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Era l’alba.
I malandrini si aggiravano intorno al salice schiaffeggiante nelle loro forme animagus. Lupin era sdraiato addormentato sulla schiena da cervo di James, la trasformazione di quella notte era stata piuttosto pesante. Peter era uscito in avanscoperta, non solo per fermare il salice come era suo compito, ma anche per controllare che non ci fosse nessuno in giro. Non che di solito ci fosse a quell’ora, ma era uno scrupolo in più.
“Ok ragazzi, via l-.” si interruppe bruscamente facendo arretrare d’istinto gli amici, che si nascosero meglio dietro a dei cespugli vicino all’albero.
“Pete?” uggiolò piano Sirius, sperando in una risposta, poi sentirono le voci che dovevano aver allarmato l’amico.
Avery e Mulciber camminavano vicini, seguiti da Piton, a sua volta con alle spalle Rosier. Quest’ultimo era fradicio e ricoperto di fango, e aveva diversi segni arrossati sul corpo. Non nascondeva una notevole irritazione.
“È tutta colpa tua, Piton!” Sbottò all’improvviso davanti al salice. “Sai quanto è costato questo vestito?”
“Non ti ho spinto io nel fango, Rosier, mi sembra di ricordare che ci sei caduto da solo, spaventato.” Sogghignò Piton girandosi verso di lui mentre gli altri due amici ridevano.
“Non sarebbe successo se non fossimo andati nella foresta!”
Piton si guardò attorno rapidamente poi tornò a fissare Rosier. “Voi mi avete chiesto tre pozioni polisucco.” Esclamò serio. “Quando vi ho detto quanto mi dovevate dare, voi stupidi ricconi bastardi, avete preteso uno sconto e per ottenerlo vi siete offerti di venire a cercare o comprare gli ingredienti. Non è forse così?”
“Pensavo che li avremmo presi dall’aula di pozioni o simili, non che saremmo andati nella foresta!”
“Le ali di pixie sono facili da trovare e gratuite, non vedo perché spendere i vostri preziosi soldi, no?” trattenne a stento un ghigno divertito. “Vi avevo detto che era una proposta stupida e potevate permettervi di pagarmi il prezzo intero, e cosa ci abbiamo guadagnato Rosier? Io tre inutili zecche fastidiose e irritanti addosso, voi se non vi fosse ancora chiaro, e voi di dovervi svegliare la notte per ‘assistermi’. Oltre a diversi morsi di Pixie…” Aggiunse con sarcasmo.
Rosier era livido in volto e anche Avery e Mulciber sembravano iniziare ad irritarsi. “Beh, puoi credere di essere migliore di noi quanto vuoi, ma intanto con questa inutile nottataccia abbiamo collezionato più morsi che ali!”
Piton era consapevole di averne abbastanza per future pozioni, senza fare alcuna fatica dato che aveva potuto sacrificare gli ignoranti compagni, inconsapevoli che le ali di pixie non fossero un ingrediente utile per la polisucco. Odiava le collaborazioni e voleva rendergliele così insofferenti da non dover sopportare mai più la loro presenza quando doveva occuparsi delle pozioni.
“Questa è stata sfortuna, dovrete aspettare la prossima luna piena temo! Peccato che manchi un mese esatto. Sempre che vogliate aspettare che voi personalmente prendiate tutti gli ingredienti, potreste sempre comprare quelle che ho già pronte.” Sogghignò.
James e Sirius si scambiarono uno sguardo confusi dietro i cespugli. Videro i quattro riprendere a camminare, ma Piton si girò di scatto verso di loro puntando la bacchetta e urlando ‘pietrificus totalus’.
James e Sirius trattennero il fiato poi capirono che non erano loro le vittime.
“Cosa!? Che hai visto?” chiese Mulciber allarmato.
Piton si chinò tra l’erba, talmente concentrato da non aver ancora notato che il salice era fermo da un bel po’.
“È solo un ratto.” Esclamò tenendo Peter tra le mani.
Sirius si mosse tra i cespugli ringhiando, ma James lo bloccò mettendosi davanti a lui con le zampe.
Annullò il suo incantesimo continuando a tenere il povero Peter tra le mani, agitato e squittente. Avery si allontanò di qualche passo disgustato.
