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Hanno vinto.
Hanno vinto, hanno vinto, hanno vinto.
Le urla dei loro tifosi si sentono come se fossero trecentomila e non a malapena settemila in un mare di inglesi, lo stadio riempito fino all'orlo dai festeggiamenti.
I tifosi inglesi fischiano ed escono ma di fronte a lui c'è solo vittoria; la vittoria.
Quella che se gliel'avessero riferita dopo il pareggio con la Svezia avrebbe riso e li avrebbe mandati a quel paese perché quello era il fondo peggiore che avessero mai toccato e dal fondo, d'altronde, la vetta non si riesce a vedere.
Ma ora sono qui, è qui. Gigio ha parato l'ultimo rigore e hanno vinto.
Alessandro è impazzito, il mister piange, Gigio non realizza finché non gli saltano tutti addosso e lo placcano in preda alle urla, Giorgio e Manuel sono a terra mentre si stringono e intorno a lui sono tutti, tutti felici.
Lorenzo corre verso i loro tifosi e urla perché non sa contenere questa gioia che sembra troppo grande per essere vera. Leonardo urla di fronte alla telecamera " It's coming to Rome, it's coming to Rome " con la veemenza che si addice a un enorme vaffanculo a dei tifosi troppo sicuri di sè che hanno fatto il possibile per giocare sporco.
In mezzo alle urla dello stadio e con le orecchie che gli fischiano, mentre salta in mezzo ai compagni e urla, urla come un matto perché hanno vinto, cazzo, hanno vinto, Lorenzo alza gli occhi e vede Ciro accanto a lui.
Ciro che è con lui dal Pescara, che è con lui anche ora che sono in club diversi, che è stato con lui quando assisteva pressoché impotente, costretto in panchina dal mister, alla mancata qualificazione ai mondiali; Ciro che lo ha abbracciato più di chiunque altro in questa squadra e Ciro che lo conosce meglio di chiunque altro in questo campo.
L'ha detto il mister, che ora piange perché forse non ci credeva quando li aveva iniziati ad allenare, l'hanno detto tutti quelli a cui è stato chiesto in interviste di tutti i tipi: sono forti perché sono bravi, si, ma anche perché sono uniti .
Il tifoso occasionale della nazionale, quello che alla domanda "Che squadra tifi?" risponde "Gli azzurri", all'inizio del campionato a malapena conosceva i loro nomi. Ora li hanno imparati, magari si sono anche affezionati, ma all'inizio non era così. Quelli più conosciuti, Chiellini, lui stesso, Immobile, Bonucci, Donnarumma, Jorginho, quelli si conoscevano, si. Ma gli altri, Chiesa, Locatelli, Pessima, Barella, loro? Loro no. Non è mai stata una squadra di grandi campioni. Non sono mai stati Buffon, Cassano, Del Piero, Inzaghi; loro non sono la nazionale del 2006, fatta di campioni conosciuti e famosi in quanto tali.
Sono quella del 2021, e da quando il mister li ha uniti hanno imparato a farsi forza a vicenda come, forse, non si era mai visto prima tra gli azzurri. Hanno imparato a volersi bene e ad esultare abbracciandosi, scaraventandosi a terra, baciandosi, ad allenarsi insieme e scherzare e fare i coglioni a tutte le ore. I giornalisti e i social dicono che durante il torneo hanno conquistato la nazione perché danno un'impressione di unità che non arriva dalle altre squadre. C'è una dinamica di affetto e solidarietà tra loro che nessuno può fare a meno di notare.
E Lorenzo vuole bene ad ognuno di loro, li ammira, li stima, si fida. Cerca di dimostrarlo ogni giorno e ogni partita, saltando addosso a tutti e abbracciandoli ogni volta che può perché se lo meritano . È una squadra bellissima e anche se non avessero vinto ne sarebbe stato fiero fino allo sfinimento, fiero di esserne stato parte, se essere fieri di qualcosa potesse sfinire.
