne il pieno potenziale, ma questo non significa che nelle mani di qualcun’altro valga la stessa cosa. Anche quando non li usiamo i nostri flussi scorrono in essi, se non li useremo noi ci sarà sicuramente qualcuno che punterà ad averli. E’ un rischio che non mi sentirei di correre al tuo posto.”

Ci fu una piccola pausa. Hibari sapeva che Tsuna stava vagliando ogni possibilità, ogni singolo volere di ogni singolo Guardiano. Non tutti sarebbero stati d’accordo, era ovvio, ma secondo Hibari non tutti avevano diritto di decisione lì dentro. Kyoya non amava attendere, lui la sua decisione l’aveva già presa. 

“Che tu decida o meno di eliminare gli anelli, quello della Nuvola verrà distrutto. Hai una spada che dondola sulla testa e colpirà solo te se verranno uccise delle persone, dei civili, in tutto il mondo.” 

“Non abbiamo la certezza che sarà così, o sbaglio? Sappiamo che i Vongola Ring sono una grande fonte di potere, ma-” 

“Ti preoccupi di cosa penserà Hayato Gokudera? O Mukuro Rokudo? Loro sono i primi sciocchi ad usare l’anello in modo improprio per diversi motivi. Il primo è uno sprovveduto e il secondo è un megalomane, credi davvero che le loro opinioni abbiano valore? Capisco il tuo affetto nei confronti delle persone, ma è la fiducia che riponi in esse che mi disturba. Non tutti sono degni, non tutti hanno ragione di essere ascoltati. I Vongola Ring sono un rischio.” 

Tsuna fulminò Hibari per un secondo, non amava quando tirava frecciate al suo braccio destro. Gokudera e Hibari avevano un modo tutto loro di interagire e, nonostante Hayato fosse estremamente maturato, il Guardiano della Nuvola era l’unico che ancora gli faceva saltare i nervi. 

“Tu e Hayato non andate d’accordo, non significa che sia uno sprovveduto, Hibari. Vorrei dire lo stesso per Mukuro- comunque, le vostre diatribe non mi riguardano. Sono d’accordo. I Vongola Ring sono un rischio.” 

“No, non uno sprovveduto, forse sciocco è la parola più adatta. Comunque non ha importanza, quello che pensa il tuo Guardiano della tempesta non mi riguarda. Se deciderai di prendere la decisione giusta non si opporrà.” 

Hibari fece un piccolo sospiro, più teatrale che veramente sentito. Tra tutti i guardiani era quello che era cresciuto e cambiato più di tutti, il suo carattere cominciava pian piano a migliorare sotto alcuni aspetti ma certi spigoli che erano presenti durante la sua adolescenza si erano invece affilati. Il suo sarcasmo e il suo modo di fare malizioso non presagivano mai niente di buono. Aveva semplicemente imparato a tollerare le persone attorno a lui.

“Voglio solo assicurarmi che Namimori rimanga in piedi e così tutto il mondo.” 

“Per motivazioni diverse dalle mie.” 

“Non ti ho mai mentito, Sawada Tsunayoshi. Le mie intenzioni sono sempre state chiare. Raramente i miei obiettivi sono stati simili ai tuoi per intenzioni. Abbiamo due modi diversi di vedere il mondo ma io sopravviverò, comunque vada. Il resto dipende da te.” 

Ci fu una lunga pausa. Hibari  si era appoggiato con le mani alla scrivania, quasi si sporgeva verso Tsuna. Un piccolo sorriso misterioso si era dipinto sul suo viso, lasciava intendere che sapesse di più, ma nei suoi occhi Tsuna non leggeva altro. Sebbene Hibari avesse motivazioni diverse dalle sue, era vero, si erano sempre aiutati con totale trasparenza. Ed era questo il motivo per il quale andavano d’accordo e si rispettavano. Entrambi avevano una grande considerazione l’uno dell’altro. Anche se a malincuore, Tsuna doveva ammettere che Hibari aveva ragione. Sferzare l’orgoglio del braccio destro, dimostrandosi d’accordo con il Guardiano della Nuvola, sarebbe stato solo un piccolo scotto da pagare rispetto al vero e proprio rischio che si presentava davanti a loro. 

