Work Text:
Quella mattina Adelaide si stava preparando per andare al circolo come ogni giorno. Mentre indossava gli ultimi gioielli si guardò allo specchio e sorrise nel ricordarsi del motivo per cui si stava facendo così tanto bella, per quella comune giornata nelle vesti di presidentessa del circolo più esclusivo di Milano: Marcello, che l’aveva invitata a casa sua dopo pranzo.
Dopo la ‘dura’ mattinata di lavoro in cui aveva dovuto organizzare la prossima serata di beneficenza con alcune socie del circolo, compresa la Gramini - che dopo la partenza di Ludovica era stata eletta vicepresidentessa - si recò verso l’uscita dove l’aspettava l’auto che l’avrebbe portata a casa di Marcello. Alfredo, l’autista, le aprì la portiera con lo sguardo inespressivo - di cui andava molto fiera - e che avevano tutti i suoi dipendenti sotto sua richiesta. Entrò nella vettura, più agitata che mai dopo tanto tempo che non rivedeva Marcello e dopo qualche secondo partirono. Si appostò con lo sguardo sulla città che vedeva attraverso il finestrino che a causa delle fredde temperature non voleva abbassare. Tutto era come in una sfera di vetro, come quei souvenir che gli aveva comprato Marta in un mercatino di Natale, durante un suo soggiorno al mare con Vittorio. Questa suddetta sfera conteneva una casetta e della polverina bianca che quando la scuoti simula una nevicata. Tutto così finto e immutabile, quanto il paesaggio di quella sfera. Si perse completamente nel paesaggio e dopo quello che le sembrò solo qualche minuto arrivarono davanti a un piccolo edificio a tre piani. Scese dall’auto, si guardò una volta indietro, e vedendo che l’autista si era appostato davanti alla vettura a fumare per far passare il tempo si girò in avanti e guardando il portone in legno incastonato nel muro del condominio si diresse verso di esso. Suonò al citofono e nel sentire la voce di Marcello - che chiedeva chi era - tutta l'agitazione che aveva inizialmente svanì.
Sentendo la serratura del portone scattare, lo spinse per entrare. Si diresse verso il nuovo suddetto ‘ascensore’ in cui - da quanto era stretto - si sentiva soffocare. Nonostante ciò, arditamente aprì lo sportello del cubicolo e le porte di sicurezza, entrò e chiuse il tutto dietro di sé. Premette il bottone del terzo piano e dopo quello che le sembrò un’eternità - a causa dell’esaltazione e la paura dell’abitacolo - arrivò al piano. L’ascensore dava su un corridoio illuminato a dovere su cui proseguì per qualche metro fino ad arrivare all’ultimo appartamento, situato esattamente in fondo, davanti a sé. Senza avere nemmeno il tempo di suonare il campanello, Marcello - probabilmente sentendo i suoi tacchi risuonare sul pavimento di un lastricato marmoreo decorato con disegni floreali - le aprì la porta lasciando intendere, dal suo sorriso sghembo e nervoso, che non era giornata. Oltretutto non le diede nemmeno il loro abitudinale bacio per salutare. Entrò un po’ diffidente, quasi preoccupata che fosse successo veramente qualcosa di grave. Così - quando ancora gli stava sfilando dolcemente il cappotto per appenderlo sul raffinato e nuovo appendiabiti che aveva scelto lei personalmente per la nuova casa - gli chiese alzando un sopracciglio e con tono scherzoso:
“Perché quel muso lungo? Non sarai ancora arrabbiato per la discussione dell’altro giorno per il colore delle pareti della nostra futura camera da letto?”
Dal tono di si poteva anche sentire una nota di speranza - quasi come per rimproverarlo - che non fosse davvero quello il motivo essendo a suo dire sciocco. Marcello inizialmente la guardò di sbieco ma poi annullò quel suo dubbio scuotendo la testa. Adelaide vide formarsi sul viso di lui un broncio scherzoso e buffo che le fece apparire un lieve sorriso. Marcello, ancora rammaricato, con velata freddezza continuò a guardarla negli occhi, senza mai toccarla. E rivolgendogli un sorrisetto furbo e malizioso Adelaide gli chiese:
“Se non è per quello si può sapere perché, per quel che mi auguro sia un valido motivo, mi stai vietando di un solo tuo bacio?”
“Prometti che non ridi?” Disse marcello ancora un po’ dubbioso se dirglielo o meno.
