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Si era fatta sera e Hua Cheng si ritrovò nella biblioteca della Villa Paradiso. Non era stata sua intenzione andarci, stava semplicemente girando per i corridoi senza meta, ma, una volta passato per le porte della biblioteca aveva deciso di entrarci di impulso. Magari leggere qualche libro lo avrebbe aiutato a calmare la sua mente irrequieta.
Trovarci Xie Lian fu una sorpresa inaspettata, era poggiato su una pila enorme di pergamene, schiena ricurva come ste stesse reggendo da solo il peso del mondo sulle spalle. Dallo sguardo impaurito che ricevette in risposta, nemmeno lui si aspettava quella sua visita improvvisa. Alla fine non avevano attivamente concordato di evitarsi a vicenda, ma Hua Cheng, aveva pensato che magari allontanandosi avrebbe reso tutto più…semplice, e quindi aveva preso ad evitare tutti i posti che ricordava Xie Lian amasse frequentare a Villa Paradiso. Non avendo visto Xie Lian tutto il giorno si era convinto che fosse andato via, non soltanto da casa sua ma anche dalla Città Fantasma. La strana sensazione di colpevole sollievo che provò al pensiero gli lasciò uno strano retrogusto in bocca.
Col senno di poi fu un pensiero idiota. Ovviamente Xie Lian sarebbe rimato. Quando mai aveva voltato le spalle a qualcuno che pensava di poter aiutare?
“Ah…San Lang, mi dispiace—”
“No, Vostra Altezza, è colpa mia—”
Xie Lian sussultò, fu un movimento quasi impercettibile, ma Hua Cheng aveva passato una vita a notare ogni piccolo tremolio nel corpo di Xie Lian, e anche se la mente dimentica, il corpo—beh il corpo ricorda. Preoccupato, fece un passo avanti. “Qualcosa non va?”
Xie Lian riuscì a trattenere a stento un nuovo sussulto. Hua Cheng riuscì comunque a percepirlo “Non è niente, ti prego non preoccuparti, San Lang.” Disse con voce leggera; era la voce del Dio che raccoglieva rottami, non quella di Xie Lian l’uomo.
“Hai sussultato,” insisté Hua Cheng. Non avrebbe mai osato farlo prima, si sarebbe direttamente inginocchiato di fronte ad una statua cento volte soltanto al pensiero, ma la maledizione che lo aveva colpito lo aveva lasciato allo sbaraglio. Che male c’era ad insistere per delle risposte? In fondo, non era meglio parlarne piuttosto che tenersi tutto dentro?
Xie Lian rise debolmente. “Non è niente, è solo che ultimamente—uhm, è una stupidaggine. Ma ultimamente San Lang a ‘Vostra Altezza’ preferiva usare, nei miei confronti, ‘Gege’, e ormai mi ero abituato.” Dietro quel suo tono allegro e delicato si nascondeva un oceano di dolore, talmente palese che Hua Cheng avrebbe potuto annegarvici dentro da un momento all’altro, se soltanto i fantasmi potessero respirare.
“Gege,” provò di nuovo, ma l’appellativo sapeva di veleno sulla sua lingua. Xie Lian si lasciò sfuggire un suono addolorato che tentò di coprire abbassando il capo. Stava cercando di nascondere l’espressione distrutta del viso, lo stesso Hua Cheng riuscì appena a scorgerla. Prese un respiro profondo e poi un altro. La sua schiena smise di tremare. I capelli scuri si raccolsero sulle sue spalle, rivelando un piccolo triangolo di pelle alla base del suo collo. Hua Cheng si ricordò delle centinaia di migliaia di baci che aveva lasciato giusto in quel punto. La sua bocca ricordava il calore che emanava la pelle di Xie Lian.
Hua Cheng non provò nulla.
“Mi dispiace, San Lang,” si scusò nuovamente Xie Lian. Alzò la testa a fatica, come se il gesto gli fosse costato l’uso di tutte le sue forze, ma sul suo viso si stagliava un piccolo sorriso, che Hua Cheng riconobbe come falso. “Sto soltanto peggiorando la situazione, vero? Sono sicuro che avresti voluto usare la libreria per rilassarti—giusto il tempo di sistemare e me ne vado.”
La cosa più corretta da fare sarebbe stato dire a Xie Lian di restare. Nessuno di loro due in fondo era un bambino, sarebbero riusciti a gestire l’imbarazzo. Ma Hua Cheng sapeva che la cosa più giusta da fare nei confronti di Xie Lian e della sua dignità, sarebbe stata quella di lasciarlo andare via. Si limitò a guardarlo passivamente, mentre raccoglieva di fretta tutte le pergamene lasciate sul tavolo. Si rese conto, che gran parte delle pergamene trattava di maledizioni, come sospettava. Alcune pergamene, però, erano raccolte di poesie, fu questo che lo sorprese alla fine.
Xie Lian gli sorrise di nuovo prima di andarsene, portando via le pergamene, Hua Cheng non proferì parola guardandolo andar via. Se c’era una cosa che Xie Lian gli aveva insegnato era che non era necessario provare amore per essere gentili.
È una strana sensazione svegliarsi e realizzare che, per la prima volta in 800 anni, non sei più innamorato. Hua Cheng riuscì a percepirlo ancor prima di aprire gli occhi, poteva sentirne il sapore nel fondo della gola. Anche l’aria attorno a lui era strana; stantia, con uno strano odore. Con gli occhi ancora chiusi, richiamò alla mente i ricordi che riaffiorarono tutti uno ad uno, beh, tutti eccetto —
Eccetto che, si rese conto che, per la prima volta in 800 anni, il pensiero di Xie Lian non evocava in lui alcun sentimento.
“San Lang? Sei sveglio?”
“Sì, Gege.” L’onorifico uscì dalla sua bocca automaticamente, ma privo di qualsiasi sentimento, niente di quanto ricordava provare ogni volta che pronunciava quel soprannome, incredulità si mescolò a speranza. Si fece forza prima di aprire gli occhi per trovarsi la faccia di Xie Lian guardarlo preoccupato, e se sentirlo parlare era bastato a disorientarlo, si sentì delirare a vederlo. Venne colpito da centinaia di migliaia di ricordi, quella stessa faccia collegata ad ogni singola emozione nota all’essere umano. Si confuse per un istante, si sentì come se stesse provando quei sentimenti invece di star vivendo un semplice ricordo — ma quando i ricordi cominciarono a scomparire portarono via anche le emozioni a loro collegate.
Xie Lian se ne accorse subito, ovviamente. Era scontato che se ne sarebbe accorto, fino al giorno prima Hua Cheng amava Xie Lian quanto lui amava Hua Cheng. “San Lang, cosa c’è che non va?”
Quando Hua Cheng non riuscì a rispondere, ancora troppo preso dal senso di vuoto che lo stava investendo, Xie Lian chiamò un dottore. Per la mezzora successiva, Hua Cheng venne toccato, pizzicato e interrogato su tutto, dal mal di testa alla regolarità con cui andava al bagno. Alla fine, l’unica risposta che il medico riuscì a dare fu “Da quello che sono riuscito a capire, il demone,” quello che era entrato nel territorio di Hua Cheng a cui Xie Lian stava dando la caccia prima di cadere nella sua trappola, “si ciba dell’energia spirituale delle persone. Sicuramente non si aspettava di trovare tale riserva di energia spirituale da Hua Chengzhu, e si sarà lasciato andare al panico. Se avesse continuato a nutrirsi di quei livelli di energia sarebbe sicuramente esploso. Quindi, invece, ha preferito nutrirsi della cognizione spirituale di Hua Chengzhu, evitando i suoi poteri.” Il dottore fece una pausa per consultare i suoi appunti. “Comunque sia, anche la cognizione spirituale di Hua Chengzhu è fenomenale, e il demone non è riuscito a consumarla tutta prima di doversela dare a gambe. Per questo, Hua Chengzhu ha perso solo parte dei suoi ricordi.”
“Non ho perso la memoria,” disse Hua Cheng. Aveva già provato a scavare nella sua memoria, prendendo pezzi e parte di ricordi, cercando qualsiasi cosa che potesse indicare dei buchi di memoria, senza ottenere alcun risultato. L’unica cosa rimasta…
Quei ricordi, un tempo, erano pieni di colori. Anche quelli in cui non c’era Xie Lian — e ne aveva raccolti di quelli, in 800 anni di vita — erano ricchi di attesa, sapendo che prima o poi sarebbe riuscito a dar loro un nuovo significato dopo essersi ritrovato con Xie Lian. Ma adesso, quei colori si erano sbiaditi, e il mondo aveva assunto un colore grigiastro.
