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Le lenzuola ancora calde avvolgevano i nostri corpi nudi. Con le dita sfioravo la pelle del petto di Marcello creando delle forme casuali. Imbambolata sentivo gli arti incapaci di fare qualsiasi movimento, come bloccati. Eravamo persi in quel silenzio rilassante in cui più nulla contava se non i nostri battiti e il punto in cui i nostri corpi si univano.
Uscii tutto a un tratto da quello stato di trance e mi guardai attorno accorgendomi del caos che regnava nella mia stanza d’hotel. I nostri abiti erano al suolo sparsi alla rinfusa, lo specchio alla mia destra aveva una particolare cornice dorata che lo contornava. Essa aveva incisi piccoli germogli in rilievo che si attorcigliavano tra loro e decorazioni floreali. Alla sua sinistra c’era la cassapanca in legno di un colore ramato, con al suo interno qualche vestito di ricambio portato per il soggiorno di qualche giorno. Alla mia sinistra emergeva solo un piccolo comodino, anch’esso ramato, con al di sopra un’abat-jour e un paralume dai colori delicati della panna e una base in legno intagliata con i più particolari disegni floreali.
La stanza, se fosse stata più ordine, l’avrei potuta considerare accogliente, ma non era questo il caso. In fondo ci sarei dovuta restare solo qualche giorno in quell’hotel e la presenza di Marcello durante quel soggiorno mi faceva sopportare decisamente di più la situazione. A un certo punto le dita calde di Marcello, spostandomi una ciocca di capelli dietro l’orecchio, attirarono la mia attenzione e a quel gesto così familiare mi feci scappare un’incurvatura delle labbra che sarebbe potuta essere scambiata per un sorriso.
“Chissà cosa penseranno le signore delle pulizie vedendo il mio letto perfetto ogni mattina” Affermò Marcello con tono scherzoso.
Anche ad Adelaide la cosa fece sorridere, ma quasi subito tornò seria. Con la voce tremolante e ridotta a un sussuro, propose: “E se invece invece la prossima volta ci prendessimo una camera in due?”
A Marcello nel sentire già solo ‘la prossima volta’ gli si illuminarono gli occhi, ma quello che sentì in seguito lo fece obbligare a ri- sistemarsi dalla posizione in cui era, come per assicurarsi di essere sicuro di quello che aveva sentito.
Nella testa di Adelaide c’era tutt’altro, che non riuscendo a vedere l’espressione di Marcello dallo specchio, si fece travolgere dai suoi pensieri. Mille dubbi le sommersero la mente e altrettante preoccupazioni le invadevano il cuore. Se non avesse accettato? Se le avesse detto che era una pessima idea? Se avesse messo le distanze per chiarire che tra loro non era una cosa seria? Marcello nel vedere la sua espressione cambiare a trasformarsi in un velo di ansia e paure le accarezzò la spalla nuda e lentigginosa come per tranquillizzarla e farle capire che non si doveva preoccupare e che lui non l’avrebbe mai lasciata.
Questo gesto la fece tornare alla realtà facendola voltare verso di lui e gli rivolse un sorriso incerto. Marcello, a cui quel sorriso non convinse, la fece sistemare davanti a lui con l’obiettivo di parlarle e rassicurarla. Marcello cercò i suoi occhi ma lei rivolse lo sguardo verso il basso quasi subito, come a prevedere le sue mosse, Marcello le prese delicatamente il mento fre le mani, spostando con leggerezza il suo viso con l’intento di spostare lo sguardo di Adelaide nei suoi occhi, cercando in questo modo di avere la sua completa attenzione e facendo trasparire i suoi pensieri con gli occhi.
“Una proposta del genere non me la sarei mai aspettata dalla Contessa di Sant’Erasmo, ma dalla mia fidanzata e donna che amo sì" Gli disse con gli occhi pieni di dolcezza e rispetto verso la persona davanti a sé.
Ad Adelaide questa frase le fece pensare e tutti gli uomini che aveva avuto in precedenza e in particolare ad Umberto che non le aveva mai rivolto parole così semplici ma che l’avevano fatta sentire a casa come mai si era sentita in vita sua. Perché in fondo lei era sempre stata la zia, la terza incomoda, una sostituta di sua sorella Margherita e mai al centro dei pensieri di qualcuno come ora. Si sentiva amata.Si sentiva capita e ascoltata senza bisogno di parlare. Le sue parole la rassicurarono, ma soprattutto il suo sguardo, che le scaldava il cuore ogni volta con quegli occhi scuri che la rapivano ogni volta e le facevano esplodere il cuore del desiderio di vivere. Con lui. Sempre.
Con gli sguardi ancora incatenati entrambi ci venimmo incontro e i nostri corpi si scontrarono, entrambi erano in ginocchio, i nostri corpi bramavano l’un l’altro, le nostre labbra si unirono e incominciammo a baciarci appassionatamente. Marcello prese per la vita Adelaide, mentre lei affondava le mani nei suoi capelli scuri e arrufati a causa della notte precedente. Cadderò all’unisono dal lato opposto dei cuscini, i loro corpi uniti si muovevano frenetici e pieni di passione. Marcello si unì ad Adelaide facendola sdraiare andandosi a posizionare sopra di lei. Cominciò a riempirla di baci e leggeri morsi dappertutto. Con movimenti da lenti a sempre più veloci e passionali un esplosione di piacere intenso e sicero esplose in entrambi nello stesso momento, mentre Marcello durante un bacio sulla mascella di Adelaide le succhio delicatamente la pelle. I due si staccarano senza mai smettere di mangiarsi con gli occhi. L’ammirazione che provavano l’uno per l’altro era immensa e l’amore e la speranza di una vita insieme traboccava dai loro occhi sognanti.
“La prossima volta vuoi che prendiamo una camera in due giusto? Perché a me sembra un’ottima idea”
Disse Marcello col sorriso.
Dopo queste parole la sonora e sincera risata di Adelaide riempì la stanza.
Erano stanchi. Molto stanchi, ma felici. Terribilmente felici.
Quel giorno i mille dubbi e preoccupazioni di Adelaide la alleggerirono e si dimezzarono notevolmente. Con lui si sentiva a casa non c’era altro modo per spiegare l’immensa felicità che provava nel vederlo e nel stargli accanto come se fosse la sua donna. Anzi no, in quanto sua donna.
Prorio come le aveva fatto notare Marcello.
Per la prima volta si senti di appartenere a qualcosa. A qualcosa di solo suo. Il suo piccolo e bellissimo mondo.
