Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2023-07-28
Words:
4,362
Chapters:
1/1
Kudos:
21
Bookmarks:
1
Hits:
289

Freddie

Summary:

Os ispirata a una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, che mi fa pensare troppo a Manuel.
Quindi, eccoci qua.

Work Text:

Manuel si sentiva perso. Perso e spento. Ed è difficile accettare di sentirsi spenti quando hai sentito cosa si prova ad essere luce. Erano stati momenti molto brevi, come quando provi ad accendere un accendino scarico: lo sfregamento con la pietra focaia che provoca quelle scintille che ti danno speranza, ma che sono destinate a durare quanto un battito di ciglia. E Manuel e Simone di scintille ne avevano provocate parecchie; si erano lasciati trasportare da quella speranza che la fiamma alla fine sarebbe arrivata; ma Manuel era (o meglio si sentiva) un accendino scarico e le scintille sono rimaste scintille, nessuna fiamma a divampare. 

La luce di Manuel era stata Simone. Simone che lo aveva aspettato quando ancora non capiva cosa erano tutti quei turbamenti che sentiva; Simone che gli era stato accanto quando era riuscito a dare un nome a quei turbamenti ma era difficile esternarlo al mondo; Simone che non si era allontanato nemmeno quando Manuel aveva chiesto più tempo, che quello che avevano era prezioso e non voleva che il giudizio degli altri lo sporcasse. Simone che, però, adesso era lontano.

Dopo la fine del liceo, infatti, Simone aveva deciso di frequentare Ingegneria a Bologna. Manuel, invece, aveva deciso di prendersi un anno sabbatico. Sarebbe rimasto a Roma, anche perché, dopo il ritorno del padre nella sua vita, tutto era diventato ancora più caotico: il rapporto con sua madre Anita si era fatto difficile e vivere sotto lo stesso tetto con uno che aveva fatto finta che tu non esistessi per 18 anni non era propriamente una passeggiata di salute.

Erano passati 4 mesi da quando Simone lo aveva informato che aveva deciso di andare a Bologna. "Manu, ti devo dire una cosa. Però, promettimi che dopo che ti avrò detto questa cosa, le cose tra noi rimarranno le stesse". "Ahò Simò, ma che me devi dì? Mica hai sfonnato n'artra macchina, no? Stavolta io non ho fatto niente pe' giustificà sta gelosia che c'hai...". 

Simone aveva sorriso, ma si era fatto subito serio, "No Manuel, non sto scherzando! Me lo devi promettere." E Manuel glielo aveva promesso, ma non era pronto alle parole che avrebbe pronunciato Simone. Sì, lo sapeva che c'era la possibilità che Simone andasse fuori per studiare, aveva fatto vari test d'ingresso, ma sperava, egoisticamente, che quelle scintille che c'erano tra loro lo avrebbero convinto a rimanere a Roma. 

"Ho deciso di andare a studiare a Bologna. Mi piace la città, mi piace il piano di studi che ha l'Università e, bè... sì, insomma, tra un mese mi trasferisco."

E Manuel glielo aveva promesso, ma lo sapevano entrambi che non era un campione di coerenza; ne avevano parlato e, nonostante quel testardo di Simone, avevano deciso che le scintille potevano aspettare. Sarebbero rimasti amici, ovviamente, ché l'uno senza l'appoggio dell'altro ormai non ci sapevano stare, ma tutte le implicazioni "amorose" sarebbero rimaste in stand by. 

La pietra focaia ormai si era consumata.

Simone era partito a metà settembre e Manuel aveva passato 3 mesi d'inferno. 

Ora è il 22 dicembre, Manuel è arrivato a un punto di rottura. Ha di nuovo litigato con suo padre, è stanco di dover combattere contro i mulini a vento. Controlla tutti i mezzi di trasporto che lo potrebbero portare lontano da Roma, da quella città che ha perso le scintille ormai da settembre, da un padre che avrebbe voluto non conoscere. 