“Non ho perso alcun ricordo,” disse di nuovo, questa volta guardando Xie Lian dritto negli occhi, impegnato a guardare ansioso il dottore. “Ho perso la mia devozione.”
I giorni seguenti il loro incontro in libreria furono silenziosi, per non dire altro. Fuori le mura della Villa Paradiso, la Città Fantasma continuava a vivere nel caos più totale, ma una volta varcate le mura di casa il silenzio regnava sovrano. I pettegolezzi si sa, corrono come il vento, nessuno dello staff che vi lavorava sapeva come trattarlo, lo aggiravano come se fosse fatto di vetro e si sarebbe rotto alla prima folata di vento.
Ricordava che erano soliti evitarlo per la paura che provocava loro. Ricordava anche che la situazione era cambiata una volta che Xie Lian era ritornato nella sua vita. Non ricordava le motivazioni, però.
Anche Yin Yu sembrava esitare nei suoi confronti più del solito. Era sempre scattante ed efficiente, ma continuava a guardare di soppiatto Hua Cheng in un modo che gli provocava orticaria solo al pensiero, o la voglia di affogare nella vasca da bagno, o sfogarsi con E-ming. Riusciva appena a trattenersi.
Xie Lian, intanto, era praticamente scomparso. Hua Cheng era certo fosse ancora in casa perché ogni tanto beccava i domestici sparlare di lui, anche se scomparivano appena notavano la sua presenza. Avrebbe potuto mandare una delle sue farfalle a cercare il Principe Ereditario se avesse voluto, ma preferì evitare.
Anzi, si accorse di non voler fare assolutamente niente della sua vita, in quei giorni. Ricordava tutti i suoi passatempi: dipingere e scolpire, tirare di sciabola, torturare spie e mascalzoni—ma niente di tutto ciò sembrava interessargli, tutto d’un tratto.
Specialmente l’ultimo passatempo, non lo faceva più da parecchio, anche in questo caso il cambiamento coincideva col ritorno nella sua vita di Xie Lian. E ancora una volta, non riusciva a capirne i motivi.
Disgustato con sé stesso e con i suoi pensieri sconcertanti, entrò di fretta e furia nel suo studio, probabilmente spaventando uno o due domestici nel mentre. Non lo accettava, non avrebbe passato la sua giornata come quello scansafatiche di He Xuan, fermo a fermentare nella sua putrida miseria. Non era la prima volta che Hua Cheng affrontava un blocco dell’artista, avrebbe semplicemente superato di forza l’ostacolo.
Una volta dentro lo studio, decise di evitare tutte le opere incomplete, quasi tutte incentrate su Xie Lian. Decise, invece, di sistemare una nuova tela sul cavalletto per osservarla attentamente, non sapeva che disegnare. Era vero che in passato, non si era focalizzato sempre sul disegnare la faccia di Xie Lian, qualche volta disegnava paesaggi che gli saltavano all’occhio: mercati pieni di vita, montagne imponenti, fiumi in piena, alcuni animali qua e là. I ricordi che aveva di Xian Le.
La realizzazione avvenne lentamente, ad ondate per poi assalirlo tutto d’un tratto. Era vero che c’era stato un periodo della sua vita in cui non dipingeva Xie Lian, ma dipingeva sempre per lui. Panorami che al Principe sarebbero potuti piacere, posti che gli sarebbe piaciuto visitare, animali che avrebbero potuto attirare le sue attenzioni o mostri che avrebbe ucciso.
E nemmeno una volta aveva intrattenuto l’idea di dipingere un autoritratto.
Hua Cheng non seppe spiegare perché, ma decise che quello era il momento migliore per iniziare. Di certo non credeva di avere qualche caratteristica degna di nota, anche se sapeva che altri avevano provato a ritrarlo, per stima o paura. Prese quella decisione quasi per dispetto, nei confronti di chi non gli era dato saperlo. Probabilmente il sé del passato, l’uomo che era così ricolmo di devozione che non riusciva a creare spazio nella sua vita per altro.
Rimase chiuso nel suo studio per qualche ora. Quando finalmente sollevò lo sguardo dal suo lavoro, realizzò di aver dipinto ben oltre l’orario del pranzo, e che un domestico aveva lasciato vicino alla porta un vassoio di cibo, ormai quasi totalmente freddato, ma, con un gesto della mano lo riscaldò nuovamente prima di iniziare a mangiare, ormai era un gesto automatico, non riusciva nemmeno a distinguerne i sapori. Era ancora concentrato sul suo dipinto.
Era il suo stesso viso a guardarlo dalla tela, congelata con dei colori a tempera. Priva di qualsiasi emozione: nessun movimento della bocca, sopracciglia perfettamente immobili. Occhi smorti, privi di qualsiasi scintilla, tipici di un uomo morto sia dentro che fuori. C’era un detto a riguardo, parlava proprio delle emozioni e delle espressioni tramite l’arte, ma Hua Cheng era troppo stanco e innervosito per pensarci ulteriormente.
I suoi pensieri vennero interrotti da qualcuno che bussava alla porta, Hua Cheng li fece entrare senza pensarci, convinto che dietro alla porta ci fosse Yin Yu o un altro domestico che lo avvertiva della cena pronta.
Si trovò davanti, invece, Xie Lian.
“Vostra Altezza,” disse di riflesso, prima di ricordare l’incidente della libreria. Ma in che altro modo si sarebbe potuto rivolgere a lui? Il suo nome? Il nome che anche il Hua Cheng del passato, quello che ancora lo amava ed era suo devoto, sussurrava unicamente nella sua pelle nei momenti di passione quando tutto intorno a loro era buio e tenero? Sicuramente sarebbe stato ben più crudele farlo.
Se a Xie Lian fosse venuta in mente la stessa cosa, stava facendo un ottimo lavoro a non lasciar trasparire niente. “Ah, eccoti,” lo salutò, sorridendo. Fece per fare un passo dentro allo studio e—
Hua Cheng era noto per la sua scortesia, per la sua irascibilità. Nessuno veniva risparmiato dal suo sarcasmo e dai suoi insulti, mortali, divinità e fantasmi. Nessuno, eccetto Xie Lian. Ma adesso il veleno aleggiava nell’aria, Hua Cheng non riuscì a trattenere l’istintivo “fermo!” comandò, rabbia nel suo tono. L’attimo dopo si scioccò della sua stessa reazione—poteva non provare più gli stessi sentimenti dei suoi ricordi, ma non poteva dimenticare che Xie Lian lo aveva salvato, gli doveva la vita, tutto il potere e lo status che era riuscito a conquistare. Anche se non era il lui del presente, tutto ciò che Hua Cheng aveva ottenuto lo aveva ottenuto per lui. Anche se non ha più la sua devozione, meritava come minimo il suo rispetto.
Xie Lian si fermò immediatamente, ovviamente, fermandosi nervosamente sulla soglia della porta. “Ah, scusa, scusami” si scusò, piegando lentamente la testa. “È stato un gesto estremamente maleducato da parte mia. Avrei dovuto chiederti il permesso, bene, San La—” si fermò nuovamente, e questa volta la gravità della situazione sembrò colpirlo in pieno, un brivido lo percosse. “Uhm, volevo dire, Hua Cheng. Posso entrare?”
Hua Cheng avrebbe dovuto provare qualcosa a quel cambio di nome. La tristezza avrebbe dovuto sopraffarlo insieme all’odio verso sé steso, avrebbe dovuto sentire l’impulso di buttarsi su una spada davanti a Xie Lian e implorare il suo perdono. La possibilità di non sentir più San Lang detto in quel modo così tenero e gentile, avrebbe dovuto essere simile ad un pugno in pieno petto, come se qualcuno lo avesse trapassato per strizzargli il cuore.
Ma, ovviamente, non provò nulla di tutto ciò.
Hua Cheng, mandò giù la risposta istantanea che stava per uscire—certo, entra pure Gege—una risposta ormai incisa nel suo corpo. Si concesse un momento, qualcosa che prima non avrebbe mai sognato di fare, un momento per pensare: voleva davvero qualcuno lì con lui? Voleva la compagnia di Xie Lian?
Era una domanda che il Hua Cheng della settimana prima non si sarebbe mai sognato di fare. Non lo avrebbe mai fatto in 800 anni di vita, il sé del passato, quello che avrebbe voluto Xie Lian ovunque, quello che lo aveva cercato disperatamente. Ma adesso era tutto diverso, Hua Cheng si sentì a disagio con sé stesso come mai prima, la situazione non faceva altro che peggiorare ogni volta che Xie Lian era nella stessa stanza, come un’orticaria che non poteva grattare anche se le sue unghie si insanguinavano e marcivano.