“Che schifo! Piton lascia quel coso, non sai dove è stato!”
“Qual è il problema, Avery? Hai paura dei topi?” ridacchiò mentre gli altri due ridevano sorpresi e Avery impallidiva a vedere Peter tenuto per la coda agitarsi freneticamente.
“Prova ad avvicinarmelo Piton e ti giuro-.”
Piton lo riprese delicatamente tra le mani accarezzandolo sulla schiena. “È troppo ben messo per essere un topo selvatico. Sarà di qualcuno nel castello. O forse di Hagrid.” Lo infilò in una tasca chiudendola.
“Black sarà contento di mangiarlo.” Ridacchiò Mulciber. “è bello grasso.”
Sirius drizzò le orecchie e iniziò a spingere contro le zampe di James per liberarsi e intervenire.
“Non credo lo darò a Black. Magari ne terrò qualche pelo da mettere nella pozione polisucco di chi non mi paga.” Disse serenamente riprendendo a camminare verso il castello. I tre compagni impallidirono seguendolo e iniziando a cercare di capire se Piton stesse scherzando.
Quando furono lontani, James tornò umano facendo cadere per sbaglio Lupin. Sirius fece lo stesso, furioso.
“Ma che ti salta in mente? Perché non mi hai fatto intervenire?? Hanno preso Peter! Solo Merlino sa che cosa gli farà Piton!”
“Ragiona Sirius! Non potevamo assumere il nostro aspetto in quel momento, non siamo animagus dichiarati! E loro avevano quattro bacchette! Se li aggredivi cosa avrebbero fatto a te!? Quanto ci avrebbero messo a trovare Remus??”
Sirius borbottò qualcosa arrabbiato, girando avanti e indietro. “Andiamogli dietro, possiamo ancora riprenderli!”
“Dovremo spiegare perché eravamo qui e perché vogliamo il topo. Nessuno di noi ha un topo… fammi pensare!” Sbuffò James mentre recuperava il suo mantello dell’invisibilità. Sussultò, lanciò il mantello su Lupin e con un bastone riavviò il salice. “Vieni, andiamo! Anche loro hanno qualcosa da nascondere, saremmo nei guai tutti se lo rivelano!”
“Non possiamo lasciare Remus qui!”
“Possiamo lasciare Peter con loro?”
“Non lo so io volevo intervenire subito!”
“Certo, così ci avrebbero beccato o ti avrebbero fatto male!”
“Giuro solennemente di non avere buone intenzioni!” esclamò colpendo la mappa e aprendola in modo che potessero guardarla insieme.
“Sono già tutti e cinque a scuola, stanno andando al dormitorio.” Mormorò Sirius.
“Ok, lasciamo Remus qui, controlla la mappa, possiamo arrivare prima di loro!”
“Scusa Remus… ti spiegheremo dopo!” mormorò Sirius trasformandosi in cane mentre James tornava cervo con la mappa in bocca.
Arrivarono nel corridoio dei sotterranei sbucando da un passaggio vicino all’aula di pozioni. I quattro serpeverde avevano appena detto la parola d’ordine e si era aperta la porta. Sirius fece uno scatto cercando di afferrare i capelli di Piton, ma la porta del dormitorio si chiuse alle spalle del ragazzo prima che potesse anche solo sfiorarlo. Diede un pugno al muro furioso.
“Dove lo stanno portando?!” chiese prendendo la mappa di mano a James.
“Nella loro camera credo… Piton la condivide con Avery, Mulciber e Rosier?”
“Non lo so, ti sembro Piton io?”
“Calmati, Sirius!”
Sirius abbassò il capo passandosi una mano dietro la testa. “Scusa Jamie, lo so che siamo entrambi preoccupati…”
Rimasero seduti lì quasi un’ora con la mappa in mano, vedendo che nessuno dei 5 nomi si muoveva più.
“Perché non esce? Si sono probabilmente addormentati, no?”
