Work Text:
La neve imbianca le strade di San Gallo, Svizzera. I raggi del sole splendono caldi e lievi, donando alla città una luce magica nella giornata di Natale.
In un’isolata villa di periferia, questo 25 Dicembre è protagonista di un altro meraviglioso evento.
Nel largo giardino completamente imbiancato - ma assolutamente ben curato -, un grande e rotondo gazebo di marmo bianco è posto al centro, connesso ad una navata coperta. Seduti sulle eleganti sedie bianche della navata, gli invitati osservano la scena davanti a loro, trattenendo il fiato.
I due uomini, in piedi al centro del gazebo, non si tolgono gli occhi di dosso nemmeno per un istante.
Lì, uno davanti all’altro. Lo yin e lo yang. Andrés, con il suo cappotto nero, passa la mano sulla pelliccia di quello bianco di Martín, facendolo sorridere.
Andrés non era molto entusiasta della giornata natalizia, inizialmente, dato che ciò gli avrebbe impedito di mostrare il suo elegante abito; ma ora non gli importa più di niente, né dell’abito né della neve, solo degli occhi azzurro-ghiaccio di Martín che lo stanno guardando come nessuno lo ha mai guardato prima. Mentre gli prende la mano fredda, accarezzandogliela delicatamente col pollice, Andrés guarda quegli occhi e ripensa a quando li aveva visti spenti e colmi di lacrime per colpa sua, tempo addietro…
"Andrai a fare fotocopie alla Zecca di Stato, vero?", la voce di Martin era rotta. "Io ti ho proposto di fondere oro insieme!"
Andrés aveva paura. Aveva paura di affrontare i propri sentimenti. Sapeva ciò che provava per Martín: come lui stesso aveva detto, erano anime gemelle. Ma non poteva rovinargli la vita. Non poteva promettergli qualcosa che presto sarebbe finito.
"Ti aggrappi a una cosa che non esiste e non esisterà mai!"
Mentre si metteva il cappotto, Andrés sentiva il cuore di Martín frantumarsi. Voltandosi e vedendolo lì, con la schiena contro il muro, dovette usare tutta la sua forza di volontà per non avvicinarsi e baciarlo di nuovo.
"Devo lasciarti. È… per l'amore." i loro occhi si incontrarono. -E per la fratellanza. Per il legame che sento per te.
Andrés si mise il cappello, chiudendo gli occhi per un attimo, come se non riuscisse più a reggere lo sguardo del suo amico. -Adesso vattene…- quando tornò a guardarli, gli occhi di Martín erano offuscati dal dolore. -... e curati la ferita. A volte la distanza è l'unico modo per trovare pace.
Il sospiro di Martín sembrava pregarlo: resta.
-Addio, amico mio. Sono sicuro che, in un modo o nell'altro, il tempo ci riunirà.
E con quelle parole e un ultimo sorriso, se ne andò.
Martín sta guardando negli occhi dell’uomo davanti a lui. Il tocco delle loro mani lo fa rabbrividire, nonostante fosse ormai abituato a quel tocco. A stento riesce a mantenere le lacrime. Ma questa volta non c’è dolore, né pensieri negativi, solo gioia e molto amore. Nella sua mente vagano i ricordi di molti anni di amicizia e felicità. Di quando passavano le notti a pianificare il loro piano insieme. Le ore e ore in cui sono rimasti bloccati sugli stessi problemi. La gioia e l’euforia dei giorni in cui è apparsa questa soluzione. Le feste fatte alle tre di notte, solo loro due, buttandosi addosso champagne e ballando. Crede davvero che tutto questo sia solo un sogno e che presto si sveglierà nel suo letto, da solo.
-Io, Andrés de Fonollosa, prendo te, Martín Berrote, come mio sposo…
Il tocco dell’oro freddo che scivola sul suo anulare e quella voce lontana lo riportano alla realtà.
