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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2021-12-30
Words:
1,280
Chapters:
1/1
Comments:
7
Kudos:
5
Hits:
41

Come la neve

Summary:

[Fanfiction per il Calendario dell'Avvento di Fanwriter.it]
SPOILER - POST NO WAY HOME

"Alcuni dicevano che guardare bel paesaggio innevato potesse bastare per sentirsi in pace con l’anima.
Peter Parker provava, alcune volte, a volare sopra a un tetto (magari con una bella cioccolata calda) e a fissare il candore dei palazzi innevati di fronte a sé.
Tuttavia, l’unica cosa che riusciva a sentire era il silenzio."

Notes:

Questa fanfiction è più un delirio introspettivo. Non c'è una vera trama, se non che Peter si ritrova da solo a Natale e (re)incontra qualcuno.
Non è betata, mi spiace :(

Work Text:

Alcuni dicevano che guardare bel paesaggio innevato potesse bastare per sentirsi in pace con l’anima.
Peter Parker provava, alcune volte, a volare sopra a un tetto (magari con una bella cioccolata calda) e a fissare il candore dei palazzi innevati di fronte a sé.

Tuttavia, l’unica cosa che riusciva a sentire era il silenzio.

 

E Peter non era mai stato silenzioso, tutt’altro. Né ci aveva mai vissuto bene dentro. Del resto, era pur sempre un adolescente e come tutti quelli della sua età, voleva soltanto una cosa: fare casino.


La neve, però, quel casino lo soffocava totalmente, facendolo diventare silenzio un fiocco

dopo l’altro.

E non c’era niente che lo facesse sentire bene; nemmeno l’idea che in fondo, quel silenzio o lo scricchiolio del suo appartamento malandato, fosse il sintomo dell’inizio di un’età adulta.

Un’età che non aveva davvero chiesto, ma che da piccolo aveva sempre guardato con ammirazione.

Del resto, per lui gli adulti erano persone come sua Zia May o come Tony Stark. Ed erano gran begli adulti. 

 

Non aveva chiesto né quello, né di ritrovarsi solo a Natale.

Era il 25 Dicembre e tutto ciò che poteva fare era fissare Manhattan dall’alto con una cioccolata calda in mano che scottava troppo per essere bevuta subito. 

 

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” 

 

Di certo non si sarebbe mai immaginato quanto una frase così semplice si sarebbe impressa a fuoco nella sua mente e quanto avrebbe potuto gravare sul proprio cuore.

Salvare il mondo era stata una figata: non senza conseguenze, questo è certo. Perdere Tony non era stato semplice (e neanche accettabile, in realtà), ma sapere di aver contribuito alla salvezza del pianeta era stato qualcosa che lo aveva incoraggiato ad andare avanti con fierezza.

Poi c’era stato Mysterio, poi… il resto. E niente era stato più davvero “figo”, quanto più una presa di coscienza. Non solo da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ma anche da ogni gesto, anche il più piccolo, ha una responsabilità.
E da lì, Peter aveva cominciato a comprendere il peso di ogni singola persona nel mondo.


Se abbassava lo sguardo, poteva vedere tanti puntini - auto, persone,- passare sotto di lui. Ognuno di questi era un microcosmo, ognuno di questi aveva una storia da raccontare, persone da cui tornare a casa o qualcosa che non andava nella sua vita.

Peter aveva compreso così che in fondo, il suo microcosmo, anche se non era “uno qualunque”, aveva esattamente lo stesso peso degli altri.

E anche se aveva sempre guardato le vite dei supereroi come qualcosa di straordinario, mentre sorseggiava la sua cioccolata calda, si rendeva sempre più conto di come avrebbe semplicemente voluto qualcosa di ordinario: una famiglia, i suoi amici, MJ .

 

Non era facile riscrivere tutto da zero mentre il mondo andava avanti: mentre quei puntini continuavano a muoversi, alcuni casualmente, altri seguendo uno scopo. E lui? Qual era il suo scopo? Salvare quelle persone? Preservare il normale scorrere delle cose?

Volò giù dal palazzo, dondolandosi con un sentimento nostalgico nel petto.

 

*

Non era facile nemmeno guardare le vetrine di New York ricolme di lucine e idee regalo e rendersi conto che non aveva nessuno a cui farne uno. 

Però, forse, anche se in totale anonimato, un regalo avrebbe potuto farlo comunque.

 

Finì in fretta e furia la sua cioccolata calda e si immerse nel mare di puntini - un po’ meno silenziosi - per la ricerca di un paio di regalini. Li avrebbe lasciati nelle case di MJ e Ned, con un biglietto anonimo. 

Al massimo avrebbero pensato a uno scherzo o si sarebbero messi a credere di nuovo a Babbo Natale - Ned lo avrebbe fatto quasi per certo .

