Work Text:
Ai tempi in cui Dazai lasciò la Port Mafia, lui e Chuuya dormivano insieme tutte le sere.
Da alcuni mesi il moro sgattaiolava, attraverso i passaggi segreti insegnatogli dal partner -o forse erano qualcosa di più-, in uno dei palazzi della Mafia dedicato agli alloggi, dove risiedeva il giovane dai capelli rossi che si era accordato di aspettarlo a quell'ora.
Il giovane generale trovava l'accoglienza che gli era mancata una vita, quando, dopo lunghe giornate in cui doveva mantenere il sangue freddo e la maschera che mostrava agli altri, trovava il nido e il calore in cui poteva tornare il ragazzino che non aveva mai avuto la possibilità di essere, il tutto tra le braccia di Chuuya: molto spesso, la prima cosa che faceva quando il rosso gli apriva la porta, era piombare tra esse e stringere forte il ragazzo a sè.
Dazai aveva preso la confidenza di lavarsi a casa sua, di usare per dormire i vestiti comodi che Chuuya aveva riperito per lui data la taglia, di farsi cambiare le bende dal ragazzo più basso; una sorta di routine ogni volta che Dazai scappava, soprattutto in inverno, da quel container freddo e vuoto che era il suo alloggio.
Francamente... Puzzava, gli era permesso di lavarsi solo se finiva una missione parecchio sanguinosa o se si feriva, il completo era lo stesso ogni giorno, e per evitare di accumulare sporco e sudore riusciva a cambiarsi solo le bende ogni due giorni; aveva imparato ad abituarsi alla sua condizione, a sopprimere l'invidia che aveva per chi aveva più di lui, a ignorare che la gente poteva almeno farsi una doccia calda... Questo finché, una volta in cui era col suo partner, Nakahara scherzò prendendolo in giro:
"Puzzi"
"Lo so" rispose impassibile, e a sua volta Chuuya conosceva la sua condizione
"Perché stanotte, nell'orario in cui nessuno è di guardia, non vieni a casa mia a farti una doccia?"
Non se l'aspettava.
Forse quel punzecchiarlo aveva un fine... un fine che non andava contro di lui ma, anzi, a favore. Si voltò a guardarlo con leggero stupore in viso, e potè giurare di vedere un accenno di sorriso sincero su quelle guance coperte di lentiggini.
Dazai entrò nell'edificio seguendo le dettagliate istruzioni del padrone di casa, riuscendo a giungere al suo piano e alla sua porta senza che nessun altro mafioso che alloggiava lì sospettasse la sua presenza. Bussò molto delicatamente, con il ritmo precedentemente concordato, alla porta del collega che lo fece subito entrare.
Era la prima volta che il generale vedeva il "tanto odiato" compagno di lavoro senza cappello, accessori e con indosso un pigiama rosso leggermente grande per lui.
Il ginger mantenne la voce bassa:"Quello è il bagno, vai a farti una doccia, su..." lo incoraggiò, indicando la via ed evitando il contatto visivo, mentre Dazai appendeva la giacca del completo all'attaccapanni all'ingresso, ringraziando con un cenno del capo e un leggero sorriso, per poi dirigeesi nella stanza indicata. Si commosse quasi ad essere in una casa per la prima volta in molto tempo, e naturalmente gli appartamenti della Port Mafia avevano anche una certa eleganza.
Si spogliò, e persino quest'atto sembrava una cosa nuova, ripiegando poi i vestiti che avrebbe dovuto rimettersi.
Calore.
Sentiva tepore sulla pelle irrigidita dal freddo di febbraio nel quale era uscito. La stanza era calda per via dell'impianto di riscaldamento e del vapore dell'acqua bollente, ed era così dannatamente piacevole... un lusso.
Regolò la temperatura del getto d'acqua prima sul tiepido, entrando in doccia e iniziando ad intepidire il suo corpo ghiacciato, per alzare la temperatura solo dopo.