“Magari aspetterà che sia vuoto… sono tutti lì, è rischioso.” Rispose James pensieroso. “Ah! Remus si sta avvicinando al castello, Andiamo da lui, e inventiamoci una scusa valida per l’assenza di Peter a lezione…”
Sirius guardò di nuovo la mappa e poi la parete che nascondeva il dormitorio dei serpeverde. James gli appoggiò una mano sulla spalla.
“Hai una idea su come entrare? Non abbiamo sentito la parola d’ordine…”
“No, stavo pensando… hai notato Piton? Sembrava delicato, anche quando lo ha tenuto per la coda, e ha voluto puntualizzare che fosse messo bene… io… non credo che gli farà male, non penso…lo spero.”
“Ma che intendevano con lo farai mangiare a Black?”
“Questa è una bella domanda, hanno in mente qualcosa contro di me?”
I due si allontanarono esitanti e guardandosi spesso alle spalle, ogni tanto si fermavano credendo di avere un piano geniale, che si rivelava stupido appena detto ad alta voce.
Raggiunsero Lupin per informarlo subito su cosa era successo.
Nel loro dormitorio, Lupin era seduto con aria stanca e spossata su una poltrona nella sala comune, mentre fissava la mappa. Peter non si era mosso di un millimetro, nonostante fossero ore di lezione e il dormitorio dei serpeverde apparisse vuoto. Quando rientrarono James e Sirius prima del pranzo, corsero subito da lui.
“Ho il dubbio che lo abbiano chiuso da qualche parte…” mormorò Lupin. “Per questo non è uscito da solo… dobbiamo entrare nel dormitorio dei serpeverde. Idee?”
“Potremmo far girare la voce che qualcuno ha perso un ratto.” Disse James per primo.
“Potremmo usare la pozione polisucco e sostituirci a uno di loro!” esclamò Sirius entusiasta. “Sì insomma, nessuno ha perso un ratto no? Poi magari Piton non lo consegnerebbe.”
“Sìììì chi sostituiamo?? Dobbiamo per forza avere accesso alla camera di Piton quindi lui, Avery, Mulciber o Rosier.”
“Allora.” Richiamò la loro attenzione Lupin, muovendo stancamente una mano. “Punto primo… Non sappiamo fare una pozione polisucco.”
“Sciocchezze! Hai preparato tre pozioni animagus, una pozione polisucco non sarà così difficile!” lo interruppe subito Sirius.
“E hanno funzionato bene.” Aggiunse James.
“E per gli ingredienti possiamo recuperarli in fretta! Piton ha fatto raccogliere le ali di Pixie, quindi le ha.”
“Non servono le ali di Pixie per la pozione polisucco.” Mormorò Lupin confuso, scorrendo il libro di pozioni.
“Ma Piton ha detto…ooh… che bastardo! Non sarebbero suoi amici? Perché rende loro complicate le cose?” chiese Sirius allucinato.
“Punto secondo.” Parlò nuovamente Remus. “Anche se fossi capace di fare una perfetta pozione polisucco, cosa che dubito non avendoci mai provato… ci vuole un mese per prepararla.”
I due malandrini lo guardarono a bocca aperta, Sirius si girò subito allarmato verso James. Lui alzò la mano con aria di riflettere.
“Piton ha detto di averne già pronte, ricordi? La ruberemo a lui… O ai suoi amici, se le hanno già comprate. Non possiamo certo offrirgli dei soldi, non ce le venderebbe e io non voglio darglieli.”
Sirius tornò a illuminarsi in volto guardando con entusiasmo Lupin, che sospirò annuendo stancamente.
“Mi sembra un buon piano… Una volta ottenuta una pozione polisucco… Tu James avvicinerai Piton e farai in modo di trovarti in punizione con lui, così avremo un’ora di tempo per agire. E tu Sirius…”
“Assumerò l’aspetto di Piton!? Di Piton!? IO?!”
“Sei bravo a recitare… e hai osservato molto Piton, e conosci i serpeverde…” farugliò Lupin imbarazzato.
“E soprattutto conosci Regulus.” Disse James all’improvviso. “Saprai come ingannarlo nel caso ti approcci, no?”
“Beh…ovvio… non metto in dubbio il mio talento. Scemerus… pff… vedete di non rinfacciarmelo per sempre.”
