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Un altro bicchiere

Summary:

Un altro ancora.
Soltanto un altro.

Hank continuava a bere i suoi bicchieri di scotch uno dopo l’altro.
Come avrebbe potuto quel liquido rimediare ai suoi errori? Forse uccidendolo.
Forse si sarebbe ritrovato sul pavimento di casa a chiedere aiuto, farfugliante. Forse si sarebbe ritrovato sul pavimento di casa soffocato dal proprio vomito.

Forse sarebbe morto e forse andava bene così.

Notes:

[Fanfiction scritta per il Cow-T per il team calici col prompt: “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum"]
TW: menzione sul suicidio, depressione, alcolismo.

Non betata, sorry per eventuali errori. Settata alla fine del finale buono del gioco.
Relazione tra Connor e Hank non esplicita.

Work Text:

Un altro ancora.

Soltanto un altro.

 

Hank continuava a bere i suoi bicchieri di scotch uno dopo l’altro.

Come avrebbe potuto quel liquido rimediare ai suoi errori? Forse uccidendolo.
Forse si sarebbe ritrovato sul pavimento di casa a chiedere aiuto, farfugliante. Forse si sarebbe ritrovato sul pavimento di casa soffocato dal proprio vomito.


Forse sarebbe morto e forse andava bene così.

 

*

“Hank…”

Hank guardò di sbieco Connor. Nevicava e aveva lasciato la macchina non troppo lontano. Quel giorno l’ennesimo caso pesante, l’uccisione di massa di una serie di bambini androidi. Tra le sue dita una bottiglia di birra, anche se il freddo del vetro minacciava ulteriormente di congelargli le falangi. 

“Che vuoi?”
“Lo sai…”

Hank alzò lo sguardo verso di lui e notò la sua insopportabile faccia dispiaciuta. Era fin troppo espressivo per essere un cazzo di androide.

“Lasciami in pace.”
“Stai andando bene, lo sai,” rispose Connor, cercando di fargliela scivolare via dalle mani. Hank strinse più forte.

“Lo so, ma come faccio a dimenticare la merda di oggi?” 

Connor si fermò, riflettendo qualche secondo.

“Non puoi.”

 

Hank prese un sorso di birra e lasciò che la neve continuasse a cadere su di loro per almeno un’altra ora, rimanendo in silenzio.

 

*

Connor era stato bravo, a suo modo.

Non lo aveva totalmente allontanato dall’alcolismo, quello era praticamente impossibile, però gli aveva dato una ragione per non utilizzarlo come arma autodistruttiva e come metodo di morte casuale.

Era sempre stato troppo codardo per suicidarsi e di pensieri suicidi ne aveva avuti parecchi, naturalmente. Connor era riuscito, più o meno, a dissipare almeno quegli istinti.


Tuttavia, c’erano delle sere dove tutto ciò era difficile. Dove ricordarsi la ragione per cui si era ancora al mondo era praticamente impossibile. C’erano delle sere dove non vedeva soltanto il fondo della bottiglia, ma anche della propria esistenza.

 

Ed era lì, mentre tentava disperatamente di aggrapparsi ad un androide per continuare a sopravvivere, che qualcosa nella sua testa lo faceva continuamente tornare ad affogare. Aveva un sapore amaro, forte e gli pizzicava in gola. Era del colore dell’ambra qualche volta e altre quelle dell’acqua. In quei liquidi lui ritrovava se stesso o forse, più appropriatamente, si perdeva. Perché non voleva trovarsi, no, voleva soltanto perdersi.

 

E la superficie era sempre più lontana, la faccia di Connor sopra di sé sempre più sfocata e i bordi delle cose erano indistinguibili.


E c’era Cole, c’erano i bambini androidi, c’era chiunque sopra la sua testa.

 

E c’era Connor.

 

*

 

“Sai che stai sbagliando, Hank,” Connor lo seguì al pub, in un subdolo - circa, - tentativo di farlo sentire in colpa.

“Lo so” 

“Quindi perché continui a farlo? Non è logico.”

Hank sorrise, beffardo e piuttosto divertito dalla sua affermazione.

Logica.

“Sei proprio un fottutissimo androide.”

Connor reclinò la testa di lato, confuso, come farebbe un animale. Il tenente alzò il bicchiere.

“Non sapevi che gli umani perseverano nei loro errori? Guarda quanti vizi, guarda quanto siamo pieni di errori. Anche voi lo siete, cazzo, ma noi… noi siamo dei completi disastri.”
Il liquido nel bicchiere ondeggiò, e Hank poté vedere gli occhi di Connor seguirne il movimento. Forse anche lui era ipnotizzato in qualche modo… o attratto.

“Nessuno è perfetto,” rispose Connor, facendo un gesto con le spalle. Molto poco androide.

“Nessuno, hai detto bene. Ma il punto è che noi non abbiamo codici di errori, noi siamo già errori. Corrotti, portati al male, condotti verso una via di corruzione. Che sia l’alcol, il fumo, il sesso, la droga, gli androidi… tutto ciò che abbiamo ci conduce verso l’errore.”
“E non credi che ci sia una via d’uscita?”
Hank scosse semplicemente la testa.

“Se anche esistesse, non credo che saremmo capaci di trovarla. Ecco perché tutti ci ritroveremo all’inferno.” 

“O magari no. Magari potreste provare tutti ad essere migliori.”

“Magari…” 

Hank fissò ancora il bicchiere, per poi lasciarlo sul bancone mezzo pieno e uscire dal locale.

 

Forse, per qualche secondo, avrebbe davvero potuto provare ad essere migliore.