Abbassando lo sguardo sulle loro mani e vedendo l’anello, capisce che non ci sarà nessun risveglio solitario in una stanza buia e disordinata. Anzi, si rende conto di quanto belli saranno i suoi risvegli, d’ora in avanti.
-... finché morte non ci separi.- pronuncia Andrés, con la sua voce ammaliante e amorevole.
L’argentino non è riuscito a sentire la maggior parte delle parole del discorso, ma torna a guardarlo negli occhi, sorridendo come mai prima d’ora. Prende l’altra fede, tenendo la mano di Andrés.
“Io, Martín Berrote, prendo te, Andrés de Fonollosa, come mio sposo, e prometto di amarti e onorarti ogni giorno della mia vita, nella gioia e nel dolore, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia…” Martín non sa se sono le sue mani che tremano o quelle di Andrés. “...finché morte non ci separi…”
Mentre l’anello viene messo al suo dito, Andrés sorride. Sa bene che neanche la morte li separerà.
“... ora, con il potere a me conferito-" la voce di Sergio, vestito con un elegante cappotto nero e davanti ai due sposi, si blocca leggermente per l'emozione, suscitando una risatina da tutti i presenti. Dopo un sorriso, riprende: "... vi dichiaro ufficialmente sposati".
Andrés ha sentito quelle parole altre cinque volte prima, ma mai si era sentito così, con il cuore che batteva così forte da aver paura che tutti lo sentissero. Martín, di fronte a lui, stava indubbiamente piangendo.
"Potete baciarvi."
In un attimo, le mani di Andrés sono sulle guance di suo marito, e Martín tiene le mani dietro al suo collo, mentre le loro labbra si incontrano in un bacio pieno d'amore.
Il resto della banda acclama e applaude, ma i due sposi non si accorgono di niente se non del reciproco respiro e del sapore delle labbra dell’altro. La mente di Martín è totalmente offuscata da quel bacio. Non è il primo e non sarà l'ultimo, ma certamente uno molto speciale.
Andrés, dal canto suo, si sente come in un viaggio spirituale. Il tocco delle labbra del suo amato lo riporta indietro nel tempo, al giorno in cui ha deciso di accettare finalmente i suoi sentimenti.
"Arrivo!"
La rapina era finita nel migliore dei modi. 984 milioni di euro. Erano usciti tutti vivi dalla Zecca di Stato Spagnola. Alcuni feriti, ma vivi. E nessuno sapeva i loro nomi. Né avevano mai visto i loro volti.
Davanti alla porta di quel sudicio monolocale di Palermo, Italia, Andrés non sapeva se sarebbe stato meglio scappare o affrontare le sue responsabilità.
Quando la porta si aprì, il suo cuore perse un battito: Martín era lì, davanti a lui, e lo guardava con occhi colmi di sorpresa. Ma il suo sguardo diventò subito vuoto e la sua mascella si contrasse con rabbia.
"Ciao, Martín." Andrés mantenne il suo tono fermo, ma l'uomo davanti a lui sembrava non ascoltarlo. Lasciò la porta aperta e tornò dentro.
Dopo un attimo di esitazione, Andrés entrò, chiudendo la porta dietro di sé.
Guardandosi intorno, provava ribrezzo al pensiero che un uomo come Martín potesse vivere in un posto del genere: il tavolo da pranzo era occupato da cartacce e bottiglie vuote, dei vestiti sporchi erano malamente abbandonati sul divano. Un modellino rotto di un dirigibile era appeso al soffitto, facendo sembrare il posto ancora più angusto. L'aria era malsana e l'odore gli pizzicava il naso.
Martín, con addosso dei pantaloni scuri e una canottiera bianca sporca, coperti da una vestaglia bordeaux, si avvicinò al frigo, aprendolo e prendendone del latte.
"È stato un colpo fantastico, eh?" la sua voce era tagliente, non lo guardava mentre versava del latte in un bicchiere, per poi berne un sorso. "Tuo fratello deve esserne molto soddisfatto".
