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Gemina Teguntur Lumina Nocte

Summary:

La terra è fredda, ora.
Tutto sembra più freddo, con il tuo corpo sdraiato lì, con gli occhiali che pendono dalla parte sbagliata, un rivolo di sangue secco sulla fronte. Con mani tremanti e i primi singhiozzi ti aggiusto gli occhiali, Ramoso.

Notes:

Fanfiction scritta per un contest su Harry Potter Italia, basata sulla canzone di Ryan Star "Losing Your Memory"

Onestamente non uno dei miei migliori lavori, ma mi dispiaceva lasciargli prendere polvere. Come al solito santa Kry_Wilde per il betaggio in corso d'opera!

Work Text:

Where have you gone,
The beach is so cold in winter here

 

La terra è fredda, ora.

Tutto sembra più freddo, con il tuo corpo sdraiato lì, con gli occhiali che pendono dalla parte sbagliata, un rivolo di sangue secco sulla fronte. Con mani tremanti e i primi singhiozzi ti aggiusto gli occhiali, Ramoso.

La metafora da utilizzare sarebbe che mi si spezza il cuore a vederti così ma non è minimamente quello che sento: no, uno schiocco secco alla metà precisa del petto avrebbe fatto meno male. Il mio cuore è esploso ed esplode a ogni battito, ogni volta che i sensi gli rinnovano il dolore mentre sto accasciato qui accanto. 50, 80 esplosioni al minuto di un cuore già accelerato per la corsa che ho fatto a venire fin qui.

Urlo e sento freddo. Tutto sembra più freddo e non c’entra il mese di novembre che sta iniziando questa notte - il fatto è che con te non ha mai fatto freddo. Perché tu eri la personificazione del calore, dell’accoglienza, tu sempre così gentile e caloroso; tu che mi hai accolto nella tua famiglia quando la mia mi diede la scelta, andarmene o unirmi ai Mangiamorte. Tu che hai accolto Remus quando lui non riusciva ad accettare sé stesso, tu che hai accolto Peter perché… perché diavolo non avrebbe dovuto essere accolto? Ma lui questo non lo ha mai capito.

Lui non ha mai potuto capire che non abbiamo mai pensato che lui valesse di meno perché aveva i voti più bassi o perché era poco più goloso di noi. Noi, che non saremo mai riusciti a trovare tutti quei passaggi segreti per la mappa se non fosse stato per uno di noi, il piccolo topolino capace di infilarsi in ogni fessura, fessure dove né un cervo né un cane avrebbero mai potuto entrare.

Se lo avesse saputo non avrebbe mai fatto questo… vero? Non ti avrebbe mai tradito. Per cosa poi? Gloria, onore… tutto ciò per cui la mia famiglia si strappava i capelli.

Sono in ginocchio e so che sto piangendo solo perché sento le guance bagnate. Mi sento vuoto, completamente al di fuori di me stesso. È un incubo, nient’altro che un incubo. Ogni vota che si chiudono le palpebre sento le lacrime bollenti bruciarmi le guance.

Dove sono le notti in dormitorio a ridere fino alle lacrime? Dove sono le esplorazioni del castello, la Mappa che ci aiutava a uscire dal dormitorio dopo il coprifuoco, i tuoi tentativi di far innamorare Lily di te? Ricordi, solo ricordi che stanno scivolando via come fumo dalle mani mentre ti guardo lì.

L’unico pensiero che mi scuote dal pianto e dal tremore è Harry. Sgrano gli occhi e scatto in piedi a cercarlo. Dov’è? È vivo? Merlino ti prego, fa che sia vivo. I passi mi guidano da soli attraverso le macerie di questa casa quasi fosse ancora intatta. Posso quasi vedere il dolce viso di Euphemia affacciarsi dalla cucina per chiedermi di fare più piano sulle scale, poi anche questo ricordo svanisce in un soffio gelido di vento.

 

You're losing your memory now

 

Se Voldemort… se qualcosa fosse successa a Harry… non riesco quasi a pensarlo. Le mie dita gelate scavano e si fanno strada tra le macerie, tra il ferro tagliente e la roccia dura ma non mi importa che le mie mani siano piene di tagli, scorticate o ferite. Mi importa solo di sapere se c’è ancora qualcosa da salvare in questa notte lacerante. All’improvviso un pianto risuona da dietro delle tegole cadute sul pavimento.

Harry è lì, ed è così piccolo. Lo prendo tra le mie braccia e nonostante questa guerra e quanto poco io lo abbia visto, lui sembra riconoscermi: è spaventato e assonnato ma piange più piano e stringe le manine alla mia giacca, alla ricerca di sicurezza. Gli bacio la testa. La sicurezza non posso, non posso più dargliela.

