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Ottobre 2005
Nonostante fosse autunno inoltrato, le temperature registrate erano ancora piuttosto miti. In funzione di questo, Baji non si era minimamente curato di portare con sé un indumento con cui eventualmente coprirsi. Aveva acceso la propria moto e aveva preso una direzione che, nonostante il trascorrere del tempo, ricordava ancora alla perfezione.
Pur escludendo che non si trattasse del loro primo incontro dopo il periodo di separazione forzata, non si sentiva affatto tranquillo. Il tono della sua voce al telefono era cambiato diverse volte, per quanto la conversazione fosse durata giusto una manciata di minuti. Passava dal chiedergli pacatamente di recarsi quanto prima da lui al sottolineare – senza lasciargli alcun diritto di replica – quanto fosse infastidito dal fatto che trascorresse del tempo con altre persone invece di pensare a lui. Non faceva mai dei riferimenti precisi, ma era ben chiaro che parlasse in special modo di Mikey e degli altri componenti principali della Toman.
Una volta arrivato all’entrata dell’elegante palazzina in cui viveva con sua madre, lo trovò seduto sull’ultimo gradino della scala esterna che conduceva al primo piano, ben lontano dal suo appartamento.
Teneva le gambe unite e dondolava la testa ripetutamente avanti e indietro, investito da una scarica di energia proveniente dalla musica che stava ascoltando tramite un vecchio iPod. Con una mano si copriva l’orecchio sinistro, mentre con l’altra teneva un mozzicone di sigaretta andato quasi completamente sprecato in cenere dispersa un po’ ovunque.
Keisuke pensava di dover salire sino al terzo piano e di poterlo trovare in camera sua, intento a leggere una di quelle riviste che lo aiutano a comprendere come scolpire al meglio il fisico.
Ed invece Kazutora era lì, solo e chiuso in se stesso, probabilmente in attesa di qualcuno o di qualcosa che potesse risvegliarlo da quello stato di torpore che sembrava essere diventato per lui l’unico luogo sicuro in cui rifugiarsi.
Restò per qualche istante in disparte, intento giusto a osservarlo. Temeva in cuor suo di spaventarlo o di indurlo a reagire in maniera spropositata, al punto che preferì attendere che fosse lui ad accorgersi del suo imminente arrivo.
E ciò avvenne nel momento in cui Kazutora lanciò quel che restava della sua sigaretta e il mozzicone andò a depositarsi a pochi centimetri dai piedi del nuovo arrivato.
Hanemiya sgranò gli occhi non appena lo riconobbe, alzandosi d’impeto.
“Baji, finalmente ce l’hai fatta ad arrivare!”
“Oi, Kazutora! Ho dovuto aiutare mia madre a fare una cosa, ma ho fatto in fretta.”
Lo vide avvicinarsi, scrutarlo con sguardo prima incerto, poi piuttosto indagatore. Non era convinto che gli avesse creduto, per quanto avesse detto la pura e semplice verità. Camminava con passo leggermente claudicante, senza essersi curato di spegnere il lettore musicale.
“Ce ne andiamo da qualche parte?”
Sorvolò sulla questione precedente e si proiettò direttamente sulla vera ragione per cui aveva tanto voluto che il suo più caro amico andasse da lui. Sentiva l’impellente necessità di evadere dal suo ambiente domestico, dalle quattro mura che lo costringevano a ricordare cos’era stata la sua famiglia fino al giorno del suo arresto, alla solitudine che spesso provava nel pranzare e cenare in un’enorme cucina vuota e spoglia, con cibo precotto e, ancor peggio, a fare i conti con se stesso e con quello che era successo due anni prima, così come lo aveva sviluppato e considerato nella sua mente.
