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Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2022-03-13
Completed:
2022-03-13
Words:
84,295
Chapters:
34/34
Comments:
8
Kudos:
17
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1
Hits:
1,566

Safe Haven

Summary:

Fanfiction su Michael Scofield e Sara Tancredi di "Prison Break" • Dopo 7 anni Michael Scofield è finalmente tornato a casa dalla sua famiglia. Sua moglie, Sara, non ha mai smesso di amarlo e non vede l'ora di ricominciare una vita con lui, finalmente liberi dal passato. Michael, però, ha una nuova sfida da affrontare: conquistare l'affetto del suo bambino, che non ha avuto la possibilità di veder crescere. Ancora una volta, l'amore per la famiglia sarà più forte di tutto?

Chapter Text

🦢🦢🦢

"Lei è libero di andare, Mr. Scofield."

"Che gli stanno dicendo?" Chiese Mike, seduto accanto a Sara mentre aspettavano Michael, che nel frattempo stava mostrando le prove dell'omicidio di Gaines alla CIA. "È una cosa brutta?" Sarebbe potuto uscire da lì da uomo libero, oppure no. Michael aveva insistito per venire da solo, ma sapeva che Sara non lo avrebbe mai lasciato solo in tutto questo. Non dopo quello che aveva passato negli ultimi sette anni per permettere alla sua famiglia di vivere in serenità. Ma senza di lui.

"Hanno capito che il tuo papà è un vero eroe, esattamente come hai sempre creduto tu." Gli spiegò semplicemente Sara. Non mentiva, per lei Michael era davvero un eroe, era sempre stata orgogliosa dell'uomo che è sempre stato. Tanto da raccontare al loro bambino tutte le imprese eroiche del padre, che finì per mitizzarlo a sua volta.

"Quindi... è davvero lui il mio vero padre?" Chiede..

"Lo è sempre stato." Gli sorrise Sara, con una punta di orgoglio. Nonostante avesse cominciato una nuova vita con un altro uomo al suo fianco, qualcosa nella sua testa le ha sempre ricordato che quell'uomo non avrebbe mai potuto prendere il posto di Michael, nemmeno come padre di Mike. Si sentì orgogliosa per aver dato retta al suo istinto, non lasciandolo mai entrare completamente, non permettendo a Mike di chiamarlo papà. "Presto ti spiegheremo tutto, non preoccuparti. È stata una giornata faticosa."

"Ma cosa è successo a Jacob?" Chiese Mike. In quel momento Sara si chiese come avrebbero fatto a spiegare una cosa del genere a Mike. Nonostante tutto, è stata una figura paterna per lui negli ultimi anni. Era una persona della quale entrambi si fidavano. Ma questo non cambia il fatto che per colpa sua siano stati separati tutti questi anni. Anni che non torneranno mai indietro, per colpa di Jacob. Sara voleva che Mike lo odiasse a sua volta, che dicesse di preferire la presenza di Michael, che dicesse di essere felice per il ritorno del padre, ma non poteva pretendere tutto ciò in quel preciso momento. Mike aveva bisogno di tempo e di risposte.

"Diciamo che.. hanno capito che Jacob, al contrario di tuo padre, non è proprio un eroe. E l'hanno messo nel posto in cui merita di stare. Non ci farà più del male." Spiegò, quasi come se stesse raccontando il finale di una storia. Infondo era proprio così, Sara aveva raccontato per anni le avventure di lei e Michael a suo figlio per farlo dormire. Non c'è dubbio che non quel bambino abbia finito per mitizzare il padre.

"Perché adesso c'è lui, vero?" Chiese, indicando Michael che esce dall'ufficio in cui lo stavano interrogando. In quel momento Sara si accorse che Michael stava uscendo dalla stanza degli interrogatori e notò, tirando un sospiro di sollievo, che era senza manette. Senza poliziotti. Michael era finalmente un uomo libero. Sara riusciva a sentire il sorriso sul volto di Michael e gli occhi lucidi imprimersi nella sua testa, mentre lui usciva da quella stanza da uomo libero. Il suo primo istinto fu quello di alzarsi e corrergli tra le braccia: il suo posto sicuro. Lo è sempre stato. Questo è sempre stato il loro modo di comunicare, quando le parole non erano abbastanza. Sara aveva sognato di perdersi di nuovo tra queste braccia innumerevoli volte negli ultimi sette anni, mentre invece le braccia di quel pazzo di Jacob cercavano invano di temerla intrappolata a lui. Il piccolo Mike si alzò qualche secondo dopo, osservando l'abbraccio così intimo dei suoi genitori e avanzò di qualche passo, incredulo. Mike non aveva mai considerato Jacob come suo padre, Sara non gliel'ha mai permesso. Per lei era un'offerta considerarlo tale. E adesso lo era ancora di più. Mike si avvicinò con cautela ai suoi genitori, quasi come se avesse paura di rompere quell'abbraccio e si unì a loro, che si abbassarono a terra per raggiungere la sua altezza. Entrambi baciarono e accarezzarono i capelli del bambino. Michael li strinse forte a sé, come se avesse paura di vederli andar via. Sussurrava un "finalmente" dopo l'altro, mentre le lacrime gli scorrevano sulle guance e tra i capelli di Sara.

