Work Text:
Please, don't ever become a stranger
whose laugh I could recognized anywhere
“Dobbiamo parlare.”
Non succede mai nulla di positivo quando viene utilizzata questa frase.
Preannuncia l'inizio di una discesa talmente ripida che ti induce, inevitabilmente, ad una caduta. Una caduta così forte da impedirti di poterti rialzare, rendendo difficile qualsiasi movimento.
Anticipa che qualcosa sta per rompersi in tanti, troppi, piccoli pezzi impossibili da aggiustare.
Ti fa capire che l'equilibrio trovato rischia di tramutarsi in un filo il cui spessore è talmente sottile da poter essere spezzato anche per sbaglio.
Questa frase viene presentata sempre inaspettatamente. Satura di essere rimasta per troppo tempo l'ombra quasi impercettibile di un sorriso, camuffata da parole e toni di voce inusuali ma a cui non si dà il giusto peso, in piccoli gesti trasformati in un avvertimento che non viene percepito. È il cosidetto fulmine al ciel sereno.
Ed è per questo che Adelaide non può evitare di guardare Marcello perplessa, quando le dice quel “dobbiamo parlare”.
«Di cosa dovremmo parlare? Non capisco»
I suoi occhi iniziano a studiare attentamente la figura del giovane di fronte a lei, il cui capo è chino. Resta in silenzio, sembra quasi paralizzato dai suoi stessi pensieri —sembra abbia perso il coraggio per introdurre l'argomento.
«Marcello, è successo qualcosa durante la mia assenza?»
Cerca di indagare pur conoscendo già la risposta. Sì, è accaduto qualcosa.
L'irrequiatezza di Marcello e la sua improvvisa codardia, che gli impedisce di guardarla negli occhi, glielo confermano.
«Marcello» cerca di richiamarlo a sé, tentando di nascondere quel velo di preoccupazione che si stava legando a lei. Si avvicina a lui di qualche passo per ripristinare un contatto visivo ma lui non osa guardarla.
È sera, si sono rifugiati nella sua camera dopo aver cenato. E il tempo, in quel luogo, appare sospeso.
Quel contatto arriva dopo qualche secondo che Adelaide percepisce con la pesantezza di chi ha aspettato per molto, troppo tempo. Trattiene il respiro quando quegli occhi scuri si riflettono nei suoi. Ha imparato a conoscerli e non è difficile, per lei, scrutare in essi la sofferenza di chi è colpevole —di chi sa che sta per farle del male.
E una vocina dentro di lei chiede di non continuare quel discorso.
«Adelaide... — il suono della sua voce è quasi impercettibile — non ero da solo, in caffetteria, la sera in cui hai chiamato»
Non continuare.
Non prolifera alcuna parola mentre mantiene lo sguardo fisso su di lui, imponendosi un autocontrollo che inizia a vacillare.
«Ero con Ludovica»
Non tu, ti prego non tu. Sente le labbra seccarsi, la salivazione completamente assente.
Marcello fatica a parlare. Quelle parole gli sembrano così sbagliate, colme di un veleno che avrebbe voluto continuare ad ingerire lui stesso piuttosto che riversarlo addosso a lei, la persona che, come se fosse la cosa più naturale al mondo, ha ottenuto e conquistato un posto importante nella sua vita —ma non vuole mentirle, non lo merita.
Segue un attimo di silenzio, tra i due.
Lui non vuole ferirla, lei non vuole essere ferita.
Dietro quello sguardo tagliente, Marcello sa che si cela la supplica di non spezzarla in tanti altri piccoli pezzi.
Lui avrebbe voluto così tanto aiutarla a raccoglierli, quei pezzi, a curare e proteggere il suo cuore.
Adesso, però, è troppo tardi.
«Ci siamo baciati»
Perché anche tu?
Adelaide non riesce a dire niente, non sa quali forze le stiano impedendo di lasciarsi cadere a terra. Nella sua testa si affollano così tanti pensieri che dovrebbe esserle difficile pensare lucidamente.
Eppure è tutto così chiaro.
Anche lui ti ha tradita.
Marcello si preoccupa nel vedere come non stia reagendo a quello che le ha appena confessato. Rimane ferma, immobile, di fronte a lui, senza davvero vederlo.
«Adelaide-»
«Perché mi hai fatto questo?»
È tutto quello che riesce a dire. Avrebbe voluto essere più ferma, risoluta, ma le parole sono sfuggite al suo controllo in un sussurro che espone tutta la sua fragilità.
Cosa ti aspettavi? Che questa volta sarebbe stato diverso? Ma ti sei davvero illusa così tanto, Adelaide?
