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«Ti sembra una scelta saggia, dunque».
Riflesso nello specchio, Elu la guardò, come se gli avesse chiesto se il mare avesse preso il posto del cielo, e congedò il valletto. Eppure la domanda di Melian era stata piuttosto semplice: gli sembrava saggio rinchiudere la loro figlia su un’alta betulla per impedirle di correre in aiuto al suo amante?
Se le sua domanda non gli aveva fatto sorgere alcun dubbio, allora la reputava una scelta saggia.
Non era la prima volta che lui sbagliava convinto di fare bene, non sarebbe stata l'ultima. Ciò non le avrebbe impedito di provare a farlo dubitare. Perché dal dubbio sorge la vera saggezza.
«Sembra andare tutto per il meglio. È normale che sia triste: qualsiasi cosa si sia impossessata di lei non la lascerà con tanta facilità» disse Elu, legando la cinta della vestaglia. «Ma non mi piace quando fai queste domande».
Melian sfilò un orecchino e poi l'altro dal primo foro.
Elu si avvicinò alle sue spalle e lo specchio fu pieno della sua figura alta, il petto ampio coperto dalla vestaglia blu e argento e le spalle larghe su cui si riversavano i capelli pallidi comeniphredil.
«Né voglio chiederti cosa vedi, mia regina».
Perché non te lo potrei dire. Melian sfilò anche la seconda coppia di orecchini e li ripose nel portagioie.
La mano di Elu spuntò oltre la sua spalla, afferrò la spazzola e sollevò una grossa ciocca di capelli. Pettinò prima le punte, i movimenti delicati, la sua presenza calma alle spalle di Melian.
«Non credi possibile che nostra figlia ami un mortale».
Elu non levò lo sguardo dalle ciocche di capelli, ma li spazzolò una spanna più in alto.
«E credi che, quando le ho detto cosa fosse successo al suo amante, non sapessi cosa lei avrebbe fatto».
«Confidavi che io l'avrei fermata».
Oppure lei aveva saputo come sarebbero andate le cose. Così come, in quel momento, Melian sentiva il canto lontano e la corrente di potere scorrere verso Hírilorn.
«Dopotutto, come può la creatura più bella della Terra di Mezzo amare qualcuno così al di sotto di lei?»
Melian incontrò gli occhi di Elu nello specchio. Come hai potuto amare me?, sembrò chiedergli con quello sguardo, quella domanda a cui lui non aveva mai trovato risposta e che accantonava, incredulo, quando Melian gli diceva che così era stato cantato e che non sarebbe potuto succedere altrimenti. Lui si lasciava assalire da dubbi terreni e sembrava dimenticare quel che avevano visto, quel giorno lontano, nelle foreste del Nan Elmoth: si erano riconosciuti, avevano visto il proprio destino negli occhi dell'altro.
E, nel guardarla nello specchio, Elu sgranò gli occhi, come ricordando quel primo sguardo. Posò la spazzola, le mise le mani sulle spalle e poggiò la fronte contro la sua testa.
«Sono uno sciocco».
«Non ti amo di meno per questo».
Le spalle di Elu furono scosse da una risata. «Domattina andrò a liberarla».
Melian posò le mani sulle sue.
Domattina è troppo tardi.
