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daylight

Summary:

Ciò che sarebbe successo se Caesar Zeppeli avesse combattuto Wamuu insieme a Joseph Joestar

Notes:

Questa prima oneshot sarà l'inizio di una grande what if...? che mi è venuta in mente qualche mese fa. Aggiornerò in modo un po' sporadico aggiungendo nuovi lavori sul profilo, quindi seguitemi lì se vi va! Mi trovate anche su wattpad con il nome zeph_cos, così come su Instagram

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Telling myself “I won’t go there”
but I know that I won’t care

Le tende color panna ondeggiavano lievemente, mosse dalla brezza leggera del primo mattino. Il biondo le vedeva con le palpebre ancora semi abbassate, cinto sulla vita da un braccio muscoloso che profumava di casa.

Si permise di trattenersi in quell’abbraccio ancora per qualche secondo. Solo un paio di battiti di cuore, i capelli castani di Joseph che gli accarezzavano il viso. Erano più scompigliati del solito e Caesar si prese qualche istante per ammirarli.

Il suo volto era rilassato, le labbra carnose distese in un sorriso impercettibile. Era facile vedere JoJo sorridere. Eppure era un privilegio solo suo vederlo spoglio dall’ironia che usava come scudo per qualsiasi cosa.

Caesar spinse il viso in avanti per posare un bacio sull’angolo della sua bocca. “Torno presto” bisbigliò.

Avrebbe dato il mondo per guardare i suoi occhi smeraldo aprirsi ancora una volta per lui. Il suo sorriso scherzoso che lo incoraggiava a non fare stronzate – o almeno, a farle solo con lui.

Non questa volta, JoJo. Pensò distrattamente. Era un semplice pensiero, ma fu come uno spillo che gli attraversava il cuore. Si tratta dell’onore degli Zeppeli, non della tua.

Non avrebbe permesso ad un altro Joestar di risplendere di una luce non propria. Lo aveva promesso alla sua famiglia.

Nemmeno se quel Joestar aveva abbattuto tutte le barriere del suo cuore e si era fatto strada nella sua anima fino a conquistarla. Nemmeno se aveva promesso a quel Joestar amore eterno.

Si rigirò sul materasso per liberarsi della stretta di Joseph, con una fitta al cuore al pensiero di lasciarlo senza dire nulla. Immaginò di lasciargli un biglietto, ma aveva paura che sarebbe sembrato troppo definitivo.

Il suo obiettivo era sconfiggere Kars e tornare vincitore. Era troppo giovane per morire.

Attento a non svegliarlo, scivolò al suo fianco per scendere dal letto. Si rivestì e coprì il corpo completamente nudo di Joseph con il lenzuolo prima di varcare la porta che dava sul terrazzo.

Si preparò di fronte al grande specchio posto sulla parete accanto alla porta. Era stato testimone di lunghe notti di amore.

In quel momento lo specchio vedeva un Caesar che si legava dietro alla nuca la lunga bandana gialla e rosa prima di mettersi sulle spalle la giacca di pelle azzurra e allontanarsi all’orizzonte, lasciando socchiusa la porta che dava sul balcone.

Non si guardò indietro mentre camminava verso il luogo dove sapeva avrebbe trovato i Pilastri.

Una piccola parte di lui sperava che Joseph lo avrebbe seguito per salvarlo. Ma non ci credette a lungo.

 

 

Please, don’t leave me in the end
there’s darkness in the distance

L’assenza del calore di un corpo sul materasso accanto a sé fu la prima cosa che Joseph riuscì a percepire. Storse leggermente il naso, strisciando sotto il lenzuolo per cercare con il braccio la presenza di Caesar, ma quando raggiunse l’orlo del letto spalancò gli occhi.

“Zeppeli…” bisbigliò tra sé e sé, improvvisamente sveglio e vigile. Aveva abbassato le difese, la sera prima. Non era riuscito ad avvertire i movimenti del suo compagno.

Girò il volto a destra e a sinistra, riuscendo a vedere solo le candide pareti della stanza e l’armadio che conteneva i vestiti di Caesar. E lo specchio sul lato destro della camera, davanti al quale avevano parlato spesso – più o meno ironicamente – di un futuro lontano da quelle pesanti responsabilità.

