Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandoms:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Collections:
COWT - Clash Of the Writing Titans/Chronicles Of Words and Trials
Stats:
Published:
2023-04-02
Words:
3,968
Chapters:
1/1
Kudos:
3
Hits:
262

Chemistry

Summary:

Era giunta nell’appartamento 777 dopo un lunghissimo viaggio da Wutai. Settimane prima aveva trovato un annuncio sullo Shinra Times che descriveva un piccolo trilocale situato nella periferia di Midgar in una posizione ideale per lei che si doveva trasferire per frequentare la sua nuova università e non ci aveva pensato due volte prima di chiamare il numero e prendere le informazioni necessarie: l’affitto prevedeva la condivisione con un altro inquilino, ma questo non le pesava affatto e aveva deciso di fermarla sicura che di meglio non avrebbe trovato in così poco tempo.

Notes:

Fanfiction partecipante alla M4 del COWT di Lande di Fandom col prompt "roommates AU".

Work Text:

Era giunta nell’appartamento 777 dopo un lunghissimo viaggio da Wutai. Settimane prima aveva trovato un annuncio sullo Shinra Times che descriveva un piccolo trilocale situato nella periferia di Midgar in una posizione ideale per lei che si doveva trasferire per frequentare la sua nuova università e non ci aveva pensato due volte prima di chiamare il numero e prendere le informazioni necessarie: l’affitto prevedeva la condivisione con un altro inquilino, ma questo non le pesava affatto e aveva deciso di fermarla sicura che di meglio non avrebbe trovato in così poco tempo.

Aveva fatto la conoscenza con l’affittuario che l’aveva accolta in un bar lì vicino che le aveva offerto il pranzo per scusarsi di non poterla accompagnare direttamente all’appartamento e le aveva consegnato le chiavi spiegandole precisamente dove questo si trovasse.

Non appena varcò la soglia era rimasta qualche minuto buono a guardarsi intorno, trovando l’ambiente piuttosto accogliente: tutto era ordinato e pulito, segno che il suo coinquilino si era preparato ad accoglierla.

La prima cosa che le saltò all’occhio fu la chitarra elettrica abbandonata sul divano e la cosa la entusiasmò parecchio visto che era un’amante della musica e di certo sapere che la sua permanenza in quella casa sarebbe stata accompagnata dal suo nuovo compagno che suonava la allettava particolarmente.

 

« Permesso? » disse a un certo punto, annunciandosi. « Sono arrivata e, uhm, vorrei presentarmi. » 

 

Non arrivò alcuna risposta e così immaginò che non ci fosse nessuno in casa. Beh, questo deponeva a suo sfavore, decisamente: che senso aveva far trovare tutto ordinato se lui non si degnava nemmeno di accoglierla?

Normalmente avrebbe ignorato la cosa e non si sarebbe fatta problemi a ispezionare casa per posare le sue cose, ma dato che era arrivata dopo preferiva aspettare e chiedere al coinquilino quale fosse la sua stanza prima di mettersi comoda. Certo che se quello non si faceva vedere entro mezzora avrebbe mandato a benedire il buonsenso e la buona educazione.

 

Dopo una decina di minuti sentì il rumore delle chiavi che giravano nella toppa dell’ingresso e, voltandosi, si trovò occhi negli occhi con un ragazzo alto almeno due metri che vedendola seduta sul divano le rivolse subito un sorriso.

 

« Ehi, ciao! Perdona se non ero a casa ma ho pensato di andare a fare un po’ di spesa, prendilo come regalo di benvenuto. » disse, mentre la ragazza gli si avvicinava. 

 

« Ti stavo già maledicendo, ma direi che ti sei fatto ampiamente perdonare. » ridacchiò lei, allungando una mano. « Sono Yuffie, piacere di conoscerti. » 

 

« Snow. » la stretta salda e sicura stupì la giovane che ricambiò con la stessa intensità. « Non ti ho fatto aspettare molto, vero? » 

 

« No, figurati, sono qua da soli dieci minuti. » lo rassicurò. « Vuoi che ti aiuti con la spesa? » 

 

« Ma no, vorrai riposarti immagino. Però puoi venire lo stesso con me così ti faccio vedere la cucina e poi ti porto a far vedere la tua stanza così puoi sistemarti. » 

 

Yuffie lo seguì, ringraziandolo quando le porse un bicchiere d’acqua fresca e constatò che non fosse maleducato per niente nonostante lo avesse pensato poco prima a causa del ritardo.