Fa partire una chiamata, e il destinatario risponde al secondo squillo nonostante sia ormai l'una di notte. "Domani mattina alle 6 e 20 sono da te. Mi vieni a prendere?". 

Manuel sale sul Flixbus che lascia la stazione di Tiburtina all'1 e 40, prende il cellulare e preme play sulla riproduzione casuale di Spotify...

 

Freddie sta' attento e non dirlo a tuo padre
Chissà cosa potrebbe far
Tu lascialo stare, tra slot e zanzare
Insieme agli amici del bar

Dentro 'sto Flixbus che sembra volare
Tu cadi e non riesci ad aggrapparti
Perché la tua vita va troppo veloce
Più dei giudizi degli altri

 

Con un viaggio di 4 ore e mezza davanti a sé, Manuel vorrebbe solo dormire. Ma i pensieri nella sua testa fanno più rumore della canzone che ha nelle orecchie. 

Ripensa a quando suo padre è ricomparso nella sua vita. Lui non l'aveva presa bene fin dall'inizio: perché uno che era sparito alla notizia della sua esistenza sotto forma di embrione, all'improvviso si era ripresentato nella sua vita?

E ci aveva provato. Ci aveva provato a cercare di instaurare un rapporto con quell'uomo; lo aveva fatto soprattutto per sua madre. Anita, che si era sobbarcata la sua crescita, la sua ribellione adolescenziale e il suo "passato malavitoso" da sola, aveva visto in quel ritorno la possibilità di avere quell'equilibrio, soprattutto economico, che a entrambi era mancato per tutta la vita. 

A Manuel non interessava che quell'uomo potesse garantirgli una vita decente senza più doversi preoccupare di sfratti o di bollette. A Manuel interessava solo che sua madre avesse la calma che aveva sempre desiderato e, così, l'aveva accontentata. 

Erano andati a vivere tutti insieme, cercando di simulare la famiglia che avrebbero dovuto essere. Ma una famiglia non puoi costruirla nel giro di pochi mesi, pretendendo di dimenticare tutto quello che non era stato. A maggior ragione quando ti trovi a condividere l'aria in casa con uno di quelli che dice "non sono razzista, ma...".

 Più volte si era ritrovato a litigare per delle sue uscite molto discutibili.

Una volta aveva commentato la notizia di un'aggressione ai danni di due ragazzi che erano stati picchiati perché avevano "osato" baciarsi in metropolitana. "Io non sono omofobo, loro possono fare quello che vogliono, ma abbiano almeno la decenza di non farlo in pubblico".

Manuel era sbottato, "Ma che stavano a fa' de' male? Si stavano baciando. Nun penso che non hai mai visto una coppia baciasse pe' strada..."

"Ma che centra?", aveva replicato quell'uomo, "se vedo un uomo e una donna che si baciano per strada mica mi schifo".

Manuel si era alzato da tavola, senza neanche rispondere a tono perché tanto sapeva che avrebbero finito per urlarsi contro come al solito; ma da quella discussione aveva capito che lui, al padre, faceva schifo.

E Manuel aveva tanta voglia di lasciarsi indietro tutto quello che la gente avrebbe potuto pensare di lui e del suo essere bisessuale, che fino ad ora lo aveva detto solo a Simone. Ma era difficile, e nella sua testa la guerra che si combatteva tra la scelta di vivere la sua vita come cazzo voleva e quella di viverla senza essere giudicato troppo dagli altri, vedeva sempre come vincitrice la seconda fazione.

 

 

Freddie sta' attento e non dirlo a tua madre
Anche se lei nel cuore già sa
Ha preso in affitto due occhi diversi
Per piangere lontano da tuo papà

Il corridoio che vi separa
Sta sotto al tetto che vi unisce
E lei non te lo dice ma ti ama davvero
Anche se forse non ti capisce

 

Manuel sente il cellulare vibrare per la decima volta in meno di un'ora. Accende lo schermo e trova 5 chiamate perse di Anita ed altrettanti messaggi su WhatsApp.

