Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2022-01-16
Words:
5,192
Chapters:
1/1
Comments:
3
Kudos:
117
Bookmarks:
9
Hits:
1,494

Soli e pianeti

Summary:

Tratto dalla storia:
"Ti dico quello che vedo io: sei geloso perché Simone ha iniziato a trascorrere del tempo con qualcuno che non sei tu."
"Ma figurati. Io e Simone siamo solo amici."
"Si può essere gelosi pure degli amici, Manuel. Ma il fatto che tu ti sia sentito in dovere di specificare una cosa del genere, mi fa pensare che non ci credi nemmeno tu"

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

Manuel non era mai stato un ragazzo geloso. Mai.

Non lo era stato nei confronti di Chicca, la prima ragazza con cui aveva avuto una relazione seria. Non lo era stato nei confronti di Alice, di cui per un attimo aveva anche creduto di essere innamorato.

Non lo era mai stato, nei confronti di nessuno. Non faceva parte di lui, la gelosia.

In realtà, l'aveva sempre considerato un sentimento stupido.

Sua madre una volta lo aveva anche rimproverato per questo.

"Manuel, prima o poi arriverà anche per te qualcuno di cui sarai così geloso che ti sentirai morire dentro" gli aveva detto, un giorno in cui lei e Manuel si erano ritrovati a discutere dell'argomento.

"Non ha senso essere gelosi. Se sei geloso di qualcuno con cui stai sei un idiota, perché quella persona sta con te, ha scelto te, vuole te. Che bisogno c'è di essere gelosi? E se sei geloso di qualcuno con cui non stai è pure peggio, perché se ci fosse la possibilità ci staresti insieme, no? Se non ci stai insieme evidentemente non c'è futuro, e allora è stupido essere gelosi per qualcosa che non ha futuro" aveva risposto lui.

E Manuel ci credeva davvero in quelle parole, era fermamente convinto.

Eppure, per la prima volta in vita sua, era geloso. Lo sentiva, pur non avendolo mai provato prima.

Era iniziato con il cuore che saltava un battito, e che poi iniziava a correre impazzito.

No, non impazzito. Arrabbiato.

Poi c'era stata l'insicurezza che si era impossessata di lui. E poi il nodo alla gola che non riusciva a tirare giù in nessun modo.

E, alla fine di tutto, quella voglia irrefrenabile di tirare fuori quella rabbia. Non importa come.

Tutti sintomi di una gelosia incontrollabile che però Manuel in quel momento continuava a negare.

Perché in quel momento davanti ai suoi occhi c'erano solo Simone e quel biondino della 4ª C che parlottavano tra loro, scambiandosi sorrisetti e sguardi che fino a qualche tempo prima Simone aveva riservato solo a lui.

"Che guardi?"

Manuel sobbalza sentendo Chicca arrivare alle sue spalle. "M'hai fatto prendere un colpo."

"Non esagerare. Allora, che c'è di tanto interessante in sto corridoio?"

"Niente" borbotta Manuel. "Simone dovrebbe prendere il caffè per entrambi e invece sta a fare le pubbliche relazioni."

Chicca segue lo sguardo di Manuel fino alla fine del corridoio, dove vede Simone chiacchierare con Paolo - il biondino della 4ª C - e dice: "Che c'è, ti urta che le pubbliche relazioni non le stia facendo con te?"

Manuel si volta verso di lei e la guarda come se avesse appena detto una cazzata, anche se in realtà si sente effettivamente urtato dal fatto che Simone stia passando l'intervallo con qualcuno che non è lui.

"Non guardarmi così" replica lei. "Sappiamo entrambi che ho ragione."

"Mi scoccia solo non avere il mio caffè, tutto qua."

Ma entrambi sanno che il problema non è il caffè. Solo che Chicca, che vede la situazione con la lucidità tipica di chi osserva le cose da un punto di vista esterno, si rende effettivamente conto del problema. Manuel, invece, continua a tenersi un enorme filtro davanti agli occhi.

Manuel quel filtro sugli occhi - ma soprattutto sulla testa e sul cuore - ce l'ha da così tanto tempo che Chicca inizia a temere che non se ne andrà mai.

Solo un idiota non si accorgerebbe del modo in cui Manuel guarda Simone. Solo un idiota non si accorgerebbe che Manuel lo guarda così da mesi, almeno da quando Simone si è risvegliato dopo l'incidente.

