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Archive Warning:
Category:
Fandom:
Characters:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2023-11-19
Words:
841
Chapters:
1/1
Kudos:
2
Hits:
156

Yakusoku

Summary:

« Perché non racconti anche a me la storia di quella Wado Ishicosa? » la buttò lì a quel punto il cuoco, volgendo lo sguardo verso l’orizzonte mentre si accendeva una sigaretta, ignorando lo sguardo sinceramente stupito dell’altro.

Notes:

Era un secolo che non scrivevo qualcosa ed eccomi qua, grazie a un prompt (03. spada) della challenge "1 settimana, 5 prompt" della community La torre di carta.

Work Text:

Mentre stava tornando verso la cucina, Sanji, decise di soffermarsi quando in lontananza scorse la figura di Zoro intento a lucidare una delle sue spade. Rimase a lungo a osservarlo, senza sapere bene il perché e non riusciva a non pensare a quanta cura mettesse in quella pratica, ricordando infine quanto quell’oggetto fosse per lui importante.

Gli venne in mente di quando lo aveva sentito raccontare ad Usopp che quella spada, la Wado Ishiqalcosa, fosse appartenuta a una sua vecchia amica alla quale aveva fatto una promessa in passato ed era stato da quel momento che Sanji aveva leggermente cambiato idea sul suo conto.

 

« Hai intenzione di fissarmi tutto il giorno, cuoco maniaco? » sbuffò Roronoa, riportandolo alla realtà.

 

« Figurati se stavo fissando te. » rispose subito piccato quello, avvicinandosi. « È incredibile che il tuo apporto su questa nave sia pressoché nullo: mangi, dormi o lucidi quella spada. » 

 

Zoro a quella frecciata grugnì in risposta, continuando a fare esattamente ciò che stava facendo prima.

 

« Perché non racconti anche a me la storia di quella Wado Ishicosa? » la buttò lì a quel punto il cuoco, volgendo lo sguardo verso l’orizzonte mentre si accendeva una sigaretta, ignorando lo sguardo sinceramente stupito dell’altro.

 

« Non dirmi che ti interessa davvero. » 

 

« Te lo avrei chiesto altrimenti? » 

 

Nel silenzio si udì una risata lieve, anche se per una volta non conteneva alcuna sfumatura di scherno. « Pensavo che il tuo unico interesse fosse quello di tartassare la nostra navigatrice. » 

 

« Per tua informazione Nami-chwan apprezza le mie gentilezze e comunque non cambiare argomento. » 

 

« Ichimonji. » disse allora Zoro, facendo inclinare la testa all’altro che non aveva colto. « Wado Ichimonji, il nome della spada. » 

 

Sanji a quel punto, capendo che lo spadaccino aveva deciso di rispondergli finalmente, si sedette di fronte a lui, rimanendo in silenzio a fissare i movimenti delle sue mani che facevano scorrere il panno sul filo della lama.

 

« Questa spada apparteneva a Kuina, una donna ostinata e odiosa il cui unico scopo era quello di farmi incazzare, ci è riuscita anche da morta. » disse lui, senza però nascondere il rispetto che aveva sempre provato nei suoi confronti. « In passato è stata l’unica che riuscisse a tenermi testa e se oggi ho uno scopo lo devo a quella promessa che ci siamo fatti, una promessa che non è morta con lei e che manterrò a costo di morire io stesso. » 

 

Sanji attraverso quelle parole percepì distintamente il profondo legame che legava i due e Zoro poteva pure insultarla ma le parole non avrebbero mai potuto seppellire ciò che realmente lui provava, dopotutto lo aveva reso evidente anche quel giorno al Baratie e il biondo lo ricordava perfettamente.

 

« Questa spada è l’unica cosa materiale che ti resta di lei, quindi. » 

 

Sì, decisamente la prima impressione che Sanji aveva avuto di Roronoa era errata e non era stata solo quella conversazione a farglielo capire, ma già in quel frangente passato con la ciurma aveva avuto modo di constatarlo: lui quando teneva a qualcosa, a qualcuno, faceva tutto ciò che era in suo potere per difenderlo. Metteva la stessa cura con cui custodiva la Wado Ichimonji per proteggere i suoi compagni, arrivando persino a sacrificare se stesso.

 

« Sai, ogni tanto dovresti anche prenderti cura di te stesso e non farti conciare come un colabrodo. Se non pensi a salvare anche te stesso, beh, non ti andrà sempre così bene. » per la prima volta da quando avevano cominciato quella conversazione Sanji alzò lo sguardo sull’altro che, in quel momento, aveva assunto un’espressione colma di irritazione. « Lo so che stai pensando che dovrei farmi gli affari miei, te lo leggo in faccia, ma vedi razza di testa vuota, questi lo sono eccome. E ti dirò di più, va bene che tu abbia uno scopo, che tu voglia mantenere le tue promesse che sia quella fatta a Kuina o al capitano, ma scommetto che nessuno di loro vorrebbe che tu ci rimettessi la pelle. » 

 

Zoro non cambiò espressione, nonostante avesse compreso il giro mentale che aveva fatto il cuoco per arrivare a fare quel discorso. E sapeva anche che aveva ragione, ma non solo non lo avrebbe mai ammesso davanti a lui, semplicemente non riusciva ad agire diversamente.

 

Sanji a quel punto si alzò in piedi, gettando il mozzicone spento in uno dei tanti posaceneri sparsi per la nave, dopodiché si lasciò sfuggire un sospiro di rassegnazione.

 

« Se proprio non riesci a farlo permettimi almeno di coprirti le spalle. » 

 

I due rimasero lunghissimi secondi a fissarsi negli occhi, in silenzio, dove lo spadaccino sembrava ponderare al significato di quelle parole che, era certo, per il cuoco volevano dire molto considerando i loro trascorsi.

 

« Promettimi che me lo lascerai fare. » 

 

« Fa’ come ti pare. Tanto lo fai sempre no? » disse infine, cercando di nascondere come poteva il fatto di sentirsi sollevato.

 

« Vedo che mi conosci. » fece lui, prendendo ad avviarsi verso la cucina. « E ricorda che adesso hai un’altra promessa da mantenere. » 

 

A quelle ultime parole Zoro non poté far altro che sbuffare e sollevare lo sguardo al cielo: in quanto a ostinazione anche Sanji non scherzava.