A Marcello, una pugnalata avrebbe fatto meno male. L'istinto lo implora di correre da lei per abbracciarla e sorreggerla, appropriarsi di tutta quella sofferenza ma non può.
Non avresti mai voluto essere la causa dell'ennesimo dolore nella vita di Adelaide, non è così? Eppure lo hai fatto.
«Immagino che adesso non ti servano più le conoscenze e i soldi della contessa di Sant'Erasmo, non è così?» glielo chiede amaramente arresa, come se fosse la verità più ovvia al mondo. Per cos'altro avrebbe dovuto insinuarsi nella sua vita se non per il suo nome?
«Cosa? Adelaide ma come-»
Allarmato, interrompe la sua stessa frase. È così ingiustamente normale che lei pensi una cosa del genere di sé stessa, che si svaluti in questo modo. È sempre stata circondata da persone che l'hanno usata, che si sono approfittati del suo bisogno d'amore per ottenere ciò che volevano. È stata illusa, ingannata, tradita, abbandonata.
E adesso, ai suoi occhi, lui appariva esattamente come tutti gli altri.
Cerca di diminuire maggiormente la distanza tra di loro ma ad ogni passo fatto lei ne crea un altro.
«Non è come pensi. Te lo giuro, Adelaide: non è come pensi»
Eppure è esattamente quello che pensa. E, in questo momento, non sopporta il modo in cui lui riesca a leggerla così bene come un libro aperto. Non sopporta di essersi mostrata vulnerabile.
Di avergli permesso d'impadronirsi della sua quotidianità così bene da non permetterle di poterla vivere anche in sua assenza.
Di aver trovato il coraggio di raccontargli una parte del suo passato sconosciuta a chiunque, quella più delicata.
Di aver permesso al suo cuore di crederci ancora.
«Per favore, almeno cerca di non essere così prevedibile»
Non c'è sarcasmo in questa frase: è solo una mera richiesta. C'è della rassegnazione nella sua voce.
In passato è riuscita a mascherare perfettamente il suo reale stato d'animo. Ha sempre mantenuto un certo contegno in situazioni come questa, non ha mai dato la soddisfazione ai suoi carnefici di vedere la sua sofferenza. È persino riuscita a non versare neanche una lacrima davanti a Umberto, a mostrare il suo disgusto e non il suo cuore sanguinante. Perché, allora, questa volta fa davvero una grande fatica nel trattenere le lacrime?
Perché questa volta hai davvero pensato che fosse diverso.
Ti ha spezzata come la più insignificante delle promesse, è così crudele.
«Adelaide ti giuro, ti giuro che quel bacio non ha significato niente. Mi ha fatto capire che è con te che voglio stare, che-»
«Hai dovuto baciarla per capire che vuoi stare con me? Per piacere, risparmiami la storiella da fotoromanzo!»
Dopo tutto questo tempo, non hai ancora capito che gli uomini, con te, sanno essere solo particolarmente meschini?
Gli lancia uno sguardo fulminante.
Quella frase ha fatto scattare qualcosa in lei: la fragilità ha lasciato che la rabbia potesse difenderla e consentirle di reagire.
«Adelaide, ti prego, ascoltami. È stato un momento di-»
«Di debolezza? — si lascia sfuggire un risolino intriso di sarcasmo — Chissà perché noi donne dobbiamo sempre capire voi uomini e i vostri momenti di debolezza»
A questa affermazione, Marcello non può ribattere.
Adelaide ha ragione, ma come può spiegarle che quel momento di debolezza è scaturito da una sequenza di frasi dette e gesti fatti che lo hanno convinto che, forse, tra lui e Ludovica c'era ancora qualcosa di irrisolto? Forse, quei sentimenti non appartenevano al passato, per come ha creduto, o almeno non completamente.
Aveva bisogno di parlare con Ludovica, capire cosa realmente volesse da lui.
E, soprattutto, Marcello aveva il bisogno di fare chiarezza con sé stesso.
Ha riflettuto e pensato tanto durante il viaggio per Ginevra, ma la risposta è arrivata nel momento in cui ha rivisto Adelaide.
Non appena i loro occhi si sono ritrovati.
Non appena gli ha rivolto quel sorriso luminoso in grado di avvolgerlo in una carezza.
Non appena ha percepito il suo profumo alle rose, il calore del suo corpo stretto nel suo abbraccio.
Non appena le ha sentito dire, sinceramente commossa, quel “È bello che tu sia qui”.
È stato in quel momento che tutti i suoi dubbi sono stati dissipati. È lì che Marcello voleva stare, al fianco di Adelaide.
«Quindi ormai hai occhi solamente per la contessa?»
«Vuol dire che adesso palpiti solamente per la contessa?»
