Chapter Text
“Vedi cosa significa voler fare il factotum ?”, commentò Adelaide stizzita, le braccia incrociate al petto, “C’è un motivo se ho assunto Alfredo per farmi scortare, perché lui è un professionista . E ora saprebbe dove mettere le mani”.
Marcello, che era chino sul cofano fumante dell’automobile, non poté fare a meno di cogliere il doppio senso di quell’ultima frase: “Dov’è che saprebbe mettere le mani, Contessa?”
La donna scosse la testa, cercando di non mostrarsi divertita: “Insolente. Concentrati piuttosto a trovare una soluzione”.
“Mi sa che è finito l’olio…”, Marcello si strofinò le mani e sospirò, “Dev’esserci qualche perdita”.
“Quindi?”
“Eh, quindi…”, l’uomo sollevò le spalle, “Niente, non so cosa farci”.
Adelaide lo fulminò con lo sguardo: “E come pensi di tornare? Siamo nel bel mezzo del nulla, non so se te ne sei accorto! Sappi che non ho intenzione di passare la notte sul sedile dell’auto, tanto meno distesa in un campo!”
“Però, che vista che c’è da quassù…”, Marcello finse di non sentire le lamentele della Contessa e si avvicinò al margine della strada per ammirare il paesaggio: una distesa infinita di colline rigogliose, costellate di viti e colture. Ogni tanto spuntava qualche fattoria solitaria, mentre sullo sfondo si intravedevano gli Appennini.
La Contessa gli si accostò e sospirò: “E’ magnifica, certo, ma dobbiamo trovare il modo per tornare verso un centro abitato. Temo che dovremo scendere a piedi”.
“A meno che qualcuno non passi di qui”, azzardò Marcello.
“Non abbiamo incrociato nemmeno un veicolo per tutto il tragitto, dubito che ci sia anima viva qui intorno”.
Fece appena in tempo a concludere la frase, che si udì un rumore di zoccoli in lontananza. I due si guardarono increduli e poco dopo apparve un carro trainato da un asino. Alle redini vi era un uomo sulla sessantina, con un cappello di paglia e una spiga in bocca.
“Mi scusi!”, Marcello gli si parò davanti, “La nostra auto si è fermata e…”
Il contadino lo interruppe con un cenno della testa, invitandoli a salire sul carro.
“Ma…l’auto la lasciamo qui?”
“Non ce viene nisciun ”.
Barbieri lo ringraziò e tese una mano alla Contessa per aiutarla a salire. A quest’ultima si leggeva in volto quanto fosse restia ad accomodarsi in mezzo a sacchi di farina e cereali, ma non disse nulla e accettò l’aiuto di Marcello.
“Mi dispiace per questa situazione”.
Mentre il carro procedeva lentamente verso la valle, Marcello si scusò con la donna che, ad ogni sobbalzo del carro, stringeva più forte la presa sul bordo del cassone: “Non avrei dovuto fare di testa mia e andare per strade che non conosco…”
Adelaide sospirò: “L’importante è che riusciamo a tornare in albergo sani e salvi”.
“ Do’ annate ?”
Il contadino aveva parlato a voce alta per sovrastare il cigolio delle ruote. Il dialetto non era così semplice da cogliere, infatti Marcello ci mise qualche attimo prima di rispondere: “Ancona!”
L’uomo farfugliò qualcosa che i due non riuscirono a comprendere, e per tutto il resto del viaggio non proferì parola.
Dopo un tragitto panoramico, ma all’apparenza interminabile, giunsero di fronte ad una vecchia casa di campagna. Il carro si arrestò e il contadino fece loro cenno di scendere.
“ Adè è sera, non ve posso portà ad Angona, ve ce porto domà ”
“Mi scusi”, replicò Barbieri dopo aver recepito correttamente le sue parole, “E noi come facciamo?”
“State da me”, l’uomo lo disse con estrema naturalezza, come se fosse scontato.
Adelaide rabbrividì al pensiero, ma d’altra parte non avevano molta scelta.
“Ah, io so’ Franco Marinelli”.
“Marcello Barbieri”, fece l'altro ricambiando la stretta di mano, “E lei è…”
“Adelaide, piacere”, lo interruppe lei, prima che potesse presentarla come Contessa di Sant’Erasmo. In quel contesto non le pareva il caso.
Franco si levò il cappello e accennò un saluto con il capo. Li invitò a seguirlo, mentre lui si avvicinava a grandi passi verso la porta d’ingresso, urlando: “Caterì! C’abbiamo ospiti!”