Chicca, che ormai può vantarsi di conoscere Manuel discretamente bene, se n'è accorta appena Simone è tornato a scuola. Gli occhi di Manuel erano sempre puntati su di lui, soprattutto quando Simone era impegnato a fare altro.

Manuel si perdeva a osservarlo per ore intere, come se cercasse di memorizzare anche il più piccolo particolare dell'altro.

E durante l'estate le cose non erano cambiate, anzi.

Manuel era diventato l'ombra di Simone, al punto che Chicca si era domandata spesso come fosse possibile che Simone proprio non si accorgesse dei suoi sguardi.

E ora che l'anno scolastico era iniziato, la situazione era rimasta invariata.

Più o meno.

Paolo era una variabile che nessuno aveva previsto. Un'aggiunta all'equazione che di certo Manuel non apprezza e che ha scatenato in lui un'evidente gelosia.

Ovviamente, la gelosia è evidente per tutti tranne per Simone - troppo impegnato a prestare attenzione a Paolo - e Manuel, che si ostina a non vedere oltre il proprio naso.

E se Manuel continuerà a non voler vedere le cose, rischierà di perdere Simone per sempre. Di questo Chicca, purtroppo, ne è certa.

 

***

 

All'inizio Manuel non l'ha presa nemmeno troppo male la presenza di Paolo, in realtà.

Lui e Simone si limitavano a chiacchierare davanti alle macchinette del caffè, come due amici che hanno il tempo di vedersi solo a scuola, e Manuel li osservava da lontano cercando di non farsi notare.

Ma dopo qualche settimana ha iniziato a sentirsi frustrato. Non può evitare di ripensare al passato, quando nella vita di Simone c'era solo lui e viceversa. Quando facevano ogni cosa insieme, chiusi nel loro mondo da cui chiunque altro era stato tagliato fuori.

Ma il loro mondo forse non esisteva più. Forse era stato proprio Manuel a distruggerlo.

Manuel che in una notte di fine marzo si era preso da Simone tutto ciò che voleva e poi l'aveva lasciato con il cuore a pezzi; Manuel che, quando Simone aveva cercato di parlare di ciò che era successo, lo aveva insultato e gli aveva detto che per lui non esisteva; Manuel che dopo l'incidente di Simone non aveva più affrontato il discorso, troppo spaventato di dover ammettere che alla fine anche per lui era stato bello quello che era successo al cantiere.

Quel silenzio tra loro, quel non parlare di cose così importanti e lasciare semplicemente che il ricordo di quella notte aleggiasse tra loro, li aveva allontanati. Non come amici, la loro amicizia era miracolosamente rimasta intatta, ma aveva spezzato quel legame che andava oltre l'amicizia e che li aveva sempre uniti.

Quindi, se ora Simone passava il tempo con qualcun altro, Manuel sapeva di dover incolpare sé stesso. E questa consapevolezza lo faceva uscire di testa.

"Vorrei capire come mai stai qua a torturati" dice Chicca una mattina, mentre raggiunge Manuel in corridoio.

Manuel rimane in silenzio, con lo sguardo fisso su Simone e sul suo nuovo amico. È arrivato a chiedersi più volte che cos'ha Paolo in più di lui, e ogni volta si è risposto che forse semplicemente non ha paura di stare accanto a Simone.

"Non mi rispondi? Non cerchi nemmeno ti giustificarti con la patetica scusa che ti scoccia che Simone non ti abbia ancora portato il caffè?" dice ancora Chicca prendendolo un po' in giro.

Manuel sbuffa. "Non è una scusa."

"Sì, certo. Ti dico quello che vedo io: sei geloso perché Simone ha iniziato a trascorrere del tempo con qualcuno che non sei tu."

"Ma figurati. Io e Simone siamo solo amici" sottolinea Manuel. Ma per quanta enfasi metta in quella frase, continua a suonare come una bugia.

"Si può essere gelosi pure degli amici, Manuel. Ma il fatto che tu ti sia sentito in dovere di specificare una cosa del genere, mi fa pensare che non ci credi nemmeno tu" replica Chicca.

E Manuel di nuovo resta in silenzio.