“Va bene. Organizzerò una riunione straordinaria per il fine settimana. Farò rientrare Yamamoto dall’Italia, attualmente è dai Varia per allenarsi. Fortunatamente Ryohei è rientrato oggi. Voglio che ci siano tutti, tu compreso. Vorrei che spiegassi la situazione, dato che hai perso così tanto tempo per studiare le box.” 

Il moro allargò il sorriso mentre si raddrizzava, sistemandosi la cravatta. Era soddisfatto. 
Gli anelli dei Vongola non erano certo necessari per poter continuare a combattere, per poter continuare a migliorarsi. Gli anelli erano sempre e solo stati un contorno per lui, la loro pericolosità era l’unica cosa che gli premeva. Non poteva permettere che il mondo che conosceva venisse stravolto, esattamente come sette anni prima. 

“Ottimo. Per il fine settimana. Provvedi a farli rientrare, con urgenza.” 

Hibari stava per andarsene, fece per voltarsi, ma il Decimo non aveva finito. Aveva un’altra questione legata a questa che gli stava davvero a cuore, ed era il problema attuale. Se la questione dei Vongola Ring prevedeva un problema futuro e a lungo termine, adesso i problemi erano ben altri. I prototipi di Box vendute a poco erano molto più che invenzioni dei tre inventori uscite male. Per quanto fossero particolari né Verde, né Innocenti, né Konig avrebbero venduto box con qualche problema che avrebbe minato la loro credibilità e scienza. Si parlava di box esplose, o che si erano addirittura ribellate al loro possessore. La poca conoscenza in mano agli ignoranti era forse ben peggiore di ogni altra cosa.

“Aspetta, Hibari. Vorrei parlare con te anche di un’altra cosa.” 

“Ovvero?”

“Prototipi che come ben sai sono esplosi in posti abitati oppure mentre erano ancora nelle tasche del loro portatore. Credo che la prima vendita degli inventori Verde, Innocenti e Konig abbia dato il via a molto più che ricerche e, come sai, a ben altre mire.”  

Il Presidente dell’Organizzazione Disciplinare sembrò pensarci per qualche secondo, ma aveva una risposta anche per quello. Rimase in silenzio, aspettando che Tsuna proseguisse.

“Credo che oltre alle prime Box siano stati venduti dei progetti. Progetti trattati non esattamente allo stesso modo di come Konig, Innocenti o Verde avrebbero fatto. Probabilmente chi li ha comprati stan tentando di fabbricare delle armi da rivendere in nero ma qualunque sia la situazione non sono armi normali, queste sono molto di più. Sono pericolose e lo sono adesso. Non voglio avere box difettose in giro per il mondo, non voglio che i miei sottoposti siano costretti ad usarne una. I prezzi abbordabili potrebbero far gola a molti.” 

C’era qualcosa nel tono di voce di Tsuna, qualcosa che a Hibari non quadrava granché. Sembrava che stesse cercando di convincerlo a partecipare attivamente a quella che sembrava una gran perdita di tempo. Sembrava determinato nel convincerlo del fatto che sì, era importante, e che dovevano intervenire subito. La conversazione era solamente all’inizio. Il Presidente del Comitato disciplinare però era più che fermo nelle sue intenzioni, tanto quanto il Decimo.

“Non credo che sia affar mio.” 

“Io invece credo che sia affar nostro.” 

La tensione salì in un secondo, raggiunse un picco assurdo. I due si guardarono negli occhi per quelli che sembrarono interminabili istanti. Nessuno dei due era abituato a cedere, Hibari soprattutto. Non amava farsi dare ordini, lui faceva quello che gli pareva, quando gli pareva, per i motivi che interessavano a lui. 

“Vorrei solo sapere di chi mi posso fidare, non voglio vedere i miei sottoposti saltare in aria, non voglio vedere persone che hanno degli obiettivi o delle mire arrivare a comprare armi del genere solo per avere- avere un vantaggio rispetto agli altri. E soprattutto non voglio che questo mercato arrivi ad allargarsi troppo. Se ci sono dei progetti che sono stati venduti, vorrei solamente sapere a chi. E dove posso recuperarli per restituirli ai legittimi inventori prima che qualcun'altro possa impossessarsene.” 