Baji era l’unico appiglio a cui poteva ancora aggrapparsi dopo che il piccolo mondo che lo circondava lo aveva messo definitivamente da parte; l’unica persona di cui credeva di potersi ancora fidare. Non era ancora sicuro di poterlo fare come un tempo, molte cose erano cambiate e, chiaramente, l’aver vissuto dentro o fuori ad un penitenziario aveva influito sulle loro rispettive esistenze in maniera tutt’altro che inconsistente.
“Dove vorresti andare?”
Kazutora lo superò togliendosi un auricolare. Si fermò pochi passi oltre la sua schiena e richiamò rapidamente la sua attenzione. Non che dovesse faticare poi molto per farlo, ben inteso.
“Sulla luna, oltre le stelle... se è possibile.”
Keisuke sorrise fra sé e sé, abbassando appena il capo, prima di voltarsi nella sua direzione tornando fintamente serio. L’amico si era nuovamente allontanato in direzione del punto in cui aveva lasciato la moto. Per un attimo pensò che volesse montarci sopra e farsi un giro, ma la razionalità lo aiutò a far mente locale delle cure psichiatriche che stava continuando a seguire anche da neo-uomo libero. Non era certo di cosa avesse assunto prima di uscire e in quale quantità, ma non aveva potuto evitare di constatare la poca lucidità mostrata nell’attimo in cui lo aveva visto rannicchiato sulla rampa di scala del suo stabile.
Lo raggiunse evitando di mostrarsi preoccupato. Montò sulla sella principale e accese il motore ancor prima che il compagno potesse sistemarsi a sua volta al posto del passeggero, alle sue spalle.
“Non posso ancora volare con quest’arnese, ma possiamo andare a mangiarci un gelato al fiume, se sei d’accordo.”
Hanemiya sorrise piegando di lato il capo. I suoi grandi occhi color dell’ambra lo fissavano con fare poco rassicurante, ma Baji cercò di non darvi troppo peso. Rispose con un cenno e si posizionò alle spalle del giovanissimo motociclista, cingendosi a lui con entrambe le braccia, quasi fosse la cosa più naturale da fare in sua presenza.
“In un posto che conosco offrono la panna o il cioccolato da aggiungere ai gusti scelti. Con il cambio gestione è migliorato un sacco!”
“E se io volessi sia la panna che il cioccolato?”
“In quel caso avrai sia la panna che il cioccolato, che domande!”
Keisuke era sinceramente felice di sentir parlare l’amico di cibo in quel modo goliardico, specie se si soffermava a constatare quanto peso avesse effettivamente perso dentro al carcere minorile. Sapeva quanto il cibo che servivano ai detenuti tendesse a ripetersi nel corso delle diverse settimane e, soprattutto, quanto fosse scadente la sua qualità.
Non doveva essere stato per nulla semplice per lui dover convivere con tanta negligenza coperta da cure psicologiche di facciata. A conti fatti, non era possibile che in quel luogo dimenticato dagli dèi non ci fosse nemmeno un medico che si fosse davvero reso conto di quanto quel ragazzo soffrisse.
“Allora va bene, ci sto.”
Baji fece rombare il motore della sua fedelissima moto e, dopo aver lanciato un’ultima occhiata allo specchietto retrovisore per assicurarsi che l’amico si fosse sistemato a dovere e stesse bene, partì alla volta della loro meta, sperando che quel breve lasso di tempo da trascorrere assieme si potesse rivelare piacevole e proficuo. Non avrebbe potuto desiderare altro per sé, ma soprattutto per lui. Dopo oltre due anni di dolore, sensi di colpa, mancata realizzazione di sé e delle proprie azioni – seppur involontarie – era davvero giunto il momento di voltare pagina e ricominciare daccapo, seppur gli ostacoli da sormontare fossero ancora molti. A partire dalla matassa di pensieri che si annidavano nella sua testa e non gli permettevano di vivere con quel minimo di serenità quotidiana che gli avrebbe garantito quantomeno la propria sopravvivenza emotiva.