“Prometto” gli rispose Adelaide con il tono di una che stava per scoppiare a ridere, l’espressione solenne mentre la mano destra faceva il segno di una piccola croce sulla parte del petto sinistra.
Marcello quasi imbarazzato, ma con tono di sfida - sicuro che lei non potesse dire molto non essendo nemmeno capace a fare una pasta - le rispose:
“Ho fatto impazzire la maionese tre volte”
Adelaide ridendo gli rispose:
“Ho sentito qualcuno impazzire solo una volta, quando c’era la cuoca che urlava a Italo perché lei stava per avere un attacco di nervi, e in quel caso sono sicura che avesse una buona motivazione mi chiedo cosa le avrai mai detto di così orrendo per farla impazzire.”
Questa volta fu Marcello a scoppiare a ridere comprendendo che la sua ignoranza in ambito culinario era talmente elevata da non conoscere nemmeno il termine “far impazzire la maionese”. Per lui era come parlare di chi fosse meglio tra la sua squadra del cuore: il Milan e l’Inter. Così cercò di spiegarle il suddetto significato:
“La consistenza della maionese è densa…”
“E fin lì c’ero anch’io” rispose Adelaide interrompendolo con un tono spazientito e irritato, consapevole di non essere ferrata nella materia.
“Se mi lasciassi finire…” disse Marcello accortosi del nervosismo della contessa.
Lei alzò gli occhi al cielo e lo lasciò parlare.
“Per ‘impazzire’ si intende che la maionese è rimasta liquida e l’unica soluzione è buttarla via e ricominciare”
Adelaide fece un’espressione come per dire ‘ahhh, ora ho capito’ ma il suo volto trapelava un non so che di menefreghismo come se volesse passare a fare altro e di arrivare al sodo.
Marcello sentendosi preso in giro da quella situazione, con il tono di un bambino offeso che gli hai rubato un dolciume dalle mani, ribatté:
“Visto che sei convinta sia facile, falla tu.”
“Fatta bene.” Aggiunse quest’ultima frase con un’espressione derisoria stampata sul volto.
Adelaide sentendosi sfidata e accusata, con il suo solito tono pacato ma capace di far sentire piccolo e inerme chiunque, gli rispose:
“Non pensavo di toccare una corda dolente del tuo passato caro…”
Sul volto di lui appare un leggero sorriso malizioso. Così per mettere in atto la sua proposta precedente fa segno alla Contessa di dirigersi verso la cucina.
Adelaide alza un sopracciglio stupita di quel gesto di sfida e gli disse:
“Sei serio? Vuoi veramente che faccia la maionese cioé: IO e La Maionese? Ti rendi conto di quello che dici? Potrei farti esplodere la cucina…”
“Cosa fa Contessa, sta rifiutando una sfida? Parla tanto e poi non accetta? Non è da lei tirarsi indietro in questo modo, ammettendo anche di non essere evidentemente capace…”
Adelaide sentendosi presa in giro gli disse:
“Si, lo sto ammettendo, non sono capace e…”
Senza lasciarla finire Marcello ribatté con tono malizioso e suadente:
“Posso aiutarla io, se vuole…”
Così Adelaide lo guarda a sua volta in modo seducente facendogli capire che è disposta e questo ‘immenso sacrificio’. A quel punto lo divora con gli occhi e incomincia a togliergli la cravatta e vedendo il punto interrogativo emerge sul volto di lui, senza aspettarsi una risposta, afferma:
“Non me ne intendo molto di cucina, ma non penso che questo sia l’abbigliamento adatto alla situazione.”
“Ha perfettamente ragione Contessa, ora che ci penso. Ma sono sicuro che in quanto signora più alla moda di Milano mi potrà aiutare lei.”
Così la Contessa presa dall’eccitazione gli prese la camicia, da cui poco prima ha sfilato la cravatta e l’ha buttata sul divano a fianco a loro, guardandolo fisso nei suoi bellissimi occhi, e con dolorosa lentezza gliela toglie dall’interno dei pantaloni, sfiorandogli ogni parte del corpo nuda al sotto della camicia e sentendo i brividi di Marcello sugli addominali capisce di aver fatto centro e gli sorride. Nel mentre che sono persi e incatenati l’uno negli occhi degli altri un rumore proveniente dalla cucina li distrae, facendoli sobbalzare. Adelaide cercando di nascondere lo spavento continua a sistemargli l’abbigliamento sbottonando i primi due bottoni della camicia bianca.
Marcello cerca di rassicurarla vedendola leggermente ancora scossa, dicendole che era solo una pentola che sarà scivolata o un mestolo messo male che potrebbe essere caduto.