"Martín, Sergio non ha alcuna colpa del-"
"No, risparmiami questa stronzata, Andrés". Martín lo guardò. Quegli stessi occhi che avevano implorato amore e non erano stati ascoltati, ora bruciavano di rabbia. "Ti sei lasciato entrare in testa tutte le cazzate che ti ha raccontato."
"Non sono venuto qui per parlare di mio fratello." affermò Andrés, infastidito, sperando che smettesse di parlare e lo ascoltasse. Ma l'uomo davanti a lui era cambiato, e non aveva intenzione di rimanere zitto come un cucciolo di fronte a colui che gli aveva spezzato il cuore.
"Senti, francamente," disse Martín, con una tranquillità spaventosa. "Non mi importa un cazzo del perché sei venuto qui. Di certo ora, dopo due anni, sei venuto. E ora ti dirò perché non hai voluto portare a termine il nostro piano."
L'argentino guardò negli occhi l'uomo più grande, puntandogli il dito contro. Andrés lo osservò avvicinarsi a lui.
"Perché sei un vigliacco. E perché-" la voce di Martín si spezzò. "... non sei mai stato in grado di apprezzare chi ti ama davvero."
"Martín, il nostro piano era imperfetto." Andrés teneva la testa alta, per non mostrare la ferita nel suo orgoglio.
"Imperfetto." ripeté Martín, con uno spesso velo di sarcasmo nella sua voce. "Avevamo ancora tempo per raffinarlo, per correggere le imperfezioni. Potevamo creare un'opera maestra, tu ed io."
"Il nostro amore avrebbe-"
In un lampo di rabbia, Martín lanciò il bicchiere di latte sul muro, frantumandolo.
"IL NOSTRO AMORE, PEZZO DI MERDA?! CHE CAZZO DICI, FIGLIO DI PUTTANA?!"
Andrés era immobile. Guardava Martín prendere dei fogli e strapparli, prendere oggetti e buttarli all'aria. La sua espressione era seria e impenetrabile davanti a quello spettacolo, ma dentro il suo cuore si stava rompendo in mille pezzi, come quel bicchiere.
"Se ci fosse stato un 'nostro amore', non mi avresti abbandonato come un cane!" non sono parole quelle che uscivano dalla bocca di Martín, ma veleno. “Se mi avessi amato, saresti rimasto con me, mandando a fanculo tutto il resto!”
Mentre si avvicinava, Andrés pensava agli errori che commessi. E che Martín era l’unica persona che gli è sempre stata accanto. L’unica cosa buona della sua vita.
“Io ti conosco come nessun altro, Andrés. Ti ho donato il mio cazzo di cuore. E tu lo hai calpestato.” Martín avanzava, guardandolo. “Guardami negli occhi, e dimmi che non mi ami. Che ti sei allontanato solo perché non ricambi il mio amore. Quando te ne sei andato, figlio di puttana…” il dolore si percepiva ad ogni sua parola. “... dimmi che quel bacio non ha significato niente per te.”
Andrés aveva gli occhi fissi su quelli di Martín. Delle lacrime lottavano per uscire dai suoi occhi. L’istinto gli diceva di andarsene. Ma non aveva intenzione di perderlo di nuovo.
“Me ne sono andato perché non volevo che tu lasciassi il tuo cuore nelle mani di un malato terminale.”
Quelle parole investirono Martín come un treno. Sapeva della malattia di Andrés e sarebbe stato disposto a curarlo fino al suo ultimo istante di vita. Ma solo in quell’istante capì che l’orgoglioso uomo davanti a lui non l’avrebbe mai permesso. Lo guardò negli occhi, mentre delle lacrime iniziarono a solcare il suo volto.
“Ti amo, Martín. Ti ho sempre amato.”, disse Andrés, con voce pacata. “Ma non volevo che il mio migliore amico - la mia anima gemella - soffrisse ulteriormente per la mia morte. Dovevo allontanarmi.”
Martín aveva le labbra bagnate dal latte, eppure se le sentiva secche. Sentiva la gola chiudersi e non riusciva più a pronunciare niente. Non poteva fare altro che guardare l’uomo di fronte a lui e lasciare che le lacrime gli rigassero il volto.