"Va tutto bene?" Gli chiese Sara, staccandosi da lui per avere un contatto visivo. Probabilmente tutti in quel corridoio li credevano pazzi: due adulti e un bambino inginocchiati a terra a piangere ed abbracciarsi. 

"Si.." Annuisce, accarezzandole i capelli.

"Andiamo via di qui." Disse lei, stringendogli un braccio. Si tirarono sù e Sara si asciugò le lacrime col dorso della mano, prendendo velocemente quella del loro bambino. Quell'abbraccio l'aveva commossa.

"Si, vi porto a casa." Disse Michael, mettendole una mano sulla schiena e una sulla spalla di Mike. In quel momento Sara pensò "Non viene insieme a noi?!" E si girò verso di lui con aria sospetta. Lui lanciò un'occhiata veloce a Mike, per farle capire che lo faceva per lui. "Andiamo..." Disse, piegando la testa. Michael era tornato dopo sette anni, e già questo avrebbe sconvolto la vita di Mike. Sapeva benissimo che Jacob era stato una figura paterna per lui, nonostante tutto e la rispettava. Al contrario di Sara, lui accettava l'idea che Mike fosse stato cresciuto da lui, non voleva invadere il suo mondo ancora di più. Avrebbe aspettato con pazienza, finché il bambino non fosse stato pronto. Anche se questo avesse significato star lontano da Sara per un po'. Non desiderava altro che stare insieme a loro e recuperare il tempo perduto, ma voleva fare le cose per bene.

"Aspetta.." Lo fermò Sara, guardando Mike. "Mike, tesoro.. puoi aspettare qui un attimo mentre parliamo?" Gli chiese. Mike annuì e si rimise a sedere senza dire una parola. Probabilmente si sentiva fin troppo provato dagli ultimi eventi. È stata una settimana molto intensa per lui. Sara e Michael si allontanarono di qualche passo e lei si strinse al braccio di lui. "Che sta accedendo?" Gli chiese.

"Non credo sia il caso di stare tutti insieme stasera." Rispose lui, guadando velocemente Mike. Era visibilmente provato da tutto quello che aveva visto negli ultimi giorni. Nessuno avrebbe potuto negarlo. Per quanto fosse intelligente, era pur sempre un bambino di soli sette anni. "Ne ha passate fin troppe nelle ultime ore, questo sarebbe troppo.." Disse Michael, ma il dolore era palpabile nella sua voce, nonostante si sforzasse di assumere un tono deciso.

"No, Michael.. tu sei suo padre, deve solo imparare a conoscerti." Gli disse Sara. Lei non riusciva a sopportare di passare un secondo in più senza di lui. Si sentiva egoista nel desiderare tutto e subito, ma era talmente stanca da non farsene una colpa. Lui abbassò il viso e sospirò, guardando Mike con la coda nell'occhio. In quel momento Sara pensò che, molto probabilmente, Michael non avrebbe mai più perso il loro bambino di vista. "Hey.." Gli prese il viso tra le mani. "Ascoltami.. Jacob ti ha già portato via sette anni della sua vita, non lasciare che ti tolga nemmeno un altro secondo. Mi hai capito?" Gli disse, decisa.

"Non voglio metterlo ancora alla prova." Continuò lui. Michael stava combattendo contro se stesso. Voleva solo stare insieme loro due e non lasciarli mai più, ma allo stesso tempo voleva mettere il suo bene prima di ogni cosa. Il suo bambino era la cosa più importante per lui, così come Sara. Per loro avrebbe fatto qualsiasi cosa. E così ha fatto.

"È tempo di stare tutti e tre insieme, Michael." Continuò Sara. "Adesso siamo liberi, siamo una famiglia... fidati di me. Conosco quel bambino meglio di chiunque altro. Sapere che sei tornato e non vederti  di nuovo tra noi lo turberebbe ancora di più. Penserà che sei tornato per abbandonarci di nuovo." Michael abbassò il viso e annuì, sapeva che Sara aveva ragione e non voleva che suo figlio pensasse di nuovo che il padre li avesse abbandonati, anche perché ormai nulla poteva mettersi tra la loro ritrovata felicità.

"Se diventa troppo per lui..." Esitò Michael, guardando Sara negli occhi. Voleva comunicarle la sua paura, farle sapere che avrebbe fatto un passo indietro, se ce ne fosse stato bisogno. Avrebbe fatto qualsiasi cosa.