«Devi essere proprio innamorato per stare così, eh?»
Sì, la risposta è sì.
Sì, Marcello ha occhi solo per Adelaide.
Sì, il cuore di Marcello batte solo per Adelaide.
Sì, Marcello è innamorato di Adelaide.
È sempre stato così chiaro al suo cuore eppure così ben nascosto alla sua mente.
Si sente così stupido per averci messo così tanto tempo nel rendersene conto e così infido per averla tradita.
La sua priorità, in quel momento, era quella di assicurarsi che stesse bene. Ascoltarla e capire cosa le fosse successo, starle vicino. E solo dopo le avrebbe detto la verità.
Se voleva che funzionasse tra di loro — e lo desidera con tutto sé stesso — avrebbe dovuto confessarle tutto e non costruire il loro futuro con la macchia nascosta di un tradimento. Vuole essere sincero, leale.
Quanto puoi essere ipocrita? Vuoi salvarla dal suo attuale dolore per colpirla con quello che le recherai tu?
Adelaide era lì, di fronte a lui, avvolta nel suo tubino nero dallo scollo a barca, mentre lo fissava con quei suoi occhi infuocati ma tremendamente feriti.
Riesce a cogliere ogni più piccolo dei suoi movimenti e realizza che ha assunto il suo meccanismo di difesa.
Puoi biasimarla, Marcello?
Avrebbe trovato il modo per farle capire che i suoi sentimenti non sono delle menzogne ma reali.
«Adelaide — la chiama cautamente — per favore, ascolta quello che ho da dirti»
«Almeno hai avuto la decenza di non portarmi a letto come se non fosse successo niente» lo interrompe nuovamente, dando voce a dei pensieri inaspettati.
A letto?
Marcello sgrana gli occhi, incapace di credere che possa aver pensato a qualcosa di così triste.
«Adelaide ma come avrei potuto fare l'amore con te senza prima dirti la verità? Mi sarei sentito ancora più sporco di quanto non mi senta già»
Non credergli, non farlo. Vuole solo prendersi gioco di te.
È il suo sguardo che rischia di farla cedere: in quegli occhi riesce a vedere solo della disperata sincerità.
Ha avvertito qualcosa di insolito nel suo modo di porsi, in questi ultimi due giorni. Le era sembrato a disagio, come se tutta quella lealtà che stava ricevendo fosse immeritata. Anche quando la notte si erano rifugiati sotto le coperte, abbracciati, mentre parlavano di tutto e di niente, mentre si lasciavano cullare dal mormorio notturno. Ogni suo gesto era accompagnato da un alone che aveva deciso di non vedere perché felice di saperlo lì, accanto a lei. Che stupida.
Eppure, inconsciamente, lei gli crede e non può permetterselo: sarebbe stato il primo passo verso il perdono. E Adelaide è così stanca di riporre la propria fiducia in delle persone che si divertono a farla soffrire.
Vuole andarsene da quella stanza in cui sta iniziando a mancarle l'aria.
Come se avesse manifestato la sua attuale difficoltà, Marcello cerca di creare un contatto fisico tra di loro prendendole la mano, in un vano tentativo di darle un po' di supporto, ma lei glielo impedisce.
«Non ti permettere. — lo zittisce anche con lo sguardo — Tornatene da Ludovica, ormai hai raggiunto il tuo obiettivo»
Obiettivo?
«Ti stai sbagliando, non è così. Se mi lasciassi spiegare-»
«Non c'è nulla da spiegare, mi è tutto abbastanza chiaro»
«No! Non è chiaro niente, non è così»
«Marcello, per favore! Basta. Non aggiungere altro»
È stanca. Vorrebbe solamente mettere fine a questa discussione insieme a questa giornata. Chiudere gli occhi e aspettare che il domani porti con sé il tempo per poter metabolizzare e superare anche questa delusione.
«Adelaide!» la chiama furente.
Non riesce più a tollerare la maniera con cui sta sminuendo sé stessa.
Lei inarca un sopracciglio, ottenendo la sua totale attenzione.
«Da quando sei partita senza di me, io, non ho fatto altro che preoccuparmi a tal punto che non riuscivo a fare altro se non cercare un modo per trovarti! Ero terrorizzato dall'idea che potessi essere in pericolo. Il non sapere dove fossi, se stessi bene o se ti fosse successo qualcosa, mi stava facendo impazzire!»
È irruento, Marcello, nell'esporle come si era sentito durante quelle settimane.
«Ho chiesto aiuto a Ludovica perché conosco il legame che vi lega, ma lei non ha fatto altro che ripetermi che non dovevo preoccuparmi, che stavo esagerando, che per te era normale sparire in questo modo e che poteva trattarsi anche di un tuo test per mettermi alla prova!»