Nonostante tutto, si ricordò il pensiero che ebbe in libreria: non era necessario provare amore per essere gentili. Hua Cheng non era mai stato gentile in vita sua se non con Xie Lian, forse soltanto con—
Ah, giusto. Aveva avuto dei fratelli, un tempo, no? Era strano che se li fosse dimenticati in quel modo.
“Sì, Vostra Altezza,” disse alla fine. “Prego, entri pure. Posso esserle d’aiuto?”
Il sorriso sul viso di Xie Lian sembrò ingrandirsi leggermente, anche se ancora sembrava molto precario. “Sei tu quello che è stato maledetto, sai,” lo rimproverò gentilmente, entrando finalmente nello studio. “Siamo noi a dover aiutare te.” Si avvicinò a Hua Cheng, ma se ebbe dei pensieri sul suo autoritratto se li tenne per sé, anche se Hua Cheng era sicuro che lo avesse notato. Improvvisamente, venne investito da questa sensazione di imbarazzo, finì per coprire il ritratto con un telo bianco, cercando di farlo passare come un gesto casuale. “Ah, sto benissimo. Non è necessario preoccuparsi.”
Le labbra di Xie Lian si contorsero nervosamente. Hua Cheng si rese conto dell’enorme idiozia appena detta troppo tardi. Ovviamente Xie Lian si sarebbe preoccupato.
“Lo sai che mi sarei preoccupato lo stesso,” disse con tono basso, come se stesse concordando con i pensieri di Hua Cheng. Abbassò lo sguardo sul pavimento, come se cercasse di nascondere l’imbarazzo di essere stato scoperto, per poi ricordare improvvisamente il motivo per cui si trovava lì, alzò lo sguardo verso Hua Cheng. “Volevo solamente dirti che ho—cioè, abbiamo trovato una soluzione.”
Sorprendendosi, Hua Cheng si sporse in avanti interessato. “Oh? Pensavo che il problema fosse il non potersi avvicinare al demone.”
“Infatti non posso,” concordò Xie Lian, fu solo grazie a secoli di ricordi che Hua Cheng riuscì a captare il sottotono violento nella sua voce. “Nessuno con energia spirituale può avvicinarsi. Ecco perché ho chiesto a qualcuno che non ne ha.”
Hua Cheng si fermò a pensare qualche secondo. “Il vecchiǝ Signorǝ del Vento?”
Xie Lian annuì con entusiasmo. “Sì! Shi Qingxuan non ha più energia spirituale, quindi il demone non potrà collegarsi con la sua cognizione spirituale. Dovrebbe essere al sicuro.”
“Ma questo significa pure che non potrà uccidere il demone,” aggiunse Hua Cheng. “Non aveva grandi capacità marziali, nemmeno da divinità.”
“Ah, ecco perché ci è voluto tanto per trovare una soluzione,” ammise Xie Lian. “Ho dovuto chiedere a Acqua Oscura Che Affonda Navi di accompagnarlə”
“Lui?!” sbottò Hua Cheng fra la sorpresa e lo sgomento. “Gege, non puoi—” cazzo, continuava a commettere scivoloni. Era così semplice lasciarsi trasportare dalla naturalezza dei loro discorsi. “Vostra Altezza, non posso essere in suo debito—"
“Non sarai tu ad essere in debito con lui, Hua Cheng. Lo fa come un favore personale per me,” lo interruppe Xie Lian. Il nome di Hua Cheng, quella volta, sembrò uscire con più naturalezza.
Hua Cheng tornò a rilassarsi, più tranquillo. “Non avrei mai creduto che avrebbe accettato di lavorare insieme a Shi Qingxuan.”
“Ho…ho dovuto svolgere opera di convincimento,” ammise Xie Lian, grattandosi la guancia. “Da entrambi i lati, la soluzione non piace molto nemmeno a me, ma è l’unico modo che mi è venuto in mente. Shi Qingxuan non ha poteri spirituali, He Xuan, invece, ne ha parecchi. In un modo o nell’altro riusciranno a farcela.”
“Non potevi andare con loro?”
Xie Lian si immobilizzò per un momento, per poi ridere mestamente. “Ah, io…non volevo lasciarti da solo.”
Hua Cheng decise di sottolineare come Xie Lian non si fosse fatto vedere negli ultimi giorni, o che comunque, lui stesso si trovasse in alcuna posizione da poter apprezzare la sua presenza. “Lo apprezzo,” disse invece.
Xie Lian gli sorrise, probabilmente aveva colto la sua bugia. “Sono contento che Sa—Hua Cheng sta creando del tempo per i suoi hobby,” decise invece di cambiare argomento. Il suo sorriso si assottigliò quando si rese conto dell’errore che stava per commettere.
“Non ho nient’altro da fare,” disse. Ed era la verità, detta senza nemmeno pensarci, eppure era riuscito a intristire di più Xie Lian. Ancora più triste.
Ma, Xie Lian, come al solito ingoiò il boccone amaro e fece finta di niente. “Ho dato una sbirciata prima che lo coprissi—scusa—ma sembra davvero molto bello. Non credo di averti mai visto dipingere un autoritratto.”
“Questo perché ho sempre dipinto Vostra Altezza,” disse Hua Cheng. “Non ho mai avuto spazio per altro.”
Un’ombra passò sul volto di Xie Lian. “Sono…contento,” disse lentamente, “che adesso tu possa farlo. Sarebbe dovuto esistere sempre uno spazio per San Lang.”
Hua Cheng gli diede un momento, spassionatamente curioso di vedere se avesse notato l’errore. Quando se ne accorse, Xie Lian sgranò gli occhi. “Volevo dire, Hua Cheng.” Rise nervosamente. “Ah, sto facendo solo casini…dovrei andarmene.”
“Non mi piace,” sbottò Hua Cheng. Non sapeva perché—avrebbe voluto vederlo andare via dal momento in cui era entrato nello studio, ma adesso che si era offerto di farlo, la cosa lo…disturbava. Doveva necessariamente mantenere viva la conversazione.
Xie Lian lo osservò stranito. “Cosa non ti piace?”
“Avere spazio,” disse. No, non era vero. Ci riprovò. “Non avere spazio.” C’era quasi. “Uno dei due. Entrambi. Cazzo,” imprecò mentalmente, frustrato con sé stesso. Sapeva benissimo aver perso qualsiasi senso, sembrava un idiota.
Xie Lian tossì, nascondendo la risata dietro una manica, anche se il movimento degli occhi ormai lo aveva tradito. Hua Cheng non si sentì più pervadere da quel senso di orgoglio che lo investiva ogni qualvolta che riusciva a farlo ridere o sorridere. Nessuno spazio. Troppo spazio. “Scusami, Hua Cheng,” si scusò velocemente, abbassando la manica. “Non volevo ridere di te.”
Hua Cheng fece spallucce. “Vostra Maestà può ridere, se vuole. San Lang si sta ridicolizzando.” Disgustato con sé stesso si girò per riordinare la stanza. Sapeva che avrebbe potuto lasciar fare ai domestici, ma si sentiva più tranquillo a tenere le mani occupate con qualcosa di diverso che non sia prendere fra le mani il viso di Xie Lian.
Quasi non inciampò da fermo quando si accorse del modo in cui si era chiamato. Ma comunque, quando si voltò verso Xie Lian, lo vide sorridere malinconicamente. “Posso aiutarti?” chiese, gentile come al solito.
Se Hua Cheng fosse stato in condizioni normali, non ci avrebbe nemmeno provato a dare a Sua Altezza altri problemi a cui pensare. Oppure—no, non era proprio così. Avrebbe cercato di deviare il discorso, perché sicuramente era ben al dì sotto degli standard di Sua Altezza dover avere a che fare con le insicurezze di Hua Cheng. E Xie Lian si sarebbe decisamente intristito, avrebbe poggiato la sua fronte su quella di Hua Cheng e avrebbe bisbigliato parole di conforto e amore contro le sue labbra. Hua Cheng sarebbe finito per piegarsi come uno di quei palazzi di foglie d’oro, quelli con cui Xie Lian era solito giocare.
Ma Hua Cheng non era in condizioni normali. Non vedeva alcun pro nel tenersi tutto dentro.