Sussurra qualcosa che suona come Dada e mi mordo le labbra per soffocare un singhiozzo.

 

Perché lo so che se non stessi lì, sdraiato sulla pietra, incapace di rispondergli, avresti saltato attraverso un cerchio di fuoco per venire dal tuo Harry. Ricordo ancora quando hai infranto tutte le raccomandazioni di prudenza di Silente per venire a dirmi che tu e Lily, sì, tu e Lily aspettavate un bambino. Abbiamo preso la metro babbana, abbiamo bevuto la Burrobirra e abbiamo urlato, per terra e per cielo sulla mia moto, abbiamo preso una multa. Voglio quella serata, la voglio indietro.

 

Lily, ora la vedo: è poco più in là, immobile e non diversa da te.

 

Che diavolo è successo alla nostra gioventù? Siamo ancora giovani e non dovremmo fare questo: perdere gli amici, combattere in guerra e perdere. Abbiamo ventuno anni, cazzo. C’erano così tanti ricordi ancora da costruire che non esisteranno mai. Non era scritto e non è normale che ci sia la morte nei nostri piani. A questa età dovremmo avere cuori infranti, non croci con i nostri nomi sopra.

 

Un crack mi spaventa e mi fa sussultare. Mi giro e Hagrid è accanto a me, il nostro gigante buono che ha nelle mani un vecchio stivale rattoppato, forse una Passaporta. Sta tremando anche lui, singhiozzando. «Allora... è vero.» mi dice con una voce roca e prova ad abbracciarmi prima che io possa rispondere.

 

E mi sento come se avessi di nuovo undici anni, come se avessi appena ricevuto la prima strillettera di mia madre dopo essere stato smistato in Grifondoro. Mi avevi portato tu da lui, perché tuo padre ti aveva detto che in Hagrid avresti sempre trovato un amico leale e così è stato per tutti noi. Per un po’ restiamo così, io con Harry stretto in braccio e Hagrid che mi stringe a sua volta. Due, forse tre bambini indifesi in balia degli eventi.

 

Harry è più calmo, sai? Credo che nell’abbraccio, nel calore, si sia finalmente addormentato.

 

Per un attimo mi calmo anche io. Il freddo sembra quasi attenuarsi, ma i miei pensieri vagano. Non vedremo mai crescere Harry insieme, non festeggeremo mai la sua ammissione alla squadra di Quidditch di Grifondoro, non mi trasformerò più in Felpato solo per cercare di scappare al coprifuoco e intrufolarmi in casa tua.

 

Non ti guarderò tutte le sere in silenzio, cercando il momento per dirti l’unica cosa che non hai mai saputo di me: ti amavo. Ti amo. Ti ho amato, ti amo e ti avrei amato per tutta la mia vita e non te l’ho mai detto. E tu, ora, non lo saprai mai e il momento giusto non arriverà mai.

 

Non sarà il prossimo scherzo a Mocciosus, non sarà l’alba dopo la luna piena, non sarà al tuo matrimonio, non sarà mai più.

 

E tutto questo vorticare di pensieri, questa voragine di emozioni esplode improvvisamente in una rabbia che non ho mai provato, per niente e per nessuno e l’unica cosa che vorrei fare è andare da Peter, stanarlo, picchiarlo, ucciderlo.

 

I would have died
I would have loved you all my life

 

Ma la mano di Harry si stringe forte sulla giacca. Forse è affamato. Forse ha freddo.

Giusto, nel caos quasi me l’ero dimenticato: sono io il suo padrino, devo pensare a lui ora. Lo stringo più forte tra le mie braccia, gli bacio la fronte e penso che possa rimandare la mia vendetta perché no, lui non deve crescere con un assassino e si merita molto di meglio; si merita il meglio che posso essere. Il meglio che solo tu hai tirato fuori da me.

 

Ti vendicherò. Solo… non oggi. 

 

Hagrid si stacca e si schiarisce la gola. «Sirius, amico… Silente mi ha chiesto di prendere Harry.»

 

Ed è di nuovo freddo, di nuovo buio, di nuovo Silente che mi chiede di fare un sacrificio, e perché diavolo mi fa questo? L’unica cosa che io ho adesso, l’unica cosa bella rimasta e l’unica cosa che resta di te, perché io possa continuare ad amarti e ad averti con me. Sono arrabbiato, sento di nuovo il sangue schizzare via dal petto però…

 

Però è Silente. Dovrei fidarmi.