Chicca è la sua migliore amica - per quanto possa essere strano essere amico di una ragazza che ha tradito e trattato di merda - e non se la sente di mentirle. Ma non se la sente nemmeno di dirle la verità, perché significherebbe ammettere che prova qualcosa per Simone e ammettere una cosa simile dopo che l'ha respinto più di una volta lo farebbe sentire più idiota di quanto già si sente.

Quindi resta zitto, almeno fino a quando Simone li raggiunge.

"Finalmente ce l'hai fatta. Se andavo a prenderlo a chiosco facevo prima" dice Manuel piccato quando Simone gli passa il suo bicchierino di caffè.

"E la prossima volta allora vai a prenderlo a chiosco" replica Simone, a metà tra l'essere scherzoso e serio. Non capisce se Manuel sia davvero urtato oppure se anche lui stia scherzando.

"Magari lo farò" risponde Manuel tornando in classe.

Chicca sospira e scuote la testa, mentre Simone si volta verso di lei e dice: "Ma che gli prende oggi?"

"Fosse solo oggi il problema!"

E in effetti Simone non può darle torto, perché anche lui ha notato che Manuel è diventato intrattabile da un po' di tempo. Solo che non capisce il perché e ogni volta che prova a parlarne con lui, Manuel cerca di cambiare discorso.

Forse dovrebbe semplicemente smettere di preoccuparsi di Manuel, di cosa fa, di cosa pensa.

Gli è stato dietro per mesi e non ha mai capito niente di lui. Forse sarebbe ora di smettere di provarci.

Si volta per un attimo, vede Paolo chiacchierare con i suoi compagni di classe e sorride.

Gli ha chiesto di uscire, poco prima. Niente di che, gli ha proposto un semplice caffè al bar piuttosto che alle macchinette in corridoio, e Simone non ha saputo come rispondere perché inevitabilmente ha pensato a Manuel e al fatto che non riuscirebbe a uscire con un'altra persona se ha in testa ancora lui.

Ma forse uscire con qualcuno è proprio ciò di cui ha bisogno per non pensare più a Manuel.

 

***

 

Manuel sa di non essersi comportato bene con Simone, di avergli risposto male.

Forse è per quello che quel pomeriggio decide di andare a casa sua. Non per chiedergli scusa, perché il suo orgoglio è troppo forte per consentirgli di scusarsi per qualche frase sgarbata. Ma per verificare che tra lui e Simone sia tutto ok, per assicurarsi che Simone non sia arrabbiato.

Arriva alla villa intorno alle tre del pomeriggio e, appena parcheggia la moto, si accorge che Dante gli sta andando incontro.

"Salve prof!" lo saluta mentre si slaccia il casco e se lo toglie.

"Ciao, Manuel. Che ci fai qui? Cerchi Simone?" risponde il professore sorridendo.

Lo ha visto arrivare dalla finestra della cucina e non ha esitato un attimo ad uscire per accogliere il suo studente preferito.

"Sì, è in camera sua?" chiede Manuel, convinto che la risposta sia sì.

Ma Dante scuote la testa. "No, è uscito. Ma puoi aspettarlo qui, se vuoi."

"Uscito? Dov'è andato?"

"Non so dirti dove, ma posso dirti che è uscito con un amico. Paolo, immagino tu lo conosca."

Manuel si sente mancare il fiato. È come se qualcosa gli stesse comprimendo il petto.

Fa male. Tanto.

"Sì, so chi è" mormora Manuel, cercando di mostrarsi indifferente. Cosa che non gli riesce molto bene a giudicare dallo sguardo che gli rivolge Dante.

"Non ti sta molto simpatico, vero?" chiede il professore.

Manuel sposta lo sguardo, cerca di guardare ovunque tranne che negli occhi di Dante perché teme che, se lo facesse, il suo insegnante potrebbe vederci qualcosa che lui ha ancora paura di ammettere. "Non è quello."

"E allora cos'è?"

Manuel non risponde, non saprebbe cosa dire.

Come si replica a una domanda del genere? L'unica risposta possibile sarebbe ammettere che non sopporta l'idea di dover dividere Simone con qualcun altro, ma a quel punto Dante gli farebbe notare che non ha alcun diritto su Simone, né tanto meno su come passa il suo tempo.

