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Il volo del falco
Sinbad giocherellò con un orecchino dorato e socchiuse gli occhi. «Lo schiavo ribelle che mi ha umiliato quando era solo un bambino adesso vuole entrare tra le mie fila?» domandò, piegandosi in avanti. I suoi lunghi capelli viola ondeggiavano morbidi intorno al suo viso e alcune ciocche gli mettevano in ombra gli occhi.
«Heheh, non è colpa mia se facevi dei discorsi da idiota» scherzò Tsuyoshi, chiudendo gli occhi. «Ti ha fatto bene quella svegliata, ora sei un fighissimo imperatore. Si può dire, re pirata, che è tutto merito mio».
Sinbad scoppiò a ridere. «Hai sentito Jafar? Questo ragazzino ha come sempre coraggio da vendere» scherzò.
«Avete intenzione di metterlo alla prova?» domandò Jafar, incrociando le braccia al petto. Le sue fiamme facevano levitare dei nastrini intorno a lui.
Sinbad schioccò la lingua sul palato, il bollente sole del deserto faceva brillare i suoi innumerevoli gioielli e monili. Guardò gli occhi color smeraldo di Jafar brillare e s’illuminò a sua volta.
Abbatti il falco sacro con le tue frecce e sarai dei nostri propose Sinbad. Jafar porse al giovane arco e frecce, pensando: "Se lo dovesse uccidere verrà condannato a morte e se fallirà il suo fato sarà lo stesso".
Tsuyoshi prese l’armamento e si spostò in modo che la luce non gli arrivasse negli occhi. S’irrigidì, imparando a memoria il tragitto che l’animale ripeteva ciclicamente sulle loro teste e calcolò il vento utilizzando il naso per riconoscere le correnti.
Scossò un paio di frecce, colpendo delle piume caudali dell’animale senza ferirlo. Il falco atterrò e Tsuyoshi balzò, afferrandolo, rialzatosi tenendolo tra le braccia, corse eccitato verso Sinbad. «Il suo pollo!» festeggiò.
«Ottimo lavoro» si congratulò Sinbad, sfregandosi le mani.
