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Il falco e la formica
Scott si passò le mani sulla tutina nera aderente e piegò di lato il capo, piegando le labbra in un sorriso. «Niente male per uno che è stato in galera, non credi?», avanzò verso Clint intento a bere un cappuccino e gli fece l’occhiolino. «Considerando che sono anche un padre di famiglia».
Barton inarcò un sopracciglio e attivò il proprio apparecchio acustico. «Stavi dicendo qualcosa?».
Lang schioccò la lingua sul petto e incrociò le braccia al petto, oltre la finestra del loro appartamento si vedeva un ‘deliveroo’ che si allontanava in bicicletta. «Stavo cercando di sedurti» borbottò Antman.
Clint sorrise e raddrizzò i suoi occhiali da sole, rispondendo: «Perché cerchi sempre di fare bella figura con me? Dovrei essere sedotto, ormai, sono settimane che ci frequentiamo». Finì di bere il suo cappuccino, leccandosi voluttuosamente le labbra.
«Io non cerco di stupire soltanto te, ma anche il mondo e perfino me stesso» disse Scott, raggiungendo il proprio elmetto; lo indossò e sentì l’altro chiedergli: «Te stesso?».
«Stupisco sempre me stesso, è l'unica cosa che renda la vita degna di essere vissuta» spiegò Scott.
Barton pensò: "Lui mi fa venire voglia di sperimentare come non mi succedeva da tempo. Quel periodo prigionieri insieme in quella struttura detentiva per super-eroi mi ha permesso di scoprire le sue innumerevoli doti".