"Senti, Manuel, parliamoci chiaro per una volta" dice Dante. "Io so bene ciò che mio figlio prova per te e so che lo sai anche tu. Ora la domanda è: tu cosa provi per lui?"

"È il mio migliore amico" dice Manuel, consapevole che quella frase non risponde affatto alla domanda di Dante.

"Solo questo?"

Manuel non sa cosa dire.

Ovviamente Simone non è solo quello, altrimenti non si sentirebbe così male sapendo che è uscito insieme a un ragazzo che è palesemente interessato a lui. Ma non riesce nemmeno ad ammettere che Simone sia qualcosa di più.

Quindi guarda il suo insegnante negli occhi, questa volta sperando che lui possa leggerci dentro tutto ciò che non riesce a dire ad alta voce.

"Sa qual è il problema, prof?" dice Manuel dopo un po', quando vede lo sguardo di Dante addolcirsi perché evidentemente ha capito il tormento che si porta dietro. "Che non sono più sicuro di niente. Di ciò che provo io non sono mai stato sicuro, ma almeno ero sicuro di quello che provava Simone. Era rassicurante sapere che era innamorato di me. Ma da quando c'è sto Paolo non sono sicuro nemmeno di quello."

"E questo come ti fa sentire?" chiede Dante.

Manuel ci riflette un attimo, cercando le parole adatte a descrivere come si sente ogni volta che pensa che Simone forse non prova più le stesse cose. E poi dice: "È come se avessi freddo e non potessi scaldarmi. Come se avessi i brividi e sapessi che non passeranno."

"Perché l'unico modo per far passare quei brividi è avere Simone vicino" conclude Dante al suo posto.

Manuel abbassa lo sguardo, sentendosi un po' in imbarazzo.

"Sei geloso, Manuel. Tutto qui" aggiunge Dante con un sorriso.

Manuel spalanca gli occhi. "Geloso? No, non esiste."

"E invece sì. Solo che non è facile ammettere di desiderare così tanto le attenzioni di qualcuno, e tu non riesci ancora ad ammetterlo. Soprattutto non riesci ad ammettere che le attenzioni che vuoi da Simone non sono quelle di un amico."

"È complicato" mormora Manuel, cercando di tirarsi fuori da quella conversazione.

"No, non lo è. Ma evidentemente non vuoi parlarne, quindi..." risponde Dante, voltandosi per tornare in casa. Poi si ferma e aggiunge: "Aspetti Simone o vai via?"

E Manuel, per un attimo, pensa che vorrebbe aspettarlo ma che non è pronto a vedere Simone tornare a casa ed essere giustamente felice per la sua uscita con Paolo.

"Vado via, prof. Non dica a Simone che sono passato."

Dante annuisce tra sé. Lo guarda infilarsi il casco e rimettersi in sella alla moto.

Solo quando Manuel sparisce dietro la prima curva, si concede di esalare un sospiro stanco.

Chissà se prima o poi quei due troveranno il modo di stare uno accanto all'altro senza drammi.

 

***

 

Alla festa di Halloween, Manuel ci va solo per tenere sotto controllo Simone e Paolo. E non ha paura di ammetterlo a se stesso.

Simone e Paolo ormai escono insieme da qualche settimana, anche se pare che non ci sia nulla di serio tra loro. Il che rende Manuel ancora più confuso.

Da una parte è rassicurato dal fatto che Simone non si stia impegnando seriamente con lui. Dall'altro si domanda come mai Simone se la sia presa così tanto quando lui non ha considerato importante ciò che è successo tra loro, se ora è Simone il primo a non volere niente di serio.

In realtà, Manuel non è così stupido. In fondo sa bene che il motivo per cui con lui era qualcosa di importante e con Paolo no, è che Simone per lui provava qualcosa di più serio di ciò che prova per Paolo. E questa è un'altra cosa che lo manda in confusione.

Se Simone non prova per Paolo ciò che ha provato per lui, allora perché continua a uscirci?

Manuel li osserva da lontano, mentre ridono accanto al bancone del bar. E lo sente di nuovo, quel familiare nodo alla gola che gli impedisce di respirare.

Continua a tenere lo sguardo fisso su Simone, quasi sperando che fissandolo intensamente il più piccolo riesca a sentire il suo sguardo e si volti verso di lui. Egoisticamente spera che così Simone si accorga di quanto sta male, che abbandoni Paolo in un angolo per correre da lui.