“Adesso mi sento vuoto,” disse. Fissò con sguardo vitreo la parete della stanza, dove una fila di dipinti di Xie Lian lo stavano osservando. “Ho tutti i miei ricordi. Ho i miei poteri. Dovrei avere tutto ciò che mi rende me stesso. Ma mi sento vuoto.” Sentì come un peso sollevarsi dalla sua coscienza. Peccato che toccò proprio a Xie Lian stare all’ascolto di questo suo sfogo, non era proprio carino da parte sua, ma Hua Cheng sapeva di non avere nessun altro con cui poter mostrare questo suo lato vulnerabile. Anche senza la devozione nei confronti di Xie Lian, sapeva che l’altro uomo era una brava persona, e che ancora amava Hua Cheng. Non si sarebbe preso gioco di lui.
“Mi dispiace,” disse Xie Lian, con lo stesso tono delicato. Sembrava come quella volta in cui trovarono una volpe ferita, Xie Lian aveva tentato in tutti i modi di convincerla a farsi aiutare, ma ovviamente, era scappata. Gli animali feriti non sapevano cosa significasse la gentilezza. “Sistemeremo tutto in fretta. Shi Qingxuan—"
“Mi infastidisce,” lo interruppe Hua Cheng. Altra cosa, questa, che non avrebbe mai fatto. “Sentirmi così vuoto. Mi infastidisce, sapere che la mia devozione riempiva così tanto spazio in me.” Non seppe con che tono disse quella frase, ma ebbe l’effetto del filo spinato.
Xie Lian rimase di ghiaccio. “Mi disp—"
“Non è colpa tua,” Hua Cheng lo interruppe di nuovo. “Non sapevi chi fossi, ho avuto 800 anni di tempo per lasciarmi riempire dalla devozione. Non eri con me per assistere.”
“E mi dispiace anche per questo,” insistette Xie Lian. Le sue mani ebbero uno spasmo, come se si volessero muovere verso Hua Cheng. “Hai ragione, non ci sarebbe stato modo, per me, di venirne a conoscenza, ma—avrei tanto voluto che non avessi passato tutto quel tempo da solo. Mi sarebbe piaciuto mostrarti—" si interruppe. Prese un respiro profondo, per poi continuare. “Tempo fa, ti avevo detto che se non riuscivi a trovare una ragione per cui vivere, allora lo sarei diventato io. È stato crudele da parte mia.”
“No,” Hua Cheng lo corresse immediatamente. Poteva non ricordare i sentimenti collegati al ricordo, ma sapeva quanto quelle parole erano state importanti per lui. Non sapeva come sarebbe finito se non fosse successo. “Mi hai salvato la vita.”
Xie Lian si ritrasse guardando verso il basso. “Sono contento di ciò,” disse. “Ovviamente, sono davvero molto contento. Mi hai salvato la vita, mi hai insegnato molto sul mondo, su me stesso e anche sull’a-amore,” si imbarazzò, balbettando l’ultima parola. “Ma comunque, meriti lo stesso di avere qualcosa in più dalla vita, non soltanto me. San—Hua Cheng, sei brillante, incredibile e meriti di avere altrettante cose brillanti, belle e gentili. Non dovresti sentirti vuoto.” Fu in quel momento che alzò lo sguardo, Hua Cheng rimase scioccato dal vedere delle lacrime raccogliersi agli angoli degli occhi di Xie Lian. “Sei la cosa più piena della mia vita,” disse. “Tu—straripi di vita, su tutto il resto.”
Hua Cheng si sentì preso alla sprovvista, non sapeva come rispondere. Prima si sarebbe sicuramente lanciato a baciare Xie Lian. Magari per farlo smettere di parlare, per evitare di far provare quello strano senso di stordimento che provava, soprattutto perché non avrebbe potuto fare altro. Non sapeva come prendere uno Xie Lian in lacrime, così vulnerabile. Non ci sarebbe stata alcuna forza divina in grado di fermarlo.
Beh, alla fine, qualcosa era riuscito a bloccarlo.
Xie Lian non sembrava aspettarsi una risposta. “Ma siamo diversi,” disse. “Ho avuto 800 anni, per crescere. Per imparare chi sono—no, modellare la mia persona. Di coltivarla, haha,” si lasciò andare ad una risata vuota. Di nuovo il suo sguardo si abbassò. “E quando sei entrato nella mia vita, hai riempito tutti gli spazi vuoti che avevo, e anche di più.”
Hua Cheng riuscì a capire in quel momento, come sarebbe andata a finire quella conversazione. “Eri tutto ciò che avevo,” disse, marcando ogni parola. “Tutto ciò che sono è stato costruito intorno a—te.” Era qualcosa che già sapeva, ma faceva strano dirlo ad alta voce, ancor di più dirlo direttamente a Xie Lian.
Xie Lian annuì. “Sì. E non è giusto, davvero non—"
“Vostra Altezza—"
“No,” adesso toccava a Xie Lian interromperlo, alzò lo sguardo verso Hua Cheng mostrando una nuova determinazione. “Non ho fatto altro che prendere decisioni al posto tuo da quando tutto è cominciato, non è così? Ho dato per scontato—lasciamo stare. Non avrei dovuto partire dal presupposto che avresti voluto riavere tutto indietro. È stato un atto da vero egoista, no? Posso ancora contattare Shi Qingxuan, chiedere di tornare indietro.”
Hua Cheng che fino a quel momento aveva vissuto la conversazione come un semplice spettatore, con un generale senso di apatia e imbarazzo, si sentì improvvisamente pervadere dalla rabbia. “E pensare così non è presumere la mia posizione?”
Xie Lian sgranò gli occhi, preso alla sprovvista. “Cosa?”
“Non ho mai detto di non voler riavere i miei sentimenti indietro,” disse Hua Cheng in tono freddo. Non si era mai riferito a Xie Lian con quel tono. In un modo così crudele e spocchioso. “Non dovrei essere io a decidere?”
“Sì, certamente,” si affrettò a dire Xie Lian. Le sue mani presero a tremare. “Certo che lo è, Hua Cheng. Scusa, mi dispiace tantissimo. Vuoi…vuoi ricordare?” chiese, tentennando.
Hua Cheng non seppe rispondere. Non gli piaceva sentirsi vuoto, odiava sentirsi così sbilanciato e pericolante. Odiava, inoltre, i problemi che stava portando alla vita di Xie Lian, il modo in cui le linee di stress sul suo viso erano fin troppo visibili. Non importava il fatto che non lo amasse più—ormai era diventato un mantra. Non è necessario provare amore per essere gentili.
Xie Lian si accorse dell’indecisione sul suo volto, prima di rispondere si prese qualche istante. “Ti…ti do del tempo per pensarci, Hua Cheng,” sussurrò. “Se avrai bisogno di me, sarò all’altare di Puqi, ok?”
Non si voltò nemmeno una volta verso Hua Cheng mentre usciva dalla stanza.
Si era creata una sconnessione fra Hua Cheng e il suo corpo. Si sentiva estraneo alla sua stessa pelle, come un intruso all’interno di una vita che oramai non gli apparteneva più. Quel corpo era stato costruito appositamente per amare Sua Altezza. Devozione era incisa all’interno di ogni tendine. Non si sentiva vuoto soltanto dentro, anche le ossa del suo corpo sembravano essersi svuotate.
Fu dopo qualche mese gli eventi successi al Monte Tonglu, Hua Cheng si svegliò di soprassalto. Non sapeva cosa lo avesse svegliato. Non gli era vitale dormire, ma amava rilassarsi abbracciato a Xie Lian, gli ci voleva parecchio, in quelle circostanze, per svegliarsi. Quando abbassò lo sguardo realizzò che era stato il tremolio violento di Xie Lian a svegliarlo. Si stava lamentando, piccoli suoni addolorati che fecero venire la pelle d’oca a Hua Cheng. Non era naturale sentire quei suoni nei confini pacifici del loro letto.
Quando Hua Cheng lo scosse per svegliarlo, baciando via le sue lacrime, accarezzando ogni suo angolo di pelle esposta per confermargli che sì, era ancora lì, sano e salvo insieme a Hua Cheng, Xie Lian gli confessò che per mesi, dopo— l’incidente delle spade nel tempio, così lo aveva chiamato, aveva usato un termine così innocui per un evento così orribile—si sentiva come dissociato dalla propria pelle. Guardavo in basso e mi sembrava strano, aveva avuto il coraggio di ridere debolmente, che la mia pelle non penzolasse come pezze vecchie dal mio corpo.
Hua Cheng ricordava vividamente quel momento, ma adesso sembrava muto, senza quel senso di orrore che era sicuro di aver provato in quel momento. Quella frase però gli era rimasta, si sentiva esattamente in quel modo, dissociato dal suo stesso corpo.
