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Archive Warning:
Category:
Fandom:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2019-12-29
Words:
1,493
Chapters:
1/1
Hits:
4

Onironauta

Summary:

Non sai dove ti trovi, non sai cosa sei. Hai il potere di fare qualsiasi cosa, io ti aiuterò a capire chi sei e dove ti trovi. Prima volta che uso la seconda persona, scritta per il calendario dell'avvento di Fanwriter.it

Work Text:

«Sono morto?» hai detto al vento, aspettando una risposta. Eri disteso sul verde prato che avevi creato, sotto un cielo limpido e un caldo Sole estivo.

«Se sei morto è proprio un bel posto dove stare» dissi io. Non ti eri accorto della mia presenza e ti sei subito alzato. Con una certa apprensione mi hai guardato e mi hai domandato «Chi sei?»

«Sono una tua creazione, non vedi?» ti risposi.

«Io ti ho creato?» mi hai guardato con aria interrogativa.

«Prova a creare un albero fra noi» A quanto pare non avevi ancora capito dove ti trovavi.

Ti sei concentrato fissando il terreno, riuscivo a percepire i tuoi sforzi, ma era tutto invano. Non andava bene: «Così sembra che hai qualcosa contro il bel prato.»

«Sinceramente non ho capito cosa devo fare» hai detto.

«Come mi hai creato? Come hai creato questo mondo? Pensaci e provaci» ti avevo dato ormai tutti i suggerimenti. Avevi chiuso gli occhi, ascoltavi il flebile rumore del vento, sentivi i raggi del Sole riscaldare la tua pelle. Eri concentrato, ma allo stesso tempo rilassato. Fu così che comparve un grosso castagno tra me e te.

«Vedi, non era difficile» ti dissi. Finalmente ce l'avevi fatta. Per un attimo hai osservato la tua nuova creazione, ma hai notato che stonava con l'ambiente circostante.

«I rami hanno perso le foglie, questo albero è in letargo» hai detto.

«È normale, hai pensato a un castagno durante l'inverno» ti ho risposto «Riprova.»

Questa volta sei riuscito senza difficoltà a trasformare l'albero in letargo in uno nel vivo della stagione estiva, con i rami ricoperti di foglie che facevano una comoda ombra.

Hai guardato con soddisfazione la tua creazione, poi mi hai domandato: «Sono tipo un dio?»

«Non proprio.»

«Sei tu un dio?»

«No, mi hai creato te.»

«E allora chi sei?»

«Sei tu che devi darmi un nome e una forma» Per adesso ero un tua copia perfetta. Rispetto alle prime volte, sei riuscito subito a darmi una forma e un nome. Una barba bianca folta spuntò sotto il mio mento, il corpo lo sentivo più grande e grosso, una pesante giacca rossa e bianca copriva la mia pelle.

«Sei Babbo Natale!» hai esclamato.

«Proprio questi vestiti pesanti dovevi darmi? Con questo caldo si suda molto!» ho esclamato.

«Senti Babbo, ma sono morto? Non capisco dove siamo e perché posso creare e modificare il mondo che mi circonda.»

Prima di rispondere decisi di spogliarmi, poiché il Sole non risparmiava neanche Babbo Natale. Rimasi in canottiera bianca e mutande.

«Sono forse in paradiso? Nel purgatorio? Dio mi ha giudicato? O sono nel vuoto?» hai continuato.

«Fermati» ti ho interrotto «Non siamo in nessuno di questi luoghi, dovresti saperlo che non esistono. Ti trovi dentro la tua testa. Questo é il tuo primo sogno lucido, complimenti!»

Hai guardato le tue mani, poi il prato intorno a te. Ti stavi agitando, così ho provato a calmarti: «Non pensare troppo al sogno, altrimenti ti sveglierai.»

«Posso fare qualsiasi cosa...» hai detto, e nel mentre osservavi il mio corpo smembrato di colpo.

«Ti chiederei il piacere di ricompormi grazie,» ho detto un po' infastidito «Tutto ciò che ti circonda é parte di te e lo sono anch'io; non é bello essere a pezzi.»

Mi hai ricomposto.

«Camminiamo per questo bel prato» ho proposto.

Per la prima volta ti sei avvicinato a me. Eri poco più basso, ma decisamente meglio in forma rispetto a Babbo Natale. Pur se il Sole era cocente, una leggera brezza ci rinfrescava.

«È un mondo vuoto» dissi a un certo punto «Puoi iniziare a popolarlo come vuoi, è come una tela bianca da dipingere.»

«E cosa succede se mi sveglio?» hai domandato.

«Il sogno continua a evolversi, ma non potrai più tornare.»

«Io voglio rimanere, non so quando mi ricapiterà un'occasione simile.»

«Puoi rimanere, ma poi non ti sveglierai più, rimarrai per sempre qui.»

Non mi stavi ascoltando. Ti eri fermato e stavi creando delle nuvole, così da fare un po' di ombra. Poi hai proseguito a popolare il grande prato con alberi di tutti i tipi: castagni, querce, frassini, non ti stancavi più.

«Prova a creare qualche animale» ti ho suggerito.