Servì loro qualche giorno per avere la pozione e un capello di Piton. Passarono notti particolarmente insonni a controllare la mappa per assicurarsi che Peter stesse bene nonostante fosse sempre nello stesso posto. E James non riusciva a creare un diversivo. Piton era particolarmente abile ad evitarlo in quel periodo e finite le lezioni era solito andare subito al dormitorio o in biblioteca.
I tre malandrini erano nel cortile, la pozione pronta, giravano nervosamente intorno riflettendo.
“Ma che coglioni!” urlò James all’improvviso. “Sirius, tu stai per assumere le sembianze di Piton! Improvviseremo noi qualcosa da punizione, e tu scapperai prima che i prof possano dirti qualcosa.”
“Ah!” annuì Sirius. “Sì! Si può fare! È vero!” battè le mani contro le gambe. “Nessuno che si propone per assumere le sembianze di Scemerus al posto mio, vero?”
“No”
“Passo.”
“Ok, ok!” sbuffò. “Nascondiamoci e dammi la pozione. Dov’è Piton in questo momento?”
“Sta andando nel suo dormitorio.” Rispose James. “Abbiamo la strada libera.”
Sirius annuì, fece un profondo respiro poi andò con Lupin in un posto appartato, mentre James controllava.
Dopo un po’ uscì facendosi vedere dai due amici. James trattenne a stento le risate mentre Lupin sorrideva.
“Beh, identici!”
“Non mi conforti! Ma è una replica esatta? Perché questi capelli sono fin troppo morbidi e curati per essere quelli schifosi e unticci di Piton.” Disse Sirius continuando a passare le dita tra i lunghi e lisci capelli corvini. “Sentite che roba! Sono solo…scintillanti!”
James toccò i capelli con aria curiosa.
“E non mi sento a mio agio, perché è così magro!? Non mangia abbastanza?? Eppure lo vedo nella sala grande di solito. Mi mancano i miei muscoli! La mia bella carnagione dorata! Sembro un… uovo di serpente!”
“Ok, Sirius, hai solo il tempo di…”
“E deve essere cambiato tutto effettivamente perché questo non è il mio pene! Però…oh.”
James lo guardò con aria sorpresa mentre Remus arrossì completamente.
“Smettetela! Lasciate a Piton un po’ di privacy!”
“Privacy? Lui ha rapito Peter costringendomi ad assumere il suo aspetto!”
“Cos-.”
“Ok, vero, andiamo! Si va in scena!”
Black, il corvo di Piton, becchettava sulla gabbietta che il suo padrone aveva trasfigurato per il topo che aveva trovato. Severus entrò nel dormitorio in quel momento.
“Black, smettila! Cosa ti ho detto riguardo ai topi? Hanno il cuore debole.” Lo rimproverò il ragazzo. Prese il dispenser dell’acqua mettendogliela fresca con un colpo di bacchetta. Aprì la porticina della gabbietta mettendoci dentro un pezzo di formaggio e un uovo sodo. Poi diede un pezzo di carne cruda al corvo che si era appoggiato alla sua spalla. Peter prese tra le zampette un cibo alla volta mettendosi a mangiarlo con gusto.
“Non ti piace proprio il cibo per topi.” Mormorò Piton guardando la vaschetta con il mangime che si era procurato. “Però sei chiaramente in sovrappeso, il professor Kettleburn dice che non è una condizione salutare per i ratti.”
Guardò Black che gracchiò. “No non te lo darò da mangiare. Lo metterò a dieta. Questo piccoletto tornerà in perfetta salute nel giro di poche settimane.”
Peter squittì con rabbia, stringendo di più il suo uovo e guardando torvo Piton. Lui si avvicinò alla gabbia fissandolo con serietà. Sentì bussare poi la porta si aprì. Regulus entrò con un gatto enorme, peloso ed elegantissimo tra le braccia.
“Ciao Severus, ti sei preso un ratto?”
“L’ho trovato in realtà. Ma non sembra selvaggio, anzi, sembra solo viziato.”
Regulus si chinò leggermente a guardarlo, Petewr si allontanò in un angolo della gabbietta guardando tremante il gatto.
“Sembra che non gli piaccia Mr. Snowflakes.” Ridacchiò Piton.