Sorrise per rassicurare il compagno e, a dirla tutta, un po’ anche se stesso. Sperava in cuor suo che le cose potessero evolversi in meglio e che la loro amicizia potesse continuare a risplendere sotto la luce opaca delle avversità.
***
Seduti sulla sponda del corso d’acqua in secca, i due ragazzi si soffermarono a contemplare quel principio di tramonto durante il quale le vivaci sfumature che accendevano il cielo erano capaci di variare ciclicamente nel giro di pochi minuti.
Kazutora non si era ancora separato dai propri auricolari, seppur avesse abbassato il volume di quell’assordante musica metal per poter conversare con l’amico. Di tanto in tanto si girava appena per osservarlo, per studiarne i tratti e i dettagli, per comprendere perché, tra tutti, ci tenesse poi tanto a trascorrere ancora del tempo con lui. Era pur vero che avevano condiviso quella terribile esperienza e che il suo gesto estremo si era rivelata essere la conseguenza di una difesa nei suoi confronti, ma in quel frangente Baji avrebbe potuto fare molte altre cose, sarebbe potuto essere in compagnia dei suoi amici, sia quelli che aveva conosciuto ancor prima che lui stesso entrasse disgraziatamente nella sua vita, sia le nuove reclute. Eppure lui era lì, al primo messaggio di ‘soccorso’ era giunto da lui non appena gli impegni personali più imminenti glielo avevano consentito.
Tornò ad abbracciare entrambe le gambe piegate contro il suo petto, poggiando il mento sulle ginocchia e socchiudendo gli occhi. Si lasciò andare alla musica scuotendo appena il capo, fintantoché la squillante voce del compagno non lo riportò alla realtà.
“Oi, vado a prendere i gelati. Che gusto preferisci?”
“Quello che prendi tu va bene anche per me.”
L’ex detenuto si stupì ancor più del suo interlocutore di quella risposta così accondiscendente, quasi come se non gliene importasse più del necessario o, al contrario, volesse sentirsi ancor più vicino all’amico da evitarsi qualunque scelta differente dalle sue. Posò lo sguardo in direzione del suo volto e gli sorriso appena, con fare cortese.
In realtà dietro quella piccola reazione si celava una necessità implicita di essere compreso senza essere eccessivamente ‘analizzato’ e questo Keisuke lo sapeva fin troppo bene. Conosceva quella sorta di rassicurazione di facciata ancora meglio delle sue stesse tasche.
“Ok. Vado e torno. Non ti mettere in testa di andartene mentre non ci sono, chiaro?”
“Dove vuoi che vada, Baji?”
Il tono malinconico con un cui pronunciò quella domanda dal sapore retorico immalinconì lo stesso Keisuke, che cercò di cavarsene fuori nel migliore dei modi possibile, soffermandosi giusto sui lati più trasparenti e positivi della questione. E quando si trattava di Kazutora, per lui era impossibile non trovarne.
“Senza di me, sicuramente da nessuna parte, mi sembra scontato!”
Hanemiya si voltò nella sua direzione, nonostante l’altro si stesse già allontanando di qualche passo per raggiungere il locale. Lo squadrò con un piglio stupefatto per poi rivolgergli un sorriso sincero e aperto che rincuorò ogni agitazione presente tre i pensieri di Baji. Gli sorrise a sua volta, mostrandogli un rapido movimento con la mano che voleva ancora una volta sottolineare come lo avrebbe raggiunto di lì a poco nel giro di qualche minuto. In realtà avrebbe voluto avvicinarsi nuovamente a lui e abbracciarlo per la contentezza, ma si trattenne.
***
Quando tornò Kazutora era nello stesso punto in cui lo aveva lasciato, sdraiato sul manto erboso della sponda e ancora una volta intento ad ascoltare musica che lo distraesse dai pensieri che non facevano altro che turbargli le giornate.
Baji si avvicinò di soppiatto, sfiorandolo appena con la base della coppetta che conteneva il gelato a lui destinato.