Non sarebbe stato così strano dopo gli avvenimenti degli ultimi anni, dopotutto.

 

Entrare nelle loro case di nascosto non era stato semplicissimo, principalmente perché ogni angolo era intriso di ricordi. Poteva sentire anche il profumo di MJ nella sua stanza e la mancanza che gli suscitava quel ricordo. 

Lasciò il pacchettino vicino al comodino e volò via, lanciandosi tra i palazzi e fermandosi di nuovo su un tetto lì vicino, aspettando che MJ tornasse a casa. 

La vide rincasare e spiandola dalla finestra leggermente coperta dalla condensa, la guardò scartare il pacchetto e dire qualcosa che non riuscì a comprendere.

Quel poco gli bastò per strappargli un sorriso.

Non sapeva se fosse giusto irrompere ancora nelle loro vite, se forse non avrebbe semplicemente dovuto andare avanti e lasciarsi tutto ciò che era Peter Parker per diventare soltanto Spiderman. Sapeva soltanto che era Natale e che c’era un’ultima cosa che doveva fare con una certa urgenza.

 

*

 

Andare al cimitero non era mai facile perché varcare quella soglia gli faceva sentire le gambe più pesanti che mai.

Non riusciva a farsi trasportare dal vento e nemmeno dalla propria energia. Andare incontro a quella tomba era un pesante fardello sulla sua schiena, così pesante che ogni passo affondava nella neve con la forza di una colata di cemento. 

Passo dopo passo, tutto ciò che aveva vissuto nell’ultimo anno tornava alla mente.

L’incantesimo.

Il Green Goblin.

Zia May.

Le macerie.

Gli universi.

E quel peso era soltanto suo. Ed era nei suoi passi, era nella neve, inciso con la sua impronta.

 

Quando arrivò di fronte alla lapide, i fiori che aveva portato precedentemente erano ormai morti, seppellitti e completamente fatti fuori dal gelo. Non era sorpreso di questo, perciò le aveva portato qualcosa di diverso, stavolta.

Un pacchetto di biscotti di pan di zenzero, come quelli che aveva sfornato l’ultimo Natale passato assieme. Glieli aveva fatti trovare sul tavolo e avevano la forma di ragno.

Dio, sua zia era così fiera di lui e lui…

Si inginocchiò di fronte alla tomba, spolverando via la neve, scoprendo le lettere incise sulla lapide e sistemando i biscottini. Sapeva che qualcuno li avrebbe portati via, ma non era importante. 


“Alcuni sono bruciati,” disse, guardando la confezione con gli occhi ricolmi di lacrime, “ma c’è tutto il mio cuore, May,” tirò sù col naso.
“Lo sai? Ancora non riesco a cucinare bene. Vivo di cose surgelate e consegne a domicilio quando posso. Sto cercando lavoro, al momento ho mandato qualche curriculum per consegnare le pizze. Potrei fare di meglio, ma… sai, sono piuttosto veloce e credo che potrebbe essere un vantaggio…” si coprì il viso con le mani, lasciandosi andare ai singhiozzi e piegandosi contro la pietra - gelida, ma non soltanto per il freddo.

 

Inspirò forte, finché non avvertì qualcuno dietro di sé. 

“Tutto bene, ragazzino?” la voce lo costrinse a voltarsi e ad alzare lo sguardo, perché la persona che gli stava parlando sembrava essere molto alta.

 

Poteva mai essere…

 

“Stephen?”

L’uomo inarcò il sopracciglio, dubbioso.

“Ci conosciamo?” chiese, confuso.

E a quel punto, Peter capì che dovesse trattarsi solo di una coincidenza. Una strana, però. Sempre se quando si parlava di Stephen Strange si potesse parlare di coincidenze.

“No… diciamo di no.”

 

Il mezzo sorriso che si formò sulla bocca di Stephen fu sufficiente per far sentire Peter di nuovo a casa, almeno per qualche momento. 

 

“Beh, credo che nessun ragazzino dovrebbe rimanere a piangere su una lapide il giorno di Natale, non credi?” rispose Strange, stringendosi nel suo giubbotto. 

“Non avevo di meglio da fare.”

Stephen accennò un sorriso.

“Lo capisco.”
“Ha perso qualcuno anche lei?” azzardò, Peter.

“Molto tempo fa…”

 

Tra loro calò di nuovo il silenzio, mentre la tomba di zia May rimaneva lì, fissa sotto di loro, quasi come se li stesse osservando.

 

“Senta… le… va una cioccolata calda?” azzardò Peter, dopo qualche secondo.

L’uomo si accigliò, roteando leggermente la testa, forse perplesso da quella richiesta. 

Accettò.

Peter sorrise, guardando per un’ultima volta la lapide. Forse quello era stato un piccolo regalo da parte di sua zia.

 

Grazie.