Chapter Text
Considerando che l'amore non ha prezzo
Lo pagherò offrendo tutto l'amore
Tutto l'amore che ho
Non avere il controllo della situazione era una di quelle cose che Adelaide faticava ad accettare. Era abituata ad un mondo prevedibile, era la presidentessa del Circolo e lì come in Villa niente si muoveva senza che lei ne fosse al corrente.
Per questo motivo, da quando la notizia di Aurora era piombata nella sua vita e la Villa non era più la sua dimora, le sembrava di non riuscire a mantenere la rotta, la testa in preda ad una tempesta di pensieri che la sballottavano da una parte all’altra senza sosta.
Un po’ come quel cucchiaio che girava da mezz’ora nella tazza.
“Adelaide, va tutto bene?”
Lo sguardo perso nel vuoto corse subito verso la fonte di quella domanda.
Marcello, coi capelli ancora scompigliati e solo la canotta bianca indosso, la stava fissando perplesso.
“Ehm, sì, tutto bene”, farfugliò, riscuotendosi da quella specie di trance.
“Sicura? Mi sa che se continui così scavi un buco su quella tazzina…”
La Contessa lasciò andare il cucchiaio e sospirò.
“Non mi stavi ascoltando, vero?”
“Perdonami”, rispose scuotendo la testa, “Mi sono un po’ distratta.”
La mano di Barbieri si posò sulla sua e un sorriso sornione si dipinse sul volto dell’uomo: “Se questo è l’effetto che ti faccio, forse è meglio rallentare i ritmi…”
Sorpresa da quella sfacciataggine, non riuscì a trattenere una risata: “Sei davvero…”
“Irresistibile, lo so”, la interruppe e annullò la distanza tra di loro sporgendosi sul tavolo per stamparle un bacio sulle labbra.
“Stavo per dire incorreggibile.”
La sua battuta aveva sortito l’effetto sperato, tuttavia Marcello sapeva che qualcosa la preoccupava: “A parte gli scherzi, a cosa pensi? E’ per via di tua figlia?”
Adelaide era stata a Ginevra di recente, aveva tentato di approcciare Aurora, ma senza successo. Era una reazione comprensibile da parte della ragazza, ma aveva sperato fino all’ultimo di convincerla ad incontrarsi e chiarire.
“Domani…è il suo compleanno. Sarebbe stato bello passarlo insieme, per la prima volta.”
"Potresti provare a scriverle una lettera", azzardò Barbieri, "Per spiegarle come sono andate realmente le cose…"
Adelaide scosse la testa: "Non mi perdonerà mai. E in fondo la capisco, perché nemmeno io potrò mai perdonarmi per aver perso una figlia per ben due volte."
La stretta della sua mano si fece più decisa: "Adelaide, ne abbiamo già parlato, tu non hai colpe per quello che è successo. Ti hanno ingannata!"
"Sì, ma io mi sono fatta ingannare come una sciocca!"
"Devi lasciar andare questo senso di colpa, perché così non ti aiuti e non aiuti nemmeno Aurora. Non puoi arrenderti proprio ora che l'hai trovata!"
Sconsolata, spostò lo sguardo sul liquido che ancora mulinava nella tazza: “Tra arrendermi e illudermi, scelgo la prima. Almeno soffrirò una volta sola e poi potrò andare avanti.”
“Amore mio”, Marcello lasciò che quelle parole si depositassero nell’aria, perché Adelaide potesse coglierne tutta la forza e il sentimento che le permeava. Le spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e indugiò con il palmo sulla sua guancia: “Non sopporto di vederti così triste. Vorrei poter fare qualcosa…”
La Contessa sorrise emozionata: non si sarebbe mai abituata alla premura del giovane Barbieri, ogni volta le riempiva il cuore di tenerezza.
“Fai molto di più di quello che credi, Marcello. Non potrei desiderare un uomo migliore al mio fianco.”
Quando Marcello rincasò quel pomeriggio, la casa era vuota. Sapeva che Adelaide si sarebbe trattenuta al Circolo.
Entrò nella sua stanza per prendere un cambio d’abiti e, sul comodino dal lato in cui dormiva la donna, notò una busta.
Forse non avrebbe dovuto leggere la corrispondenza della Contessa, ma in quel momento la curiosità ebbe la meglio.
Sollevò la busta aperta e trovò la lettera piegata e appoggiata sotto. Appena scorse le prime parole, sorrise: gli era venuta un’idea.