Regulus alzò le spalle accarezzando delicatamente il gatto. “Mr. Snowflakes è indifferente ai sorci, ha un palato raffinato.”
Peter sembrò quasi offeso dall’indifferenza del gatto, riprese il suo uovo sodo, guardò male entrambi i ragazzi e tornò a mangiare.
“Non ti da l’impressione…di avere uno sguardo…come dire… non da topo.” Mormorò Piton concentrato. Regulus tornò a chinarsi per vedere meglio il topo, che ora sembrava avere un’aria preoccupata.
“In effetti… sembra quasi…”
“Piton!” chiamò con voce irritata il prefetto dei serpeverde. “Cosa ti salta in mente di duellare davanti alla professoressa Sproute?!”
“Cosa? Di che parli?” chiese confuso Piton scambiandosi uno sguardo con Regulus. “Sono venuto qui subito dopo le lezioni!”
“Non è a me che devi mentire, Piton! Vai immediatamente dalla professoressa e vedi di riuscire a farti ridare i punti che hai perso!”
“Io non sto- oh beh, questa devo proprio capirla.” Esclamò uscendo in fretta dal dormitorio, seguito dal prefetto.
Regulus li guardò andare via, sospirò accarezzando il suo gatto e guardando Black e Peter. “Glielo chiederò più tardi.”
Sirius nascose la mappa nella divisa di serpeverde che gli aveva procurato James per quella missione. Si fermò davanti alla parete del dormitorio e fece un profondo respiro giocando con i lunghi capelli lisci.
“Speriamo che Remus mi abbia detto la parola d’ordine giusta…” sussurrò, per poi dirla ad alta voce.
Esultò quando la porta si aprì davanti a lui e impallidì trovandosi gli sguardi di alcuni studenti seduti nella sala comune, che lo guardavano sorpreso.
“Ok Sirius, pensa e agisci come mocciosus!” si disse prima di ammiccare ai ragazzini sfoggiando un sorriso smagliante. Loro sussultarono quasi trattenendo il fiato. "Ricordatevi ragazzi, è sempre una buona giornata per essere felici e gay!"
I ragazzini si scambiarono uno sguardo allucinato mentre Sirius correva verso le scale che dovevano dare alle camere da letto.
"C-cosa succede a Piton? Perchè è così allegro?" si chiesero i giovani.
“Fantastico!” pensò Sirius soddisfatto correndo alle scale che dovevano dare alle camere da letto. "Bene bene bene… quale di queste è la mia stanza?” si appoggiò al muro aprendo la mappa cercandoci Peter sopra. Sbiancò a vedere il nome di suo fratello vicino al suo. “Cazzo… speriamo non stia aspettando me…” mormorò. “Me ne devo liberare in fretta.”
Entrò nella stanza trovando Regulus che metteva dell’uva nella gabbietta dove vide Peter.
“Sei chiaramente affamato, un po’ di frutta non rovinerà la dieta. Certo non lo diciamo a Sever-Ooh! Sei già tornato?? Come è andata?” si alzò dal letto guardandolo serio.
“Cosa?”
“Come cosa?” Regulus lo guardò perplesso. Sirius arrossì leggermente ricordandosi il diversivo di James.
“Beh… che domande. Sono qui, no? Quindi...” gesticolò con la mano andando alla gabbietta. “Comunque.” si girò notando l’espressione indagatrice del fratellino. “Che ci fai qui?”
“Volevo sapere come era andata la faccenda…”
“Allora ci siamo già detti tutto.”
Regulus lo afferrò al braccio all’improvviso costringendolo a girarsi. Il suo sguardo sembrava premuroso e Sirius lo guardò con sorpresa.
“Severus, stai bene?”
“Io… certo che sto bene! Ho avuto una giornata pesante, Reggie, ho bisogno di stare per conto mio finchè la camera è vuota!”
Regulus lo lasciò con esitazione, prese il suo gatto in braccio e uscì dalla stanza come in trance. Chiuse la porta alle sue spalle e ci si appoggiò arrossendo.
“Non mi aveva mai chiamato Reggie prima!” pensò diventando ancora più rosso.