È proprio patetico, Manuel se lo ripete da solo.

"Tutto bene?"

Manuel si volta verso Chicca, che è comparsa al suo fianco con un bicchiere in mano.

Non ci prova nemmeno a dire che va tutto bene. È stufo di mentire.

"Simone ti sembra felice?" dice invece. Perché poi a conti fatti è tutto quello che conta.

"Onestamente? Contento forse, felice non direi" risponde Chicca, rivolgendo lo sguardo nella stessa direzione di Manuel.

"E che differenza c'è?"

Chicca vorrebbe aprire un dibattito su felicità e contentezza, citando le decine di articoli che ha letto sull'argomento - un pomeriggio in cui era particolarmente annoiata ed era finita chissà come a cercare significati di parole su internet - ma sa che Manuel non ascolterebbe una sola parola.

Quindi si limita a dire: "Guardalo. Sorride, sta bene insieme a Paolo, è evidente. Ma quando è insieme a te è diverso."

"Che vuoi dire?"

"Tu sei il sole e lui il pianeta che ti gravita attorno. E allo stesso tempo lui è il tuo sole e tu sei il suo pianeta. E a nessuno dei due importa del resto del sistema, perché vi completate a vicenda" dice Chicca, con una metafora che in realtà Manuel non riesce a comprendere del tutto. "Vi rendete felici e dalla felicità dell'altro dipende la vostra. Tu non puoi essere felice se non lo è Simone e viceversa. Siete dipendenti l'uno dell'altro."

"Non sembra una roba tanto positiva."

E in effetti, per come l'ha descritto Chicca, meglio essere contenti che felici. Meglio la sensazione lieve e rassicurante della contentezza, che quella profonda e bruciante della felicità. La contentezza è più facile da gestire.

"E invece lo è. Non è facile trovare una persona che ci renda felici. Quando la si trova sarebbe meglio non farsela scappare" dice Chicca. Poi beve un sorso dal suo bicchiere e aggiunge: "Parla con Simone, prima che sia davvero troppo tardi."

Il problema è che Manuel teme che sia già troppo tardi.

Era abituato a una versione di Simone che ora teme che non ci sia più, un Simone che non faceva che stargli attorno, che guardava solo lui in una stanza piena di persone.

E invece quella sera non l'ha degnato di uno sguardo, quasi come se volesse nascondersi, come se gli desse fastidio ricambiare gli sguardi di Manuel. E quindi Manuel è rimasto tutta la sera in un angolo a cercare di ingoiare il dolore.

Poco importa che Chicca gli abbia detto che Simone non è veramente felice con Paolo, poco importa che abbia cercato di infondergli speranza.

Manuel ormai la speranza l'ha persa e gli è rimasta solo la rabbia per non essersi reso conto prima di quanto avrebbe sofferto senza Simone al suo fianco.

È proprio la rabbia - e forse qualche birra di troppo - che lo fa camminare verso Simone appena Paolo si allontana per un attimo. Razionalmente Manuel sa che sta facendo una cazzata, che non può andare a parlargli mentre la gelosia gli offusca il cervello, ma non riesce a fermarsi.

"Ciao" lo saluta cordialmente Simone quando si avvicina a lui, con un sorriso che per un attimo fa sciogliere Manuel.

Il più grande fa un cenno con la testa, poi dice: "Come va l'appuntamento?"

Simone arrossisce imbarazzato, si gratta la nuca e risponde: "Non è un appuntamento."

"Scusa, in effetti voi due uscite già da un po', non penso si possa più parlare di appuntamenti" replica Manuel. Beve un sorso dalla sua birra e poi lascia la bottiglia sul bancone. "State insieme?"

Simone lo guarda perplesso. Non si sarebbe mai aspettato una domanda simile da Manuel.

Certo, sono amici, ma dopo quello che è successo al suo compleanno non sono più quel tipo di amici che parlano della propria vita sentimentale.

"No, non è una cosa seria" risponde Simone.

Manuel in realtà lo sapeva già, nella loro scuola le voci corrono. Ma sentirselo dire da Simone lo rassicura un po' di più. E allo stesso tempo lo spaventa.

