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TW: violenza, sangue, tentato suicidio
" Noè! Dov'è Noè?! " qualcuno gridava.
Si voltò cercando di capire a chi appartenesse quella voce, anche se la sua vista offuscata dal sudore e dalla polvere non lo stavano aiutando molto. Individuò un'ombra non molto lontano: era Dominique, dall'altra parte della strada. La vide guardarsi intorno sfinita, con il viso sfregiato da segni di artigli, mentre reggeva Jeanne, in condizioni anche peggiori, sul punto di svenire.
N. 69 si alzò da terra, per poi cadere. Aveva una caviglia rotta, probabilmente. Non che avesse importanza al momento, non era l'unica cosa rotta che pensava di avere. Non riusciva nemmeno più a sentire il dolore, nonostante il suo corpo fosse sul punto di collassare.
" Vanitas? " Jeanne stava sussurrando il suo nome, girando l'occhio destro di qua e là per cercarlo. Quello sinistro era chiuso e quella parte del viso era ricoperta da strati di sangue rappreso. Quella vista gli fece salire altri conati.
Solo dopo si ricordò che adesso lui era Vanitas. Cercò di riprendere lucidità, cacciando dalla mente quell'altro nome. In momenti del genere, dove solo sopravvivere aveva importanza, passato e presente finivano sempre per mescolarsi nella sua testa.
Sentì un tonfo alla sua sinistra. Dominique l'aveva raggiunto nel vicolo in cui si era rifugiato ed era caduta in ginocchio accanto a lui, con Jeanne ancora aggrappata al suo braccio.
" Vanitas? Ti prego, ascoltami. Mi servi qui. " la voce scossa di Domi e le sue mani sulle sue spalle che lo scuotevano gentilmente lo riportarono alla realtà.
" Cerca Noè. Secondo Jeanne l'hanno trascinato in quel vicolo " alzò un braccio indicando a destra, dove la strada curvava. Vanitas vide che le tremava il braccio dalla fatica e due dita della sua mano erano in una strana posizione.
Si alzò barcollando e, mentre poggiava a terra la caviglia zoppa, un dolore atroce gli risalì su per la gamba e le lacrime gli inondarono il viso. Avrebbe anche gridato, ma quello che gli uscì dalle labbra fu solo un rantolo strozzato. A quanto pare le forze non erano l'unica cosa che gli era finita.
Era sicuro che le urla di quella notte lo avrebbero perseguitato per molto tempo a seguire. Sempre se un altro portatore di maledizioni non l'avrebbe ucciso prima.
" Abbiamo quasi finito, resistete ancora un po' " disse alle sue due compagne - Domi si era inginocchiata a terra cercando di far distendere una quasi svenuta Jeanne -, anche se quelle parole erano più un incoraggiamento per se stesso.
Senza Noè a coprirgli le spalle -ad un certo punto l'aveva perso di vista in quel macello- era stata più dura per lui combattere, anzi anche solo schivare i colpi che gli arrivavano da ogni direzione. Ormai si era abituato alla presenza confortante del vampiro accanto a sé, e, anche se in un altro momento pensarci gli avrebbe dato fastidio e avrebbe provato a reprimere questa sensazione, adesso si sentiva come se gli avessero mozzato un arto.
Strinse i denti e si costrinse a seguire la direzione indicatagli da Domi. Capì subito dove si trovava Noè: dietro di sé aveva lasciato una scia di sangue e distruzione. Oltre che varie parti di corpi massacrati.
Quasi vomitò. Peccato che non avesse più forze nemmeno per quello. Era sopraffatto, fisicamente e mentalmente. Aveva fatto il possibile per salvare i portatori di maledizioni, ma per molti di loro ormai era già stato troppo tardi, la loro unica salvezza era stata la morte. I pochi che era riuscito a salvare ora si trovavano svenuti qua e là, altri erano riusciti ad allontanarsi e scappare da quella zona, ma alcuni di loro erano stati attaccati dagli altri portatori di maledizione. Sentì arrivare altri conati al pensiero di quelle persone, che avevano avuto a stento il tempo di godere della loro appena ottenuta libertà, prima di venire uccise subito dopo. Un massacro. Era stato un massacro. E vedere ciò che Noè si era lasciato dietro lo turbò ancora di più.