“Ta-tan! Limone e amarena, con tanto di panna e cioccolato! Mia madre mi odierà per aver già finito la paghetta, ma ce lo meritiamo proprio, non credi Kazutora?!”
“Dopo ti ridò la mia parte con gli interessi.”
“Non ce n’è bisogno, oggi toccava a me offrire!”
L’ex detenuto si mise a sedere, liberandosi finalmente da quell’inferno che si trascinava nelle orecchie oramai da oltre un’ora. Ogni tanto riusciva a ricordarsi che in mezzo a tanta desolazione personale esisteva ancora qualcuno che gli voleva ancora bene e che era persino capace di preoccuparsi spontaneamente per lui. Questo qualcuno, chiaramente, portava il nome di Baji Keisuke.
“Sai che per me non è un problema.”
“Ah?! Per me è un problema se non ti fai offrire qualcosa da me, almeno ogni tanto.”
Kazutora cominciò ad assaggiare il gelato portando il cucchiaino in maniera volutamente provocatoria sino alla lingua, lasciando poi che la pralina alla frutta ne colorasse la parte superiore di un rosso opaco. Andò avanti così per un paio di minuti, fintantoché decise di fingere di essersi accorto degli occhi dell’amico perennemente puntati su di lui.
“Offrimele più spesso cose così buone. E anche altro se vuoi.”
“Altro... cosa? Fammi un esempio.”
Baji sbottò qualcosa che somigliava a un lamento di dissenso, dopodiché provo a concentrarsi sulle proprie piccole porzioni di gelato, che nel frattempo stavano iniziando seriamente a sciogliersi. Pasticciò con il cucchiaino fino a quando non ne fece cadere una buona parte tra i ciuffi d’erba ancora piuttosto rigogliosi.
Il compagno non riuscì a trattenere una sonora risata, tutt’altro che forzata. L’ilarità aumentò non appena realizzò quanto fosse adirato lo sguardo di Keisuke, rimasto con nemmeno la metà del dolce fruttato che originariamente aveva pagato di tasca sua.
Per un attimo sembrò ad entrambi di essere tornati ai vecchi tempi, quando non avevano la benché minima idea della disgrazia che li avrebbe colpiti come un fulmine a ciel sereno di lì a breve. Giusto semplici episodi di cui ridere a fatto compiuto e nelle settimane successive, come se nulla fosse.
“Questo, ad esempio. Sei troppo forte quando ti ci metti!”
E rise di nuovo, rischiando a sua volta di rovesciare la propria coppetta.
L’amico perse ben presto il ghigno di rancore che soleva mostrare quando si sentiva preso in giro per la propria ingenuità, o quando – come in quel caso –, tutto avrebbe voluto tranne che ritrovarsi a fare una magre figura a cospetto di quella persona a cui teneva tanto. Dopotutto, era riuscito nell’intento di riportarlo a sé, senza doverlo staccare di proposito i suoi inseparabili auricolari e, soprattutto, aveva contribuito positivamente a modificare il suo stato d’animo, almeno all’apparenza.
Cosa poteva chiedere di più?
“Fanculo!”
Kazutora aggrottò le sopracciglia, in parte dispiaciuto nel vedere la coppetta dell’altro praticamente svuotata. Fece guizzare i suoi occhi dalla sua rimanenza al viso corrucciato dell’altro, decretando che forse un modo per andargli incontro c’era. E non poteva di certo non tenerne conto.
“Ne vuoi un po’ del mio?”
Baji si voltò per guardarlo direttamente negli occhi, sperando in cuor suo che stesse scherzando.
Ma non ebbe il tempo di reagire, dato che Hanemiya gli aveva già piazzato la piccola paletta di plastica ben riempita di fronte alla bocca. E chi era lui per non sottostare ad una nuova provocazione?
Impulsivamente dischiuse appena le labbra, per poi richiuderle ermeticamente in segno di diniego.