Prima ancora che riuscisse a pensare a come il biondo lo aveva baciato in quello stesso punto, un refolo d’aria fresca gli accarezzò una guancia. “Zeppeli, cosa hai fatto?” sussurrò con gli occhi smeraldo che si giravano verso la provenienza di quella brezza leggera.

Le tende color panna si muovevano per rivelare che la porta del terrazzo era socchiusa. Si avvicinò con passo insicuro fino all’uscio.

Caesar non era all’orizzonte.

I suoi movimenti furono veloci: senza nemmeno controllare di avere indossato la maglietta nel verso corretto, infilò pantaloni e stivali e corse fino alla porta dell’edificio dove sapeva lo stesse attendendo Kars.

Il giardino oltre il cancello era deserto. Aveva freddo, ma non era questo che lo preoccupava, nonostante la maglietta leggera che lo copriva.

La neve sul prato davanti a lui era fresca e candida, macchiata solo da una striscia di impronte volte in una direzione. Avrebbe scommesso qualsiasi cosa sul fatto che la direzione in questione era la villa dove si era rifugiato il Pilastro.

Non ebbe cura di non fare rumore. Corse fino a raggiungere la porta, fermandosi nel notare che le ante di legno erano spalancate e una scia di sangue cremisi si faceva strada fino a dentro la sala principale.

Il silenzio regnava sull’intera scena, mentre i suoi occhi scandagliavano la neve per notare una striscia larga come il corpo di una persona. Come se un cadavere fosse stato trascinato sin dentro la villa.

Come se Caesar vi fosse stato trascinato.

Il suo cuore mancò un battito. Nonostante tutte le promesse che si erano fatti, nonostante i sussurri d’amore che si erano scambiati durante quelle settimane di allenamento, alla fine Caesar non aveva tenuto fede ai suoi stessi propositi.

Era andato da solo ad affrontare il nemico. Per salvare la vita a Joseph.

Il ragazzo deglutì e fece qualche passo in avanti, le spalle che tremavano per il terrore. Nemmeno un singolo suono proveniva dall’interno del salone, e Joseph si chiese da quanto tempo Caesar si fosse allontanato.

Quando vide una sagoma sul pavimento della sala, il suo corpo si immobilizzò. Il sangue si originava da quel punto, formando una macchia visibile anche nella penombra.

Riconobbe un cadavere umano in quella sagoma indistinta. L’unica persona a cui Joseph riuscì a pensare era Caesar. Era arrivato troppo tardi.

Per assurdo, forse il biondo aveva tentato di svegliarlo. Glielo aveva sempre detto, che dormiva come un macigno. “Sei poco adatto a fare l’eroe, JoJo”, lo rimproverava spesso.

Quel mattino non si era svegliato, e Caesar aveva pensato di muoversi da solo contro Kars.

Non riuscì a fare altro se non urlare il suo nome, il cuore straziato al pensiero di averlo perso per sempre. Non ebbe paura di avvertire chiunque avesse annientato l’esistenza del suo migliore amico e amante: chiunque fosse stato, poteva prendere anche lui.

Una vita senza il biondo, in fondo, non aveva senso di esistere.

Poi sentì una mano posarsi sulla sua spalla e incrociò il sorriso stanco di un biondo che conosceva sin troppo bene. Joseph pianse per la prima volta dopo tanto tempo.

Si sentì tirare contro i pettorali di Caesar e si aggrappò alla sua giacca, temendo che fosse solo un’illusione, reggendosi a lui per avere la certezza di non stare vivendo un sogno.

“È l’istruttore Messina, amore” lo sentì bisbigliare al proprio orecchio. “Stavo per tornare ad avvertirti”.

Joseph non gli credette. Era convinto che se non fosse arrivato, Caesar avrebbe seguito le sorti di Messina senza alcun indugio.

Eppure gli fece bene trattenersi in quell’abbraccio ancora per qualche secondo, prima di affrontare a testa alta i Pilastri riuniti.

Notes:

Spero apprezziate questo minuscolo slice of life dei miei due amori, mi mancano e avrebbero meritato molto di più :((

Ricordatevi di lasciarmi un commento o un like se vi va <33

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