Una fitta alla gamba allontanò lo sciame di pensieri che lo tormentava.
Arrivò alla fine della strada, e quel continuo silenzio tetro lo inquietò non poco.
"Devo trovare Noè".
Lo trovò sul bordo di una fontanella in una piazzetta che si apriva subito dopo aver girato l'angolo, circondato da corpi distrutti. Il bianco dei suoi capelli era l'unica cosa che spiccava in quella notte rossa.
" Noè? "
Lui gli dava le spalle, sembrava non averlo sentito. Vanitas si avvicinò, con tutto il corpo che tremava. Noè era inginocchiato, con la testa china e piegato in avanti come a volersi tuffare nella fontanella, la cui acqua era più rossa che altro. Vide che una sua mano stringeva il bordo di marmo della fontanella, l'altro braccio cingeva la vita con fare protettivo.
A Vanitas si strinse il cuore nel vederlo così: sembrava così fragile, con le spalle ricurve, come se un solo soffio di vento sarebbe bastato a disintegrarlo.
Si sentì anche peggio quando, avvicinandosi, vide i suoi occhi. Il viola vivace a cui era abituato era stato sostituito dal rosso; Noè non lo stava guardando, e i suoi occhi sembravano fissare un punto lontano, esausti ma ancora feroci.
Il suono dei suoi passi instabili fece scattare Noè che si mise sulla difensiva, facendo fuoriuscire gli artigli. Spostandosi però, aveva alzato il braccio che poco prima teneva davanti il suo sterno. Vanitas si sentì mancare mentre fissava con orrore il manico di un pugnale che fuoriusciva dallo stomaco del vampiro.
" Noè " gli uscì solo un sussurro smorzato dal terrore, ma sembrò bastare, perché Noè finalmente si accorse di chi aveva davanti e si rilassò immediatamente.
" Oh. Sei tu " la sua voce suonava distante, esausta, eppure quello che Vanitas vide sul volto del suo compagno di avventure era sollievo, con un lieve sorriso che gli increspava le labbra. Provò una stretta al petto. Oh, aveva proprio voglia di prenderlo per le spalle e stringerlo al petto, al diavolo la maschera fredda che Vanitas indossava sempre, voleva nascondere Noè in modo che nient'altro di nocivo potesse anche solo sfiorarlo. Anche in un momento del genere, Noè era capace di emanare calore con il suo solo sguardo.
Ma quando il ragazzo incrociò i suoi occhi, per poi perdere i sensi e cadere in avanti, mentre Vanitas si affannava per reggerlo, il suo corpo era gelido.
Vanitas tenne stretto a sé Noè, mentre il panico gli stringeva la gola e lo immobilizzava a terra.
Buffo. Si faceva chiamare dottore, eppure in quel momento non sapeva proprio che fare.
Diede dei colpetti sulla guancia di Noè e lui aprì piano gli occhi, erano tornati viola e sfarfallavano, facendo fatica a restare aperti.
" Resta sveglio, ragazzone. " provò a mettere allegria nella sua voce, ma questa gli venne a mancare mentre esaminava la ferita dell'altro. " Devo…devo rimuovere il pugnale. "
Ma non appena procedette, posando una mano sul petto di Noè e l'altra sul manico del pugnale, sfilandolo lentamente e con attenzione, una mano chiuse in una morsa ferrea la sua per poi spingere il pugnale più in fondo nella carne. Sentì Noè sibilare dal dolore, mentre Vanitas guardava con sgomento la mano stretta sulla sua, la mano di Noè, che sollevava ancora una volta il pugnale, estraendolo dalla carne.
Vanitas capì le sue intenzioni giusto in tempo per fermarlo, prima che potesse accoltellarsi una terza volta.
" Che diamine stai facendo, vuoi ammazzarti? " gli urlò contro, prendendo con la mano libera il polso del vampiro.