“Ma ci credi!?” esclamò Sirius spalancando le braccia appena si trovò solo in camera. “Tratta Scemerus in modo così premuroso e carino! Quello non è mio fratello! Quello… non so nemmeno io cosa sia! A me non ha mai chiesto, MAI, mai una singola volta, se stessi bene!” tirò su con il naso mettendosi a braccia conserte.
“Sirius?” squittì Peter appoggiandosi alla gabbietta. “Sirius!! Sei venuto a tirarmi fuori di qui?? Perché ci avete messo così tanto?!”
“Scusa Pete, ti tiro fuori. Dovevamo inventarci un piano, il tuo rapimento è stata una sorpresa, non volevo vestire i panni di Piton, sai, un sacco di cose.” Aprì la gabbietta e si mise Peter nel taschino, lasciando la porticina aperta.
“Però è premuroso Piton, sai? Mi ha sempre portato cose buone da mangiare, mi ha fatto una gabbietta accogliente… Ma mi hai salvato da dieta ed esercizio e per questo ti sarò eternamente grato.” Squittiva Peter nel taschino. “Oh, poi, io non ci capisco niente di amore, ma penso che tuo fratello abbia una cotta per Scemerus, ci credi?” rise. “E forse è ricambiato, sai come si chiama il suo corvo? Black! Dubito che sia per il colore, tutti i corvi sono neri, no?”
“Sembra che tu abbia un sacco di cose interessanti da dire…” sussurrò Sirius, sentendo un peso sullo stomaco a pensare a Regulus e Piton insieme. Si tornò ad accarezzare i capelli, presto non avrebbe più potuto toccarli. Doveva uscire dal dormitorio, aspettare che terminasse l’effetto della polisucco e tornare vincitore dai suoi amici.
Regulus ascoltava con aria sinceramente sorpresa i compagni nella sala comune. “Aspettate, fatemi capire. Severus è entrato da quella porta e vi ha sorriso. Poi amichevolmente è andato verso le camere e vi ha detto di essere...felici e gay?”
I ragazzini annuirono con decisione, avevano dato tutti la stessa versione e anche se Regulus aveva provato a smentirla o a fare domande trabocchetto, le risposte erano state sempre le stesse.
“Ma... Intendeva che lui stesso lo è? È innamorato della nata babbana… no? Lo è! No?? Potrei avere una chance?!” esclamò quasi con uno strilletto poi si schiarì la gola ricomponendosi. “Ragazzini, ovviamente avrei una chance anche se fosse etero, perché io sono Regulus Black, purosangue, nobilissimo, affascinante e perfino simpatico.”
“Certo.”
“Ovviamente.”
“Assolutamente sì, mr. Black.”
Sirius comparve nella sala comune andando spedito verso la porta che si aprì all’improvviso davanti a lui. Piton entrò nella sala con aria profondamente contrariata. Il *gasp* che esclamarono tutti i presenti lo fece sussultare e finalmente notò di essere già nella sala comune, proprio davanti a lui.
“Che cosa cazzo ci fai tu qui!?” esclamò improvvisamente Sirius indicandolo.
“Io?!” chiese allibito Piton, prima di estrarre la sua bacchetta.
Sirius fu più veloce e lanciò in mezzo alla stanza una caccabomba prima di scattare fuori dal dormitorio. Stava correndo nel corridoio, ancora tossendo per l’odore del suo scherzo che gli era rimasto addosso più di quanto avesse previsto, quando si sentì chiamare da Piton. Si girò a guardarlo sconvolto.
“Mi stai seguendo, davvero!?”
“Nessuno assume il mio aspetto e scappa impunito!” gli puntò la bacchetta contro avanzando verso di lui.
Sirius portò la mano alla tasca dei pantaloni per prendere la sua, esitò sapendo che l’avrebbe riconosciuta.
“Potter era con me dalla Sproute fino a poco fa… Lupin di solito è la mente dietro i vostri patetici scherzi… quindi, chi rimane?”
Sirius lo fissò serio, cercando di pensare il più velocemente possibile. Peter squittì spuntando con il naso dalla tasca, prima di tornare a nascondersi allarmato. Piton perse il filo del suo ragionamento sorpreso.
