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Day 3: Nuvoloso
Sulla pelle giallo ocra di Ka'be, i lividi assumono una tinta verdastra e grigiastra, come certi vapori tossici su nel cielo di Nar Shaddaa, o le nuvole temporalesche nei cieli di alcuni pianeti molto meno inquinati che ha visto nei suoi anni da contrabbandiera. Sads tende le labbra, afferra il medkit con due mani e si avvicina con aria turpe.
Il tonfo del medkit a terra lo sveglia di soprassalto, gli occhi neri saettano tutt'attorno, poi il twi'lek rilassa le spalle con un sospiro.
«Sads, accidenti», sospira, «m'è preso un co-»
«Che ti sei fatto, eh??» Lo aggredisce a parole, e lui appare sorpreso e confuso, cosa che gli succede spesso e che in genere la diverte moltissimo. Ma non adesso.
«...uh?»
«Sei tutto un livido. Che ti sei fatto?» Potrebbe provare almeno a sembrare gentile? Certo. Ha intenzione di farlo? No, cazzo. No. Cosa gli viene in mente. Cosa gli viene in mente di farsi male così.
«Ah... niente di che, tranquilla.» Le sorride, con quel fare un po' di cortesia e un po' di scuse, come se fosse vagamente imbarazzato dal proprio comportamento ma, ehi, proprio non lo si potesse evitare. Ugh! «C'era un gruppo di... pirati, suppongo? Usavano una bambina come esca per...» Sads annuisce, armeggiando nel medkit. Sì, lo fanno, a volte. È anche un buon guadagno per i bambini. E in genere abboccano proprio le brave persone, gente come Ka'be. «E niente, volevano le mie cose, io non volevo dargliele, e alla fine non l'ho fatto.» Un accenno di risata.
«E guarda come ti sei conciato», lo rimprovera, aspra in un modo che non le riesce proprio di controllare.
«Beh, erano tanti», ammette lui, cambiando posizione. Lo controlla rapida, scoprendo che la sta guardando con aria perplessa. «Va tutto bene, Sads?»
Come lo spiega? Come spiega “Sì, ma no, perché di solito sono io quella che torna a casa pesta per aver fatto qualcosa di imprudente e stupido e rischioso e tu sei quello che mi sgrida e mi medica e io a malapena so medicare un'altra persona e non so spiegare perché mi dà fastidio che tu ti faccia male ma mi dà davvero molto, moltissimo fastidio e non so come gestire questa sensazione perché di solito me ne infischio di chi si fa male e invece questa volta no e la cosa mi irrita e se dovessi sentirmi molto sincera potrei ammettere che mi spaventa un poco ma non lo dirò nemmeno sotto tortura”?
«Sì», taglia corto alla fine. «Quindi sei rientrato e ti sei messo a sanguinare sul divano?» Lui aggrotta la fronte.
«Ma... ma tu lo fai di continuo!» ribatte, sulla difensiva.
«Io sono una criminale e una persona orribile, Ka'be!» ritorce, aggrappandosi con un certo sollievo a parole molto familiari. «Tu dovresti essere un buon esempio per la feccia come me e per il resto della galassia.»
«Oh, ma dai», borbotta lui, lasciandosi di buon grado medicare da lei, per quanto malamente lo faccia, «non mi vede nessuno.»
«Ti vedo io», ritorce Sads, sbattendo un po' troppo energicamente un cerotto su una ferita. Lui non sussulta nemmeno e non è certa se la cosa la faccia sentire meglio o peggio. «Io sono qualcuno, l'ultima volta che ho controllato. Vergogna, signor Jedi.» Le guance di Ka'be si scuriscono leggermente, e lei si sente la vittoria in tasca.
«Ma io- ma, non ho fatto niente», borbotta. Ma ha comunque l'aria di chi si sente in colpa, e si tira a sedere a forza, e stavolta è lei a sentirsi in colpa, e questo su e giù di emozioni le sta dando veramente ai nervi, se deve dirlo.
«Vabeh», capitola quindi, cominciando a riporre tutto quello che ha tirato fuori, comprese stecche da frattura che non sono servite a nulla, ed era ovvio, ma era un po' agitata quando le ha tirate fuori, «diciamo che per questa volta sei perdonato, signor grande e potente Jedi.»
«Non ho capito perché quando ce l'hai con me, comincio a guadagnare aggettivi a manciate», mormora Ka'be.
«Dicevo che sei perdonato», gli parla sopra lei, «ma al posto tuo me ne andrei a letto. Da solo», aggiunge, perché deve aggiungerlo, altrimenti non riuscirà a farlo arrossire, ed è una delle piccole gioie della sua giornata, in pratica. Difatti lui arrossisce, e Sads si sente subito di umore marginalmente migliore.
«Quando partiamo?» le chiede, tirandosi in piedi con un certo sforzo. Ka'be è particolarmente alto, anche per un twi'lek, e ripensandoci forse è per questo che sente il bisogno di farlo sembrare meno pericoloso, perché le persone molto alte le ricordano ancora cose a distanza di anni, e-
«Tra un'ora», taglia la corda dei propri pensieri, «il tempo di fare qualche controllo. Questa bagnarola si regge insieme con sei bulloni e quattro saldature fatte male.» Ka'be ride a bassa voce, e il suono viene interrotto dalla porta che si chiude.
Sads sta bene attenta a non farsi domande, e se si mette a fare i controlli con più solerzia del solito, beh, non lo saprà nessuno a parte lei.