Sawada si sbrigò a continuare dopo qualche istante, sapeva di aver portato la pazienza di Hibari ad un preciso limite. Tentò di portare il guardiano sulla sua stessa lunghezza d’onda, voleva che partecipasse a quella missione e che lo facesse il prima possibile. La situazione era strana e avrebbe fatto di tutto per convincere Hibari a indagare, perché sapeva che era anche nel suo interesse. Suo malgrado si erano conosciuti bene, sapevano che punti toccare per entrare in sintonia. Il loro rapporto era fatto anche di piccole provocazioni e piccoli compromessi. Hibari sorrise, questa volta un sorriso tirato. Dover ammettere che Tsuna aveva ragione non era nelle sue corde, quindi non lo avrebbe fatto. Certo, poteva essere pericoloso per i motivi elencati dal Vongola, ma poteva benissimo essere anche una stupidaggine. Gli incidenti erano un numero ancora irrisorio, le vittime poche, niente di preoccupante. Eppure negli occhi del Decimo Hibari leggeva una preoccupazione reale. Avrebbe dato le informazioni che Tsunayoshi cercava.

“Non avrei niente in contrario a far saltare in aria qualche tuo sottoposto disposto a comprare Box sul mercato nero, in fondo bisogna essere proprio stupidi per arrivare a tali livelli, tu di elementi così ne hai davvero molti nella tua famiglia. Questa si chiama selezione naturale. Ma ripensando a quello che hai detto, che qualcuno potrebbe volere questi oggetti per avere un vantaggio, chi all’interno di questa famiglia andrebbe a comprare una Box del genere solo per poter arrivare a battere il Decimo Boss dei Vongola? Fammi pensare, forse ne conosco uno in particolare, Mukuro Rokudo? La tua preoccupazione, se è questo ciò a cui ti riferivi, è infondata. Mukuro Rokudo ha altro da fare. Comunque non vorrei rischiare, ammetto che non è esattamente il modo in cui pensavo di muovermi con lui nell’immediato futuro, non sarebbe soddisfacente. Quindi...” 

La stoccata al Guardiano della Nebbia fece drizzare appena Tsuna. Se essere ripreso era un qualcosa che dava fastidio a Hibari, avere dei conflitti interni era ciò che infastidiva il Boss dei Vongola, ed era chiaramente quello a cui puntavano Kyoya e Mukuro. Tsuna non era cambiato, voleva bene e si fidava di tutti i suoi guardiani, anche se era ovvio che alcuni di loro avessero intenzioni e obiettivi spesso diversi dai suoi, erano cose che metteva sempre in conto. Aveva però imparato a prevenire ogni azione futura eliminando le possibilità che avrebbero avuto per tradirlo. E come era ovvio, Hibari da quel punto di vista c’aveva azzeccato, in pieno. Mukuro era una delle principali preoccupazioni e sapeva che quella di Kyoya era solo una minaccia velata, una piccola ripicca che sapeva avrebbe portato a termine al momento giusto una volta portato a compimento i loro piani comuni. Il fatto che Hibari fosse così sicuro di sé quando parlava del guardiano della nebbia era il principale indicatore del fatto che sì, entrambi si controllavano a vicenda. Nessuno meglio del guardiano della nuvola conosceva l’illusionista.

“... so solo che sì, ci sono dei progetti che attualmente sono persi nel mucchio. E quando ti dico ciò, significa che ci sono così tanti progetti da non vederne la fine. Ma è improbabile che Verde, o Konig, o Innocenti li abbiano venduti. Sono persone particolarmente piene di loro, vendere le Box è già abbastanza proficuo. Non venderebbero mai dei progetti con il rischio di vedere il lavoro di anni distrutto, la loro eredità contaminata e una pessima, pessima nota di demerito nel loro curriculum. Con molta probabilità sono stati derubati e non lo hanno fatto presente, non vogliono allarmare nessuno. Preferiscono far pensare che qualcuno stia cercando di imitarli. Patetico, no?” 