“Su! Non fare il testone come tuo solito, da bravo!”
Non se lo fece ripetere due volte: aprì la bocca e si fece letteralmente imboccare dall’amico, il quale proseguì con una seconda dose senza porsi alcun problema. Keisuke non smise di fissare quelle iridi dorate che di punto in bianco sembravano brillare di un’infantile piccola gioia finalmente ritrovata.
Nell’attimo in cui smise di tormentarlo a quella maniera, desiderò recarsi di nuovo in gelateria per ricomprare tutto daccapo, ma era rimasto realmente privo delle sue scarse risorse economiche. Gli era dispiaciuto più per Kazutora che per se stesso, ma dall’altra parte non gli sembrava di ravvedere particolare rammarico. Al contrario, d’improvviso lo vide mettersi in bocca l’apice dello stesso cucchiaino che aveva usato per imboccarlo, il medesimo che in precedenza era già stato utilizzato proprio da lui. istintivamente posò una mano chiusa a coppa sulla bocca e, dopo un primo attimo di choc generale, si leccò rapidamente le labbra, colto dal desiderio di riassaporare ciò che avevano appena condiviso.
Come poteva definirsi una situazione del genere?
Un... un bacio indiretto! Non può essere! Kazutora, maledetto... tu... tu...
“Possiamo procedere anche con qualcosa di più diretto, se vuoi.”
Keisuke spalancò gli occhi e la bocca, totalmente incredulo di fronte a quella che ancor più di un’ulteriore istigazione, appariva come una lettura del pensiero bella e buona. Sul serio era diventato così lampante con la sua pesante espressività, i suoi gesti impercettibili e i suoi continui mugugni? Aveva giusto soppesato ciò che era appena successo; in fin dei conto una ragazzata, nulla di particolarmente rilevante. Ma quella stessa ‘ragazzata’ era stata interpretata allo stesso modo dall’unico altro attore presente in scena, ma in maniera decisamente più piccata e naturale.
“Non so di che parli!”
Kazutora lo guardò di sottecchi simulando un broncio che non avrebbe ingannato nessuno, ad eccezione proprio del suo amico più fidato. D’altronde, lo conosceva a sufficienza da potersi ricordare di quante volte si fosse allarmato per lui in passato anche solo per un lieve sospiro udito in un rarissimo frangente di silenzio assoluto.
Distolse lo sguardo scuotendo lentamente la testa da destra verso sinistra e viceversa. Si rannicchiò ancora una volta su se stesso e socchiuse gli occhi.
Fu a quel punto che sentì l’incombente presenza del compagno su di sé, dopo averlo udito muoversi furtivamente sul prato. Eccolo che veniva in suo soccorso, se particolari necessità andava cercando.
“Sei un bugiardo. E a me chi mente non piace, lo sai.”
“Lo so bene. Ma non è questo quello che intendo!”
Hanemiya sgranò gli occhi, ripensando alla stessa frase pronunciata dall’amico quella terribile sera di metà agosto di un paio di anni addietro. I toni erano stati molto più bruschi, disperati, colmi di quel senso di smarrimento che in un ragazzino di soli dodici anni non sarebbero dovuti nemmeno esistere.
Col senno di poi l’umore era decisamente un altro, il contesto pure. Scosse la testa in maniera più netta, cercando di distogliere quel ricordo spiacevole allo stesso modo con cui lo faceva in riformatorio, con l’aiuto dei tranquillanti che gli venivano prescritti settimanalmente.
“E cosa intendi? Sentiamo!”
Baji si mise in ginocchio al suo fianco. Poggiandogli due dita sotto il mento lo invitò a voltarsi ancora una volta nella sua direzione. Lo guardò con fare incerto, deglutendo a più riprese, in attesa di una sua reazione.
