Work Text:
E allora andare che le spine si fanno sfilare
E se chiudo gli occhi sono rose e il profumo che mi rimane
Il cielo notturno e le luci sparse della terraferma si rispecchiavano sulla superficie del lago, creando un magico scintillio intorno alla barca.
Adelaide contemplava il panorama, mentre un venticello leggero le scompigliava i capelli, che le solleticavano le spalle nude. Sospirò: Marcello le aveva preparato una bellissima sorpresa e lei si sentiva in colpa per non riuscire a godersela appieno.
Era così assorta nei suoi pensieri che non si accorse del suo arrivo. Quando sentì qualcosa appoggiarsi sulle spalle, trasalì.
“Pensavo avessi freddo… Ti ho spaventata?”, Marcello l’aveva coperta con la giacca del suo completo.
La donna sorrise: “Ero sovrappensiero. Hai ragione, c’è un po’ d’aria adesso”.
“Che dici, mangiamo il dolce?”
La Contessa acconsentì, nonostante il poco appetito. Marcello aveva pensato a tutto, aveva commissionato una cena completa di tutte le portate da un ristorante della zona e l’aveva fatta recapitare nella barca a vela, noleggiata per l’intera serata. Cenare sulle acque del Garda al tramonto, all’interno di una piccola ma lussuosa imbarcazione, era stato un balsamo di pace e tranquillità e Adelaide ne aveva bisogno. A poco a poco era calato il buio e sul tavolino - decorato con un bouquet di rose rosse - c’erano delle piccole candele accese.
Barbieri fece accomodare Adelaide, scoperchiò il vassoio e le servì una mousse con salsa di lamponi all’apparenza deliziosa. Si sedette di fronte a lei, riempì i calici di champagne e poi si fermò ad osservarla.
“Dì la verità… Soffri il mal di mare e non vedi l’ora di tornare in città, non è così?”
“No, anzi, questa barchetta è deliziosa, la vista da qui è impagabile.”
“Allora vuoi dirmi che ti succede?”, Marcello allungò la mano sul tavolo per afferrare quella di lei, “E’ colpa mia, ho fatto qualcosa di sbagliato?”
Adelaide chiuse gli occhi e scosse la testa: “Certo che no, hai organizzato tutto così bene… Nessuno aveva mai fatto una cosa simile per me e ti ringrazio”.
“Ma?”
“Sono solo un po’ stanca, tutto qui.”
Marcello a quel punto si alzò e accese un piccolo giradischi, che Adelaide non aveva notato prima. Le note di una lenta melodia jazz si diffusero nell’abitacolo e Barbieri le si parò davanti tendendole la mano.
La Contessa alzò gli occhi al cielo divertita: “Ti dico che sono stanca e tu mi inviti a ballare?”
“Chi l’ha detto che voglio ballare?”
La donna sollevò un sopracciglio, fece per dire qualcosa ma Marcello l’afferrò per la mano. Con uno slancio inaspettato, la strinse a sé e i loro corpi aderirono spontaneamente, ormai abituati a cercare quel contatto reciproco.
Le sistemò i capelli dietro l’orecchio: “Adelaide, guardami. Cosa ti turba?”
Scoprirò quello che mi stai nascondendo, Adelaide, in un modo o nell’altro .
Quando erano partiti da Milano, per un po’ era riuscita a dimenticare quella conversazione, si era quasi convinta di essersi lasciata tutto alle spalle. Invece ormai ci pensava da tutto il giorno, da quando erano arrivati a Riva Del Garda.
“Il passato, purtroppo”
“E cosa di preciso?”
Adelaide avvolse le braccia attorno la vita dell’uomo e appoggiò la testa sul suo petto: “Sono stata qui molti anni fa con Umberto”.
“Ed è successo qualcosa?”
“No, è stata una breve vacanza con Marta e Riccardo. Margherita se n’era andata da poco, ero stata io a proporre di cambiare un po’ aria…”
“Quindi è il pensiero di Umberto che ti intristisce?”
“Ho paura, Marcello”
Lo disse tutto d’un fiato e si sentì come alla fine di una corsa, tanta era la fatica che le costava ammettere le proprie debolezze.
Così vicina a lui, lo sentì trattenere per un attimo il respiro, spiazzato.
“Di che cosa?”
“Di rimanere per sempre legata a lui”
Glielo aveva promesso a parole quel giorno, proprio sulle sponde di quel lago, e poi glielo aveva dimostrato con i fatti per tutti i giorni che avevano passato sotto lo stesso tetto.
Io ci sarò sempre per voi, siete la mia famiglia .
