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Addio

Summary:

Vedere suo fratello gemello irrompere tutto spaventato in casa sua, mezzo secondo dopo aver aperto la porta, era l'ultima cosa che Harry Hart si sarebbe aspettato quella sera - o una qualsiasi sera.

Notes:

Scritta quasi due anni fa per la #keywordschallenge sul gruppo "Non solo Sherlock - gruppo eventi multifandom" su Facebook

Prompt: 17 - Menzogna

Le note che scrissi allora: AU, Crossover (che poi in questa serie che voglio scrivere vedrà in mezzo anche Boris e Valery di Chernobyl), pre-Canon, pre-slash.
Che dire, non sono abituata ad essere ossessionata contemporaneamente da più fandom. Quindi li ho messi assieme e ne ho fatto uno solo. XD
Ho cercato di studiare il canon per fare una cosa omogenea, ma è impossibile, quindi niente, ho preso quel che mi tornava più comodo (soprattutto poi, da Mamma Mia 2, ignorerò il finale).
Non ho mai visto Mission Impossible, quindi l'assonanza con Ethan Hunt è del tutto casuale (e a me l'hanno fatta notare, ofc).

Work Text:

Vedere suo fratello gemello irrompere tutto spaventato in casa sua, mezzo secondo dopo aver aperto la porta, era l'ultima cosa che Harry Hart si sarebbe aspettato quella sera - o una qualsiasi sera.
Era sull'orlo delle lacrime e, sebbene Ethan non fosse mai stato un tipo particolarmente impavido, non lo aveva mai visto così nei quasi ventiquattro anni che avevano passato in questo mondo.
Lo accompagnó in salotto e lo fece sedere su una poltrona. Sul divano di fronte, Hamish li guardò perplesso, ma attento. Ethan sembrava appena essersi accorto dello sconosciuto.
Harry riempì un bicchiere d'acqua e lo passó al fratello.
"Grazie..."
Il padrone di casa andò a sedersi sul divano accanto al collega, ma rimase a fissare il gemello. Erano due gocce d'acqua, l'unica cosa che li distingueva, al momento, era che Ethan aveva i capelli più lunghi e i vestiti sgualciti.
"Credo..." cominciò Ethan, il bicchiere stretto in entrambe le mani, tremanti, "Credo di aver bisogno di aiuto."
Harry annuì, quello era evidente anche senza essere una spia addestrata da una delle migliori agenzie del Regno Unito - cosa che lui era, tra l'altro. "Cosa è successo?"
"Ho visto qualcosa che non avrei dovuto vedere. Che non avrei nemmeno voluto vedere..."
Harry e Hamish si scambiarono un'occhiata preoccupata.
Ethan raccontò loro dell'ultima ora, di come stesse cercando un vinile in un negozio che aveva aperto da poco e, mentre si dirigeva alla fermata per tornare a casa, avesse deciso di cambiare strada e si fosse trovato davanti la scena che lo aveva messo nei guai. Tre uomini in giacca, cravatta e occhiali scuri nonostante fosse quasi sera, avevano scaricato un quarto uomo da una macchina, e uno di loro gli aveva sparato in testa.
Ethan aveva fatto rumore e gli assassini si erano accorti di lui.
"Mi sono visto già morto mentre mi circondavano," Ethan bevve un altro sorso d'acqua, ed Harry gli riempì di nuovo il bicchiere ormai vuoto. "Non riuscivo a parlare mentre loro mi urlavano contro. Uno mi ha perquisito e preso il portafogli, poi ha controllato la carta d'identità. Non so a cosa gli servisse sapere il mio nome prima di farmi fuori, ma non ho aspettato di saperlo. Ne ho approfittato per usare quella mossa che mi hai insegnato e mii sono messo a correre, li ho sentiti venirmi dietro... Quasi non ricordo come ho fatto a nascondermi finché non mi hanno superato... Sono rimasto nascosto per quella che è sembrata un'eternità. Poi sono venuto qui... Scusa. Non sapevo dove andare, avevo paura a tornare a casa."
"Hai fatto bene," lo rassicurò Harry. "Resterai qui finché non avremo capito cosa è successo. Hamish," si rivolse poi al ragazzo accanto a sé, "credo che i piani per i prossimi giorni siano leggermente cambiati."
"Ah- scus- scusate, non volevo interrompere..." disse Ethan, quasi come se si fosse accorto in quel momento del ragazzo con gli occhiali accanto a suo fratello.
"Tranquillo, non è quello che pensi, Tanny," rispose Harry, usando il soprannome che gli aveva affibbiato quando avevano tre anni. "Comunque, Ethan, lui è Hamish, lavora con me. Hamish, Ethan, il mio gemello," aggiunse, lapallissiano.
I due si strinsero la mano e ad Harry fece strano vedere quelle due parti del suo mondo insieme.