 

« Allora Yuffie, hai altri bagagli con te? » 

 

« Sì, arriveranno domani però. » gli riferì, spiegandogli che aveva affittato un corriere che le avrebbe portato tutte le sue cose e in effetti non vedeva l’ora di tornare in possesso dei suoi libri, i manga e tutti gli oggetti utili per la casa che le sarebbero serviti. « Mi dispiace dover per un giorno approfittare di te almeno per quanto riguarda le stoviglie e cose così. » 

 

« Nessun disturbo, davvero. » 

 

Finita di sistemare la spesa condusse la ragazza a fare il tour e Snow la trovò buffa nel suo stupore, come se fosse una bambina a Natale. Lei gli spiegò che non avrebbe mai pensato di trovare un appartamento tanto carino a quel prezzo e la sua stanza era addirittura la più grande.

Oltre al letto a una piazza e mezzo era dotata anche di una libreria spaziosa, un armadio, un cassettone, una scrivania, una tv bella grande e, come se non bastasse c’era anche una porta che dava su un mini cortiletto. 

 

« Non riesco a credere che non l’abbia scelta tu questa stanza, dopotutto sei arrivato per primo. » 

 

« La verità è che a me non serve una camera spaziosa, tanto ci devo solo dormire. Avrei potuto anche dormire in un sottoscala come Harry Potter, l’importante per me era avere un salotto degno di essere chiamato tale. » le disse sorridendo, vedendo lei illuminarsi nel momento stesso in cui il ragazzo aveva nominato il libro fantasy di cui era grande fan.

 

« Deduco che anche tu sia fan della saga… beh, sappiamo già cosa fare una di queste sere, non trovi? » 

 

« Maratona? Solo se ci compriamo una cassa di birra. » 

 

« Aggiudicato! » esclamò, saltellando sul posto tutta contenta. « E dimmi, qual è la tua casa? La mia Serpeverde. » 

 

« Grifondoro. Attenta che adesso siamo rivali. » la stuzzicò lui, vedendola storcere le labbra a quella rivelazione.

 

Rimasero ancora un po’ a chiacchierare, dopodiché Yuffie gli disse che si sarebbe presa del tempo per sistemare la valigia e riposarsi un po’ e così il biondo la lasciò sola per andare ad esercitarsi un po’ con la chitarra, non prima di averle chiesto se per lei non fosse un problema. Manco a dirlo lei partì in uno dei suoi monologhi che Snow avrebbe imparato a conoscere e sopportare, rivelandogli quanto adorasse la musica ed elencandogli tutti i suoi generi preferiti.

 

Una volta sola si buttò sul letto, immergendosi nei propri pensieri ed elaborando le prime impressioni. Non solo si rese conto di essere stata fortunata a trovare una casa tanto grande e accogliente, ma anche il suo coinquilino era decisamente simpatico e oltremodo gentile. Era certa che ci sarebbe andata molto d’accordo, aveva avuto delle sensazioni positive sul suo conto e, cosa che non guastava, era pure un bel ragazzo.

Forse la sua nuova vita era partita col piede giusto e chissà che non sarebbe decollata definitivamente: prima di partire aveva lasciato alle spalle una situazione non proprio bella, complice il rapporto complicato col padre che era uno dei motivi per cui aveva deciso di lasciare Wutai.

Ora però non era il momento di pensarci e anzi, grazie a quei pensieri aveva tratto ulteriore energia e di buona lena si mise a svuotare la valigia e sistemare le prime cose, dai vestiti al computer portatile che immediatamente posizionò alla scrivania — a proposito, doveva ricordarsi di chiedere la password del wi-fi a Snow — decisa a sbrigarsi perché non vedeva l’ora di raggiungere il coinquilino. Per riposare in fondo aveva tempo.

 

Si cambiò, mettendo addosso qualcosa di comodo e raggiunse Snow in salotto che stava strimpellando la chitarra. Si sedette sul divano accanto a lui e rimase in ascolto, fino a che lui non decise che era abbastanza e ripose lo strumento.

 

« Perché hai smesso? Mi piaceva. » gli disse, mettendo su un finto broncio.

 

« Avrai tempo per sentirmi ancora, non temere. » ridacchiò il ragazzo. « Ti va una birra? » 

 

« Sure! » fece lei alzando un pungo al cielo. « Ma solo se hai anche le patatine. » 

 

« Arriva tutto! » 

 

Preso il necessario che posò sul tavolino basso tornò a sedersi accanto a Yuffie. Fecero scontrare le bottiglie, brindando al loro primo giorno insieme.