La Villa Paradiso da maestosa abitazione era diventata ormai una prigione. Si sentiva peggio, adesso che aveva la sicurezza che Xie Lian fosse andato via. Non riusciva a stare in nessun posto, non riusciva a concentrarsi su niente. Vuoi ricordare, continua a riecheggiare nella sua mente, non riusciva a trovare una risposta, non ci riusciva, proprio per niente. Voleva smetterla di sentirsi in quel modo, era stanco di guardare in basso e vedere delle mani che sembravano non appartenergli. Ma se dovesse decidere di riaverla indietro—finirebbe tutto per essere nuovamente coperto dalla devozione? Tutto ciò che era diventato in quel momento, o chi sarebbe potuto diventare, sarebbe scomparso?
Decise di uscire.
Nessuno gli aveva proibito di farlo, naturalmente. Come se qualcuno avesse anche solo potuto pensare di dirgli cosa fare. Ma sapeva che avrebbe tranquillizzato Xie Lian se fosse rimasto in casa, era il minimo che potesse fare per lui in fondo.
Xie Lan in quel momento era andato via. Decise, quindi, di uscire.
Gli era di conforto sapere che, nonostante tutto, La Città Fantasma era rimasta la stessa. Tutto in torno a lui si presentava come un’accozzaglia di luci e colori, che lo investivano di energia. Optò per un travestimento, per poter girare indisturbato fra le strade. Si sentiva meglio sapendo di non avere più quelle che erano le sue vere sembianze. Tutto sembrava…dissociato.
Vagò per il mercato della città, combattuto su cosa comprare o non comprare, non per Xie Lian ma per sé stesso. Provò a immaginare anche cosa si sarebbe potuto comprare. Finì a non comprar nulla, ma—quantomeno il pensiero c’era stato.
Che cosa gli restava senza Xie Lian? Aveva la Città Fantasma. Villa Paradiso per dare una casa a Xie Lian, quindi probabilmente non poteva essere inserita nel conto, ma la città…sì, l’aveva costruita lui. Un progetto nato dalla noia del momento, diventato qualcosa più grande di lui. Una casa per gli abbandonati, i tristi o anche quelli normali ma pazzi. Una città esatto riflesso del suo padrone.
Aveva…He Xuan, forse. Non erano esattamente amici—il suo labbro si arricciò dal disgusto al solo pensiero. Ma He Xuan lo capiva. Sapeva, in passato, com’era vivere per qualcun altro. Anche se le loro ragioni erano ai poli opposti.
E…si fermò nel mezzo della strada, ignorando le proteste che si levarono al suo gesto dai passanti. E basta. In vita da 800 anni, ed era quello tutto ciò che gli restava senza Xie Lian nella sua vita?
Sapeva che se avesse avuto le sue emozioni in dietro—vibranti di colori a simboleggiare i sentimenti che provava per Xie Lian—la situazione non gli sarebbe pesata più di tanto. Non sarebbe stato nemmeno ipoteticamente un problema. Xie Lian era tutto ciò che aveva sempre desiderato, per molto, molto, molto, tempo. Averlo finalmente per sé stesso, nel suo cuore e nel suo letto era più di quanto Hua Cheng si sarebbe mai potuto immaginare.
I ricordi, però, erano in bianco e nero. Sentiva che quello che aveva non era abbastanza.
“Gege, Gege! La palla!” sentì urlare, prima che qualcosa andasse a sbattere contro le sue gambe, scuotendolo dai suoi pensieri depressivi. Abbassò lo sguardo, vedendo effettivamente, una palla. Era stata creata dalla vescica di un qualche animale, sformata ed erano chiari i segni dell’usura del tempo. Quando si voltò verso la voce che lo aveva chiamato, vide un gruppo di mocciosetti sporchi e scomposti, di età variabile—il più piccolo aveva almeno quattro anni, mentre il più grande almeno tredici. Uno di loro, presumibilmente, chi lo aveva chiamato, gesticolò verso la palla. “Gege, puoi lanciarcela indietro?”
Molti bambini morivano presto. Hua Cheng lo sapeva più di chiunque altro. Prese la palla. “E perché state colpendo persone innocenti con la palla?” chiese tenendo la palla in equilibrio su un dito e facendola girare.
I bambini ne rimasero sorpresi. “Gege!” lo richiamò la più grande. “Che figata! Puoi mica insegnarcelo?” il bambino che le era vicino la colpì con un gomito in segno di protesta. “Jin-er”, sibilò. “Non puoi chiedere a degli estranei dei favori! Soprattutto non nella Città Fantasma. Non sai cosa ti chiederanno in cambio.”
Sconcertato nel vedere tale attenzione da bambini così piccola, seppur necessaria, Hua Cheng arricciò le labbra. “Dovresti dargli ascolto, mocciosa,” disse con cautela, facendo un passo in avanti con la palla che ancora girava sul suo dito. “Sono un uomo crudele, sai. Potrei chiederti di tutto. Non lo avrebbe mai fatto, non a dei bambini, ma era necessario impartir loro una lezione.
“Gege non sembra crudele,” disse spontaneamente uno dei bambini più piccoli. Quando Hua Cheng si voltò a guardarlo, quasi rise dal vedere una benda coprire il suo occhio sinistro.
“L’aspetto inganna molte volte,” disse, lanciando la palla alla ragazzina spigliata con cui aveva parlato all’inizio. “Ragazzina, fai più attenzione. Sono sicuro che a Hua Chengzhu non farebbe piacere se dovesse iniziare a ricevere delle lamentele riguardo a ferite causate da una palla.”
La ragazzina prese la palla al volo, con difficoltà. “Il Signore Hua Chengzhu non si farà toccare da cose di così poco conto,” dichiarò la bambina con sicurezza. Improvvisamente, sul suo volto, comparve un piccolo ghigno. “Insegnaci il tuo trucco, così poi non andrò dal Signore della città a dire che ci stavi colpendo con dei palloni.”
I bambini intorno a lei emisero suoni di protesta, il bambino accanto a lei la colpì. “Jin-er, ti ho appena detto—"
“Non è un favore!” insistette, “è in accordo. Non è meglio così?”
Hua Cheng rimase impressionato dal coraggio della bambina. Era talmente piccola, da arrivargli appena alla pancia, eppure con quel caratterino che si ritrovava, aveva trovato il coraggio di fare un accordo con un Fantasma di livello Supremo. La Pioggia Cremisi che Coprì il Fiore, il Re dei Fantasmi, il Flagello dei Cieli, uno delle Quattro Grandi Calamità, ecc. ecc…
Oh, che cavolo. Non aveva niente da perdere, alla fin fine. Il ricordo dei suoi fratelli gli ritornò in mente, proprio come era successo nel suo studio. Il tempo aveva, oramai, logorato i loro visi e i loro ricordi, era giunto il momento di ricordare volti nuovi.
Fu lì che He Xuan lo trovò, nel tardo pomeriggio. Un trucchetto si era trasformato in due, poi in tre per arrivare ad un intero nuovo sistema di tornei, con nuove regole che sembravano cambiare ogniqualvolta a Jin-er non andava bene qualcosa. Hua Cheng si limitava a sorvegliare la situazione da sopra la sua spalla per controllare che li tenesse tutti a stecchetto, ma non in modo crudele. Quei bambini sembravano molto in sintonia con le emozioni degli altri, pronti ad intervenire al minimo segno di fastidio o stanchezza da parte dei bambini più piccoli.
“Cosa cazzo stai facendo?”
Hua Cheng, che si trovava sepolto da tre bambini nel tentativo di rubargli la palla dalle mani, guardò He Xuan fermo al lato del campo, intento ad osservarlo fra lo sconcertato misto al disgusto. “Tch, sei tu.”
Le sopracciglia di He Xuan ebbero uno spasmo. “Huh? È questo il modo di rivolgersi a qualcuno che ti ha appena fatto un favore?”
“Gege, conosci quest’uomo?” Disse Xiao-Hei, il bambino a cui mancava l’occhio sinistro, gli strattonò la veste.
“Sfortunatamente.” Si alzò, togliendo via i bambini e la sabbia dai suoi vestiti. “Quindi non sei morto. Presumo che la tua coscienza sia intera? O almeno quella che ti è rimasta.2
“Fanculo, sei uno stronzo,” borbottò He Xuan. “Se Xie Lian avesse un minimo di rispetto verso sé stesso, avrebbe gioito di essersi liberato del suo stalker, e ti avrebbe lasciato del tutto.”