Perché con Paolo riesce ad avere una cosa senza impegno, e invece con lui ha sentito il bisogno di dare una definizione a tutto?

La rabbia prende di nuovo il sopravvento e Manuel, senza riflettere, dice: "Ah, quindi ti fai scopare e basta."

"Se anche fosse, non sono affari tuoi."

Manuel si lascia sfuggire uno sbuffo che sembra vagamente una risata. "Chi l'avrebbe mai detto: Simone Balestra, quello che deve sempre riflettere cento volte sulle cose, esce con qualcuno solo per scopare. Non pensi di essere un po' caduto in basso?"

"Ma proprio tu parli? Tutte le persone con cui sei stato ti sono servite solo a una cosa: svuotarti le palle" dice Simone arrabbiato.

"Non dire cazzate, Simò. Ci tenevo a Chicca. Non quanto lei teneva a me, è vero, ma non stavo con lei solo per quello. Pure Alice, lo sai che all'inizio mi piaceva sul serio. E..."

"E cosa, Manuel? Non dire che lo stesso vale per me, perché giuro che ti prendo a calci davanti a tutti."

Manuel rimane in silenzio, perché era esattamente quello che stava per dire. Stava proprio per aggiungere che tiene anche a lui, che quello che c'è stato tra loro non è stato solo uno sfogo.

"Non ci posso credere" dice ancora Simone incredulo, di fronte al silenzio di Manuel. "Era proprio quello che stavi per dire, vero?"

Manuel abbassa lo sguardo. Si sente in colpa, anche se in realtà non ha detto niente.

Mesi prima è stato proprio lui a definire ciò che era successo tra loro come qualcosa di divertente che non avrebbe avuto seguito. E ora stava per dirgli tra le righe che invece era stato qualcosa di più. Era ovvio che Simone non avesse intenzione di credergli.

Simone sospira, si guarda intorno per un attimo, poi si volta di nuovo verso Manuel, ma prima che possa dire qualsiasi cosa è proprio il più grande a parlare.

"Pensa quello che vuoi, ma io a te ci tengo sul serio. A differenza di quell'altro, che a quanto pare vuole davvero solo usarti."

"È assurdo che tu non te ne renda conto, ma mesi fa hai fatto esattamente la stessa cosa. Non sei proprio nella posizione di farmi la morale" risponde Simone arrabbiato.

Poi, senza aspettare una replica da parte di Manuel, si allontana. E Manuel, per un attimo, ha la sensazione di averlo perso per sempre.

 

***

 

Il giorno seguente, Manuel si sveglia con un terribile mal di testa e l'ombra della vergogna che lo avvolge. Prevedibile.

Ricorda ogni cosa successa la sera prima - purtroppo - e ovviamente ricorda bene la discussione con Simone.

Sa di essersi comportato da idiota e teme di aver perso Simone per sempre.

Vorrebbe mandargli un messaggio, chiedergli di vedersi per parlare, ma a dire la verità non saprebbe nemmeno cosa dirgli.

In passato gli ha detto cose peggiori ed è sempre riuscito a scusarsi, eppure questa volta sembra più difficile chiedere scusa. Non sa nemmeno lui il perché.

E poi ha paura che se chiedesse a Simone di parlare, lui non visualizzerebbe nemmeno il messaggio. Quindi, almeno per ora, preferisce evitarsi la delusione e non scrivergli affatto.

Rimane semplicemente a fissare il soffitto per tutta la mattina.

Si alza giusto per fare pranzo - perché il suo stomaco evidentemente non va di pari passo con il cuore e inizia a brontolare - e poi si rimette a letto.

Si sente stanco. Stanco di fingere che di Simone gli importi solo come importerebbe a un amico, stanco di fingere che ciò che c'è stato tra loro non ha significato niente, stanco di essere geloso.

È stanco anche di essere innamorato, in realtà. Ironico, perché ha capito di amare Simone praticamente la sera precedente e già è stufo.

Trova la forza di alzarsi solo a metà pomeriggio, quando si ricorda che sua madre gli aveva chiesto di ripararle una vecchia bicicletta e lui ovviamente ancora non l'ha fatto. Quindi si dirige in garage, sperando che tenersi impegnato serva a non pensare a ciò che è successo la sera prima.

In effetti, funziona.

