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Another Rainy Day

Summary:

[Fanfiction scritta per la challenge COW-T di landedifandom, Prompt: A Thousand Years di Christina Perri]

“Cazzo!”
Gary si guardò intorno. Stava per cominciare a piovere e non era mai un bene quando succedeva.
“Dobbiamo andare!” Si rivolse al suo Umbreon, il quale con un verso gli rispose e cominciò a correre dietro di lui.
Avevano bisogno al più presto di un riparo o le conseguenze sarebbero state piacevoli. Peccato che non sembrava esserci granché in un bosco e che l’ombrello che aveva nello zaino sarebbe stato utile giusto una manciata di minuti.

Notes:

Allora, avevo un'idea in mente poi è andata per cavoli suoi e... in realtà vorrei costruire un universo attorno a questa fanfiction e non escludo di farlo se mi tornerà la costanza.
Scusate gli errori, non ho riletto ma prometto di correggere in futuro.

La canzone penso la conoscerete tutt*, però mi sono ispirata a questa strofa:

"Heart beats fast
Colors and promises
How to be brave?
How can I love when I'm afraid to fall?"

 

DISCLAIMER: I personaggi sono adulti (ventenni) e i loro dialoghi sono più maturi per questo. Idem Ash.

Work Text:

Heart beats fast

Colors and promises

How to be brave?

How can I love when I'm afraid to fall?

 

“Cazzo!” 

Gary si guardò intorno. Stava per cominciare a piovere e non era mai un bene quando succedeva.

“Dobbiamo andare!” Si rivolse al suo Umbreon, il quale con un verso gli rispose e cominciò a correre dietro di lui.

Avevano bisogno al più presto di un riparo o le conseguenze sarebbero state piacevoli. Peccato che non sembrava esserci granché in un bosco e che l’ombrello che aveva nello zaino sarebbe stato utile giusto una manciata di minuti.

 

*

“[...] Nel pomeriggio si verificheranno pioggie acide sopra il cielo di Luminopoli e dintorni. Si avvisano tutti i cittadini di trovarsi al riparo o di indossare tute protettive all’esterno.
Ripetiamo: pioggie acide previste nel pomeriggio intorno alle ore 17:00”


“Avrà mai fine?” Misty teneva le braccia avvolte al proprio addome, stringendosi nelle spalle. “Non lo so, ma di certo è colpa nostra,” mormorò Brock, scuotendo la testa scoraggiato.

Ash guardò entrambi, senza proferire parola.

Erano all’interno del centro medico di Luminopoli e sarebbero rimasti lì per un bel po’.

 

*

“Correre veloce è ciò che c’è rimasto, Umbreon…” sospirò Gary, riparandosi sotto il tetto del centro medico di Luminopoli e ringraziando Arceus di essere riuscito a raggiungere la città.

“Mbré!” il Pokémon gli rispose, annuendo con la testa. Il suo fedele compagno di viaggio, chissà cosa avrebbe fatto senza di lui.

 

Cominciò con una pioggerellina leggera e apparentemente innocua, mentre il cielo si tingeva sempre più di viola.

Gary si sistemò il colletto della giacca ed entrò dentro il centro medico, seguito dal suo Pokémon.

 

*

 

Quando si aprì la porta del centro medico, Ash si voltò immediatamente. C’erano molte persone, essendo il luogo più sicuro per tutti.

Ormai le pioggie acide andavano avanti da almeno un paio d’anni e, nonostante avessero imparato tutti a conviverci, non era mai semplice riuscire a prevederle.


“Gary?!” esclamò Ash, alzandosi in piedi e vedendo l’amico avvicinarsi, facendosi spazio tra alcuni allenatori raggruppati poco prima di loro.

“Non ci credo… che meravigliosa coincidenza,” rispose, compiaciuto.

Non si vedevano da parecchi mesi. Ash era di nuovo partito per continuare la sua avventura e aveva deciso di fare un salto a Kalos in quei giorni per salutare il suo amico Lem. Non si sarebbe certo aspettato di trovare lì Gary.

Il che, però, gli ricordava molte cose, ovvero che l’ultima volta che si erano visti e che non era stato un incontro proprio… semplice.