Ma hanno vinto, e Lorenzo urla di fronte ai tifosi e accanto a lui c'è Ciro. Ciro che lo prende e lo solleva e lo stringe come fa sempre e gli riempie la fronte di baci ed esultano assieme, urlano e ridono e sorridono. L'altro mentre lo stringe tenendolo in alto inizia a saltare in preda alla foga della gioia. La sua felicità pare illuminare lo stadio. Lorenzo sente le sue braccia che gli stringono la vita mentre si regge con le braccia attorno al suo collo e le gambe attorno al suo bacino per evitare di essere scaraventato a terra mentre lo stringe forte, fortissimo. Si merita di sentire tutto il bene che prova per lui.
La verità è che Ciro è diverso. Ciro è importante . C'è un affetto tra loro che è diverso dal cameratismo e che esisteva da prima dell'"era Mancini". Un affetto che c'è dall'inizio delle loro carriere e a cui ormai Lorenzo è abituato tanto da conoscere Ciro come le sue tasche.
Vuole a Ciro un bene immenso, un bene dell'anima. Gli vuole bene quando festeggiano un gol, quando lo vede spaventarsi a morte dopo che lo ha aspettato dietro una porta, gli vuole bene quando si confortano a vicenda perché qualcosa va storto. Lo conosce perché gli vuole bene e gli vuole bene perché lo conosce.
Ed è tutto lì, tra loro due. Decine e decine di esultanze condivise, di abbracci, di baci sulle guance, sulla fronte.
Ma hanno vinto il torneo, quello che era stato per anni solo un sogno mai raggiunto, sono campioni d'Europa e a Lorenzo non sembra abbastanza celebrare come hanno sempre fatto. E nell'impeto, nella foga del momento, nella gioia mai provata prima perché così in alto non ci sono mai arrivati e ora sono sulla vetta e sono insieme, Lorenzo lo bacia, forte, sulle labbra.
E non c'entra niente col DDL Zan di cui tanto si sta discutendo a casa, per quanto sia importante, e non è propaganda e non è un simbolo, non è niente, è solo euforia ed affetto. Non sa se era qualcosa che voleva fare da tempo o che ha pensato solo in quell'istante, non ci pensa. Non pensa a chi sta guardando, nè da casa nè lí attorno a loro perchè l'importante in quel momento è sentire Ciro che lo stringe e nelle sue labbra sulle sue dirgli: guarda dove siamo, guarda cosa abbiamo fatto, l'abbiamo fatto insieme. Siamo insieme .
Ciro non lo lascia cadere per la sorpresa ma subito spinge anche lui le sue labbra contro le sue e Lorenzo lo sente sorridere, e lo stringe più forte, si regge sulle gambe e sposta le mani a stringere il volto di Ciro e gli viene da piangere per quanto è felice. Per quanto è incapace di contenere la sua felicità.
Pensa ai tifosi a casa che staranno festeggiando, i clacson, le bandiere. Sente i rumori dello stadio attorno a sè di persone che hanno pensato di perdere quel sogno solo al secondo minuto e che adesso invece possono urlare di aver vinto.
Sente tutto questo e non si stacca ma preme più forte e muove leggermente il viso, fa incastrare le loro labbra in un bacio vero. Sente la lingua di Ciro che sfiora le sue labbra, secche per le urla. Anche quelle di Ciro lo sono, ma sono comunque le migliori che Lorenzo abbia mai baciato. Non si separano perché non ci pensano, perché è una gioia che stanno provando insieme e la vogliono sentire tutta.
Nel boato dello stadio quel bacio sembra durare quasi quanto quell'intera partita, quell'intero torneo. C'è tutto, lì dentro: la loro storia, la loro amicizia, il loro affetto.
Ci sono loro e c'è il sapore della vittoria.
(Quando finalmente si staccano per riprendere fiato si guardano negli occhi e Lorenzo vede sul volto di Ciro un sorriso immenso, enorme, che sembra illuminargli il viso, e sa che ce n'è uno identico sul suo.
Sono felici.
Attorno a loro, i loro compagni di squadra esultano alla vista del loro gesto e urlano e fischiano con loro e per loro e per la vittoria e c'è qualcuno piange.
Sono tutti, semplicemente, felici.)