"Andrà tutto bene." Lo rassicurò Sara, fermamente convinta che quella fosse l'unica scelta da fare. Si presero per mano e tornarono dal loro figlio. Mike notò le mani dei loro genitori e accennò un sorriso. Finalmente i suoi genitori sembravano quelli che avevano i suoi compagni, quelli che vedeva sempre fuori scuola. Di rado aveva visto gesti del genere tra Sara e Jacob. Il fatto che la sua mamma adesso fosse circondata di tutto questo amore lo rendeva felice.

Mike li aspettava seduto dove lo avevano lasciato. Sara si abbassò sulle ginocchia per potergli parlare, mentre Michael rimase in piedi dietro di lei. Come per mantenere una distanza di sicurezza. Era una sensazione strana: voleva solo prendere quel bambino tra le braccia e non lasciarlo più. Lo amava di un amore simile a quello per Sara. totalmente incondizionato. Si sarebbe gettato tra le fiamme per loro. Pensava di amare così tanto solo suo fratello, per il quale ha rinunciato a tutta la sua vita. Ma l'amore per Sara era più forte, superava di gran lunga quello che provava per Lincoln. E quello per Mike era grande allo stesso modo, soprattutto perché era il risultato di quell' amore. "Adesso andiamo tutti a casa, va bene? Torniamo a casa..." Gli disse dolcemente.

"Viene anche lui?" Chiese, indicando suo padre.

"Tu vuoi che venga?" Gli chiese Sara. Mike annuì e accennò un sorriso, guardando suo padre. Michael sorrise a sua volta, sentendo il cuore quasi scoppiargli nel petto. Sapeva di piacere a suo figlio adesso, dopo tutti i casini di questi giorni. "Andiamo, allora.." Sara aiutò Mike ad alzarsi e lui le prese la mano. Sara voleva dirgli di darla anche a suo padre, ma forse era troppo presto per queste cose. Anche lei voleva lasciare che succedessero naturalmente. Tenendo una mano stretta a quella di suo figlio, con l'altra circondò la vita di Michael mentre uscivano dagli uffici della CIA. Finalmente come una famiglia. Una macchina della polizia li accompagnò a casa.

Durante il tragitto Sara non poté fare e a meno di osservare i suoi due uomini così vicini, così simili.. pensando che quei due si amavano incondizionatamente sapendo davvero poco l'uno dell'altro. Pensò che entrambi avevano un mondo da scoprire e tutto il tempo nel mondo a disposizione, perché adesso non potrà più separarli nessuno. Pensò a quanto era fortunata ad averlo ritornato, ad avere il privilegio di assistere ai momenti in cui si conosceranno, ai loro primi passi insieme.

Adesso che Michael era di nuovo con loro, sentì che niente di male poteva succedere ancora. Sara si sentiva forte e sicura come prima, quando era al suo fianco. Non aveva mai perso la sua forza e indipendenza, ma negli ultimi anni non doveva più guardarsi le spalle in continuazione. Da quando ha saputo che Michael era ancora vivo, ha ritrovato quella sicurezza che aveva quando scappavano insieme. Un senso di protezione da dare e ricevere. È questa la sensazione che le ha sempre dato, e che negli ultimi sette anni non ha più provato al fianco di Jacob.

Quando entrarono in casa, Sara cominciò a percepire un certo disagio e disgusto nel vedere tutto ciò che ha lasciato Jacob, come le loro foto appese.. tutta la vita che ha rubato al suo Michael. Pensò con infinita rabbia che Jacob meritava il peggio per averli tenuti separati così tanto. Pensò a come poteva sentirsi Michael in quel momento, e pensò che forse era per questo che non voleva venire con loro. Sara promise a se stessa di far sparire tutta quella roba il prima possibile. La minima traccia di Jacob doveva sparire da quella casa. Avrebbe cambiato anche casa se fosse stato necessario.

Chiuse la porta principale dietro di loro e disse a Mike di andarsi a cambiare per cena, cercando di evitare il contatto con tutti i ricordi di quell'uomo in casa sua. Cominciò a maledire il giorno in cui lo ha incontrato la prima volta, quando gli ha permesso di entrare nella loro vita. Mike annuì e guardò un'ultima volta il padre prima di salire le scale. Michael nel frattempo continuava a guardarsi intorno con le mani in tasca, visibilmente a disagio. Era così strano averlo qui.. averlo dopo ben sette anni. Doveva ancora abituarsi a tutto questo. Si chiese cosa avesse provato Michael quando è entrato per prima volta qui, avrà pensato che loro tre fossero una famiglia felice, che non avessero bisogno di lui. Invece ne avevano, eccome.

"Dammi due minuti per togliere questa roba.." Gli disse Sara, togliendosi la giacca. Voleva sbarazzarsi di quella storia al più presto, di ogni minima cosa.