Effettivamente siamo ancora in guerra, e Harry potrebbe essere più al sicuro con lui, dovrei fidarmi. Silente e Hagrid, dopotutto, ci hanno tenuti al sicuro per sette anni e niente ci è mai successo.

Dovrei fidarmi, vero?

 

Annuisco, mi asciugo le lacrime con le maniche e allungo le mani per dargli Harry. «Prendi la mia moto» dico, apatico «a me non serve più.» anche se non è vero ma è il modo più sicuro che loro hanno di viaggiare: questa notte è ancora imprevedibile e ci sono almeno tre dicerie tutte diverse che vanno girando tra i maghi. È morto, è vivo, è ancora lì da qualche parte… non ha importanza. Ormai, non ha più importanza.

 

Hagrid accetta immediatamente. «Grazie. Silente, Silente te la ridarà…»

Lo fermo e annuisco.

 

Non c’è bisogno dei convenevoli, non stanotte. Io non so se Silene mi ridarà la moto, non so neanche dove sarò stanotte né se potrò mai di nuovo guidare la mia moto, quella per cui mi hai aiutato a recuperare tutti i pezzi. L’abbiamo costruita insieme durante l’estate prima del sesto anno, quando ero appena scappato di casa e Fleamont ci ha aiutato quando non riuscivamo. Te le ricordi le Burrobirre in giardino? Le chiacchierate sotto le stelle fino all’alba? Ricordi? Devi ricordartelo.

 

Wake up, little girl it's time: wake up

 

Ora non ricordi più niente, però. Svegliati, per favore, ricordatelo, dimmi che te lo ricordi. Vorrei urlartelo.

Ti odio James e se non ti svegli, se non ti svegli ora, ti odierò per sempre.

 

Hagrid tiene Harry come se avesse paura di spezzarlo, di schiacciarlo: così piccolo e fragile fra le sue grandi braccia e mani che hanno consolato molti più studenti di quelli che gliene danno credito. «Io... dovrei andare. Starai bene?» mi chiede e io lo so che è preoccupato, che è genuinamente interessato ma non posso fare a meno di pensare che sia proprio una domanda del cazzo.

 

Come posso stare meglio se metà della mia anima non c’è più? Ora nessuno più mi risponderà da quello specchio. Non vedrò più occhi nocciola brillare da dietro il vetro. Credo lo capisca perché non aspetta più una risposta.

 

Il gigante buono si schiarisce la gola e sale sulla mia - sulla nostra - moto, sistema Harry e si mette sopra la testa un casco che non accoglie neanche la cima dei suoi ricci selvaggi. «Engorgio» dico sottovoce e lo allargo così che possa stare sicuro.

 

Lui si gira e mi usa un’altra premura. «Ma se io prendo la moto, tu come --- »

Scrollo le spalle. «Mi smaterializzerò. O farò una passeggiata. Credo di aver bisogno di qualcosa da bere.» lui non risponde e mette in moto.

 

Ci diciamo gli ultimi addii, do’ un bacio sbrigativo a Harry sulla fronte e li vedo andar via. Il rombo lontano pian piano scompare e il veicolo si confonde tra le stelle; senza niente altro su cui focalizzare lo sguardo, torno a guardare te. Mi inchino e ti bacio piano sulle labbra.

 

Sei freddo, ancora. Stasera proprio non riesce a scaldarmi.

 

Torno a piangere lentamente, a singhiozzare ed è ancora rabbia: ora che non ho niente che mi trattenga dalla vendetta, non vedo perché non dovrei andare e stanare quel ratto.

 

Come diavolo si è permesso? Noi, noi saremmo morti per lui e lui ci ha traditi in questo modo ignobile, e mentre le mie mani trovano la bacchetta e la stringono forte so cosa farò stanotte. In tutti i miei anni a Grimmauld Place mi sono sempre chiesto come facessero i miei a usare le Maledizioni Senza Perdono, come facevi a voler davvero far male a qualcuno. Ma ora lo so.

 

Voglio uccidere quel piccolo ratto infame.

 

E voglio che tu sappia che io mai, mai ti avrei tradito, ma lo sai già non è vero?

 

Call all your friends
And tell them you're never coming back
‘Cause this is the end
Pretend that you want it
Don't react
The damage is done

 

Questa stupida guerra ha ucciso l’unica cosa bella che io abbia mai conosciuto e io non voglio mai più provare qualcosa del genere. Lo voglio trovare, fargli sentire il cuore a brandelli come lo sento io e succeda quel che succeda, stanotte qualcuno morirà.

 

Questa l’unica cosa certa.

 

E se dovessi morire io, almeno smetterebbe di fare così freddo.