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Il nostro primo incontro fu strano: io ero puntuale e preciso, come ogni re dei cavalieri dovrebbe, tu, al contrario, eri stato rimproverato per il ritardo e il disordine della tua divisa dal comandante Pan; era solamente il primo giorno di addestramento. Non avevo mai visto degli occhi così rossi e un sorriso così tirato, ma non me ne preoccupai. C’era qualcosa in te che attirava la mia attenzione e non erano quegli stupidi pettegolezzi che gli allievi si divertivano a far girare, pensai fosse semplice curiosità. Ma anche quando Ogun ci presentò, quella sensazione non svanì. C’era qualcosa nei tuoi occhi, nel tuo sguardo, che non riuscivo a decifrare: determinazione, coraggio, forza.. cos’era? Cos’era che mi attirava a te a tal punto da non riuscire a toglierti gli occhi di dosso e pensarti?
La risposta la ebbi solo quando ti ritrovai nei corridoi dell’ottava brigata, quando i nostri occhi si incatenarono di nuovo: mi ero innamorato.
Tenni quei sentimenti per me, avevo paura che potessero essere calpestati, feriti, rinnegati. Eppure il nostro legame si rafforzava giorno dopo giorno. Dopo una giornata stancate tornavamo nella nostra stanza in comune, ognuno nel proprio letto. Certe volte, però, le giornate erano più intense, quindi ci lasciavamo cullare dalle parole dell’altro per addormentarci. Altre volte, ancora, i nostri passati si facevano strada nei nostri sogni, e uno dei due si rifugiava nel letto dell’altro in cerca di conforto e protezione.
Fu durante una di queste notti, quando mi svegliai in cerca dei miei genitori, che ti trovai già nel mio letto. I tuoi occhi mi squadravano ed evidentemente notarono il mio tremore, così mi porgesti la tua felpa. Il tuo sorriso sincero quando mi dicesti che su di me stava meglio mi scaldò il cuore e, quel tre dicembre ormai così lontano, ti dissi che mi piacevi. Lo dissi senza pensarci troppo, forse me ne resi conto solo quando il sorriso sul tuo volto sparì. Mi voltasti le spalle e non dicesti nulla, ed io continuai a fissare la tua schiena.
Credevo che dopo aver esternato i miei pensieri mi avresti abbandonato, proprio come fecero i miei genitori, ma non fu così. Non fu nemmeno piacevole. Ti comportavi normalmente, ma eri consapevole dei miei sentimenti, quindi mantenevi le distanze. Questo mi feriva, ma ero grato che tu fossi rimasto al mio fianco.
Adesso sono qui seduto, nella sala comune, mentre Sorella Iris ti mostra gli acquisti della giornata di shopping con Maki e Tamaki. Ti vedo sorridere così sinceramente, come avevi fatto con me quel giorno, ma stavolta i tuoi sorrisi e i tuoi sguardi sono rivolti ad un’altra persona. E solo adesso capisco che gli occhi più luminosi del cielo azzurro e i capelli d’orati di cui parlavi non erano i miei. In effetti perché vorresti baciare me? Non sono bello come lei, non sono intelligente come lei. I suoi capelli biondi sono più morbidi e profumati dei miei. I suoi occhi blu sono riusciti ad incantarti, ma cosa hanno di diverso dai miei? Lei ha la tua attenzione ed io la invidio, ma come potrei mai odiarla? E’ un tale angelo. Adesso che l’ho capito, mi sento uno stupido per non averlo notato prima.
I giorni scorrono veloci, ma a me sembra di essere sempre bloccato a quel tre dicembre. Prima eravamo soliti passare il nostro tempo libero insieme, adesso sono solo, su tetto. Sono poggiato al parapetto e vi vedo tornare, il tuo sguardo e il tuo sorriso sempre rivolti verso di lei. Vorrei essere lei. Sento la mia guancia sinistra bagnarsi, poi la destra. Qualcosa di salato mi inumidisce le labbra. Ah, che uomo patetico che sono. Posso solo guardare il cielo per ricacciare indietro quel vile segno di debolezza. Le nuvole, invece, sono sempre state così belle? Il cielo è sempre stato così bello e splendete? Avevo focalizzato tutti i miei pensieri su Shinra a tal punto da non vedere nient’altro difronte a me? Eppure è tutto così vasto. Involontariamente il mio sguardo si poggia sulle due figure ormai prossime all’entrata dell’ottava, in particolare sulla figura dagli occhi rossi e dal sorriso tirato. Non avrei mai pensato che lo avrei trovato già a fissarmi, da lì sotto sembra solo un minuscolo problema a cui non dovrei dare più peso.
Sorrido. Lui distoglie lo sguardo.
Non sembra possibile tornare come prima. Non ho bisogno di voltarmi per sapere che il Tenente Hinawa è all’entrata del terrazzo.
“Domani sarai trasferito alla quarta brigata, come avevi richiesto”.
Non è più possibile tornare indietro.