“Adesso forse puoi cucinare” Disse la Contessa sbrigativa, ma sempre pacata e controllata.
A quel punto i due si diressero verso la cucina e Marcello, una volta chiusa la porta alle sue spalle, le indica i due grembiuli che ci sono appesi al muro dietro la porta.
La Contessa comprendendo quello che le sta comunicando Marcello prende uno dei due grembiuli e si mette dietro Marcello per allacciarglielo prima al collo, in cui lui è obbligato ad abbassarsi, e poi all’altezza del bacino. Marcello a quel punto prende l’altro grembiule e si mette dietro Adelaide che nel mentre chiude gli occhi godendosi quegli attimi di contatto. Lui inizia ad allacciargli i due lacci prima intorno alla vita e poi al collo, su cui si sofferma a toccarle, partendo dall'attaccatura dei capelli, tutto il collo e le spalle. I due iniziano a respirare all’unisono così anche i loro battiti si uniscono e prima di uscire da quel momento di trance Marcello lascia una scia di baci sul collo.
A quel punto Adelaide cercando di tornare alla realtà dopo quel momento di puro paradiso gli chiede:
“Allora, iniziamo a fare questa maionese?”
Marcello annuisce e va dietro di lei sussurandole all’orecchio:
“Mi è venuta un’idea. In questo modo diventerà una maionese parecchio memorabile. Sono sicuro che incomincerai ad amare le arti culinarie.”
Il fiato di Marcello sul collo di Adelaide le fa venire la pelle d’oca e si gira verso di lui che ha stampato sul viso un sorrisetto malizioso, così le fece segno di girarsi in direzione del tavolo da cucina e cominciarono la suddetta preparazione insieme, con il bacino di Marcello attaccato al suo fondoschiena e le mani di Adelaide intrecciate alle sue per farsi guidare in quell’avventura.
Finita la preparazione era palpabile un’energia attrattiva fra i loro corpi, che non ne avevano mai abbastanza, che si mangiavano con gli occhi colmi di desiderio. Entrambi avevano bisogno di quel contatto per entrare nel loro mondo e sentirsi finalmente a casa. Finalmente nel loro posto sicuro.
Marcello li distolse entrambi da quei pensieri dicendo ad Adelaide:
“Per capire se è buona la deve assaggiare Contessa.”
Adelaide annuì brevemente e si girò ad assaggiare la maionese appena finita.
Adelaide annuncia con soddisfazione:
“Buonissima signor Barbieri, quasi meglio di quella che fa la mia cuoca…”
Marcello ribatte immediatamente:
“Sarà grazie a tutto l’amore che ci abbiamo messo. Ne sarà talmente stracolma che mi sarebbe sembrato strano non fosse venuta bene o non si fosse montata. Ma ora la devo assaggiare io e sarà la mia, la voce della verità.”
Marcello stava per prenderne un po’ con un cucchiaino ma Adelaide lo precedette e gliela porse sulle sue dita. Lui con un’espressione interrogativa ma molto compiaciuta accettò l’offerta e prende in bocca le sue due dita succhiandole leggermente. Si guardarono per un'infinità di secondi. I loro occhi si riempirono di nuovo di desiderio.
“È talmente buona che la inviterei ogni qualvolta avrò bisogno di fare la maionese” Disse Barbieri
“Verrò con piacere se la fa tutti i giorni…”
Così cominciarono a spogliarsi con fretta e vogliosi di viversi. Si baciavano e a ogni bacio si spogliavano l’anima. Pezzo per pezzo. Mattone per mattone i loro muri si abbassavano così come le loro difese. A ogni sguardo si innamoravano e ogni tocco lo vivevano come se fosse l’ultimo. Quel pomeriggio non fecero solo sesso. Fecero il vero e proprio Amore. Quell’amore puro, desideroso e voglioso di amarsi e scoprirsi. Non solo fecero l’amore col corpo, ma con tutta la loro anima. Con la mente. Col cuore. Pure i pensieri erano uniti.
Pure il cuore batteva forte a entrambi. All’unisono.
Pure i respiri erano gli stessi ed erano talmente uniti che si completavano a vicenda.
Pure i corpi combaciavano perfettamente.
E non c’era niente che avrebbe fermato quell'Amore di cui tutti non potevano fare a meno di essere invidiosi.
La notte più bella
sarà colei
in cui riuscirò a vederti
nel buio
e nel sonno
di una comune notte
in cui penserò a te,
come il mio solito
come sempre.
