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Le ansie della sposa

Summary:

“Respira profondamente, Rey. Hai ancora un’intera giornata prima di farti prendere dal panico.”

Notes:

Work Text:

 

Le immagini olografiche  che si  muovevano davanti ai suoi occhi e tappezzavano le pareti erano quelle di una ragazza felice. A Rey sembrava ancora incredibile che ora lei stesse occupando il suo posto.

Mezzo secolo prima, era in quella stanza, in quella casa di Theed, che Padmé Amidala Naberrie avrebbe dovuto prepararsi per il suo matrimonio.

E invece, fra i suoi ricordi e le sue immagini, c’era lei, la ragazza venuta dal nulla.

Se c’era una continuità negli eventi, lei sperava che almeno il suo finale fosse diverso.

Era una stanza piccola, graziosa ma semplice. Ed era tremendamente affollata, con tutte quelle ancelle e quei droidi che le ronzavano intorno. La casa era stata ingrandita nel corso degli anni, ma Padmé Amidala, quando era venuta in visita, aveva occupato sempre la sua vecchia cameretta di bambina.

“Ti vedo tesa” le disse Sola Naberrie, infilandole l’ennesimo spillone incrostato di gemme, fra i pesanti posticci intrecciati sulla sua testa. “Respira profondamente, Rey. Hai ancora un’intera giornata prima di farti prendere dal panico.”

L’anziana dama aveva degli strani modi di incoraggiarla. Rey non le disse che stava pensando a sua sorella, morta giovanissima mezzo secolo prima. Meglio che pensasse che lei fosse inquieta per il matrimonio che si avvicinava.

Sola Naberrie lasciò i tocchi finali a uno dei droidi da camera. Se quella pantomima era stata messa in scena era solo per fare piacere a lei. Sola era la matriarca e la parente più anziana di Ben. Una minuscola donna dai capelli grigi e dai fulminanti occhi blu che dominava parenti e sottoposti con la forza di un generale.

Rey l’aveva conosciuta quasi cinque anni prima, quando tutto era ancora in bilico e lei e Ben non sapevano ancora dove il loro rapporto  indefinibile li avrebbe condotti. Sola aveva sempre voluto organizzare il loro matrimonio come non aveva potuto fare per sua sorella Padmé. E Rey la stava lasciando fare. Non ricordava nulla di sua madre. E quella che più si era avvicinata a una figura materna per lei, Leia Organa, si era ormai riunita alla Forza da molto tempo. Le premure di Sola riuscivano perfino a commuoverla.

Naturalmente c’erano molti dettagli su lei e Ben che Sola non avrebbe saputo mai. Dettagli che sarebbero rimasti celati per sempre e che ormai appartenevano al passato.

E segreti custoditi nel presente. Rey era grata per ciò che stava accadendo nella sua vita. Perché aveva visto altre versioni di se stessa, nei suoi sogni di Jedi e nelle visioni provocate dalle vergenze mistiche. Versioni di sé che avevano visto morire Ben fra le loro braccia.

Quel destino per loro non si era compiuto e non si sarebbe compiuto mai. La Forza, con loro, era stata benevola. Era inutile pensare a cose che non erano mai accadute. Non a lei, almeno. Non era ancora il momento.

“Troppo pesante” disse guardandosi allo specchio e toccando la torreggiante composizione di trecce. “Non posso avere qualcosa di più semplice? Così mi si spezza il collo.”

Sola sospirò, poi fece suonare un piccolo campanello d’argento che portava legato al polso. Tre cameriere scattarono sull’attenti.

“Ragazze. Così non va. Bisogna provare qualcos’altro.”

E mentre tre paia di mani sconosciute iniziavano a disfare il castello di ciocche, anche Rey sospirò. Era sicura che nessuna Jedi si fosse mai trovata  in una tale situazione. Quando aveva detto a Ben che sposarsi non sarebbe stata una cattiva idea e lui aveva tirato fuori un anello come se non stesse aspettando altro non immaginava un matrimonio in pompa magna.  Eppure eccola lì, dopo avere rimandato per anni, avere preso sotto la sua ala dei futuri Jedi e avere avuto un figlio. Eppure quella era l’esperienza più assurda della sua esistenza.

-

Almeno aveva trovato il tempo per concedersi una tazza di caf.  Finalmente poteva restarsene un po’ da sola, dopo avere scelto l’abito da sposa tra una dozzina di opzioni ingombranti ed esagerate.