Tuttavia, provò a spingere in fondo alla propria mente quel pensiero e gli sorrise, provando a sembrare naturale.

“Già! Come mai qui?”
“Sto facendo degli studi relativi alle pioggie,” specificò Gary, mostrandogli un aggeggio elettronico non ben identificato. Ash e la tecnologia non erano così tanto amici.

“Oh…”
Misty diede un colpetto sulla spalla ad Ash; doveva aver notato il suo imbarazzo.

“Quindi ti sei dato alla ricerca ambientale?”
Gary scosse la testa.

“Abbiamo modo di pensare che sia qualcosa causato da umani e Pokémon, perciò sto provando ad indagare sulla causa con un team di ricercatori. E’... uno studio a tutto tondo.”
“Pericoloso,” intervenne Brock, incrociando le braccia. “Purtroppo però toccherà conviverci finché non identificheremo quale sia il problema, immagino.”

Gary annuì, stringendo le labbra.

Ash nel frattempo si era seduto di nuovo. Pikachu era sulle sue gambe e si lasciava accarezzare mentre la tv presente nel centro medico aggiornava, come di consueto, sulle condizioni e sui danni fatti dalla pioggia.

 

Non c’erano ancora evidenze scientifiche e i danni prodotti da quei fenomeni non erano, apparentemente, troppo nocivi. Ma essere esposti alla pioggia per più di cinque minuti poteva significare lesioni sul corpo difficili da guarire.

 

“Ti fermerai qui per la notte?”
Gary annuì.
“Sì, vorrei evitare il viaggio con la tuta protettiva. Davvero troppo stressante camminare tutto il tempo con quella roba. Solo… voi sapete se ci sono ancora letti?”
Ash guardò Misty, la quale lo precedette.

“Se ti fa piacere puoi chiedere il quarto letto vuoto nella nostra stanza. Preferiremmo di certo qualcuno che conosciamo piuttosto che uno sconosciuto.”
Ash avrebbe tanto voluto ribattere che no, non sarebbe stata una grandissima idea. Si limitò a sorridere e a comportarsi… da Ash.

“Ma certo, puoi tranquillamente dormire con noi.”

Sul volto di Gary si aprì un sorriso sincero.

 

*

La pioggia si fermò e lasciò il posto a una luna chiarissima, anche se una foschia violacea avvolgeva ancora il cielo. Era quasi impercettibile, ma riusciva a sporcare la luce.

Gary era appoggiato al davanzale della finestra, mentre Ash, Misty e Brock erano andati a prendersi qualcosa per cena.

La porta si aprì dietro le sue spalle e notò il rivale di una vita chiudersela alle spalle, da solo.

Rivale, amico. Ash era molte cose per lui, una più complessa dell’altra. Era la persona di cui doveva fare a meno, ma alla quale non poteva rinunciare.

“Non hai cenato?” chiese Ash, sedendosi sul proprio letto. Gary scosse la testa.

“Non avevo molto appetito.”
Per essere onesti, anche lo stomaco di Ash era chiuso su se stesso, aggrovigliato come un nodo impossibile da sciogliere.

“Già…”
Ci fu qualche minuto di silenzio, finché Gary non si voltò, dando le spalle alla luna. Umbreon era acciambellato sul suo letto che se la dormiva beatamente e forse un po’ lo invidiava.

“Ash…”
“No.”

“Ash, credo che dovremmo parlarne. Stiamo ignorando il gigantesco Wailord nella stanza e non credo che sia saggio continuare ad ignorare la situazione.”
Ash sospirò, alzando gli occhi al cielo e poi rivolgendoli verso di lui.

“Di cosa dovremmo parlare?”

“Lo sai…”

“Lo so. Ma non so cosa dire.”

“Vuoi dirmi che quel momento non ha significato davvero niente per te?” Gary si aggrappò al davanzale dietro di sé, sempre più nervoso. Avrebbe preso le sue cose e se ne sarebbe andato durante la notte, se Ash avesse risposto ancora in quel modo evitante.