Vedendo la sua reazione, Andrés si avvicinò ancora di più a lui.
Pulì con la mano destra il mento di Martín, bagnato dal latte e dalle lacrime, poggiando quella sinistra sulla sua guancia. Era così vicino al suo viso che avrebbe potuto sentire il suo respiro, se solo Martín non stesse trattenendo il fiato.
“Tu sei la mia altra metà.”
Le sue labbra incontrarono quelle di Martín, il cui - dopo un attimo di esitazione - si abbandonò con disperazione al bacio.
Quando si staccano dal bacio, Andrés guarda dritto negli occhi di Martín, che gli rivolge il più bel sorriso che abbia mai visto nella sua vita.
“Ti amo, Martín.” quasi sussurra Andrés, accarezzandogli le guance.
“Ti amo anch’io, Andrés…! Ti amo anch’io…” le lacrime rigano il volto di Martín. La gioia nei suoi occhi è infinita.
“VIVA GLI SPOSI!”, urla Agata, applaudendo insieme agli altri, avvolta nella sua pelliccia rossa. Andrés si volta a sorriderle.
Silene prende un sacchetto di banconote da sotto alla sedia, avvicinandosi a loro e lanciandole come se fossero coriandoli, ridendo.
Nella confusione del momento, Daniel ne ha approfittato per lanciare una palla di neve ad Anibal. Ridendo troppo forte per le lamentele dell’amico, riceve uno schiaffo sulla testa da suo padre. “Smettila, cretino!” sussurra Augustin al figlio seduto vicino. Monica, con Cincinnati in braccio, li guarda divertita.
Jakov è seduto in rispettoso silenzio, sorridendo con gentilezza a Raquel e Julia, decisamente commosse.
“Speriamo che questo sia quello buono, eh!”, dice Santiago ad alta voce, seduto con le braccia incrociate, rivolto ad Andrés. “Non ha funzionato con tutte quelle bellissime donne, credi che funzionerà con un uomo?”. A quelle parole, si prende una gomitata dal giovane ragazzo vicino a lui, Matías, il quale lo aveva aiutato con i lavori in giardino per il matrimonio.
Né Andrés né Martín prendono l’affermazione sul personale. Conoscono Santiago e il suo carattere burbero e sanno che, in fondo, è una brava persona.
“Da quello che so neanche tu hai avuto molto successo nel tenerti una donna. Forse dovresti pensare alla tua sessualità da un altro punto di vista.” afferma Andrés con il suo solito sorriso sfacciato sul volto, facendo ridere suo marito. “Ma ora, vai pure, la cerimonia è finita. Non vorrei trattenerti ulteriormente e turbare la tua sensibilità.”
L’uomo si alza dalla sua sedia, borbottando qualcosa e mettendosi il cappello bianco. Continuando a lamentarsi, esce dalla navata, rientrando in casa.
Sergio posa una mano sulla spalla del fratello, facendolo voltare verso di sé. I due si guardano negli occhi, per poi abbracciarsi.
“Hermanito…” pronuncia dolcemente Andrés, stringendolo a sé.
Tra le braccia del fratello, Sergio guarda Martín. L’argentino annuisce, sorridendo con gratitudine.
Quando i due si separano, Sergio sorride ad Andrés, per poi allontanarsi. Si avvicina a Raquel, dandole un dolce bacio, per poi rientrare in casa con lei.
“Idemo, Radko…” Mirko, avvolto nella sua pelliccia di visone marrone, si alza, portando in casa il cugino immobile sulla sedie a rotelle.
Andrés è un uomo edonista ed esuberante, e tutti si aspettavano che per il suo sesto matrimonio avrebbe organizzato qualcosa di grande, una festa indimenticabile. Ma così non è stato, perché questa volta non sentiva il desiderio di dover mettere in mostra niente e nessuno: voleva solo che tutto finisse il prima possibile, così da poter rimanere solo con suo marito, andare nella loro camera da letto e fare l’amore per tutta la notte.