Deve riconoscerlo: essere scappato via senza dire niente a nessuno, nemmeno a sua madre, era stata una scelta avventata. Ma dopo l'ennesima litigata con il padre non ce l'aveva più fatta.

"Sto andando da Simone. Ti faccio sapere quando torno", le scrive su WhatsApp. "Forse dovremmo rivede' il concetto di equilibrio che dovevamo trova' con quell'essere, perché a me sembra che stamo a precipita' e lo schianto non sarà piacevole", aggiunge. Spegne lo schermo e rimette il telefono in tasca.

E la sua testa continua a pensare. Pensa a quando la madre gli si era avvicinata e gli aveva chiesto un'opportunità per quella famiglia che aveva tardato a formarsi, ma che, forse, aveva ancora una speranza. "Manuel, lo so che a te sembra 'na cosa sbagliata; ma c'avemo l'opportunità de' vive' come du' persone che non devono arrancare; e io non ce la faccio più a sopporta' de vedette con sto broncio perché nun ce potemo permette' manco 'na cena fori. Io vorrei vedette sempre come quando stai co' Simone, che c'hai quel sorriso che sembra che può prendè foco tutto da un momento all'altro e a te non interesserebbe niente lo stesso". E sua mamma non lo sapeva che il fuoco non ci sarebbe mai potuto essere, perché lui e Simone erano destinati solo a coprirsi di scintille.

Ripensa anche a quante volte ci aveva litigato dopo quel giorno. "Manuel, però promettimi che ci provi veramente co' tu' padre e che non fai le cose tanto pe' fa'". Ma Manuel, come sappiamo, non era bravo a mantenere le promesse e con quell'uomo si era ritrovato a litigare almeno una volta al giorno, almeno quando era a casa e non si rifugiava a Villa Balestra, sparendo per giorni.

E da quando Simone era partito e non aveva più il suo rifugio, era costretto a rimanere in quella casa dove nessuno parlava con nessuno, ognuno rinchiuso nella propria stanza, accomunati solo dal tetto che li riparava dal mondo esterno.

Ripensa a quanto volte aveva pensato di dire a sua madre che il sorriso che aveva con Simone non era dovuto solo all'amicizia che c'era fra di loro, ma a qualcosa di più viscerale che sembrava legarlo a lui dalla prima volta che si era permesso di guardarlo veramente negli occhi, da quel tatuaggio fatto nel garage. Molte volte aveva pensato di dirle di essere bisessuale, ma aveva paura, chè quando suo padre si pronunciava su tali argomenti, lei stava zitta e non si esprimeva. E, forse, il silenzio della madre lo annientava più dei giudizi del padre.

Il cellulare vibra di nuovo. "Scusami se ti ho costretto a tutto questo. Quando torni ne riparliamo, solo io e te. Salutami Simone. Almeno con lui so che sarai tranquillo, solo lui riesce sempre a calmarti"

 

 

Oh oh oh ooh, fuori in strada che buio che c'è
Oh oh oh ooh, ma domattina io arrivo da te
Perché tra un bacio ed il cannibalismo
In fondo la differenza non c'è
Baciami forte fino ad inghiottirmi
E vivrò per sempre all'interno di te

 

 

Sono ormai le 3 e mezza; Manuel è in viaggio da quasi due ore, ma il sonno non sembra volerlo raggiungere. Guarda fuori dal finestrino e si lascia incantare dalla strada. Non sa se è per il sonno mancato, per la sua situazione psicofisica generale o solo per il suo essere romantico, anche se non lo ammetterebbe mai ad alta voce; in realtà, è solo molto stupido. Ci vede qualcosa di poetico in quella strada, una similitudine con la sua vita. Per come la vede lui, quella strada è completamente buia, ma ogni tanto c'è un lampione che interrompe questo buio, anche se solo per un decimo di secondo. Pensa che quella strada è un po' come la sua vita, buia e triste; ad interrompere questa nera monotonia, poi, era arrivato Simone ("Pensa 'n po', fa' pure rima con lampione"); e Simone riusciva ad illuminarlo per il tempo che lui gli concedeva, molto spesso un decimo di secondo. Maledetti lui e quella paura del giudizio della gente.

