Actions

Work Header

La seconda prova

Summary:

"Non pensavo che quella pozione avesse degli effetti collaterali".
"Sebastian, qualsiasi pozione se ingerita ventidue volte di fila porterebbe a effetti collaterali".
Giacinto emise un basso lamento.
"Devo vomitare..."

 

------------
Il boss finale della seconda prova dei Custodi mi ha legnata per bene, ho usato 22 delle 25 fiale di pozione rigeneratrice che avevo e subito dopo mi sono chiesta se fosse effettivamente salutare prenderne così tante tutte insieme.
E quindi ho scritto questa storia👌
Abbiate pietà, è tutto molto a caso.

Notes:

Questa /non/ è una vera e propria storia, è importante chiarirlo subito per non deludere eventuali aspettative.

Per ora non intendo presentare come si deve il mio personaggio, voglio solo scrivere brevi scenari basati su eventi in game o situazioni immaginarie.
Pubblico qui solo per non rischiare di perdere le storie a causa di eventuali malfunzionamenti del telefono.

In ogni caso, l'MC da me creato nel gioco si chiama Giacinto (so che non è il massimo, ma ho da lungo tempo accettato che i nomi non sono il mio forte 🥹), è un tassorosso ed ha un carattere mite ed equilibrato, poco impulsivo, più cauto e riflessivo. È gentile, ma non esita a dire a qualcuno che sta sbagliando, soprattutto se quel qualcuno è una persona a cui vuole bene.

Non so se qualcuno leggerà davvero questa storia, ma anche se così non dovesse essere, per me andrebbe bene comunque.

Per finire, non sono una vera fan di Harry Potter, quindi non aspettatevi la massima accuratezza.

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

I corridoi si erano fatti più silenziosi, le spazzole insaponate degli elfi domestici graffiavano il pavimento negli angoli più nascosti e il fuoco crepitava nei camini.
Da tempo le posate erano state abbandonate in piatti vuoti e non un battito d'ali riempiva il crescente silenzio della sera. I gufi risposavano già nella guferia.

Ominis tese la bacchetta in avanti, più incerto su come muoversi quando il silenzio lo privava di un secondo senso.
La strada verso i sotterranei era familiare, ma aveva imparato a sue spese che un libro volante, una chiave lanciata a tutta velocità per il corridoio o l'improvvisa apparizione di Pix erano eventualità sempre possibili e imprevedibili.

L'ingresso della Sala comune di Serpeverde non era distante quando, congiuntamente al suono d'allerta emesso dalla sua bacchetta, qualcosa all'altra estremità del corridoio attirò la sua attenzione.
Non furono tanto i passi, pesanti e trascinati, quanto il respiro dello sconosciuto a indurlo a fermarsi. Inspirava velocemente, come se cercasse di ottenere più aria possibile. Boccheggiava, i piccoli singhiozzi ne erano un chiaro indizio. E quando espirava era lento e tremava.
Il suono della stoffa contro la ruvida roccia suggerì a Ominis che l'altra persona si stesse appoggiando alla parete del corridoio.