Questo ci unisce più di qualsiasi altro legame , aveva dichiarato Guarnieri e in quel momento Adelaide non desiderava altro.
E ci legherà per sempre, aveva aggiunto decisa.
“Le persone non si possono dimenticare con uno schiocco di dita e io lo so bene…”, Marcello le accarezzò la schiena, un contatto delicato e inebriante, “Ma ci riuscirai, hai già fatto dei grandi passi”.
La Contessa sollevò la testa per incontrare il suo sguardo: “Questa volta temo sia lui a non volerlo fare… Non sopporta l’idea che io abbia dei segreti nei suoi confronti”.
“Ti ha detto qualcosa riguardo…?”
Barbieri tenne la frase sospesa: le aveva promesso che non ne avrebbero più parlato.
“Vuole scoprire la verità e non credo si fermerà tanto facilmente. Ha persino contattato i suoi agganci a Ginevra, io non capisco, dovrebbe essere concentrato sul suo matrimonio, e invece…”
“Adelaide, calmati. Se Umberto è così determinato a scoprire i tuoi segreti, io lo sarò ancora di più a difenderli. Non hai nulla da temere”.
“Sai cos’è che più mi rammarica?”, disse tornando ad appoggiare la guancia sul suo petto, “L’aver sacrificato tutta la mia vita per lui. Per Marta e Riccardo lo rifarei senza esitare, ma Umberto non si meritava la mia abnegazione, avrei potuto…”, si bloccò per ingoiare il boccone amaro, “Mi sono illusa per più di vent’anni. E me ne sono accorta troppo tardi”.
“Non è troppo tardi…”
“Lo sai anche tu”, la Contessa lo guardò, il cuore in fiamme e gli occhi sull’orlo dell’esondazione, “Il tempo non torna indietro, la mia gioventù è ormai solo un ricordo, appartengo ad un mondo che si volge al declino. Umberto si è preso i miei migliori anni e la cosa peggiore è che sono stata io a donarglieli, volontariamente!”
“No, ora fermati e ascoltami”, Marcello la teneva saldamente per la vita, “Lui non ha alcun diritto su di te, questo legame di cui parli esiste perché sei tu a crederlo. Se tu continui a dargli il potere di influenzare la tua vita, lui se lo prenderà. Devi essere tu a prendere le redini, Contessa…”
Fece una breve pausa per osservarla e sul suo volto comparve un sorrisetto malizioso: “E sappiamo entrambi che ne sei capace”.
La dote di Marcello di passare da un discorso serio ad uno completamente sconveniente in un batter d’occhio, la faceva sempre sorridere: “Stiamo ancora parlando di Umberto?”
Per tutta risposta, Barbieri si allontanò e si piazzò all’ingresso della cabina letto, la schiena addossata allo stipite e le braccia conserte.
Adelaide, lusingata e divertita, lo guardò con aria di sfida: “Ti pentirai di avermi lasciato le redini, Barbieri ”.
–
“Mi lasci ogni volta senza fiato…”
Marcello, ancora ansimante, se ne stava disteso con gli occhi chiusi. Adelaide si sollevò sul gomito, ammirando la sua pelle che brillava al bagliore della luna.
Con lui faceva l’amore come con nessun altro: certo, nel corso degli anni aveva condiviso il letto con uomini giovani e prestanti, ma negli occhi di Marcello brillava una luce che non aveva mai visto prima.
Mentre si stringevano e si muovevano, in quell’unione di corpi e di respiri, con il suo sguardo lui la spogliava di ogni velo, di ogni maschera, di ogni paura. Non si era mai sentita così vulnerabile…e allo stesso tempo così vera.
“Sai bene che, se mi provochi, io non mi tiro indietro”, replicò la Contessa, che con un gesto delicato gli scostò i capelli dalla fronte sudata.
Si guardarono negli occhi per un interminabile secondo.
“Mi fai stare bene, Marcello”
Lo pensava davvero. Non si era mai sentita così amata, mai , da nessuno. Non si trattava di quella felicità passeggera, che dura il tempo del crescendo di piacere fisico: era la serenità che nasce dopo la fusione, che ti fa addormentare cullata dal battito del suo cuore, dal profumo della sua pelle. Era il desiderio di condividere tutto, nel bene e nel male, e anche la paura di perdere qualcosa di così prezioso.
“Vieni qui”
Marcello le fece spazio tra il mento e la spalla mentre lei si adagiava accanto a lui, le prese una mano e la portò al suo petto tenendola stretta.
“Farò sempre tutto quello che posso per renderti felice. Te lo meriti”
Se anche avesse avuto qualche dubbio in merito, con lui aveva cominciato a credere che sì, anche lei aveva diritto ad essere felice.