"Non è urgente." Sorrise Michael, allargando le braccia. Anche per lui era difficile vedere tutti quei ricordi attorno a sé, ricordi dei quali lui avrebbe dovuto far parte. Ma cercò di ignorare quello che provava, perché Sara era più importante per lui. E probabilmente lei si sentiva anche peggio. Doveva prendersi cura di lei e non poteva permettere che lei si sentisse in colpa per i suoi sbagli. Era un peso che doveva sostenere lui e solo lui. "È finita, è questo ciò che importa.." Disse, stringendola a sé.

"Come stai? Vuoi farti una doccia? Un bagno?" Chiese Sara. Voleva metterlo a suo agio, farlo rilassare.

"Una doccia non sarebbe male.." Rispose Michael. Era sempre lo stesso, si accontentava delle piccole cose. Anzi, gli ultimi sette anni lo avevano reso ancora più umile e con i piedi per terra. Era un uomo meraviglioso. E Sara lo amava proprio per questo.

"Ti mostro il bagno." Gli disse, invitandolo a seguirla su per le scale. Improvvisamente sembrava tutto così... normale. Loro non avevano mai avuto una loro quotidianità. Sara gli mostrò il bagno dov'era Mike e l'altro che si trovava camera da letto. "Puoi usare questo bagno. Ti prendo dei vestiti, torno subito." Sara andò velocemente nella cabina armadio. Il pensiero di Jacob in quella stanza la disgustava. Si chiese ancora una volta come avesse fatto ad essere così cieca. Michael la seguì e si appoggiò allo stipite della porta.

"Non credo sia il caso di mettere i vestiti di Jacob." Le fece notare, con un sorrisetto sulle labbra. Sara ridacchiò in risposta. Nonostante tutto, nessuno dei due aveva perso il loro senso dell'umorismo. Anche volendo, Michael non avrebbe mai potuto indossare nulla che appartenesse a Jacob. E il solo pensiero di ciò diguastava Sara ancora di più.

"Non ti darei mai nulla di suo.." Sorrise, trovando la scatola che stava cercando. "Quando sei... morto.. beh, ho conservato alcuni dei tuoi vestiti. Qualche maglietta, camicia, roba del genere." Gli spiegò, sperando di non risultare patetica. Solo grazie a quegli oggetti e alla presenza di Lincoln riuscì a sopravvivere alla scomparsa di Michael. "I primi tempi non facevo che dormire con la tua roba addosso." Disse, ricordando le notti in cui si addormentava stringendo le magliette di Michael, cercando il suo odore. Si perse in quel ricordo e improvvisamente sentì le braccia di Michael stringerla da dietro, mentre finisca di parlare. "Forse è stupido, ma mi ha aiutata ad andare avanti.." Concluse, sospirando.

"Non è stupido. Se avessi potuto, non vi avrei mai lasciati." Le disse per la millesima volta. Lei lo sapeva bene, perché provava la stessa identica cosa. E dal primo momento sapeva che qualcosa di grande, davvero grande, su cui Michael non aveva potere, era l'unica spiegazione della loro separazione.

"Lo so." Appoggiò la sua testa alla sua. "Non è colpa tua. Pagherà per tutto questo, non preoccuparti."

"Qualcosa mi dice che stia già scontando la sua pena..." Aggiunse Michael, sospirando a sua volta. Prima di andarsene, ha fatto un'ultima richiesta al direttore della CIA chiedendogli di intercedere col direttore della prigione per spedire Jacob in cella con T-Bag. Sentiva un forte desiderio di vendetta. Avrebbe potuto ucciderlo con le sue stesse mani se non fosse stato per Sara e Mike. Non gli avrebbe mai permesso di tenerlo lontano da loro ancora una volta.

"Che vuoi dire?" Gli chiese, girandosi verso di lui.

"Niente, ne parliamo dopo." Sospirò. Era stata una giornata lunga, non voleva aggiungere altra negatività ai loro momenti. E si promise che d'ora in poi sarebbero stati solo colmi d'amore. "Prendo questa?" Le chiese, chinandosi per prendere una camicia azzurra, una delle sue preferite. Sara adorava quella camicia, ogni volta che Michael la indossava non poteva fare a meno di notare il paragone con i suoi occhi. Sorrise ed annuì, spostandosi i capelli dal viso. "Okay." Disse Michael, lasciandole un bacio sulla fronte prima di scomparire in bagno. Sara si sedette sul bordo del letto, incredula. Ogni momento le sembrava un sogno, non riusciva a credere che Michael fosse li con loro. Michael era davvero tornato, per sempre stavolta. E Sara non potè fare a meno di pensare, contrariamente al suo pungente realismo. che d'ora in poi sarebbe andato tutto bene.

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