“Tutto questo per rubare il mio ratto?!”
Sirius si mosse veloce, approfittò della distrazione di Piton per sbatterlo contro la parete e baciarlo. Il serpeverde sgranò gli occhi sconvolto, appoggiò le mani contro al petto dell’altro spingendo debolmente prima di aprire la bocca per accogliere meglio la lingua del compagno. Sirius approfondì il bacio, premendo la gamba tra quelle di Piton e stringendogli i capelli tra le mani, prima di venire richiamato dalla sensazione che l’effetto della pozione polisucco era vicino a scadere. Si staccò bruscamente da Piton, che rimase contro la parete a fissarlo con lo sguardo perso, e si allontanò di corsa infilandosi nel primo bagno che trovò lungo la strada.
Piton sbattè un paio di volte le palpebre prima di staccarsi dalla parete e toccarsi i capelli guardandosi attorno. Diverse persone gli avevano detto che il primo bacio era una esperienza strana, ma era sicuro che nessuno era mai stato baciato da qualcuno che aveva rubato il suo aspetto, in mezzo ad un corridoio nei sotterranei e dopo aver rubato il tuo ratto.
Tornò al suo dormitorio senza trovare la forza di pensare a niente.
Sirius era nella doccia nel bagno dei Grifondoro, ancora si strofinava come un matto sentendosi addosso l’odore della caccabomba. La tenda si aprì all’improvviso.
“Hai baciato Scemerus?!” urlò James tra lo sconvolto e il divertito.
“Questa me la devi proprio spiegare!” aggiunse Lupin alle sue spalle.
Sirius guardò dietro i due amici vedendo Peter che tratteneva a stento le risate.
“Oh ma dai!” sbottò lanciandogli contro una spugna, mentre James e Remus si mettevano a ridere con lui. “è stata legittima difesa! Avevi giurato di non dirlo!”
“Lo ha spinto contro la parete ed era tutto un smooch smooch!” rise Peter stringendosi nelle braccia, mentre James e Remus ridevano ancora più forte. Potter appoggiò la mano contro al suo braccio senza preoccuparsi di bagnarsi la manica.
“Ooh non te lo faremo dimenticare mai!!”
“Era una missione di salvataggio! È colpa vostra! Oooh ora basta, ve ne farò pentire!” rise Sirius facendosi volare in mano un asciugamano e legandoselo in vita, prima di iniziare a minacciare giocosamente gli amici.
Sala grande, ora di cena.
“Ma hai capito chi ha assunto il tuo aspetto?” chiese Regulus mentre si serviva da mangiare.
Piton stava giocherellando con del purè, l’unica cosa che aveva messo nel suo piatto, lo sguardo assorto.
“Direi di sì, ma non li ho mai visti con il mio ratto… Non ho prove.”
“Ma chi er-.”
Regulus si interruppe guardando sorpreso Sirius alle loro spalle. Piton si girò a sua volta infilando la mano nel mantello per estrarre la bacchetta.
“Tutto qui?!” esclamò Sirius indignato. Afferrò diversi cucchiai di portata iniziando a riempire di cibo diverso il piatto di Piton. “Il cibo non manca ad Hogwarts, Scemerus! Sei magro da far schifo, certo che passi inosservato, sei quasi invisibile ormai!” Vedendolo a bocca aperta ci infilò uno dei cucchiai pieni con cui stava riempiendo il piatto e se ne andò verso il tavolo dei Grifondoro irritato.
I serpeverde e Regulus che avevano osservato l’intera scena lo fissarono mentre si allontanava, poi si girarono verso Piton, ancora con il cucchiaio in bocca ed una montagna di cibo davanti.
“Che…che cos’era quello?” chiese confuso il giovane Black.
“Cavolo… che coraggio.” Aggiunse un altro.
“Stupidità forse.”
Piton prese il manico del cucchiaio ingoiando il boccone. Chinò il capo in modo che i capelli lunghi coprissero il più possibile il suo viso mentre con la forchetta tastava l’enorme quantità di cibo nel suo piatto.
“Black. Era sicuramente Black.” Pensò, arrossendo leggermente e accennando un sorriso confuso ma vagamente emozionato.