***

"Vado al quartier generale. Vi faccio sapere appena scopro qualcosa." Hamish lasciò l'appartamento e Harry tornó in cucina.
Avevano cenato velocemente, cercando di raccogliere tutte le informazioni possibili dai ricordi confusi di Ethan prima di decidere cosa fare.
Merlin avrebbe saputo scoprire chi erano quegli uomini, c'era solo da vedere se avrebbe voluto aiutarli. Non poteva portare Ethan con sé, e nemmeno lasciarlo lì da solo, per questo Hamish si era offerto di aiutarli.
Ethan stava guardando fuori dalla finestra, era abbandonato contro la sedia, una gamba che non la smetteva di battere silenziosamente per terra.
"Forse non dovevo venire qui, se ti ho messo in pericolo..." cominciò, senza voltarsi.
"Se ti avessero seguito sarebbero già arrivati," Harry si sedette accanto a lui e gli prese una mano con la sua. Era da tanto che non passavano anche solo qualche ora assieme, ma era sempre suo fratello, la persona con cui si era sempre potuto confidare (e l'unica che sapeva del suo lavoro). "Non permetterò a nessuno di farti del male."
All'improvviso, Ethan si mise a piangere. Harry gli strinse più forte la mano.
"Hai mai ucciso qualcuno?"
La domanda arrivò a bruciapelo non appena il gemello aveva finito di singhiozzare.
"Sì," ammise.
Ethan rimase nuovamente in silenzio, come a valutare cosa dire. "Non hanno avuto un attimo di esitazione, sembrava stessero facendo una cosa da nulla."
"Alla fine, ti abitui anche a quello."
"Ti sei abituato anche tu?" Si voltò a guardarlo negli occhi ed Harry distolse lo sguardo, colpevole.
"Più di quello che mi piace ammettere."
Ethan sospirò e strinse le dita del fratello. "Immagino sia stata una domanda sciocca... È ancora così difficile immaginare che hai intrapreso una carriera così diversa... Ma è la British Army, mamma e papà ne sono fieri." Un singhiozzo lo interruppe. Harry gli passò un fazzoletto. "Certo meno noioso di un lavoro in banca."
"Ethan, mi..."
"No, non dispiacerti. Sarebbe solo stato anche il tuo destino."
Rimasero di nuovo in silenzio, Ethan tornó a guardare fuori. Dopo poco, Harry lo sentì ridacchiare. "Hamish è carino."
"Me ne sono accorto."
"Quali piani ho fatto saltare?"
"Dovevo aiutarlo per un test... Per quanto avrei potuto aiutarlo, in realtà, sull'argomento."
Ethan annuí. "Top secret, ho capito. State insieme?"
"No... Non proprio... È complicato."
Suo fratello sghignazzò di nuovo. "In bocca al lupo."
***
"E questa?"
Dopo colazione, Ethan aveva iniziato a girare per la casa e si era fermato davanti alla chitarra che si trovava in un angolo del salotto. La prese e andò a sedere sul divano.
"È di Hamish. Dice che l'aiuta a riflettere," rispose Harry mentre il suo gemello iniziò a suonare qualche nota.
Il telefono squillò. Come se avesse saputo di essere stato nominato, il suo amico era all'altro capo della telefonata.
"Ho fatto un po' di ricerche, e ho dovuto parlarne con Arthur..."
Hamish sospirò, a Harry non piacque per niente quella pausa, ma cercò di mantenere un tono di voce normale per non allarmare suo fratello, che ora aveva smesso di suonare. "Cosa hai scoperto?"
"Qualcuno ieri sera è stato a casa dei tuoi genitori, a cercare Ethan... Non credo sia sicuro per lui tornare. Abbiamo secretato il tuo indirizzo, per sicurezza, sperando che non lo abbiano trovato prima."
"Cosa..."
"Non crediamo siano criminali... Lancelot vi sta raggiungendo, in caso stessero venendo lì."
"Va bene, grazie."
Hamish rimase in silenzio per un attimo, quasi lo vedeva, le labbra serrate e le rotelle che gli vorticavano in testa. "Continuo a cercare conferme," disse infine.
"Non potevo essere in mani migliori. Ciao."
Riattaccò e tornò sul divano. Ethan lo stava guardando attento. "Rimarrai con me alcuni giorni. Sta arrivando un altro collega, potrebbero... Potrebbero aver trovato anche questo indirizzo."
"... Anche?"
"Sono stati da mamma e papà ieri. Stanno bene," aggiunse velocemente, "ma probabilmente stanno controllando la casa, non è sicuro andarci adesso."
Ethan annuì, poi tornò a guardarlo. "Ma chi sono?"
"La migliore ipotesi è che sia qualcuno del Governo, difficile dire quale organizzazione."
Leggeva lo shock negli occhi di suo fratello e la domanda che gli era morta in gola. "Non ti succederà nulla."

***

L'unico modo in cui era riuscito a mantenere la sua promessa, era stato quello di uccidere Ethan Hart e fargli prendere il suo posto.
Harry sistemò la cravatta al collo di suo fratello. "È il tuo funerale, non puoi presentarti in disordine e farmi fare una figuraccia." Nelle intenzioni doveva essere una battuta, ma non era stato abbastanza forte mentre un nodo gli strozzava le parole in gola.
Ethan stava proprio piangendo. "Non è giusto che per colpa mia, tu... Tu debba rinunciare alla tua vita."
"Ne abbiamo già parlato. Continuerò ad avere il mio lavoro, che mi avrebbe portato via molto tempo in ogni caso, quindi non sto rinunciando a niente." Era una menzogna, ovviamente, e nemmeno la prima di tutta quella storia, ma a Ethan non bastava. Sospirò. "E in ogni caso, se serve a farti stare al sicuro, ne vale la pena."
"Ma non ti vedrò più..."
"Non è detto..." Harry estrasse dalla tasca interna della giacca una cornice grande abbastanza da contenere un plettro con un numero inciso, sembrava una data. "Se succede qualcosa, se hai ancora bisogno di aiuto, chiama quel numero," spiegò.
Le mani di Ethan tremarono mentre prendeva il dono e se lo rigirava tra le dita.
Quel momento venne interrotto dal bussare sulla porta. "Harry, è ora di andare, stiamo aspettando solo te," disse sua madre fuori dalla stanza. "Ti aspettiamo giù."
"È ora, Harry," disse il vero destinatario di quel nome, una mano sulla spalla del fratello.
Fu sorpreso da un abbraccio così forte che gli tolse il fiato. "Ti voglio bene, Harry."
"Ti voglio bene anche io, Ethan."

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