Hua Cheng ghignò, un ghigno crudele dei suoi. “Ti sei divertito con lə Signorə del Vento? Oh, scusa, lə Signorə del Vento. È un nome difficile da ricordare.”
Questa volta, fu la faccia di He Xuan ad avere uno spasmo. Hua Cheng si sentì pervadere da un forte senso di realizzazione personale.
“Le rivuoi indietro le tue emozioni o no?” Sbottò.
Merda, era quella la domanda che aveva cercato di evadere da tutto il pomeriggio. Qualcosa sul suo viso avrà lasciato trasparire la sua indecisione, dato che He Xuan lo schernì. “Cazzo, non ci credo. Ci stai davvero pensando?”
“Stai zitto,” rispose a tono Hua Cheng, ma senza alcuna vera stizza.
“Non ci credo. Dopo tutto ciò che hai passato, dopo centinaia di anni, adesso vuoi liberartene?” La faccia di He Xuan mutò per la gioia. Sembrava essere ringiovanito. Una vera e propria faccia da schiaffi. “Sei un codardo”
Hua Cheng balzò in avanti. “Attento a chi chiami codardo, lurido verme senza spina dorsale,” sibilò. Aveva visto Jin-er far allontanare i bambini, e aveva pensato: ragazza intelligente, hai dei predatori di fronte a te.
“Almeno ho avuto la fottuta decenza di portare a termine i miei piani,” rispose a tono He Xuan. “Non mi sono tirato indietro appena la situazione si è fatta più difficile. Ho continuato anche quando la situazione si era fatta più scomoda.”
“E come è finita poi per te?” lo schernì Hua Cheng. “È andata come volevi?”
Una breve emozione senza nome passò sul volto di He Xuan, ma come comparve scomparve. “Non sono affari tuoi, stronzo. Non mi pento di niente.”
Hua Cheng sapeva stesse dicendo la verità. He Xuan era sempre stato, nonostante tutto, un pazzo per l’amore, amava la sua famiglia, sua moglie e sua sorella. Ma amava anche Shi Qingxuan, e si era trasformato tutto in veleno nei suoi polmoni. Il pentimento non era qualcosa che gente come loro meritava di provare.
“Tu…cazzo,” imprecò He Xuan. “Perché mi stai includendo nel tuo esaurimento nervoso? Limitati a prendere questo fiore maledetto e mangialo, e torna ad essere maledettamente innamorato.” Gli lanciò qualcosa addosso che Hua Cheng prese di riflesso. Quando si guardò le mani vide un piccolo Iris bianco. I petali si erano un po’ rovinati dopo il volo che avevano fatto, ma era ancora bellissimo: i petali bianchi sembravano scintillare alla luce del sole, soffice al tatto.
“Che cavolo è?” chiese, guardando He Xuan.
He Xuan scrollò le spalle. “Quando il demone è scomparso, si è lasciato questo dietro,” disse. “Puzza del tuo potere, quindi presumo che qualsiasi cosa esso sia è roba che è stata rubata a te.”
Sembrava effettivamente roba sua. Il fiore prese a pulsare nella sua testa, un ritmo stabile. Hua Cheng poté già percepire il calore che avrebbe provato al tatto. Ah, l’ironia di un Iris bianco, tipico fiore usato per i funerali, perfetto per la situazione. “E cosa ci dovrei fare?”
“Ed io che ne so?” scrollò le spalle He Xuan. “Mangialo, a me non interessa. Sempre se non sei un codardo.”
Era un comportamento così infantile che per poco non rise. Anche i bambini con cui aveva passato il pomeriggio non si sarebbero comportati in quel modo. Magari, soprattutto quei bambini—quelli morti precoci, avevano una certa abilità con le emozioni.
Codardo? Forse. Forse lo era stato per tutta la settimana passata, Hua Cheng stava effettivamente scappando dal suo vecchio sé, dal peso enorme delle sue emozioni rubate. Era come se stesse guardando il sole, terrorizzato dalla sua brillantezza. Hua Cheng era una creatura del buio, uno che proveniva dai peggiori bassifondi. Gli veniva difficile capire come un tempo fosse riuscito a trattenere tutto ciò dentro di sé. Non si sentiva a suo agio a sapere quanto, in realtà, quella luce avesse coperto l’oscurità che provava.
Ricordava di aver visto Xie Lian piangere e di non aver percepito niente, qualcosa sembrò smuoversi dentro al suo cuore. I nervi recisi cominciarono a prendere di nuovo vita, percependo di essere vicini all’organo della quale erano stati derubati, contenti al prospetto di sentirsi di nuovo completi. Improvvisamente, il pensiero di vivere tutta la vita con quel senso di vuoto perenne, non gli sembrò più così allettante.
Sì, non gli restava molto della vita all’infuori di Xie Lian. Magari sarebbe andata bene, o magari no. In quelle condizioni, non avrebbe mai potuto pensare a quanto avrebbe potuto costruire nella sua vita per far fronte alla devozione. Magari un uomo si sarebbe potuto sentire completo per ben due volte. Hua Cheng guardò intorno a sé, alla città che aveva costruito da solo. Gli piaceva rischiare.
Schiacciò il fiore che aveva in mano. Poco dopo venne colpito da un forte mal di testa.
Tutti i suoi ricordi ripresero colore, abbagliavano per la ritrovata brillantezza. Amava Xie Lian, lo amava, lo aveva pianto, era geloso per le sue attenzioni. Si indignava per lui, voleva proteggerlo a tutti i costi. Voleva farlo sentire amato, era, era—
Era devoto al suo dio, un giorno sarebbe diventato devoto a quello che era ormai suo marito. Venne riempito dai ricordi, come era riuscito anche solo a pensare che tutto ciò fosse troppo da sostenere, come era riuscito a pensare che tutto ciò fosse un peso?
Voleva rivedere Xie Lian, questa ritrovata voglia era come un fiammifero acceso. Hong-er, Wuming e Hua Cheng, tutte le sue identità, che erano nate per Xie Lian, non vedevano l’ora di poter tornare nuovamente al suo fianco, si sentì nuovamente completo.
E, avrebbe voluto far vedere al Hua Cheng di quella settimana che sì, non era necessario l’amore per essere gentili, ma era decisamente meglio portarselo dietro come un dolce balsamo per un cuore che oramai non batteva più.
Realizzò, improvvisamente di star piangendo, lacrime silenziose gli solcavano il volto, per poi cadere sulla sabbia, pugni serrati, perché era piegato per terra, il peso della sua devozione lo aveva nuovamente travolto. Non lo sentiva più come un peso, nemmeno un fastidio, ma una coperta calda che avvolgeva il suo corpo.
Si alzò, ancora instabile. Attorno a lui, i bambini, cercavano di attirare la sua attenzione per cercare di capire se stesse bene. Si sentiva meglio di quanto non fosse mai stato in tutta quella settimana infernale, ma non lo avrebbe mai esternato ad alta voce.
“Hei, tu! Cos’hai fatto al nostro Gege?!”
Voltò lo sguardo alla sua destra, vedendo la piccola e indifesa Jin-er affrontare a muso duro He Xuan, con lo sguardo di una persona pronta a fare a pugni alla minima provocazione. Quella maledettissima bambina, due volte in un giorno aveva deciso di affrontare dei mostri. Era un miracolo vederla viva, se quello era l’istinto di sopravvivenza che aveva.
“Hei, ragazzina,” la chiamò, ripulendosi dalla sabbia che si stava appiccicando alle sue mani sudate. “Smettila, sto benissimo.”
“Gege!” In due balzi lo raggiunse, preoccupazione chiara nei suoi occhi. “Che ti è successo? Ti ha mica avvelenato?”
“Come se potesse anche solo provarci,” lo derise Hua Cheng.
“Mettimi alla prova,” rispose a tono He Xuan.
“Non posso, devo andare da—” era sul punto di dirlo, la parola gege sulla punta della lingua, ma riuscì a ricacciarla indietro. Avrebbe dovuto essere Xie Lian il primo a sentirla, dopotutto.
L’intento fu chiaro, però, ad He Xuan, perché portò gli occhi al cielo. “Fantastico, sei tornato in te,” disse con disprezzo. “Posso andarmene. Di’ al tuo dio che passerò più tardi ad incassare il mio favore.” Girò i tacchi e andò via, lunghi capelli si muovevano col vento, non aveva nemmeno salutato.
Hua Cheng lo guardò andarsene accigliato. “Faresti meglio a pensarci bene due volte prima di chiedere qualcosa, pezzo di merda,” disse.