Tsuna sospirò, chiudendo gli occhi. Come immaginava. E probabilmente anche Hibari si era fatto una sua idea tramite le sue indagini, ma semplicemente non reputava quelle informazioni importanti. O meglio, se lo erano, non erano adatte allo scopo. Ma Sawada aveva una visione diversa da quella del suo miglior guardiano, per lui le informazioni che avevano erano abbastanza per poter dire che la situazione era grave.

“Sappiamo quali famiglie potrebbero aver rubato questi progetti?” 

“Ce ne sono un paio in Italia, più che papabili. Tutte tue alleate, tra l’altro. A proposito di vantaggi, che coincidenza. Prima dei pericoli interni dovresti guardarti da quelli esterni.” 

“A volte bisogna dare il beneficio del dubbio, Hibari.” 

“A volte bisogna saper dire di no, Sawada. Ma non sono il primo a dirtelo e credo che non sarò l’ultimo. Tornando a noi, sono alleate sia dei Vongola che dei Cavallone. I progetti spariti dalle risme di Verde, Innocenti e Konig sono tutte Box arma particolari. Non credo che seguano per filo e per segno il progetto, sono così esclusive che probabilmente ce ne accorgeremmo. Parliamo di varie box della nuvola, della tempesta e di qualche altra box della pioggia. Sulla base di quelle tentano di creare una ricetta che vada bene per tutte ma ovviamente non funziona così.” 

“Cosa possiamo fare a riguardo?” 

“Il mio consiglio è di fare quello che ti riesce meglio, l’amico. Manda qualcuno in avanscoperta e tenta di capire quali sono i loro piani, dove potrebbero avere i laboratori, quali sono i loro obiettivi finali. Da lì potrai muoverti come meglio credi per recuperare quei progetti. La famiglia Castelli e la famiglia Villa. Per le informazioni riguardanti loro, io non posso aiutarti. Potresti sicuramente chiedere a Cavallone, però. Stupido come è potrebbe esserci andato a cena qualche sera fa. Per quanto riguarda Mukuro Rokudo, l’unica tua preoccupazione deve essere recuperare il Vongola ring della nebbia. E comunque, a quello, ci penserò io.” 

Hibari questa volta era pronto ad andarsene, per davvero. Tsuna non lo avrebbe trattenuto ancora, la corda si stava decisamente per spezzare. 

“Grazie, Hibari-san.” 

“Cerca di non farti prendere impreparato.” 

Furono le ultime parole che i due si scambiarono, anche troppe per un tipo come Hibari. Aveva la gola secca da quanto aveva parlato e discusso con il Decimo Vongola, aveva bisogno di passare del tempo nella sua pagoda, davanti ad un bel tè caldo. Chiuse la porta dell’ufficio dietro di sé prima di attraversare il corridoio, diretto al primo passaggio diretto alla sua pagoda, ormai collegata da anni a quella che era la villa dei Vongola. 
Camminava spedito, niente e nessuno lo avrebbe fermato, o così credeva. Superò il primo incrocio dei corridoi prima che effettivamente qualcosa attirasse la sua attenzione.

“Ho sentito che hai fatto il mio nome.” 

Hibari si bloccò al centro del corridoio. Dopo un primo secondo di pura e totale sorpresa si voltò, in cerca della direzione dalla quale proveniva la voce dolce e calda che ormai conosceva bene. 

“Non è carino parlare male di me quando non ci sono, Kyoya…” 

Dal corridoio perpendicolare a quello di Hibari uscì dall’ombra un uomo biondo, alto e piazzato rispetto a lui. Quel lieve sorriso a idiota che non si era mai stancato di propinargli era inconfondibile.

“Non è carino neanche tornare dall’Italia senza avvertirmi, Cavallone. Come non è carino origliare.” 

“Volevo farti una sorpresa e non stavo origliando. Questo posto ha una bella acustica, non trovi?” 

Dino Cavallone era tornato dall’Italia. Si avvicinò a Hibari a passi lenti, come se fosse intento a calcolare ogni sua reazione. Più quelle del suo corpo che della sua lingua che sì, era tagliente, ma non quanto i suoi tonfa. Nonostante tutto non riusciva a togliersi il sorriso dalla faccia, che non fece che allargarsi quando il moro rispose a sua volta, sorridendo. Un sorriso diverso dal suo, sempre misterioso, ma Dino sapeva che Hibari era felice di vederlo.