La sensazione dell'acqua calda che gli avvolgeva il corpo era quasi quella di un abbraccio, e non voleva uscirne più nonostante si fosse già insaponato e sciacquato più volte per allungare i tempi, ma doveva uscire dalla doccia: controvoglia chiuse il getto ed aprì lo sportello, mettendo i piedi sul tappetino e prendendo poi l'accappatoio che era stato appoggiato... al posto di dov'erano piegati i suoi vestiti; quando raccolse la stoffa per asciugarsi, sotto di essa, vide una camicia panna e un pantalone largo e nero, entrambi di un tessuto abbastanza caldo e morbido, insieme -addirittura- a della biancheria pulita e una cassetta di pronto soccorso aperta in cui vide diverse garze.
Quando ebbe finito di asciugarsi prese le bende e iniziò ad avvolgerle nei punti più esposti e meno nascondibili dalla stoffa, poi indossò gli indumenti -non avendo altra scelta se voleva uscire dal bagno-, ancora una volta la piacevole sensazione di caldo e morbido lo pervase...
La sua testa mora arruffata dal phon fece capolino dallo stanzino, e tornò in quell'ambiente unico soggiorno-cucina-letto, dato che l'appartamento aveva le fattezze di quello di un residence.
"Hey... Grazie della disponibilità... Dove hai messo i miei vestiti, così tolgo il disturbo..?" Un po' di timidezza e imbarazzo presero il sopravvento su quel giovane uomo così autoritario e freddo.
"Sono a lavare..." Chuuya chiuse il libro che stava leggendo, semi-sdraiato a letto, e lo appoggiò su uno dei due comodini che quel letto da una piazza e mezza aveva in dotazione "Ha iniziato a diluviare. Credevo volessi rimanere per la notte..." propose implicitamente quello che l'aveva invitato.
"Oh." Dazai era sempre più sorpreso quella sera, e una strana sensazione si fece spazio nel suo cuore "Intendo, se non è un disturbo..."
"Purtroppo ho solo questo letto e nemmeno un divano, se non ti dispiace condividere puoi prendere lo spazio che c'è, tanto per me è enorme" Ridacchiò un po' alla fine, smorzando la tensione scherzando implicitamente sulla propria statura.
Il castano si sedette sul lato libero del letto, stendendosi poi sopra le lenzuola e rimanendo composto e supino, sdraiato sulla superficie morbida.
"No, no, che fai... Fa freddo, mettiti sotto le coperte, no?" Così Chuuya gli propose di mettersi comodo, e in silenzio Osamu eseguì, non sapendo cosa dire, mentre veniva imitato da chi dormiva in quel letto ogni notte.
"Buonanotte, kuso Dazai" Lo insultò come suo solito.
La vittima ridacchiò, "Buonanotte, chibi".
Al suo risveglio, Chuuya non si aspettava di sentire qualcosa fare pressione contro di lui: quando divenne cosciente dal sonno, si accorse che il ragazzo che era rimasto per la notte era arrotolato come poteva tra le sue coperte, addirittura rannicchiato... Contro il suo corpo più piccolo.
Sentì il pigiama tirare leggermente, solo per vedere la mano dell'amico aggrapparsi alquanto disperatamente alla stoffa, mentre corrugava le sopracciglia e apriva a stento gli occhi a seguito dei movimenti fatti da Chuuya per aggiustarsi prima che si ricordasse di non esser solo.
"Hey..." La voce bisbigliata e roca dal sonno del più piccolo fisicamente chiamò la sua attenzione, appoggiandogli delicatamente una mano sulla testa e spostando i capelli dagli occhi "Tutto okay?"
"Sì... Perdonami, non volevo" Rispose l'amico che era stato ospitato, guardandosi intorno e lasciando immediatamente la presa, allontanandosi.
"Non mi dispiaceva" e da lì divenne un'abitudine.
La prima notte fuori dalla Port Mafia, in quella stanza affittata, Dazai non riusciva a dormire, nonostante l'ambiente riscaldato, nonostante le coperte, nonostante i vestiti comodi e profumati.
Si girò sul fianco, rannicchiandosi al centro di quel letto da una piazza e mezza, troppo grande persino per lui, e trascinò parallelo al proprio corpo un cuscino che era lì di troppo, come i suoi sentimenti.
Lo strinse a sè, inalando un profumo che non era quello di lui.
"Buonanotte, chibi."