Andrés posa lo sguardo su quello di Martín. E’ felice. Può vedere il suo viso illuminato dalla gioia.
“E’ tutto meraviglioso, ma sto congelando.” ridacchia Martín, soffiando appena sulle proprie mani, senza smettere di sorridere.
Andrés ridacchia, prendendogli una mano. “Vieni, andiamo a riscaldarci.”
*
L’ampio salone della villa è riscaldato dal tepore proveniente dall’enorme camino.
Un ricco buffet è posto ad un angolo della stanza. Il cibo, proveniente da ogni parte del mondo, è accompagnato da del vino pregiatissimo. Un’armoniosa musica risuona nella stanza.
Silene e Anibal giocano con il cibo. Santiago si lamenta di alcuni cibi vegani con un Jakov infastidito. Mirko e Agata brindano, ridendo felici, e Sergio spiega ogni piatto tipico, senza però attirare l’attenzione di nessuno.
Nel mentre, Andrés sta bevendo un bicchiere di vino in piedi, davanti al camino, aspettando Martín che era uscito a fumarsi una sigaretta. A vederlo così, con il suo completo elegante, la camicia bianca, e il papillon nero allentato, la postura perfetta e lo sguardo impenetrabile, nessuno sarebbe in grado di trovare alcuna debolezza in lui.
Eppure Andrés un debolezza ce l’ha sempre avuta: l’amore. Si è lasciato attrarre per tutta la vita dal fuoco della passione. E ora, guardando le fiamme scoppiettanti nel camino, si rende conto che tutto quell’amore l’aveva bruciato dentro. Incompatibilità, promesse infrante, minacce, delusioni… tradimenti. Per cinque volte ha creduto nell’amore e per cinque volte l’amore lo ha tradito. Avrebbe dovuto capirlo molto prima. Avrebbe dovuto comprendere fin da subito che il suo posto era lì, a fianco al suo migliore amico, colui che c’è sempre stato, la sua anima gemella - Martín.
Lo stesso Martín che si era allontanato più di dieci minuti fa. Con una rapida occhiata all’orologio e un sospiro, Andres posa il bicchiere su un elegante tavolino di legno raffinato, per poi afferrare il suo cappotto e andare in giardino.
Insieme al fumo che usciva dalla sua bocca ad ogni tiro di sigaretta, Martín lasciava scivolare via le sue insicurezze e le sue paure. Aveva bisogno di stare da solo, nonostante quello fosse il suo matrimonio. Il suo primo matrimonio. E anche l’unico. Con la schiena appoggiata ad un pilastro del gazebo, guarda il cespuglio di rose vicino a lui: i loro petali sono ghiacciati e innevati, ma loro non sono ancora morte. Per molti anni Martín si è sentito così: bloccato, senza via di scampo. Ma ha sempre lottato. L’amore era il suo combustibile, era ciò che gli ha sempre dato forza. E ora, tutta la sua sofferenza ha acquisito significato. E’ sposato e Andrés è suo marito. Gli occhi gli diventano lucidi per il sentimento di profonda gioia che gli invade il corpo. Con il paesaggio dolcemente addormentato davanti a lui, ripensa a quando aveva avuto quel luccichio negli occhi per la prima volta, quasi cinque anni prima al monastero a Firenze, ed era appena stato svegliato nel cuore della notte.
“Gli ho raccontato il piano."
Martín si era svegliato quando aveva sentito delle gentili carezze sul braccio. Voltandosi, vide Andrés sdraiato su un fianco, sotto le coperte, mentre gli sorrideva. Martín sentì di poter morire.
"Che ti ha detto?", chiese, con un sospiro di resa, sollevandosi leggermente e mettendosi su un fianco.
"Diciamo che gli è sembrato…" iniziò Andrés, guardando il soffitto. "... un'autentica meraviglia.", ridacchiò, guardando poi il suo amico. "No, sarò più preciso. Ha detto che è la cosa più bella che abbia mai ascoltato."