“Una sorpresa? Se mi avessi voluto fare una sorpresa saresti rimasto in Italia.”  

“Dici così solo perché volevi essere avvertito per accogliermi, non è vero?” 

I due ormai erano faccia a faccia, vicinissimi. Dino si sporse così tanto che chiunque li avesse visti avrebbe pensato che fosse solo in cerca di un modo facile e veloce per morire. Chi non faceva parte della Famiglia Vongola non sapeva quanto fossero legati e cosa effettivamente li legasse, c’era molto più che un rapporto lavorativo. Negli anni Hibari aveva imparato quasi ad apprezzarlo. 
Il sorriso del moro si allargò appena, segno che stava per mormorare una cattiveria.

“No. E’ che mi distrai e non posso finire il mio lavoro se ci sei tu attorno. Ti sento già piagnucolare che ti annoi.” 

La faccia del decimo Cavallone fu tutta un programma. Il sorriso si trasformò in un’espressione offesa, colpito e affondato.

“Non è vero, Kyoya! Io non ti distraggo, voglio solo che ti rilassi di tanto in tanto!”

“Mh-mh. Rilassarmi. E’ un concetto che da sette anni a questa parte mi è sconosciuto.” 

“Ah, ma ti prego, è da sette anni a questa parte che la tua vita ha cominciato a diventare interessante.” 

Il biondo aveva sempre una risposta pronta e, ormai, aveva quasi azzerato le distanze tra lui e il suo adorato allievo. Puntò una mano al muro, appoggiandosi, mentre continuava a guardare Hibari negli occhi, un pozzo di indifferenza per molti. Per lui erano un cielo sconfinato in cui perdersi. 

“Sei incredibile. Dopo avermi mentito sul tuo ritorno dall’Italia stai pure cercando di farmi credere che sia una sorpresa per me. Dimmi, quando ti ha chiamato Sawada?” 

Dino mandò gli occhi al cielo, quasi esasperato. Usò un tono poco più serio, per far sì che il moro si convincesse, anche se sapeva sarebbe stato inutile. Lo avrebbe tormentato con le sue convinzioni per giorni, fin quando non avrebbe trovato un altro argomento con cui punzecchiarlo.

“Non ti ho mentito e non devo parlare con Sawada. Volevo solo vederti, non potevo aspettare un’altra settimana.”

Fu Hibari ad avvicinarsi ancora, questa volta, con il sorriso malizioso che solo Cavallone conosceva. A dividerli c’erano pochi centimetri.

“Allora potresti avere il tempo di ricordarmi cosa c’è di interessante nella mia vita.” 

Era un sussurro flebile, il tono sapientemente malizioso, era tutto ben calcolato da Kyoya. Dino sentì il cuore sussultare e, sinceramente, non solo quello. Sì, era felice di vederlo. E quello era il modo del suo piccolo Kyoya per dirgli che sì, gli era mancato. 

“Potrei farlo.” 

Fu l’unica cosa che riuscì a dire prima che le loro labbra si scontrassero in un piccolo bacio, breve ma intenso. Fu Kyoya a interromperlo e solo dopo una ventina di secondi passata a guardarlo negli occhi capì perché, doveva aver sentito qualcuno avvicinarsi. Era Ryohei, che con i suoi passi da elefante attraversava i corridoi. Dino non lo aveva sentito tanto concentrato era su Kyoya, ma il moro era sempre attento, soprattutto in quei momenti. Non si rilassava mai per davvero. 
Sfortunatamente per Dino Ryohei si era auto-invitato a prendere il té e, Hibari, glielo aveva lasciato fare solo per torturare un po’ Cavallone. Gli sguardi che gli lanciava mentre tutti e tre sorseggiavano il té preparato da Kusakabe glielo facevano capire. Fu solo dopo un paio di ore passate in ESTREMA frustrazione che ebbe la possibilità di abbracciare l’amato come Hibari meritava e come avrebbe voluto fare fin dall’inizio. Dopo quasi un mese di assenza, i due potevano di nuovo sfiorarsi. Nessuno dei due sospettava cosa, di lì a pochi giorni, sarebbe accaduto.