Vide Noè guardarlo con gli occhi socchiusi, disperazione e sofferenza deformavano i suoi tratti gentili.
Rimosse il pugnale lanciandolo dietro di sé e si affrettò a tamponare la ferita con la sua sciarpa. Non aveva con sé altro, sperava soltanto che il corpo di Noè avesse ancora abbastanza forze da guarire da solo e in fretta.
" Vanitas… " luì alzò subito lo sguardo per incrociare quello implorante del vampiro. " Devi andartene… "
Vanitas non lo lasciò finire: " Ma che fai, deliri? " sbottò, " Beh, l'importante è che resti sveglio. Mi toccherà sopportare le tue assurdità ancora per poco, Domi e Jeanne saranno qui a momenti. "
Ma questo sembrò riscuotere le forze in Noè, che si mosse da sotto di lui, e nuovi rivoli di sangue uscirono dalla ferita sul ventre.
" No no no ti prego, vattene.. " biascicò, " O almeno, aiutami a morire… "
Vanitas si sentì congelare. Voleva davvero credere che l'altro stesse solo delirando, ma Noè aveva lo sguardo di chi aveva preso una decisione ed era determinato a portarla a termine. Che diamine gli avesse preso, questo però non lo sapeva. Nel frattempo gli aveva preso entrambe le mani adesso, e le stringeva piano.
" Sono stato io. " disse e gli si strozzò la voce, alzò poi una mano per indicare tutti i portatori di maledizione smembrati attorno a loro. " Li ho ridotti io così. "
" Naenia…è dentro di me, Vanitas, guarda che mi ha fatto fare " mormorò, così piano che faticò a sentirlo, " Non lascerò che si prenda il mio nome, mi ucciderò io stesso piuttosto. "
Noè lo spinse di lato, arrancando carponi nel tentativo di raggiungere di nuovo il coltello.
Vanitas si tuffò su di lui, con il corpo che pulsava dal dolore causato dal movimento improvviso, e lo inchiodò a terra, sempre attento a non fargli troppo male.
" E questo sarebbe il tuo modo di risolvere la situazione, eh, razza di idiota? " sbraitò mentre gli strattonava il colletto. " Non è forse il mio lavoro liberare tutti da Naenia? Lasciati aiutare, Noè. " disse l'ultima frase in un soffio, ormai era sull'orlo del collasso. Doveva far riprendere il senno all'altro in fretta. Ma Noè si agitava ancora di più.
" No no no! Tu non capisci. Si prenderà Jeanne. Troverà il modo di avere anche te. E Domi. No… non Domi… non dopo quello che ha fatto a Louis - ".
Vanitas sentì una fitta al petto nel vedere Noè così, disperato, confuso, perso nei suoi ricordi.
Sospirò, cercando di calmarsi, e gli lasciò il colletto, posando entrambe le mani sulle sue spalle, cercando di rassicurarlo con quel gesto.
" Cosa ti sta facendo vedere? Puoi parlarmene? "
Sapeva che c'era ancora speranza per Noè, finché lui non avesse ceduto a Naenia il suo nome, non avrebbero corso troppi rischi. E anche se fosse successo, Vanitas giurò a se stesso che avrebbe riportato indietro dall'oblio il suo vampiro.
" C'era Louis… diceva che mi stava aspettando, da tanto tempo. È solo, Vanitas. Vuole che lo raggiunga. Mi dice che così Naenia vi risparmierà, se lo raggiungo. Che altrimenti farete la fine delle persone qui intorno. " Vanitas sentì Noè tremare sotto di lui, e lo vide stringere i pugni mentre la rabbia tornava in lui. " Ma mi ha già tentato con questo trucchetto in passato. Non lo farà, Naenia non si fermerà. Vi studierà attraverso i miei ricordi. Mi userà per avere i vostri. Ma so che se sparirò io, allora forse ci sarà speranza per voi. Vanitas, per favore… "
C'era così tanto scritto nel suo volto, così tante emozioni, che Vanitas si sentì male a guardarlo.