He Xuan si limitò a fare un gesto scortese alle sue spalle, per poi scomparire in una via. Hua Cheng volle credere di averlo visto aumentare il passo, come se si fosse spaventato.
“Gege sta andando via?” Xiao Hei si era liverato dalla presa di uno dei bambini più grandi per aggrapparsi alla gamba di Hua Cheng.
Hua Cheng si piegò sulle ginocchia per scompigliargli i capelli. Ogni parte del suo corpo gli urlava di dirigersi verso l’altare di Puqi, ma quei bambini meritavano…qualcosa. “Tornerò presto,” la sua mente stava già organizzando e preparando diversi piani. Avrebbe dovuto parlarne prima con Yin Yu, ma…
Jin-er quasi rise, ma Hua Cheng poté notare la sua delusione. “Gege, sicuramente non è una persona importante, hai passato un pomeriggio intero a giocare con noi.”
Hua Cheng trattenne appena la risata. “Nono,” disse. “Sono soltanto un povero servo di Hua Chengzhu.” Si rimise in piedi, guardando i volti dei bambini che lo circondavano. “Hei, non mi avete sentito? Gege ha promesso che sarebbe tornato.”
“Dicono tutti così,” disse Jin-Er, “però poi non ritorna nessuno.”
Lo sguardo di Hua Cheng si addolcì. Anche lui un tempo era stato così, ed era proprio quella la prima cosa che aveva imparato da Xie Lian. “Le persone buone ritornano sempre,” rispose alla bambina. L’amore che provava per Xie Lian aveva abbassato le sue inibizioni, consentendogli di parlare più liberamente e imbarazzarsi altrettanto facilmente.
“E Gege è una brava persona?” chiese lei, scettica.
Ponderò la risposta per qualche secondo. “Gege è innamorato,” rispose, “con un uomo gentile. Devo essermi contagiato.”
L’altare di Puqi era meraviglioso al tramonto. Era sicuro che, in pochi avrebbero concordato con lui—ben pochi avrebbero trovato l’altare di Puqi bello, a prescindere dal momento della giornata. Ma per Hua Cheng, quello era il luogo in cui aveva provato per la prima volta la cucina di Xie Lian, dove avevano condiviso per la prima volta un letto; Puqi per lui era un posto bellissimo.
Durante il tramonto, l’altare di Puqi veniva pervaso da rosso e arancione. Il tetto—oramai sistemato—brillava della luce che stava ormai scomparendo, gli alberi vicino all’altare sembravano danzare al ritmo del vento. Presto sarebbe arrivato l’inverno, ma per il momento le foglie autunnali sembrarono adagiarsi al suolo per formare un tappeto d’orato, pronto a condurre Hua Cheng dal suo amato.
Erano passati un paio di giorni da quando Xie Lian aveva lasciato Villa Paradiso, e Hua Cheng cominciava a sentire seriamente la sua mancanza. Si sentì peggio al pensiero di Xie Lian nei giorni precedenti, pallido e perennemente stanco, si era ridotto ad un’ombra di sé stesso provando in tutti modi ad apparire come al solito, tutto per tenere tranquillo Hua Cheng. Rabbrividì quando si ricordo le parole dette in libreria, nel suo studio. Sapeva di non aver agito con crudeltà, ma odiava anche solo il loro ricordo, il sapore amaro che ciò gli lasciava in bocca. In quel momento non desiderava altro che quel mostro fosse ancora in vita, così da poterlo uccidere altre cento volte soltanto per il male che aveva causato a Xie Lian.
Si odiava veramente, nonostante avesse tentato di evitare quei pensieri distruttivi. Sapeva che Xie Lian non avrebbe approvato.
Esitò, poco prima dell’entrata. Prima, non si sarebbe posto il problema ad entrare, in pace con l’idea che per un qualche strano motivo, Xie Lian lo volesse veramente lì. Ma in quel momento, dopo tutto ciò che avevano passato nell’ultima settimana, non ne era poi così sicuro.
“Sa—Hua Cheng!”
La voce proveniva dalle sue spalle, si voltò con il cuore che aveva ripreso a battere soltanto al sentire quella voce che tanto amava, anche se l’uso di quel nome gli fece del male. Xie Lian era lì, aveva una scopa in mano, aveva chiaramente appena terminato di spazzare via le foglie del giardino nel retro dell’altare. I suoi capelli erano scompigliati, il suo cappello di bambù poggiato sulle spalle. Il suo viso appariva più pallido di quanto non fosse stato quel giorno nel suo studio, gli dava quell’aura malaticcia nell’ormai luce fioca del giorno che stava per terminare.
Nonostante tutto, restava comunque l’uomo più bello che avesse mai visto.
“Gege—” la parola uscì automaticamente dalla sua bocca, piena di gioia nel vedere la sua persona preferita al mondo, ma venne interrotto da Xie Lian.
“Ah, no, ti prego, lascia—” lasciò cadere la scopa, non se ne accorse nemmeno, ma prese a giocherellare nervosamente con le sue mani. “Sono contento che tu sia qui, in realtà—hahaha, sarei ritornato, lo prometto, stavo soltanto…” si fermò, imbarazzato.
Hua Cheng fece un passo in avanti, il desiderio di abbracciarlo si fece sempre più insistente, ma Xie Lian riprese a parlare.
“Avrei—avevi ragione, su tutto ciò che mi hai detto. Ti stavo chiedendo troppo, vero? Prendendo decisioni per te, e in generale…non prendendo per niente in considerazione quello che Hua Cheng più desiderava.” Si fermò, occhi puntati al suolo. Hua Cheng si immobilizzò, sopraffatto dall’amore e dalla tristezza. “Quindi, stavo pensando—prenditi del tempo, tutto quello che ti serve! E io ti aspetterò, proprio come tu hai fatto con me. E anche se,” si fermò, per riprendere fiato. Quando riprese a parlare, Hua Cheng pensò che quella era la cosa più coraggiosa che avesse mai visto: “anche se Hua Cheng non…andrà bene lo stesso. Voglio soltanto…che tu sia felice. È tutto ciò che desidero per te.”
Xie Lian era fermo lì, con il cuore visibilmente spezzato da quelle parole. Hua Cheng lo aveva amato nei panni di Taizi Dianxia, nei panni di un dio. Amandolo al suo punto più basso, ma più di tutto, amava questo Xie Lian: l’uomo coraggioso, gentile, premuroso, e amorevole in tutta la sua vulnerabilità. Quello che amava Hua Cheng.
Xie Lian si portò una mano al collo, ci volle qualche secondo per Hua Cheng, prima di realizzare cosa stesse facendo: stava togliendo la collana con l’anello creato dalle sue ceneri. “Hua Cheng dovrebbe riaverlo indietro,” bisbigliò. “Almeno fin quando—”
Hua Cheng non riuscì più a trattenersi. Con tre balzi riuscì a chiudere la distanza che li separava, prendendo le mani di Xie Lian fermandole a mezz’aria. “Gege, il tuo San Lang si ricorda.”
Gli occhi di Xie Lian si alzarono per incontrare il suo sguardo. “Cosa?”
“Quel pezzo di merda di He Xuan, mi ha riportato indietro le emozioni. A quanto pare sia lui che l’ormai ex Signorə del vento, sono riusciti a portare a termine la missione—non c’è più traccia della maledizione,” disse. Il suo corpo aveva preso a tremare dalla voglia di parlare con lui, ma far capire a Xie Lian che non avrebbe dovuto più aspettare, aveva la precedenza su tutto.
Un diverso tipo di lacrime presero a scorrere sul viso di Xie Lian. “San Lang?”
“Gege,” rispose contento Hua Cheng. Riprese la collana che teneva in mano e la rimise al collo di Xie Lian. “E Gege dovrebbe tenere la collana—San Lang l’ha data a te per tenerla al sicuro.”
Xie Lian si lasciò sopraffare dai singhiozzi, sporgendosi in avanti per poter appoggiare la testa al petto di Hua Cheng. Le braccia di Hua Cheng lo avvolsero tirandolo a sé. “Credevo—credevo—”
Un ricordo lo investì in pieno: un altro ricongiungimento avvenuto al tramonto. Xie Lian aveva pianto anche in quella occasione, lo stesso tipo di lacrime: contentezza mista a sollievo, la tensione aveva abbandonato il suo corpo. La celebrazione per concludere il periodo di tristezza.
“Mi dispiace,” disse Hua Cheng. Si era piegato, come a volersi avvolgere attorno a Xie Lian, le sue labbra sfioravano il suo orecchio. Anche lui stava piangendo, nemmeno si rese conto di quando aveva iniziato a piangere. “A San Lang, dispiace tantissimo.”