Simone che accoglieva tutte le sue lamentele sulla sua nuova vita con il "padre prodigo"; "Manu, non ti devi preoccupare. Se la situazione diventa troppo pesante, tu vieni qua", gli rispondeva Simone, "ché tanto papà non vede l'ora di avere qualcuno da tartassare con le sue discussioni filosofiche e a nonna piace avere nuove cavie per i suoi tentativi in cucina".

E così Manuel passava almeno metà settimana nel suo fortino a Villa Balestra, a parlare di filosofia con Dante, a fare finta di farsi piacere il cibo che nonna Virginia gli propinava... e a baciarsi con Simone. Che poi i baci si trasformavano sempre in qualcosa di più, ed era quello il momento in cui si illudeva che quelle scintille potessero diventare fiamma.

 

E tutti i tagli che ti porti sulle braccia
Sono fiordi dentro qui non si può navigare, eh no
Ed i ricordi che ti porti nella testa
Sono barche che non hanno visto ancora il mare, oh no

Freddie, lo sai che arriverà il giorno
E magari sarà intorno a Natale
In cui dovrai dirlo per forza a 'sto mondo
Che anche tu sei in grado di amare

 

Sono le 4 e mezza del 22 dicembre e, ormai, Manuel ha smesso di sperare nell'arrivo del tanto agognato Morfeo. Dormirà quando arriverà a Bologna; è sicuro che Simone avrà già provveduto a sistemargli un letto vicino al suo.

Simone, Simone, Simone

Di tutti i pensieri che lo hanno tenuto sveglio in questa breve traversata che sta affrontando, quello di Simone è l'unico che gli fa spuntare un sorriso. Ogni momento passato con lui, anche quelli in cui litigavano per cose serie, è un pensiero felice; perché non importava quanto si fossero urlati contro, quali parole avessero usato per insultarsi ( e lui, spesso, ci era andato veramente pesante con Simone), lui sapeva che già il secondo dopo sarebbe stato pronto a perdonarlo e a difenderlo da tutto ciò che cercava di attaccarlo.

Forse era arrivato il momento di mostrare al mondo che lui era più forte dei giudizi degli altri; questi mesi lontano da Simone gli avevano fatto capire che valeva la pena vivere godendosi tutte le opportunità di felicità che la vita gli avrebbe offerto. Se lo meritava Simone, ma se lo meritava soprattutto lui.

"Simò, mo che arrivo te devo di' 'na cosa importante. Te la potrei di' pure mo', ma sicuro stai a dormi' (e beato te), e poi te la vojo di' de persona." Questo sarebbe stato quello che Manuel avrebbe voluto scrivere a Simone, peccato che non si era accorto che la musica ormai non la sentiva più da 10 minuti: la batteria del suo cellulare aveva alzato bandiera bianca.

"Ma che cojone. Ma ti pare che me dimentico l'unica cosa essenziale per una persona che vive nel XXI secolo?"

***********

E Simone? Bè, non dormiva come Manuel aveva immaginato. Dopo la chiamata di Manuel, non era riuscito a chiudere occhio. Non sapeva nemmeno cosa fosse successo, Manuel era stato lapidario: un orario di arrivo e un "Mi vieni a prendere?"; non gli aveva nemmeno detto da dove doveva andare a prenderlo, ci aveva pensato da solo a fare delle ricerche per capirlo.

Sono le 6 del 22 dicembre e Simone sale in macchina: non è nemmeno la sua, l'ha chiesta in prestito al suo coinquilino. Fuori le temperature sono sotto lo zero e durante la giornata è prevista neve. Avrebbe preferito restare sotto le coperte almeno fino a mezzogiorno, tanto in Università c'era la pausa per le feste di Natale e, quindi, niente lezioni da seguire. Ma mai avrebbe detto di no a Manuel, anche se adesso non rispondeva al telefono da più di un'ora. Lo conosce, avrà sicuramente dimenticato di portarsi dietro il caricabatterie.