 

« Allora, che ne dici di raccontarmi un po’ di te? Come mai hai scelto proprio Midgar? » le domandò incuriosito, senza nascondere l’interesse per quella conversazione.

 

« Per l’università di moda, infatti fra un mesetto comincerò a frequentare i corsi. A Wutai, da dove vengo io, ce n’è una ma non è valida e, aggiunto al fatto che volevo andarmene da casa, ho colto la palla al balzo e ho deciso di trasferirmi. 

Per il momento ho un bel po’ di risparmi da parte grazie al vecchio lavoro di cameriera ma prima o poi toccherà trovarmi qualcosa di part time anche qui. » gli spiegò, non accennando per ovvie cose al rapporto col padre.

 

« Beh, qua ci sono molte possibilità di scovare lavoretti part time e vedrai che non avrai alcuna difficoltà quando sarà il momento. Anzi, dove lavoro io cercano spesso e poi posso mettere una buona parola. » disse, notando che l’espressione di lei si era fatta interessata. « Lavoro in un bar, principalmente sono di turno la sera e a volte mi capita anche di suonarci con la mia band perché spesso viene fatta la serata concerto. » 

 

« Ma che figata! Sicuramente lo tengo in considerazione e a proposito, dovrai portarmici quando non sei di turno. » suonava più come una minaccia e la cosa fece ridere di gusto l’altro. « Col fatto che non conosco nessuno direi che è anche un ottimo modo per fare amicizia. » 

 

« Per quello puoi stare tranquilla, ci penso io a te. » la rassicurò, convinto che quella ragazzina sarebbe andata molto d’accordo con i suoi amici. A lui, tra l’altro già piaceva perché aveva un piglio deciso e un’ironia che normalmente lo attraeva. « E poi, che altro mi dici? » 

 

« Vediamo, uhm, mi piace tantissimo leggere, giocare ai videogames e adoro i gatti. Nella mia vita voglio avere un miliardo di gatti. A proposito, qua sono ammessi animali? » si era proprio dimenticata di chiedere una cosa tanto importante al proprietario dell’appartamento e considerato che suo padre non le aveva mai permesso di tenerli, il suo desiderio era quello di averne uno suo, ma non si era posta affatto quel problema.

 

« Mi sembra di sì, ma sarà meglio chiederglielo per sicurezza, in fondo non mi dispiacerebbe avere un micio per casa. » mentre lo diceva cercava di immaginarsi come sarebbe stato avere anche un animaletto per coinquilino e l’idea non gli sembrava affatto male. « Comunque, sai, vedo che abbiamo interessi comuni. » 

 

Nel dirlo indicò la Play Station che faceva bella mostra di sé sul mobiletto accanto alla tv e Yuffie balzò su eccitata, non capendo come aveva fatto a non notarla subito. Decisamente il suo coinquilino era il migliore che potesse sperare di trovare e ringraziò tutti i santi del paradiso per non averla fermata dal buttarsi su quell’annuncio.

A dire il vero non aveva mai incontrato nessuno prima di allora con cui condividere le sue passioni e per la prima volta non si sentì sola, perché è vero che a Wutai aveva molti amici ma con loro si era spesso annoiata per il fatto che avevano ben poco in comune.

Anche Snow le sembrava contento che tra tanti fosse arrivata proprio lei e lo dimostrava la sua espressione illuminata dalla contentezza.

 

« Adesso però tocca a te. » disse Yuffie, accomodandosi meglio sul divano incrociando le gambe sulla seduta e dando un lungo sorso dalla bottiglia. « A parte lavorare in un bar e suonare la chitarra che altro fai? » 

 

« Non molto a dire il vero, comunque mi sono trasferito qua da poco perché l’appartamento che avevo prima era troppo distante dal lavoro, per cui ho voluto avvicinarmi un po’. Una volta vivevo con amici dei miei genitori che purtroppo sono morti quando avevo cinque anni, di loro non ricordo quasi nulla. » a quella rivelazione la ragazza si incupì, ma Snow scosse la testa per farle capire che era tutto ok. « Non preoccuparti, oramai non ci soffro più. Da piccolo mi facevo più problemi, per lo più perché i miei compagni di scuola mi prendevano in giro per il fatto che una mamma e un papà non li avevo, ma ora è diverso. So chi erano perché i loro amici, che per me sono come degli zii, me ne hanno spesso parlato e sono orgoglioso di loro e tanto mi basta. » 

 

« Immagino sia stata dura… però mi piace la tua filosofia, si vede che hai tanta forza d’animo e ti ammiro per questo, sai? » 

 

Per un momento si sentì privilegiata, quasi vergognandosi di se stessa al pensiero che, nonostante il rapporto travagliato, un padre lo aveva ed aveva preferito scappare da lui piuttosto che tentare di recuperare un legame. Per quanto ci litigasse, per quanto non fossero riusciti a trovare un punto di incontro, le cose si potevano sistemare un giorno mentre questo per il biondo non era possibile.