Mi scambieranno per la torta nuziale…

Starsene in pigiama per una mezz’oretta era un sollievo. Osservò dalla  finestra gli addobbi che riempivano il parco. “Voi di Naboo sapete davvero come fare una festa…” pensò tra sé guardando nastri, archi di fiori e decorazioni. Poi agitò una mano in direzione di Donac che correva qua e là con gli altri suoi allievi che sembravano divertirsi un mondo.

Poi sospirò spostando lo sguardo sull’abito su un manichino. Rey finì il caf e poi cedette alla tentazione di toccare il delicato tessuto color avorio.  Doveva ammettere che era davvero bello. Non semplice come sperava ma le stava davvero bene e non si sarebbe sentita impacciata  davanti a tutta quella gente che non conosceva, e che sarebbe accorsa a onorare il nipote di Padmé Amidala che convolava a nozze.

Quella, ovviamente, era solo parte della storia. Ma cosa importava? Kylo Ren apparteneva al passato. C’era solo Ben, ora.

Almeno Donac sarà delizioso vestito da paggetto… pensò sentendo il solito moto di tenerezza nel cuore.

E quello che stava attraversando il giardino e che si era fermato a prendere in braccio Donac era proprio Ben.

Adesso sì. Adesso va tutto bene.

Rey corse fuori mentre Donac sgambettava via per tornare a giocare. Lo sguardo e il sorriso di Ben mentre lei gli andava incontro ignorando tutti gli altri la fece sentire a casa.

“Ciao” gli disse senza lasciargli il tempo di aprire bocca e trascinandolo all’interno. Lui rise e non fece la minima resistenza mentre lei trovava un angolo discreto all’interno di uno stanzino guardaroba. Non lo baciava da troppo tempo e non aveva intenzione di frenarsi. Non le importava nulla delle strane superstizioni della gente di Naboo.

“Vuoi che mia zia ci uccida?” le disse lui stringendola compiaciuto.

Appunto…

Sola era una persona adorabile. Ma non voleva che gli sposi si incontrassero prima della cerimonia. Diceva che portava sfortuna e li stava tenendo separati da cinque giorni.

Troppi. Davvero troppi.

“Allora dovevi restartene nascosto” finse di rimproverarlo.  Forse, se fossero stati abbastanza veloci, avrebbero potuto infilarsi in camera senza che nessuno li vedesse. 

E da lì non si sarebbero più sentite quelle urla, giusto?

Doveva essere successo qualcosa di brutto.

Ben sospirò. “Questa è la situazione peggiore che abbiamo mai affrontato.”

“Hai capito cosa dicono?” Le urla si fecero ancora più concitate.

“Ho capito ‘nave’, ‘attacco’ e soprattutto ‘catering’.” Ben non sembrava preoccupato. Solo dannatamente divertito.

“Se è successo qualcosa alla torta nuziale zia Sola impazzirà.”

E anch’io. Mi piacciono i dolci.

Ben ascoltò ancora, con aria attenta. “Ho sentito distintamente le parole ‘foresta’ e ‘saccheggio’.”

“Quindi sono nei guai. Nel bosco,  con il nostro pranzo nuziale.” Rey provò a ragionare in modo lucido. Certo, non era facile. Non in quell’angolino confortante, fra le braccia di Ben.

“I pirati non hanno più morale.” Ben scosse platealmente la testa. “Tranquilla. A quanto sembra non dovrebbero esserci vittime.”

“Andiamo a salvare loro e la nostra torta?” propose Rey rassegnata. Sarebbe stato comunque un buon diversivo.

“Sei in pigiama” le fece notare Ben.

“Vado a procurarmi una vestaglia” rispose lei strizzandogli l’occhio.

-

Era proprio vero che non bisognava mai dare retta alle chiacchiere. Niente pirati. Solo un motore malfunzionante e un atterraggio di fortuna.

Rey guardò con rassegnazione la nave  inclinata in modo assurdo fra le fronde verdi degli alberi. L’equipaggio stava bene. Qualcuno era rimasto ferito in modo leggero ma non era nulla che non potesse essere guarito con un paio di cerotti di bacta.

Almeno siamo usciti di casa…

“Dovremo rimetterla in piedi” sospirò pensando agli strati di crema e sfoglia sparsi ovunque nella stiva, mentre i soccorsi spegnevano un principio d’incendio.

Non voglio vedere. Non voglio sapere.

Questioni da Jedi. Sentiva la presenza di Ben al suo fianco. Sarebbe stato un giochetto da ragazzi. Non dovevano neppure tendere le mani verso il vascello per farlo fluttuare e depositarlo a terra in posizione orizzontale.