Simone mette in moto e, mentre aspetta che il motore si riscaldi per poter partire, accende la radio...

 

 

Oh oh oh ooh, fuori in strada che buio che c'è
Oh oh oh ooh, ma domattina io arrivo da te
Perché tra un bacio ed il cannibalismo
In fondo la differenza non c'è
Baciami forte fino ad inghiottirmi
E vivrò per sempre all'interno di te

 

Sorride.

***********

Il Flixbus è arrivato a Bologna
Un'ora e mezza in ritardo
E fuori c'è un cuore che aspetta
Un cuore purissimo, un cuore testardo

La poesia più bella del mondo
È un segreto tenuto nascosto
Freddie scende, lo bacia e gli dice
È fra le tue braccia che ho trovato il mio posto

 

Quando il Flixbus arriva a Bologna, ormai sono le 8 del mattino. Gli ultimi chilometri è stato costretto a farli a velocità moderata perché la strada era ghiacciata.

Manuel guarda fuori dal finestrino e intravede, seduto su una panchina, un ciuffo di capelli neri e ricci che sbucano da sotto un cappello tirato fin sopra gli occhi; a contornare il viso una sciarpa che avvolgeva non solo il collo, ma anche le labbra del suo proprietario. Del soggetto in questione Manuel riesce a vedere bene solo il naso, che è di un colore più simile al viola che al rosa, ma pensa solo "Quel pupazzo di neve è proprio il più bello che abbia mai visto".

Ok, è arrivato il momento della verità. Manuel cerca un modo per rompere il ghiaccio tra lui e Simone, ché sì, si erano sentiti spesso per telefono durante i loro mesi lontani, ma questa è la prima volta che si rivedono. Deve dire qualcosa che faccia capire a Simone che è lì per lui, per loro, per le scintille – "Che cazzo di freddo!!!"

Manuel si maledice; probabilmente i neuroni che aveva nel cervello si erano congelati appena sceso dal bus e quello era stato il loro ultimo pensiero con senso logico.

Simone sorride, Manuel lo capisce perché vede due bagliori nei suoi occhi, e si avvicina.

"Ciao" si dicono a vicenda.

"Scusa, il pullman ha fatto ritardo, c'era un sacco di ghiaccio sulla strada e abbiamo dovuto rallenta'. Te volevo avvisa' ma..."

"Ma hai dimenticato il caricabatterie a casa e il telefono è morto", completa Simone.

"Seh. Tipico de Manuel,no?".

Manuel osserva Simone. Sa che sta fremendo e vuole solo domandargli cosa ci faccia lì la domenica mattina prima di Natale all'alba, o quasi. E infatti, passano pochi secondi prima che domandi: "Ma mi dici che è successo? Mi hai fatto preoccupare. Mi hai chiamato all'una di notte, chiedendomi di venirti a prendere, tra l'altro senza dirmi nemmeno da dove, ho dovuto cercar..."

Simone non ha il tempo di finire la frase. Si ritrova le labbra di Manuel attaccate alle proprie e si scambiano un bacio che sembra dire solo "Finalmente!"; non scintille che animano una fiamma, ma scintille che provocano un'esplosione di luce nei petti di entrambi i ragazzi.

"C'hai il naso ghiacciato"; è Manuel a rompere il silenzio quando si allontanano.

"Devi ringraziare che io abbia ancora il naso attaccato alla faccia, visto che sono qui da due ore con queste cazzo di temperature. Mi sembra di stare in una cella frigo."

Manuel sorride, ma vede Simone socchiudere leggermente gli occhi e scuotere la testa in modo interrogativo. "Durante 'sto viaggio non ho fatto altro che pensa'. Ho pensato alla situazione co' mi' padre, a quella co' mi' madre, a te. E alla fine sai che ho capito? Che io posso pure fregarmene di quello che pensa la gente, tanto l'importante è che io stia bene,no? Tanto qualsiasi cosa faccia ci sarà sempre qualcuno pronto a giudicare. E allora sti cazzi, che giudichino pure, ma io me prendo la mia felicità"

"E io centro qualcosa con la tua felicità?", si ritrova a chiedere Simone.