 

« Su, non rattristarti per me, ti ho detto che sto bene. » le disse con sincerità. « Tornando a noi, anzi, a me, adesso sono a un buon punto per ciò che mi sono prefissato: volevo provare a cavarmela totalmente da solo facendo ciò che mi piace e devo dire che ci sto riuscendo. Il mio sogno è mettermi da parte abbastanza soldi per comprarmi una casa tutta mia dove poter vivere con la mia futura famiglia e se anche non so quando e come questo avverrà, ho la certezza che ci riuscirò. » 

 

Yuffie venne contagiata da quel suo modo positivo di pensare e si convinse che una persona come si stava dimostrando lui ci sarebbe riuscita. E non era solo il fatto che ci credesse tanto, quanto la sua tempra e la forza di volontà che stava dimostrando: era sicura che Snow fosse uno di quelli che lottava con tutto se stesso per ottenere ciò che voleva e lo avrebbe fatto fino a che non ce l’avrebbe fatta. In un certo senso da quel punto di vista erano molto simili e forse non era proprio un caso che si fossero incontrati.

Non era solita credere a strozzate come il destino o cose del genere, ma alle volte sembrava che tutto si incastrasse così bene che le veniva facile porsi dei dubbi. Che avesse sempre sbagliato a non crederci? E se invece realmente la vita era una sorta di enorme puzzle dove gli eventi erano i tanti pezzi che lo componevano?

 

« Qualcosa mi dice che hai ragione e che ce la farai. Anzi, ne sono piuttosto convinta e non lo dico tanto per, è come se— insomma, ho buone sensazioni al riguardo e a dirti la verità non so nemmeno perché. » 

 

Restarono per un po’ a fissarsi in silenzio, cullandosi in quell’atmosfera di calma pacifica che si era creata fra loro. Una sintonia strana, ma piacevole e che presagiva un qualcosa di buono che era destinato a rafforzarsi col tempo.

 

« Sono contento che tu sia qui, lo sai? » le disse lui rivolgendole un dolce sorriso. « Sono stato a lungo a domandarmi chi avrebbe condiviso questo appartamento con me e non avrei immaginato di trovare qualcuno come te. » 

 

« Come me come? » domandò incuriosita.

 

« Non so, ma mi trasmetti sensazioni positive. A primo impatto ti trovo simpatica, empatica e interessante. Parecchio interessante, Yuffie. » quelle ultime parole le marcò volutamente, come se volesse dar loro un tono importante. E lei apprezzò, sentendosi forse per la prima volta speciale. Era possibile che una persona appena conosciuta le suscitasse emozioni come quelle? In genere era pure schiva nei confronti degli sconosciuti, ma con Snow era quasi come se lo conoscesse da sempre.

 

 

 

*

 

 

« Wow, non pensavo che a Midgar ci fosse un parco così bello! » 

 

L’esclamazione carica di gioia di Yuffie denotava l’esaltazione per quell’uscita improvvisata che Snow le aveva proposto. Non le aveva anticipato niente, solo che il posto le sarebbe sicuramente piaciuto e infatti era andata proprio come aveva immaginato.

Si fermarono all’ombra di un ciliegio dove il biondo sistemò una coperta, dopodiché tirò fuori dallo zaino una macchia fotografica professionale.

 

« Non mi avevi detto che sei appassionato di fotografia. » gli disse, osservando l’attrezzatura. Un’altra delle cose che rendevano il ragazzo interessante ai suoi occhi, la lista si stava decisamente allungando.

 

« Beh, diciamo che sono solo un principiante e mi diverto a fare qualche foto. » 

 

Una volta sistemata la fotocamera fece qualche scatto di prova, ridendo nel momento in cui Yuffie si mise in posa facendo una linguaccia; fino ad allora aveva sempre fatto foto alla natura, perciò l’idea di avere la sua nuova amica come modella lo allettava particolarmente, avendo la possibilità di far pratica.