“Non è così, e lo sai. E’ solo… complicato.” Ash abbassò lo sguardo sulle proprie ginocchia. Si rese conto di avere i pugni chiusi leggermente tremanti; troppa tensione.

“Complicato perché hai paura di amare qualcuno? Complicato perché un legame che non sia semplice amicizia potrebbero ostacolarti dai tuoi obiettivi?” sbottò Gary, irritato.

Ash non rispose e sbuffò soltanto.

“Dai, forza, dimmi. Non ti capisco, non è così? Perché oh, nessuno capisce il fantastico Ash Ketchum di Pallet. Così misterioso nel suo essere così… un raggio di sole.”
Ash scattò in piedi.

“Non so se ti sei reso conto del mondo che c’è là fuori!”
“E quindi?” Gary si portò le mani sui fianchi, avvicinandosi come per sfidarlo. “In che modo il mondo che va in rovina dovrebbe influenzare i tuoi sentimenti per me?”
“Non…” Ash non sapeva cosa rispondere. “Non so nemmeno se domani sarò ancora abbastanza vivo per finire di compiere il mio viaggio.”
“Ash…” nella voce di Gary c’erano sia commiserazione che rabbia. “Tu sei già giunto a ciò che vuoi, è solo che ogni volta vuoi qualcosa in più. Non ci sarà mai nessun titolo, nessun Pokémon, nessuna avventura che ti farà sentire completo.”

“Non è così…”
“Hai vent’anni, Ash. Puoi accettare i tuoi sentimenti, puoi accettare chi sei,” Gary fece un passo in più verso di lui.

 

Il cuore di Ash sembrava voler schizzare via dal petto, mentre lo stomaco gli faceva male e la bocca si seccava un po’ di più.

Cosa avrebbe dovuto rispondere? Che aveva ragione?
Forse voleva davvero amare, forse voleva davvero essere coraggioso e buttarsi una volta per tutte tra le sue braccia, ma non ci riusciva. Qualcosa gli teneva i piedi ancorati a terra, come se fossero stati inchiodati.

Si toccò un braccio e con un po’ di disagio abbassò lo sguardo. Non riusciva a sostenere quello di Gary, così ricco di determinazione.

In questo, era indubbio, lui era sempre stato superiore: così onesto con se stesso, così sincero con lui.
Perché lui non ci riusciva? 

 

“Non posso rinunciare…”
“Nessuno ti chiede di farlo, Ash. Non è sempre una scelta tra cuore e sogni, dannazione. Sei sempre così attaccato a chi vorresti essere da non riuscire mai a sentirti completo!”
Il tono di Gary si alzò e, poco dopo, furono interrotti da una Misty piuttosto interdetta.

“Tempismo sbagliato, eh?” 

Gary sospirò, scuotendo la testa.
“No no, avevamo finito.”
Uscì dalla stanza e Ash riuscì solo a sentirlo rientrare nella notte. Fece finta di niente, anche se ovviamente lui non chiuse occhio nemmeno per mezzo secondo.

 

*

“Dobbiamo ripartire,” esordì Misty, sistemandosi lo zainetto monospalla.

Iil sole era già alto nel cielo e per quel giorno non si prevedevano pioggie di alcun tipo.

“Anch’io. Devo continuare le mie ricerche,” rispose Gary con un sorriso.

Si erano alzati all’alba, come al solito. Ormai era un’abitudine consolidata.

“Noi passeremo a trovare Lem e Clem dopodiché ci dirigeremo verso un’altra città…” fu Brock a prendere la parola, mentre Ash continuava a fissare le scarpe di Gary senza essere in grado di guararlo in faccia.

Già se lo immaginava il suo sguardo, però.

“Allora alla prossima,” disse, con voce un po’ delusa.

Ash alzò lo sguardo e lo guardò solo per qualche istante. Provò ad aprire la bocca, conscio dell’errore che aveva fatto la notte precedente.

E se si fosse concesso un’occasione? Se non lo avesse lasciato andare per una volta?
“Alla prossima giornata di pioggia,” rispose Ash, semplicemente. Avrebbe voluto dire un sacco di cose in più.

 

“Alla prossima giornata di pioggia.”