"Centri? Tu ne sei il fautore."

Simone lo guarda corrucciato, "Fautore?"

Manuel ride, " A forza de frequenta' perfettoni, qualche parola nuova la imparo pure io"

Dopo essersi scambiati un altro bacio, questa volta più lento e cosciente, Simone riprende parola. "Allora sai che ti porta a fare questo perfettone? Prima cosa si torna a casa, ti riposi un po' che sembra che non dormi da quando Zucca ti ha fatto nero. E poi ti porto a vedere un posto".

***********

È pomeriggio inoltrato quando Manuel si ritrova a salire 300 scalini, di cui alcuni quasi con pendenza verticale, in legno e scomodi da affrontare.

"Ahò, Simò, ma che è 'na specie di punizione per avette fatto congela' le chiappe oggi?"

"Sta zitto, coglione, e sali. Vedrai che non te ne penti".

In effetti la vista che gli si para davanti una volta sbucato sul terrazzo di quella torre è mozzafiato: un tappeto di tetti rossi che contrastavano il bianco del cielo.

"Ammazza quanto è storta quella torre Simò. Ma sicuro che regge?", si trova a chiedere Manuel.

Simone alza gli occhi al cielo "Quella è la Torre degli Asinelli, e sì, regge. In realtà quella è la torre più famosa da cui ammirare la città, ma io preferisco questa torre, la Prendiparte, perché c'è una vista migliore e poi c'è di sicuro meno gente".

"Ma potevamo venirci con calma, nun so manco come me chiamo io mò"

"Questa torre è aperta solo di domenica e, siccome non so quanto ti fermi, ne ho approfittato. Vedi là, quella cupola", Simone indica un punto alla sua destra; "Quella è San Luca, ci si arriva percorrendo i portici più lunghi del mondo; ti ci vorrei portare, ma magari un'altra volta, visto che oggi nun sai manco come te chiami", lo sbeffeggia Simone.

"Vabbè, c'avemo tempo", si ritrova a dire Manuel.

"Tempo?"

Manuel prende un grosso sospiro, ché lui non è abituato a parlare troppo e oggi è già la seconda volta che deve fare un discorso lungo più di tre frasi. "Ti ricordi che ti ho detto che stanotte ho pensato, pensato e pensato? Bè, tra i vari pensieri mi è venuto in mente che potrei venire a stare qua a Bologna, così possiamo gettare le basi per una relazione duratura" Manuel mima il gesto delle virgolette e Simone sbuffa una risata; "Certo tra un paio di giorni torno a Roma perché devo parla' co' mamma e dille che possiamo smettere con questa pantomima della famiglia felice e che con un essere come mi' padre io nun voglio avecce niente a che fa'. Poi glie voglio di' pure che so' bisessuale, anche se qualcosa ha capito. Sapessi come dice sempre che solo quando sto con te me vede sorride', e che solo tu riesci a calmarmi. C'hai 'na fan a Roma, 'o sai, sì? Quando sistemo tutto lì, me trovo un lavoretto qua, cerco una sistemazione..."

"Cerchiamo" lo corregge Simone.

"Sì, davo pe' scontato che me dessi 'na mano pe' cercamme casa che nun so da dove comincià"

"No", riprende Simone, "intendevo che cerchiamo una sistemazione io e te, noi, insieme"

Manuel sorride inconsciamente, si gira verso Simone, visto che avevano parlato guardando Bologna per tutto il tempo, e incastra il suo indice destro al mignolo della mano sinistra di Simone.

"Simone Balestra, me stai per caso chiedendo di andare a vivere insieme? Stai a brucia' 'e tappe."

"Ma non sarebbe convivenza", Simone arrossisce, "ma, visto che in ogni caso staremmo o a casa mia o a casa tua, che senso avrebbe pagare due affitti? Diciamo che è più per comodità."

Manuel si avvicina e sfiora il naso di Simone, "Ah, per comodità? Adesso è così che si dice?", lo prende in giro prima di rubargli un leggero bacio.