Un test?
Adelaide sbatte le palpebre un paio di volte, incredula.
Ludovica, la persona che ha visto crescere e ha sempre considerato come una figlia e una delle sue più care amiche, le ha davvero fatto questo? È davvero stata tradita anche da lei? Le sfugge un sorriso malinconico appena accennato, realizzando che non può davvero fidarsi di nessuno —o quasi.
«Io ho provato a non crederle. Continuavo a ripetermi che me lo avresti detto, che ne avremmo parlato per come abbiamo sempre fatto. Sentivo dalla tua voce che c'era qualcosa che ti turbava e continuavo a tormentarmi perché non sapevo cosa ti stesse succedendo. E se avessi seguito l'istinto sarei partito subito per Ginevra, anche a costo di bussare a tutte le porte della città»
Tutte le porte della...?
C'è un urgenza, nella sua voce, che la sorprende. Quell'avvilente bisogno di farle capire che le sta raccontando la verità, riflessa in lei attraverso i suoi occhi. Si morde appena il labbro inferiore.
«Ho persino chiesto aiuto a Umberto Guarnieri pur di trovarti» ammette, esausto.
«Lo hai coinvolto in questa vicenda?»
Gli rivolge un'occhiata infastidita.
«No. Ho scoperto che anche lui è partito per Ginevra con l'intento di trovarti ma non c'è riuscito»
Adelaide sospira, grata di non essere stata trovata dall'ultima persona che avrebbe voluto vedere in questa circostanza.
Nota che Marcello ha accorciato, di qualche passo, la distanza tra di loro. E lei rimane ferma, non si allontana.
«Sai cosa gli ho detto quando lui ha provato a convincermi di non cercarti? Che non importava se non mi avevi fatto sapere dov'eri: se ti stavo cercando è perché tu, Adelaide, tu hai un posto importante nella mia vita»
Adesso si ritrovano l'uno di fronte all'altra, a pochi centrimenti di distanza.
Adelaide può sentire il suo respiro addosso.
«Devi credermi» la sua supplica è un bisbiglio udibile solo a lei.
Si guardano.
Gli occhi scuri di lui si immergono in quelli chiari di lei.
Rimangono in silenzio.
“E se poi rimango nuovamente ferita e umiliata?”
“Mi impegnerò ogni giorno affinché ciò non accada”
I loro occhi si inumidiscono appena.
Adelaide permette a Marcello di stringerle la mano sinistra. Quel contatto le procura un brivido nella quale non può evitare di perdersi.
«Come puoi pensare che io voglia stare con una persona che si vergognava di me?»
Non risponde. Nel suo sguardo c'è tutta la stanchezza di chi non sa come spiegargli che, col tempo, si è abituata a vedere come chiunque venisse favorito a lei.
La Contessa Adelaide Di Sant'Erasmo viene lusingata e temuta per il ruolo che ricopre in società.
Adelaide, invece, si ritrova sempre a dover risanare un cuore di cui chiunque ha abusato e stracciato.
E ingenuamente ha pensato che, Marcello, questo suo cuore mal ridotto, lo avrebbe curato.
«Ho permesso alle mie insicurezze di non farmi vedere la realtà. Ho pensato di voler rincorrere il passato perché ero spaventato dall'idea di poter amare nuovamente»
I lineamenti di Marcello si ammorbiscono mentre le confessa di amarla, le sorride.
Adelaide schiude appena le labbra mentre il suo cuore perde un battito nel sentire quelle parole.
«Sono qui, Adelaide. Avrei potuto inventare una scusa e non partire ma non l'ho fatto. Sono qui con te, adesso. Ho scelto te»
Una lacrima riesce a imporsi sul suo autocontrollo. Silenziosa, le riga una guancia.
“Almeno tu, non farmi più del male”
“Mi impegnerò ogni giorno per essere la persona che meriti di avere al tuo fianco”
«Va bene»
La sua voce è flebile, i suoi occhi sono macchiati dal dolore, ma riesce a rivolgergli un sorriso genuino.
Per Marcello è abbastanza per farlo tornare a respirare. E nonostante faccia male, anche Adelaide torna a respirare.
Il cuore, delle volte, è decisamente meschino.
Nel momento in cui si ritrova tra le braccia di Marcello si vede spogliata da ogni difesa perché stretta a lui si sente al sicuro. Decide di dare una seconda possibilità a Marcello. Contro ogni aspettativa e stupendo sé stessa, Adelaide riesce a credergli.
Ed è in quell'abbraccio che nasce la tacita promessa di non abbandonare il loro futuro ma di continuare a renderlo possibile.