Ma tutto quello che vide in quel brevissimo lasso di tempo che precedette l’unione delle loro labbra fu solo un tacito e disperato richiamo a lui, nelle movenze, nella timidezza che non credeva di scorgergli ancora una volta tra le piccole pieghe del suo viso più pallido di un tempo.
Fu un brave bacio a stampo, ancora troppo inconsistente.
“Questo può andare, Kazutora?”
“Come inizio direi proprio di sì.”
“Come inizio?! Fin dove vuoi arrivare?”
L’ex galeotto insorse con uno splendido sorriso che colse Baji alla sprovvista. Il suo viso si era illuminato in un modo che difficilmente si sarebbe aspettato a seguito di un acerbo momento d’intimità come quello che avevano appena vissuto. Ma poco gl’importò, dato che tutto quello che desiderava in quel momento risiedeva nel grande abbraccio che contraccambiò e rese ben presto completamente suo.
Lo strinse a sé quasi temesse che qualcuno o qualche ulteriore ed imminente tragedia potesse portarglielo via per un periodo talmente lungo da indurlo nuovamente nel baratro dell’esasperazione.
“Sai Baji, in riformatorio non mi abbracciava nessuno, nemmeno quando avevo freddo.”
“Se quegli stronzi mi avessero lasciato entrare... ci avrei pensato io!”
Kazutora non rispose, si limitò a nascondere il viso tra il capo e il collo dell’altro per qualche minuto, per poi slacciarsi da quel contatto che tanto aveva atteso nel corso di quei terribili mesi finalmente giunti al termine. Sorrise di nuovo, avvicinandosi ancora una volta ‘pericolosamente’ alle labbra dell’altro, cercandole con la punta della lingua, fino a indurle a dischiudersi per accogliere quel bacio talmente carico di passione ed energia da lasciarli senza fiato, oltre che completamente inebriati l’uno dell’essenza dell’altro.
Baji si chinò appena sul suo collo in cerca di quel tatuaggio che tanto ammirava – lui non si era ancora deciso a farsene uno per timore della reazione di sua madre – e lo baciò in ogni sua parte d’inchiostro reperibile. Salì e ridiscese diverse volte, trasportando il compagno da una sonora risata a brevi gemiti di piacere che lo rendevano ancor più ilare e seducente.
“Pensa se dovesse passare qualche signora un po’ all’antica pronta a scandalizzarsi per quello che stai facendo...”
“Che sto facendo... io? Tu non hai nessuna responsabilità di questo?”
Hanemiya roteò gli occhi verso l’alto portandosi un dito all’altezza della parte superiore del mento. Finse di pensare a una risposta, così come di non tornare all’infintia lista delle altre ‘responsabilità’ – ben più oltraggiose – che si ritrovava sulle spalle a soli quindici anni da poco compiuti.
“Può darsi. Ma io aspettavo questo momento da tanto...”
Keisuke rimase senza parole, colpito e affondato dalla bellezza e dalla semplicità con cui Kazutora era riuscito in pratica a dichiararsi. Non che avesse usato parole eccessivamente sdolcinate, sia chiaro. Quelle non avrebbero fatto impazzire nemmeno a lui; o forse, lo avrebbero messo semplicemente in difficoltà, difficoltà molto grosse.
Si portò una mano alla nuca e finse di spettinare i suoi lunghi capelli scuri, simulando l’ansia crescente che lo stava divorando mediante l’imbarazzo.
“… tu no, Baji-kun?!”
Il diretto interessato sospirò, lasciando finalmente le proprie ciocche di capelli corvini libere da quella tortura non richiesta. Sorrise cautamente, sollevando il capo in direzione del compagno, con una lentezza che sorprese entrambi.
“Ti ho detto che ci sarei sempre stato per te, qualunque cosa fosse accaduta.”
“Me lo ricordo bene.”
“Ecco, allora ricordatelo sempre, Kazutora.”
… when your lost, when your alone
and you can’t get back again
I will find you darling I’ll bring you home…
(Shade – “By your side”)