"Manuel Ferro, vuoi vedere che...", ma Simone non finisce la frase, distratto dai primi fiocchi di neve che iniziano a cadere sulla città.

Inizia a canticchiare una canzoncina, che Manuel riconosce subito. "Eh no Simò. Posso capi' a Roma che nun nevica mai, ma qua a Bologna so che la neve nun è sto grande evento. Nun è che ogni volta che cadono du' fiocchi ti puoi mettere a fa' sta recita di Edward Mani di Forbice."

Ma Simone non sembra ascoltarlo "Vedi, prima che lui venisse, in questa città la neve non era mai caduta, ma dopo il suo arrivo è caduta. Se ora lui non fosse lassù, non credo che nevicherebbe così. A volte può vedermi ancora ballare tra quei fiocchi."

Manuel porta le mani sui proprio fianchi "Vabbè, mo che hai fatto la citazione, ti senti più felice? Possiamo andare prima che ci gelino tutte 'e falangi?"

"Mmmm, quasi felice. Mi sa che stasera ci tocca riguardare il film."

Manuel sbuffa, ma la luce che vede negli occhi di Simone è sufficiente per convincerlo.

***********

Sono passati 3 mesi. Manuel è tornato a casa per Natale, e ci è tornato anche Simone. Erano insieme quando Manuel ha detto ad Anita di essere bisessuale e non si è meravigliato del fatto che la madre abbia abbracciato prima Simone e poi lui. L'ha convinta ad abbandonare quel tetto sotto cui lei cercava equilibrio e le ha fatto capire che, forse, vivere un po' in bilico ma senza pianti e grida era la soluzione migliore.

A Bologna Manuel ha trovato un lavoro come cameriere. Vivono insieme in un bilocale, un po' lontano dal centro, in una strada con pochi lampioni, ma c'è l'essenziale per vivere.

Sono seduti sul divano, avvolti in un plaid. "Simò, hai presente quell'officina che sta sulla strada del bar dove lavoro?" Simone annuisce mentre butta giù un sorso di tisana. "Bè, spesso chiamano al bar per fare delle ordinazioni e so' io che le porto. Mi è capitato di fermarmi a parlare con il proprietario, qualche volta gli ho suggerito quale poteva essere il problema. Insomma, glie sto simpatico e m'ha proposto di comincia' a lavorà là".

Simone lo guarda, "E quale sarebbe il problema?"

"Bè, al bar me danno uno stipendio onorevole. E se lascio e il lavoro in officina nun va bene? Se alla fine quello scopre che non glie sto poi così simpatico?", Manuel inizia a gesticolare con la sua tazza di cioccolata calda in mano.

Simone sorride, "E se va male, vorrà dire che cercherai qualcos'altro da fare. Cosa ci siamo detti? Dobbiamo prendere al volo tutte le opportunità. E se,invece, quello scopre che ci sai fare con i motori e sei la persona a cui vuole affidare le sue officine quando andrà in pensione? Pensaci, l'inizio dell'impero di Manuel Ferro, il mago delle moto". Simone riesce a strappare un sorriso a Manuel.

"Ok, adesso che abbiamo deciso che diventerai il nuovo signor Ducati, fai partire il film? Ah, e spegni anche la luce vicino alla finestra, altrimenti non c'è atmosfera."

Manuel si alza controvoglia; "Che film se guardamo stasera?", chiede. Simone lo guarda e ammicca: "Bè, fuori nevica, quindi...". "Oh, ancora?!?.Simò, deve finì sta storia de sto film. È la terza volta in tre mesi che vedemo "Edward Mani di Forbice"." Si gira verso Simone e lo vede illuminato dalla luce dello schermo della televisione. Poi si volta verso la finestra, guarda nella via e ripensa a quando aveva paragonato la sua vita a una strada buia. Tutto un lontano ricordo, ora che è circondato da luce.

Sorride, preme l'interruttore della lampada, click...

Fuori in strada che buio che c'è