Avanzò di poco, incerto sul da farsi.
"Laggiù!", chiamò, "Va tutto bene?"
Qualsiasi traccia di esitazione o diffidenza nei suoi gesti e nella sua voce evaporò quando riconobbe la voce che, a fatica, rantolò il suo nome.
"O-ominis..."
Quasi lasciò cadere la bacchetta quando, con uno scatto fin troppo avventato per la sua condizione, si precipitò al fianco di quella figura ansimante.
"Giacinto!", esclamò, cercando a tentoni di afferrare qualcosa. Il braccio, la spalla, qualunque cosa.
Trovò la spalla. Tremava.
"Cos'è successo? Sei ferito?"
Forse lo chiese con più enfasi del necessario, ma la paura che l'altro gli stesse sanguinando davanti senza che lui potesse accorgersene lo stava divorando dall'interno. Anche se non sentiva odore di sangue.
"N-no.", arrivò la risposta del ragazzo e Ominis quasi sospirò di sollievo.
"Hai... hai la febbre? Ti fa male da qualche parte? Testa? Pancia? Stai respirando velocemente, è... Dimmi cosa fare per aiutarti, ti prego", Ominis non sapeva cosa fare, da dove cominciare.
"Ho caldo...", ansimò l'altro. "E gli occhi... gira tutto"
Allora Giacinto si appoggiò con la schiena contro il muro e per alcuni minuti, Ominis tentò di aiutarlo a trovare un ritmo che rallentasse la respirazione.
"Andiamo, ti porto in infermeria", disse infine.
Aveva già sfoderato nuovamente la bacchetta, cercando di individuare la polvere volante più vicina, quando una mano gli strinse il polso. La stretta era salda per qualcuno che tremava a quel modo.
"No.", disse il Tassorosso. "Niente infermeria."
"Ma-"
"Ominis!"
Si zittì.
"Ominis, io...sto- sto bene. Non serve l'infermeria. Ho solo bisogno...di un minuto."
Tentò un respiro profondo, tossì un poco e si lasciò scivolare contro il muro, volgendo infine il viso verso il soffitto per respirare meglio.
Ominis era senza parole, incerto oltre ogni misura su cosa fosse accaduto e cosa fare in quel momento.
Non poteva gestirlo da solo, non quando non poteva neanche vedere se il volto dell'amico fosse contorto in una smorfia di silenzioso dolore oppure disteso in un tentativo di rilassarsi.
"Pensi di poter camminare ancora un po'?", chiese infine.
"...certo"
Se con quella risposta Giacinto aveva pensato di rassicurarlo, per Ominis fu esattamente l'opposto.

●●●●

Non poteva portarlo al Sotterraneo, non nelle condizioni in cui era. Serviva un letto, una superficie comoda su cui farlo stendere.

Entrare nella Sala comune di Serpeverde fu più semplice del previsto, sia lodato Merlino.
Per una fortuita coincidenza, la sala era praticamente deserta e, anche se qualcuno li vide, nessuno trovò necessario fermarli.
Ominis decise saggiamente di ignorare il fatto.
Fu un sollievo vedere, una volta aperta a fatica la porta della loro stanza condivisa, Sebastian seduto sul suo letto.
Teneva in mano una piuma d'oca, dalla cui punta una goccia d'inchiostro minacciava di cadere e rovinare le morbide lenzuola smeraldine. Leggeva da un libro consunto e scriveva su una pergamena piena di macchie nere e correzioni. Altri due libri coprivano l'estremità inferiore del letto.
In altre circostanze Ominis, che poteva dedurre le condizioni in cui versava l'amico dal suono delle pagine che venivano girate e dall'appena percettibile rumore del piede di Sebastian che batteva contro il lato del letto, un gesto istintivo che Ominis aveva imparato ad associare ai momenti di più vera concentrazione, avrebbe sospirato e sgridato l'amico per essersi ridotto un'altra volta all'ultimo minuto con i compiti assegnati dai professori. Sebastian allora avrebbe annuito, pronto a farsi scivolare addosso quelle parole come se non fossero state mai pronunciate, e avrebbe riposto penna e pergamena, trovando subito qualcosa di più interessante di cui discutere.
Ma non era quello il momento.

Quando Sebastian sentì la porta aprirsi alzò lo sguardo sorridendo, pronto a concludere la sua noiosa sessione di studio con l'arrivo dell'amico, ma ciò che vide fece morire ogni traccia del sorriso.
"Sebastian", chiamò il biondo, trascinando l'amico che, di minuto in minuto, si appoggiava sempre di più al suo corpo.
"Ominis!"
Sebastian si alzò velocemente dal letto, correndo dai due e aiutando a sostenere il peso del Tassorosso.
Lo guidarono fino al letto di Ominis e lì lo fecero stendere.