Creare degli animali era più difficile, riuscivo a percepire la tua difficoltà iniziale. Ma una volta creati i primi animali più piccoli, come ratti o uccelli, hai aumentato pian piano la dimensione. Finchè non sei arrivato a creare l'uomo primitivo.

«E ora?» hai domandato.

«Come? Hai la possibilità di fare tutto quello che vuoi e quello che sei riuscito a fare è ricreare la Terra con la sua vita?» ho ribattuto.

«È come una pagina bianca: non so mai come cominciare e cosa scrivere, le idee mi vengono totalmente a caso» hai risposto.

«Prova a creare un nuovo colore» ti ho suggerito.

«Ma è impossibile!» hai risposto «I colori sono una nostra percezione visiva dello spettro elettromagnetico della luce.»

«Tutte parolone scientifiche!» Ho preso la tua mano «Prova a creare ora un nuovo colore, non pensarci troppo ai limiti che ti sei imposto.»

Così ti eri di nuovo concentrato. Il Sole sparì all'improvviso, al suo posto una luce cupa cominciò a emergere dal terreno e il nuovo colore si fece avanti. Assomigliava a un viola acceso ma allo stesso tempo a un grigio scuro, l'aria intorno sembrava più secca e un terrore stava nascendo sia in me che in te. Ti dissi di smettere, poiché non eravamo abituati a tale colore.

«Ricordati che non puoi rimanere troppo tempo qui nel sogno.»

«Sto talmente bene qui, ho potere su tutto e non devo preoccuparmi di nulla.»

«Arriverà un punto in cui non potrai più tornare indietro, non potrai più uscire da questo sogno» ti dissi «Non vuoi festeggiare il Natale? È la notte della vigilia questa.»

In quel momento ti sei ricordato per un istante che tu appartieni a un altro mondo, ti sei sentito richiamare.

«Dovrei tornare a tutte le preoccupazioni della vita, dei miei fallimenti continui e di tutti i problemi che stanno accadendo in questo momento nel mondo? In una vita dove non ho potere per niente.»

«Non è vero, hai potere su te stesso» ti ho interrotto «E inoltre hai una famiglia che ti vuole bene. Queste festività in fondo servono proprio per incontrarsi tutti nel periodo più buio dell'anno.»

Non ti vedevo ancora convinto.

«Qui troverai solo parti di te stesso» ti parlavo lentamente, così che avevi tempo di riflettere alle mie parole «Potrai dividere anche il singolo atomo mille volte, ma sempre parte di te rimane.»

Sei rimasto in silenzio a riflettere. Nel frattempo giocavi con il tempo, in un battito di ciglia erano passati milioni di anni, quello che prima era un prato ora era diventata la cima di una collina.

«Ho deciso di andare» hai detto alla fine «Ma dimmi un'ultima cosa: anche il mio mondo è un sogno? Tutto quello nel mio mondo è parte di qualcuno?»

«Non lo saprai mai» ti dissi «Però puoi creare a tuo piacere delle ipotesi. Alcuni la chiamano filosofia, altri religione, altri ancora scienza.»

«Ora come faccio a uscire?» hai domandato, con aria un po' afflitta.

«Ah bé, ci sono vari modi. C'è chi vede l'ora in un orologio, chi si dà un pizzicotto sul braccio. Devi trovare il tuo modo personale per uscire dal sogno.»

Hai tirato fuori dalla tasca un orologio da polso. Te lo sei messo e hai guardato il quadrante: le lancette ruotavano all'impazzata e non riuscivi a capire che ore fossero. Per un momento sei rimasto a fissare le lancette, poi voltandomi verso di me hai detto: «Non funziona, sembra che ho accettato questi paradossi.»

«Di solito non ti porti qualcosa con te nei sogni? Un simbolo o un piccolo oggetto. Dovrebbe aiutare» ho consigliato.

Stavi di nuovo rovistando la tasca, come se contenesse qualsiasi cosa. Hai tirato fuori un cubo, composto da piccoli cubi colorati che si potevano ruotare.

«È il mio cubo di Rubik» hai detto.

Il cubo era mischiato. Ti era venuta una forte voglia di risolverlo, di rimettere ordine in quel caos. Ma non ci riuscivi: «Non ricordo come si faccia. Non riesco proprio a ragionare.»

Cercavi di ruotare le parti del cubo, ma erano incollate. Non riuscivi a ricordare le mosse e l'algoritmo per risolverlo. Lentamente hai cominciato a ricordare la tua stanza da letto, con il cubo sullo scaffale davanti ai libri. La stanza era buia, l'aria era viziata poiché avevi chiuso la porta e sentivi il pesante piumone che premeva sul tuo corpo intorpidito e irrigidito dal sonno.

Hai iniziato a essere più leggero, non riuscivi più ad avere il controllo dei tuoi poteri nel sogno, ti sentivi impotente e vulnerabile. A quel punto sei sparito, diventando trasparente finché non ti sei dissolto.

«Addio» ti dissi. Mi allontanai da te e ripresi a camminare per il percorso, scendendo per la collina. Io ero destinato a rimanere per sempre, l'unica cosa che potevo fare era controllare che tutto andasse per il meglio.

Ti sei svegliato.