" Se sei tu a uccidermi, allora va bene, ma non permettermi di farvi del- " Lo schiaffo che gli tirò Vanitas lo zittì.
" Riprenditi, Noè. Davvero credi che morire sia una soluzione? Riprenditi, stupido di un vampiro. " Disse, e si sentì le labbra bagnate. Le parole di Noè avevano fatto scattare qualcosa in lui, e ora non riusciva a impedire alle lacrime di scorrere.
" È solo un'altra illusione di Naenia. Come puoi averci creduto! Giuro, mi verrebbe da picchiarti di nuovo. "
" E poi come puoi dirmi questo, come ti permetti, dopo la promessa che mi avevi fatto? "
Vide qualcosa cambiare nell'espressione di Noè, e sperò che quell'ultima frase avesse fatto centro.
Noè certo avrebbe rispettato la promessa fatta a Vanitas tempo prima, avrebbe soddisfatto il suo desiderio, come invece non era riuscito a fare con Louis. Una nuova emozione si mostrò nel volto del vampiro, sembrava aver capito.
" Era solo un'illusione quindi?"
" Si, Noè. "
Vanitas sentì il braccio di Noè stringersi attorno a lui, in una sorta di abbraccio scomposto.
" Mi dispiace, Vanitas. "
" Dimmi solo che non pronuncerai né farai più una cosa del genere. " rispose semplicemente lui, risistemando la sciarpa ormai lercia di sporcizia e sangue sulla ferita di Noè. Vide che Noè gli stava guardando le mani che trafficavano tremanti.
" Promesso." annuì il vampiro, che si spostò di nuovo da sotto Vanitas mentre lui si distendeva esausto al suo fianco.
Rimasero un paio di minuti fermi così, completamente distrutti da quella situazione, fin quando Noè non ruppe il silenzio: " Non sento più Naenia. "
Vanitas si tirò in sù, sedendosi, aspettando di vedere Naenia, o qualcun altro attaccarli, ma non accadde nulla. Sentì solo una presenza alle sue spalle, che gli fece venire i brividi. Ebbe la sensazione di sentire una voce, ma non distinse le parole, però sapeva che Naenia, anche se forse aveva rinunciato ad ottenere il nome di Noè per quel giorno, avrebbe presto trovato un altro modo per avvicinarsi a lui.
Si promise che avrebbe fatto tutto ciò che poteva per fare in modo che ciò non accadesse.
Si girò a guardare Noè, il cui viso finalmente sembrava essere più rilassato, e avrebbe quasi pensato che si fosse addormentato se non fosse stato per il sorriso incerto che si stava aprendo sulle sue labbra. Vanitas sbuffò e posò la mano sulla sua fronte, scompigliandogli i capelli, notando così però che gli stava salendo la febbre e dando un'occhiata alla sua ferita, vide che non era migliorata da sola come aveva sperato e probabilmente si era già infettata.
" Vanitas. " lo richiamò Noè. " Se non c'è niente che puoi fare, allora smettila di crucciarti. Me la caverò, te l'ho promesso, no? " Vanitas annuì, anche se poco convinto.
" E poi, credo che tu mi abbia visto in condizioni anche peggiori. "
" Non mi rincuora affatto, Noè. " Quest'ultimo rise stancamente mentre Vanitas alzava gli occhi al cielo, stanco e molto probabilmente esaurito.
Sentì voci che li chiamavano da lontano, probabilmente Dominique e Jeanne erano riuscite a contattare i soccorsi.
Vanitas non riusciva più a tenere gli occhi aperti, ma odiava l'idea di farsi trovare svenuto dagli altri.
Noè posò una mano rassicurante sul suo braccio.
" Va tutto bene. Puoi riposarti ora. " disse lui calmo, probabilmente intuendo i suoi pensieri.
Vanitas forse non l'avrebbe mai ammesso, ma in quel momento, sul punto di perdere conoscenza, pensò che non gli dispiaceva del tutto avere qualcuno che lo capisse così bene.
"Posso abbassare la guardia, c'è Noè…". pensò.