Il pensiero di Simone è ancora in un angolo della sua testa, ma almeno non ci pensa ogni secondo e gli sembra finalmente di stare un po' meglio.

Quindi quando, dopo ormai un paio d'ore che cerca di rimettere in sesto quella bici, sente la porta del garage aprirsi Manuel non prende nemmeno in considerazione l'idea che possa trattarsi di Simone.

Pensa che sia sua madre che è appena tornata dal lavoro, quindi non solleva nemmeno lo sguardo e dice: "Non so se riesco a metterla a posto per domani, mamma."

Simone, dietro di lui, si schiarisce la voce per attirare la sua attenzione. Ed è a quel punto che Manuel si gira e lo vede.

"Ciao" mormora sorpreso di vederlo.

"Ciao. Scusa se sono passato senza avvisare" risponde Simone.

Manuel trova assurdo che Simone si stia scusando per una stupidaggine simile, quando in realtà dovrebbe essere lui a scusarsi per cose ben più gravi.

"Figurati, non c'è problema" risponde Manuel.

Si pulisce le mani sporche di grasso su un panno e guarda Simone per un attimo, cercando di capire come comportarsi.

È stato scorretto nei suoi confronti, eppure è stato Simone il primo a cercarlo e onestamente Manuel non capisce se sia un buon segno.

"Immagino tu sappia perché sono qui" dice Simone.

Manuel annuisce, mentre pensa a quanto sia ironico che ogni volta che tra loro succede qualcosa di importante - bello o brutto, non fa differenza - il giorno dopo si ritrovino sempre a parlarne in quel garage.

"Se è per ieri sera, mi vergogno parecchio per le cose che ho detto. Non le pensavo, sono stato uno stronzo e mi dispiace" dice Manuel senza avere il coraggio di guardarlo in faccia.

"E fai bene a essere dispiaciuto. Sei stato davvero uno stronzo. In realtà lo sei ogni volta che mi urli addosso senza motivo. Fai star male le persone e nemmeno te ne accorgi."

"Non volevo farti star male. Ero solo un po' geloso, credo" ammette Manuel.

"Un po'?" chiede Simone con tono quasi divertito.

"Molto. Ero molto geloso."

Rimangono in silenzio per qualche secondo. Manuel cerca di guardare ovunque tranne che verso Simone; Simone invece tiene lo sguardo fisso su di lui.

"Quindi questo ragazzo..." dice a un certo punto Manuel.

Muore dalla voglia di sapere come stanno davvero le cose tra loro, anche se farà male. Deve sapere se può continuare a sperare o no, e spera che chiedendolo con calma e senza rabbia riescano ad avere una conversazione onesta.

"Paolo."

"Paolo. Come stanno le cose con Paolo?"

"Lo sai, era una cosa senza impegno. E in realtà è finita ieri sera. Perché ti interessa?"

"Beh, perché non dovrebbe? Insomma, siamo amici" risponde Manuel stringendosi nelle spalle.

Sa di non potersi definire amico, non dopo che si è reso conto di essere innamorato di lui. Ma non sa come altro definire il loro rapporto.

"Ne sei sicuro? Le cose che hai detto non erano molto amichevoli."

"Mi dispiace per le cose che ho detto, lo sai. Comunque mi dispiace per come sono andate le cose con Paolo. Sembrava che ti piacesse" dice Manuel, finalmente rivolgendo lo sguardo verso Simone.

In realtà, non è davvero così dispiaciuto che qualsiasi cosa ci fosse tra Simone e Paolo sia finita.

"Non così tanto" dice Simone abbassando lo sguardo e tentando di nascondere un sorriso.

"Che vuoi dire?"

"Paolo mi aveva chiesto di stare insieme, di frequentarci seriamente. Sono stato io a dire di no, a dirgli che preferivo una cosa senza impegno."

"Perché?" chiede Manuel sinceramente curioso.

Simone lo guarda e sorride. "Secondo te perché? Non potevo stare con lui se pensavo ancora a te."

"Però andarci a letto andava bene" replica Manuel. La frase gli esce più dura di quanto vorrebbe, ma Simone sembra non farci caso.

"Non sono stato a letto con lui."

Il cuore di Manuel perde un battito, poi prende a correre più velocemente e quasi sembra che voglia uscirgli dal petto.