La fronte di Giacinto era imperlata di sudore e il viso era contratto in una smorfia sofferente.
Rapidamente, i due Serpeverde iniziarono a sbottonare il pesante cappotto dell'altro; poi slacciarono la cravatta e aprirono il gilet, nel tentativo di aiutare col calore.
"Cos'è successo?", chiese Sebastian mentre arrotolava maniche bordate di giallo.
Ominis si mosse per andare a prendere il catino accanto al letto. Cercò a tentoni la brocca riposta sul vicino scaffale e afferrò il primo asciugamano che gli capitò di toccare.
"Non ne ho idea", disse. "L'ho trovato così, poco lontano da qui"
Versò l'acqua nel catino, vi bagnò l'asciugamano e lo porse a Sebastian.
"Come ti sembra, Sebastian? È... è grave?"
L'altro iniziò a tamponare l'asciugamano sul viso dell'amico.
"Non lo so. È pallido"
Immerse nuovamente il panno nel catino, lo ripiegò e glielo poggiò sulla fronte.
"Ehi, Giacinto", chiamò Sebastian. "Potresti dirci cos'è successo? Vogliamo aiutarti"
Giacinto battè alcune volte le palpebre, come se cercasse di mettere a fuoco qualcosa, poi si portò una mano tremante al viso e si strofinò gli occhi.
"Stavo affrontando... la prova dei Custodi"
Sebastian si bloccò. Ricordava quel nome.
"Una... armatura gigante e faceva... male, male"
Ominis era visibilmente confuso, ma Sebastian non disse nulla, serrò solo le labbra in una linea sottile.
"Ho dovuto... venti... no, ventidue fiale. Mi sento male"
"Ventidue fiale... di pozione rigeneratrice?!", gli fece eco il moro, incredulo.
Anche Ominis sollevò le sopracciglia in un'espressione sbigottita.
"Non pensavo che quella pozione avesse degli effetti collaterali"
"Sebastian, qualsiasi pozione ingerita ventidue volte di fila porterebbe a effetti collaterali"
Giacinto emise un basso lamento.
"Devo vomitare..."

Allora, tentando di evitare un disastro, i due aiutarono il Tassorosso a mettersi seduto e fecero appena in tempo a chiamare a loro un secchio che il ragazzo vi si inginocchiò sopra.
Sebastian accarezzò la schiena dell'amico per tutto il tempo, tenendogli, con l'altra mano, i capelli lontani dal viso. Ominis si sedette sul letto alle loro spalle.

"È un bene che stia vomitando", disse.
Sebastian annuì e, quando fu tutto finito, porse all'altro un fazzoletto e lo aiutò ad alzarsi, stringendolo saldamente per via delle ginocchia tremanti.
"Meglio?", chiese infine.
Giacinto annuì stancamente e fece per sedersi nuovamente sul letto.
"Lo stomaco... non fa più male", borbottò.

Ominis si fece da parte e in poco tempo il ragazzo fu di nuovo steso, questa volta sotto le coperte.
"Grazie", mormorò Giacinto. Gli occhi facevano fatica a stare aperti.
"E perdonatemi per il fastidio..."
"Va tutto bene, davvero", disse Ominis mentre accarezzava col più leggero dei tocchi il dorso della mano dell'altro. Il suo volto mostrava un piccolo sorriso.
"Esatto", gli fece eco Sebastian, sedendosi dall'altro lato. Sorrideva anche lui.
"Potrai sempre contare su di noi, lo sai, vero?"
Giacinto chiuse gli occhi e sorrise.
"Capito"

Si addormentò quasi subito, fiaccato dalla fatica, dalla tensione della lotta e dalla malattia.
I due ragazzi rimasero accanto a lui fino a quando il suo respiro non divenne pesante.

●●●●

Fu spenta l'ultima lampada e il buio cadde nella stanza.
Giacinto dormiva tranquillo nel letto di Ominis e i due Serpeverde stavano ancora cercando di trovare una comoda sistemazione nel letto di Sebastian, troppo stretto per due persone.

"Sebastian", sussurrò Ominis quando un equilibrio fu trovato. "Chi sono i Custodi?"
Seguirono alcuni attimi di silenzio.
Era un segreto, un'informazione che Giacinto gli aveva rivelato in via confidenziale.
Sebastian sapeva che non spettava a lui rivelarlo, nemmeno al suo migliore amico.
"Niente di buono, se lo portano a ridursi così", disse solo.

Nulla più fu detto finché le ombre non si ritirarono per far posto alla rosata alba.

Notes:

Stavo pensando ad una serie libera e molto rilassata di storielle omegaverse coi medesimi personaggi. Chissà...