Martín sentiva l'euforia crescere in lui. I suoi occhi si soffermarono a fissare le labbra dell'uomo davanti a lui; avrebbe solo voluto baciarlo.
Si alzò, incredulo, mentre Andrés ridacchiava e si scopriva leggermente.
"Non prendermi per il culo, dici sul serio?", chiese Martín, in piedi, con indosso una canottiera bianca e un paio di boxer lunghi in tessuto.
Andrés, vestito con dei pantaloni eleganti e un maglioncino girocollo bordeaux, e con anche le scarpe, ancora sdraiato sul letto, lo guardava. "Martín…", gli sorrise, facendo un gesto di ovvietà con la mano. "Io gliel'ho spiegato in generale, ora vuole che tu gli spieghi tutti i dettagli tecnici. Quindi…"
Martín si portò una mano sulla fronte. Il luccichio nei suoi occhi e il sorriso sul suo volto mostravano l'orgoglio e la passione che stavano facendo battere forte il suo cuore.
"... è il tuo turno."
Martín si portò entrambe le mani sul viso. Sentiva di potersi mettere a piangere per la felicità.
"Non prendermi per il culo…!", Martín camminava, l'adrenalina gli stava cancellando ogni traccia di sonno, mentre Andrés rideva dolcemente. "Dio mio, non ci posso credere!"
Martín si avvicinò all'armadio, aprendolo e cercando velocemente all'interno. Con il respiro affannato, tirò fuori due gilet.
"Vediamo…", disse, voltandosi, mostrandoli ad Andrés. "Pied de poule o quadri scozzesi? Qualcosa che sprigioni intellettualità, giusto?"
"Io direi che è un po' troppo… sofisticato per le 3 del mattino." Andrés, dal letto, lo guardava sorridendo. "Un po' di genio va bene, però scegliamo qualcosa di più casual…!"
Andrés gli sorrise, guardandolo negli occhi. Martín sentiva il cuore battere così forte da poter uscirgli dal petto. Gettando leggermente la testa all'indietro, lasciò andare una risata di pura fierezza.
“A cosa stavi pensando, mi ingeniero?". Andrés si avvicina a lui, aggiustandosi la pelliccia nera del cappotto.
Martín sobbalza, per poi ridacchiare.
"La concha de tu madre, Andrés!"
Andrés ride, mettendosi davanti a lui e prendendogli la sigaretta di mano, spegnendola sulla neve. Gli prende poi le mani con le sue, accarezzandogliele amorevolmente, guardandolo negli occhi.
"Pensavo a noi…" dice Martín, accennando un sorriso e guardandolo negli occhi. Andrés sorride alle sue parole.
"E ora che questo 'noi' è ufficiale, signor de Fonollosa…" pronuncia Andrés, con tono ammaliante, facendo arrossire e sorridere Martín per l'emozione. "... come vorrebbero spendere il matrimonio?"
"Voglio girare il mondo, signor Berrote." dice Martín. Il potere e la fierezza nella sua voce fanno sorridere Andrés con orgoglio.
"Qualche meta per iniziare?"
"Berlino." Martín gli sorride. "E Palermo. Non solo quella in Sicilia, ma anche la Palermo di Buenos Aires."
"Ogni tuo desiderio è un ordine, cariño." Andrés lascia un bacio sulle labbra del suo amato, guardandolo poi nuovamente negli occhi. “E hai già qualche idea per la nostra luna di miele?”
Il sorriso che si allarga sulle labbra di Martin non mostra solo quanto abbia la risposta già pronta, ma anche da quanto tempo ha in mente quell’idea. Anni di sogni e di progetti.
“La Banca di Spagna.”
“Andrés, Martín!”, Sergio richiama la loro attenzione, affacciato alla porta che dà sul giardino. "Stiamo aspettando gli sposi per ballare.”
“... arriviamo, fratellino.”, afferma Andrés, senza scostare lo sguardo da suo marito.