Si sente improvvisamente sollevato. Non solo perché Simone e Paolo hanno interrotto la loro relazione, ma anche perché Simone non è stato a letto con lui.

Sa che è egoista anche solo pensarlo, ma sapere che è ancora l'unico ragazzo con cui ha fatto l'amore lo fa stare bene. E nemmeno si rende conto che ha pensato, per la prima volta, a ciò che è successo tra loro come "fare l'amore".

Cerca di non mostrarsi troppo stupito e dice: "Ti sei reso conto che sei troppo riflessivo per una botta via?"

"No, non è quello."

Manuel lo guarda in silenzio, aspettando una spiegazione che non tarda ad arrivare.

"È che non riuscivo a smettere di pensare a te. Anche quando io e lui eravamo soli, nella mia testa c'eri sempre tu. Non mi interessa fare l'amore con qualcuno che non sei tu. Anche se è amore solo per me, anche se tu non provi niente, non riesco a pensare di farlo con qualcun altro."

"Non ho mai detto di non provare niente" si affretta a dire Manuel.

Simone lo guarda in silenzio. Non ha il coraggio di parlare.

Vorrebbe dirgli che ricorda bene tutte le volte in cui Manuel ha specificato che non gli piacciono i maschi, che ricorda bene le parole che gli ha urlato in quello stesso garage qualche mese prima. Ma non dice nulla, perché lo sguardo di Manuel gli da tutte le risposte di cui ha bisogno.

Nei suoi occhi vede quanto sia spaventato da un sentimento, evidentemente troppo grande, che prova per lui.

"Sono stato una merda ieri sera, ma ero sincero quando ho detto che a te ci tengo. E quello che c'è stato tra noi è stato importante anche per me, anche se non riuscivo ad ammetterlo" dice Manuel.

Ha gli occhi lucidi perché sa che quella è la sua ultima possibilità per riprendersi Simone, l'ultima chance per essere felici insieme.

"E ora ci riesci?" chiede Simone con un filo di voce. Ha paura di sentirsi rispondere di no, di trovarsi di fronte all'ennesimo rifiuto di Manuel.

Ma non è così.

Manuel annuisce con un cenno, poi dice: "Quello che c'è stato tra noi è stato bello e sarebbe ancora più bello se succedesse ancora. Ma sai cosa sarebbe ancora più bello?"

"Cosa?" chiede Simone sorridendo.

"Tenerti per mano mentre andiamo a scuola, prendere il caffè insieme alle macchinette, tornare a casa insieme e litigare perché tu vuoi studiare mentre io voglio solo baciarti."

Manuel lo dice senza paura e si sente finalmente libero dal peso che lo soffocava.

"Mi piacciono queste idee" risponde Simone. Fa qualche passo verso Manuel, e anche il più grande si avvicina a lui.

Quando si trovano a pochi centimetri di distanza, Manuel aggiunge: "E poi mi piacerebbe tanto non avere più motivo di essere geloso. Non mi era mai successo e ho scoperto che è una sensazione che fa schifo."

Simone scoppia a ridere. Se solo Manuel sapesse tutte le volte in cui è stato lui quello geloso...

"Non avrai più motivo di essere geloso, promesso" gli dice prendendogli il viso tra le mani.

Manuel sorride.

Per la prima volta da mesi si sente di nuovo felice e gli torna in mente il discorso di Chicca della sera prima, sul sole e sui pianeti. E in quel momento, guardando negli occhi Simone un attimo prima di baciarlo, lo capisce davvero.

Simone è il suo sole. E senza il suo sole, Manuel non può vivere.

E allo stesso tempo, Manuel è il sole di Simone.

Due soli e due pianeti, all’interno di un sistema in cui esistono solo loro.

Notes:

Adoro Manuel geloso, ma non sono così sicura di essere riuscita a descriverlo. Io per natura non sono una persona gelosa, quindi è un po' difficile per me descrivere un sentimento che ho provato raramente.
Fortunatamente la musica è corsa in mio soccorso. In questo caso mi è stata molto utile e di ispirazione "Jealous guy" di John Lennon, canzone che ha segnato la mia infanzia perché è stata la colonna sonora di uno dei miei film preferiti di quando ero piccola ("Senti chi parla 2").
Spero che vi sia piaciuta!