“Non scusarti, non farlo!” Si agitò Xie Lian, voce ovattata dai vestiti di Hua Cheng. “San Lang non ha niente di cui scusarsi.”
“Gege, ti ho fatto piangere,” rispose Hua Cheng, “dovrei essere punito con cento frustate.”
Xie Lian nascose la risata, continuando a nascondere il viso. Hua Cheng moriva dalla voglia di vederlo, ma anche così gli andava bene, Xie Lian al sicuro fra le sue braccia. “Gege avrebbe fermato tutti quelli che avrebbero provato a frustare San Lang,” promise. La presa attorno alle sue vesti si strinse. “Mi dispiace di non esserti riuscito a proteggere dalla maledizione.”
“Vostra Altezza, non avete niente di cui scusarvi.” Fu soltanto grazie alla loro vicinanza che, Hua Cheng, riuscì a percepire l’irrigidimento di Xie Lian. “Gege?”
“Ti prego, puoi…evitare di chiamarmi così? Almeno per un po',” bisbigliò Xie Lian. Alzando finalmente il volto, era bagnato dalle lacrime e muco, ma era comunque il viso più bello che avesse mai visto. Moriva dalla voglia di dipingerlo. “Credo di preferire…Gege.”
“Come Gege preferisce,” acconsentì Hua Cheng, piegandosi per baciare il suo naso.
Xie Lian si ritrasse, sorpreso. “San Lang!” lo rimproverò. “Non baciarmi, devo essere disgustoso in questo momento.” Provò ad arrabbiarsi, ma la risata ebbe la meglio, quindi Hua Cheng non lo prese sul serio.
“Gege non potrebbe mai essere disgustoso ai miei occhi,” negò, baciandolo nuovamente, prima sul naso e poi sulle guance. Xie Lian chiuse gli occhi lasciandosi andare ad un sospiro, Hua Cheng lo baciò anche lì, le sue ciglia gli solleticavano le labbra.
“Mi dispiace lo stesso, San Lang.” Disse Xie Lian, occhi ancora chiusi.
Hua Cheng si accigliò. “Gege, non avresti mai potuto prevedere il potere del demone.”
Scosse la testa. “Non per quello,” disse, “ma per come ti sei sentito durante la settimana.”
Hua Cheng non fece altro che accigliarsi di più. “Hai fatto tutto ciò che era in tuo potere,” sottolineò. Xie Lian aveva cercato di farsi vedere durante tutta la settimana, nonostante il dolore provato, il tutto pur di mantenere contento Hua Cheng. Aveva passato giorni nella libreria, ricercando informazioni sulla maledizione, aveva anche liberato la loro camera da letto, in modo tale da non dover cacciar via dal suo stesso letto Hua Cheng. Fu un dolore totalmente nuovo pensare a Xie Lian tutto solo la notte.
“Ma comunque…” esitò Xie Lian, “ciò che San Lang ha detto nello studio…non avevi poi tutti i torti.”
“Non ero in me in quel momento, Gege,” obiettò Hua Cheng. “Ero sotto l’effetto della maledizione.”
“Ma ti sei comunque sentito in quel modo,” rispose Xie Lian, guardandolo dritto negli occhi. “Hai detto di sentirti vuoto. E ti infastidiva sentirti in quel modo—da tutto il resto che occupava così tanto spazio nella tua vita. San Lang non eri nel torto a sentirti in quel modo.”
Hua Cheng si sentì preso alla sprovvista, come se si fosse perso una parte cruciale della conversazione. “Amo il fatto che Gege mi riempia così tanto,” decise di dire alla fine. Che la cosa non avesse poi condotto ad una battuta o all’imbarazzo di Xie Lian, demarcava la serietà della situazione. “Mi piace fare spazio per te. Dovresti—ti meriti tutto.”
“Anche San Lang merita tutto,” insistette Xie Lian. “San Lang dovrebbe avere delle cose soltanto per sé stesso. Qualcosa che può fare da solo, che può scegliere di condividere con me solo e soltanto se l’idea di farlo lo rende felice. Voglio vedere tutto ciò che San Lang ha da offrire. Ma la scelta dovrebbe essere sempre tua.”
Hua Cheng ripensò alla sua passeggiata al mercato, al pensiero di comprare delle cose, che poi non sono state comprate. C’era una certa solitudine in quel gesto, non causata dalla separazione dagli altri, ma bensì, dalla separazione da sé stessi.
“Ci sono molti…bambini alla Città Fantasma,” disse lentamente, il pensiero ancora fresco nella sua mente.
Xie Lian lo guardò, scioccato. “Lo so,” disse, “li ho visti.” Sorrise tristemente. “Molti bambini muoiono prematuramente.”
“Pomeriggio ho passato del tempo con alcuni di loro,” ammise, ancora imbarazzato al pensiero di aver passato delle ore a farsi comandare da un branco di mocciosetti. “Non sapevano che fossi Hua Chengzhu—mi hanno chiamato Gege.”
Gli occhi di Xie Lian si socchiusero a causa del suo sorriso. “Mi sarebbe piaciuto vedervi,” lo prese in giro, “il grande e grosso Hua Cheng che gioca con dei bambini.”
“Devi sapere, invece, che sono stato molto severo e minaccioso con loro,” lo informò Hua Cheng, prima di scoppiare a ridere. “No, no, Gege ha ragione. Sono stato bullizzato per tutto il tempo.”
Xie Lian rise di lui. Fu il suono migliore che Hua Cheng ebbe il piacere di sentire durante tutto il giorno.
“Stavo…pensando,” continuò, ancora esitante riguardo all’idea di condividere le sue opinioni, di voler sentire cosa aveva da dire Xie Lian, tutto ciò che aveva da dire. “Di costruire una casa per loro. Non soltanto per loro—tutti i bambini che arrivano alla Città Fantasma meritano di avere una casa in cui vivere. Non dovrebbero dover imparare a sopravvivere in strada.” Sapeva di star divagando con le parole, ma non riusciva a smettere. “Potrebbe essere come Villa Paradiso, in continuo cambiamento per accettare nuovi residenti. Gli sarebbero garantiti i pasti, e magari—potrebbero imparare delle cose, se hanno il desiderio di farlo. Cose utili,” sottolineò. “Come cucinare, o a costruire roba. Non impareranno a scrivere, perché poi Gege non mi lascerebbe in pace se finissero ad essere meglio di me.”
“Magari San Lang può studiare con loro,” suggerì Xie Lian, ridendo. “Potresti fare da esempio.”
Hua Cheng lo strinse come ammonimento. “Gege, devono rispettarmi,” si lamentò. “Non dovresti prenderti gioco di me.”
“Oh? Quindi hai in piano di visitarli spesso?”
Hua Cheng non dovrebbe essere in grado di arrossire, ma in quel momento si sentiva come se ci stesse riuscendo. “Hanno del potenziale,” disse, “uno di loro ha quasi tentato di tirare un pugno ad He Xuan, sai. Quel tipo di iniziativa merita di essere incoraggiata. Ah, forse, Gege può insegnare loro come cucinare? Sicuramente potranno trarre vantaggio dai tuoi insegnamenti—più di quanto quei mocciosetti meritino, in realtà.”
Gli occhi di Xie Lian brillavano come due stelle. Il sole era, ormai, totalmente scomparso, la luce della luna aveva preso il suo posto. Xie Lian sembrava come avvolto dal bagliore delle stelle. “Sembra magnifico,” disse dolcemente, “sembra il progetto di una casa famiglia.”
Hua Cheng si fermò. “Ho detto loro che non sono una brava persona,” disse, “soltanto che ero innamorato di una persona che lo era.” Era vero alla fine dei conti—tutto ciò che di buono aveva, era venuto prima da Xie Lian.
Xie Lian poggiò le mani sulle sue guance. “Hai un cuore così grande,” disse dolcemente, pieno d’amore. Si era alzato sulle punte per poter raggiungerlo, Hua Cheng lo amava, lo amava come non mai. “Non so se non riesci a vederlo. Ma va bene, per il momento. Devo soltanto ricordartelo, ogni giorno, per il resto delle nostre vite.”
Hua Cheng era tornato a sentirsi pieno della sua devozione e amore, ma la cosa non gli sembrava più asfissiante. Non lo era mai realmente stata, ma per la prima volta in 800 anni si sentì come capace di poter creare dello spazio per altro—qualcosa che avrebbe potuto scoprire ed esplorare con Xie Lian al suo fianco.