Quando Sergio rientra, Andrés non dice niente. Semplicemente stringe la mano di Martín, il quale ha un'espressione preoccupata in viso, e rientra in casa con lui.
Mentre li vede arrivare, Sergio fa partire il vinile sul giradischi, mentre gli altri iniziano a scherzare su chi ballerà in coppia con chi.
Andrés si mette al centro della stanza di fronte a Martín. Posa la mano destra sul suo fianco, prendendo con la sinistra la sua, facendo intrecciare le loro dita. Iniziano a volteggiare lentamente, sulle note di "I love you baby" di Frank Sinatra. Martín si sente a disagio per la mancata reazione dell’altro uomo, non sapendo se ha osato troppo. Ma in cosa avrebbe osato? Andrés non è mai stato abituato ad una vita monotona.
“Se non vuo-”
“Non hai mai smesso di lavorare al nostro piano, non è così?”, lo interrompe immediatamente Andrés, guardandolo negli occhi.
No. Martín non ha mai abbandonato il piano. Anche quando era a pezzi e con il cuore spezzato, ha continuato a perfezionarlo: era tutto ciò gli era rimasto dell’amore di Andrés dopo che se lo aveva lasciato solo. La sua ragione di vita.
“Neanche per un secondo.” afferma Martín, danzando lentamente con lui. “Ho perfezionato ogni singolo dettaglio. Ho pensato ad ogni eventuale problema e ho trovato la sua soluzione. Il piano è perfetto, Andrés. E’ perfetto.”
La voce di Martín fa trapelare l’amore che ha impiegato in tutto quello.
“Andremo a fondere l’oro della Banca di Spagna?”, chiede Andrés, la fierezza nei suoi occhi e nella sua voce non ha pari. Guarda suo marito con un sorriso, notando la lacrima che scende lungo la sua guancia.
Martín sorride. “Andremo a fondere l’oro.”
You're just too good to be true.
Can't take my eyes off you.
I loro sguardi non si lasciano neanche per un attimo e le loro risate di gioia si diffondono nell’aria, mentre la musica inizia a farsi più movimentata.
I love you baby, and if it’s quite alright,
I need you baby, to warm the lonely nights
I love you baby, trust in me when I say
Intorno a loro, solo balli senza ritmo e risate.
Andrés stringe Martín più a sé, ballando con lui al centro della stanza. Vorrebbe che questo momento non finisse mai. Vorrebbe stare per sempre tra le braccia di Martín. Quando è con lui, si sente diverso. Sente di poter provare delle vere e forti emozioni anche lui come tutti gli altri. La sofferenza e il dolore spariscono quando Martín gli sorride. Quando bacia le sue labbra, sente di poter vivere in eterno. Ma Andrés sa bene che non è così. Gli rimane ancora un lungo anno di vita - o forse sarà uno di quei pochi fortunati a cui il farmaco salverà la vita, non può saperlo. In ogni caso, è certo di voler passare ogni giorno che gli rimane con l’uomo che ama.
Oh pretty baby, don’t bring it down, I pray
Oh pretty baby, now that I found you, stay
Martín, dal canto suo, non stava più pensando a niente. Solo ai loro corpi che si muovono nella danza e alla preziosa visione di Andrés davanti a sé. Tutti gli anni di silenzio e di sofferenza erano stati cancellati, e il suo amore finalmente ripagato. Sapeva che con Andrés non sarebbe stato semplice, ma non gli interessava: avrebbe donato la vita per lui. Ha promesso di stargli accanto per sempre, in salute e in malattia. Ed è quello che farà.
And let me love you baby, let me love you
Andrés de Fonollosa e Martín Berrote. Sposati e finalmente felici.
Vivranno una vita al limite, creeranno il loro paradiso.
E soprattutto, entreranno presto nella Banca di Spagna. Nonostante la perfezione del piano, conoscono i rischi a cui vanno incontro, ma a nessuno dei due importa.
Fonderanno oro insieme.