 

« Mi stai facendo capire che vuoi essere la mia modella per un giorno? » domandò, scattandole un’altra foto mentre le sue labbra si stiravano in un ampio sorriso.

 

« A-ah! E per tua grande fortuna lo farò gratis. Che ne dici? » 

 

« Dico che è un onore, mia regina. » ridacchiò ancora, godendosi completamente quell’atmosfera di divertimento che aleggiava sempre attorno a loro sin da quando si erano conosciuti circa due settimane prima. « Avanti, fammi vedere che cosa sai fare. » 

 

La ragazza si impegnò ad esibirsi nelle più svariate pose, mentre Snow la guidava nei piccoli dettagli per rendere migliore possibile lo scatto e si rese conto che con lei il tempo volava. Era tutto così bello in sua compagnia, talmente tanto che provò il desiderio che quel legame non si spezzasse mai.

La sua vita era frenetica da sempre, ma da qualche giorno a quella parte la presenza della ragazza l’aveva resa, se possibile, ancor più interessante. Sentiva di non poter più fare a meno di lei e si ritrovò a sentirsi davvero fortunato ad avere una Yuffie nella propria esistenza.

 

Continuarono a divertirsi scattando foto a lungo, fino a che ormai appagati si fermarono a pranzare sotto al grande ciliegio. Yuffie aveva preparato per entrambi i bento, quello di Snow era pieno di prelibatezze dato che aveva scoperto che il ragazzo era uno che mangiava almeno per tre.

 

« Hai pensato proprio a tutto per oggi, sei veramente pieno di sorprese. » si lasciò sfuggire lei, desiderosa di fargli sapere che aveva apprezzato la sorpresa.

 

« E pensa che non hai ancora visto niente. » disse lui sibillino.

 

Eh già, perché Yuffie ancora non poteva saperlo ma più tardi l’avrebbe portata in un altro posto che sapeva per certo le sarebbe piaciuto. Aveva tenuto a mente una certa cosa che lei gli aveva rivelato il primo giorno di convivenza e non aveva smesso un solo istante di pensarci e da quando si era alzato quella mattina non faceva altro che fantasticare sulla faccia che avrebbe fatto non appena avesse scoperto ciò che aveva in mente.

In realtà quella prima parte di giornata era solamente un pretesto per renderla poi perfetta nella sua totalità, d’altronde Snow quando faceva qualcosa era solito farla per bene.

 

« L’ho capito subito che sei un tipo dalle mille risorse, ma devo dire che stai addirittura superando le mie aspettative. » 

 

« Io fossi in te segnerei sul calendario il giorno del nostro incontro, così sai quando dovrai festeggiare un evento tanto importante. » 

 

« Mica sei Gesù, scusa. » lo prese in giro lei, pensando a quanto fosse folle quel tipo da quando avevano preso maggior confidenza. Era proprio scemo, ma di uno scemo piacevole.

 

« No, ancora purtroppo non so trasformare l’acqua in vino, ma sai mai, potrei imparare. » 

 

« Sei veramente un cretino! » fece a quel punto lei, scoppiando a ridere più che altro per la faccia seria con cui lo aveva detto.

 

Nel mentre, senza accorgersene, si lasciò scivolare contro la spalla del biondo che in maniera del tutto spontanea le passò un braccio attorno alla vita tenendola stretta a sé. Yuffie trattenne per un attimo il fiato, sentendo dentro di sé qualcosa muoversi e lo stomaco contorcersi in modo strano.

Si sentì pure una deficiente perché non poteva sentirsi così a causa di un semplice gesto come quello, da parte di una persona che conosceva a malapena. E tentò di convincersi che non significava nulla seppur in fondo lo sapesse che non era il tempo a quantificare certe sensazioni.

Preferì però far finta di niente, lasciandosi però andare mentre si rilassava contro di lui, trovando quella situazione oltremodo piacevole. Stava così bene in quel momento e per assaporare ogni più piccola emozione chiuse gli occhi.

 

Non seppe quanto era passato da quando erano così vicini, tornò con i piedi per terra solamente quando Snow interruppe il silenzio che si era creato.

 

« Dobbiamo andare in un posto adesso. » disse dopo aver controllato l’ora sul telefono. « C’è una cosa che devo assolutamente fare. » 

 

« Ma sei serio? Io non ho alcuna intenzione di muovermi da qui. » protestò Yuffie con voce lagnosa.