La nave si mosse tra il fogliame, rimase sospesa a qualche metro da terra e poi planò sul terreno con la leggerezza di una piuma.

L’applauso dell’equipaggio dietro di loro la fece sentire orgogliosa e la portò a chiedersi ancora una volta cosa ci facesse lì, protagonista di un matrimonio in pompa magna che con lei non c’entrava davvero nulla.

Il capitano era un aqualish dall’aria bonaria. E fortunatamente, parlava il basic con scioltezza. Rey gli chiese con garbo il permesso di entrare nella stiva. Stava fremendo. Ne aveva  abbastanza di drammi e disastri. Forse stava esagerando. Forse quell’atterraggio strampalato non aveva causato nessuna catastrofe. Forse…

“Oh.”

Non capiva come fosse stato possibile. Non sapeva come i sigilli di imballaggio si fossero rotti ma c’era cibo sparso ovunque. E la sua torta nuziale, la sua bellissima torta nuziale di sette piani, piena di fronzoli e ricami  edibili era  ridotta a una enorme frittata dolce e colorata.

“E adesso.?” Le stava venendo da piangere. Un tale spreco di dolcezza…

“Ne faremo a meno. C’è cibo a sufficienza alla villa” le disse Ben poggiandole una confortevole mano sulla spalla. “E a me non interessa se quella massa di perfetti sconosciuti non si ingozza di dolci al mio matrimonio.”

“Dovremo allertare tutte le pasticcerie cittadine. Qualcosa troveremo.” Rey scosse la testa rassegnata. Non le importava degli ospiti. Almeno non di quelli che non appartenevano alla sua cerchia più stretta. Ma zia Sola sarebbe impazzita. E Donac ci sarebbe rimasto malissimo.

“Lascia che ci pensi mia zia. Lei ha sempre una soluzione pronta” le disse Ben, poi accese il comlink e, dopo qualche saluto imbarazzato, spiegò la situazione alla matriarca dei Naberrie.

Quello che seguì sembrava l’urlo di un rapace infuriato. “Come sarebbe a dire che tu e Rey siete insieme? Nel bosco? Tornate subito qui!”

“L’ha presa bene” le disse Ben dopo aver informato la zia che la torta era andata perduta insieme a un quarto del catering.

“Ho sentito ” confermò Rey con un sospiro. L’ennesimo. Non faceva che sospirare, quel giorno. Che dannato pasticcio.

“Troverà una torta adeguata” Ben non sembrava affatto preoccupato. Si guardò intorno come se cercasse qualcosa. “Io e te,  intanto, potremmo portarci avanti col lavoro.”

“Cosa intendi?” gli chiese Rey. Percepiva una strana vibrazione nell’aria ma non riusciva a metterla fuoco.

“Ti piace il tipo di matrimonio che ci aspetta?” le chiese Ben.

Rey non credeva che fosse il caso di mentire. D’altra parte lui conosceva già la risposta. “Lo trovo esagerato.”

“Perfetto”. Lui si sfregò le mani e poi fece un cenno al capitano di raggiungerli.

Poi, come se nulla fosse, sganciò la bomba e lo disse. “Le dispiace salire a bordo con noi e sposarci, capitano?”

“Sei pazzo” Rey rise. Fantastico. Non avevano bisogno di altro. Avrebbero persino potuto usare la  cintura della sua vestaglia per procedere al legamento dei polsi come nel vecchio rito dei Lanai.  Ben la prese in braccio e Rey non protestò. Finalmente stava iniziando a divertirsi. Il capitano li seguì dichiarando “Con molto piacere”.

Certo, avrebbero dovuto darsi una mossa. Tornare per le ultime prove.  E concedere a zia Sola la cerimonia che bramava. Avrebbero rinnovato i voti dopo un solo giorno, l’avrebbero saputo solo loro due e la cosa la divertiva moltissimo.

Ma sul ponte di quella nave da carico, con un capitano aqualish dall’uniforme gualcita, su una nave ancora un po’ sbilenca e in mezzo a sconosciuti contusi ma vivi ed entusiasti, Rey sapeva che sarebbe riuscita a tollerare tutto quello che le avrebbe portato il mattino successivo, dal vestito scomodo, alla folla a cui avrebbe dovuto fare tante moine. Perché sarebbe stato in quel bosco, su quella nave, con le mani di Ben strette nelle sue ed un semplice “lo voglio” che avrebbe ricordato per sempre il suo matrimonio.

 

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