 

« Mi dispiace ma è essenziale che venga anche tu e non accetto un no come risposta, a costo di portarti via di peso. »

 

La ragazza assunse un’aria pensierosa, riflettendo su ciò che aveva appena detto l’altro prima di rispondere.

 

« Se ci tieni tanto, prego. » lo sfidò allora.

 

Snow non si fece mezzo problema e dopo aver riposto tutte le cose nello zaino — facendo rotolare la ragazza sull’erba per riprendersi la coperta — si caricò sulle spalle Yuffie e prese a camminare oltre il parco.

La rimise a terra solamente quando furono sulla strada, ignorando il broncio che quella aveva messo su e la trascinò con sé per qualche isolato, andando incontro a una ragazza dai capelli rosa che fece un cenno di saluto al biondo.

 

« Ciao Light! Lo hai portato? » domandò Snow tutto eccitato, mentre l’altra annuì. « Ti presento Yuffie, la mia coinquilina. » 

 

Le due ragazze si strinsero la mano e dopo qualche convenevole il biondo esortò la sua amica a tirar fuori il motivo per cui si erano incontrati.

 

« Sta per caso succedendo qualcosa di losco? » domandò a quel punto la mora, facendo ridere di gusto il ragazzo.

 

« Una specie. » disse, prendendo la scatola dalle mani di Lightning. « Ecco, questa è per te. » 

 

Yuffie lo guardò perplessa, ma quando afferrò il contenitore si udì un miagolio acuto provenire da dentro, lasciando lei senza parole. Lanciò un’occhiata al coinquilino che le fece un cenno impaziente e aprendo le alette si ritrovarono a osservare una mini palla di pelo nero che li osservava con due occhioni blu.

 

« Oddio. Ma— ma chi è questo cosino? » disse tirando il micio fuori dalla scatola e stringendoselo al petto. « È bellissimo. » 

 

« Mi stai veramente dicendo che non hai capito che questo cosino è nostro? » le chiese con un sorriso, forse uno dei più belli che le avesse mai rivolto.

 

« Eh? » 

 

« Non ti ricordi che cosa mi hai detto quando sei arrivata? Per arrivare a mille la strada è lunga, ma dopotutto chi ben comincia… » 

 

Yuffie rimase a fissarlo con la bocca aperta per qualche secondo. La mente svuotata da ogni pensiero e le parole che le si erano bloccate in gola, non sapendo proprio che cosa dire.

 

« Tu— Tu sei pazzo. » mormorò, abbassando lo sguardo sul gattino e sentendo gli occhi inumidirsi. « Dobbiamo trovargli un nome. » 

 

« Vi avverto che ha un caratterino niente male. » fece Light, parlando per la prima volta da quando aveva consegnato il cucciolo. « Fossi in voi sceglierei un nome adatto a un terremoto. » 

 

« Ti faremo sapere appena lo abbiamo scelto e… grazie! » le disse Yuffie colma di felicità. « Ora dovremmo comprargli tutto il necessario però. » 

 

« Indovina chi ha già pensato a tutto? » 

 

« Vabbè, dove la vuoi la statua tu? » 

 

Dato che il gattino doveva ambientarsi decisero di tornare a casa, così salutarono Lightning e con lei si dettero appuntamento quando ci sarebbe stata qualche serata interessante al bar dove Snow lavorava.

Il resto della serata la passarono stando dietro al piccolo, che decisero di comune accordo di chiamarlo Draco anche in virtù della passione che avevano in comune. Quel micio per loro era un altro tassello che andava a consolidare la loro crescente amicizia, una sorta di punto di partenza ufficiale e che li avrebbe probabilmente uniti ancor di più.

Quel che era certo è che le cose stavano andando alla grande e le premesse per una convivenza importante c’erano tutte e solo il tempo avrebbe confermato quel che di buono avevano appena iniziato a costruire.

Nessuno dei due avrebbe mai immaginato che da semplici coinquilini si sarebbero trovati così bene insieme, al punto che sembrava si conoscessero da una vita talmente era forte la chimica che li univa.

Di nuovo in quei giorni Yuffie non poté non pensare a quel destino a cui non aveva mai voluto credere e pian piano capì che stava cambiando idea sulla questione, quantomeno non credeva più che fosse una stupidaggine, tutt’altro. D’altronde se non era quello che li aveva fatti incontrare allora come doveva definirlo? Beh, qualunque cosa fosse non aveva importanza, però una certezza ce l’aveva eccome, ovvero che finalmente si sentiva davvero felice e, soprattutto, non vedeva l’ora di scoprire quel nuovo capitolo della sua esistenza.